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2019-05-24 19:08

Il Muro di Pregiudizi

CONFERENZA NAZIONALE SUI RIFIUTI 2014

di: 
Rosa Filippini

Questa è la relazione introduttiva alla Conferenza nazionale sui rifiuti “Chiudere il cerchio” organizzata dagli Amici della Terra a Milano il 6 ottobre 2014.

Vent’anni fa le prime emergenze rifiuti.
Nel novembre del 1995, Milano fu il teatro del  primo clamoroso caso di emergenza rifiuti, seguito di li a poco da quelli di molte altre città italiane.  Le foto dell’immondizia accumulata nelle piazze, pubblicate sulle prime pagine dei quotidiani nazionali,  contribuirono a svelare  l’arretratezza dell’intero paese che smaltiva ancora la quasi totalità dei  propri rifiuti in discarica, a fronte di un quadro legislativo europeo già strutturato e vigente che richiedeva il recupero di materia e di energia. Fu in quella occasione, appena un mese dopo la fase acuta della crisi, che gli Amici della Terra organizzarono, proprio a Milano, il convegno ”Incenerimento: un tabù da cancellare” con l’intento di abbattere il muro di pregiudizi sugli inceneritori che aveva portato al proliferare delle discariche, alla loro rapida saturazione e alle situazioni di emergenza.

Oggi, la Lombardia e le altre regioni settentrionali hanno recuperato il ritardo e, sia pure con eccezioni e  andamenti disomogenei,  sono riuscite a dotarsi delle regole, degli impianti e dei processi industriali adeguati a gestire i rifiuti secondo standard in linea con quelli dei paesi europei più avanzati. Il muro dei pregiudizi invece ancora resiste e continua a far danni soprattutto nelle Regioni del centro sud con ripercussioni sull’intero paese. Anche per questo torniamo ad evocare i contenuti di quel convegno che appaiono, ancora oggi, di piena attualità.

 

Senza recupero di energia non si recupera nemmeno la materia.
Innanzitutto, il convegno mise in luce le esperienze degli altri paesi europei.  In base ad esse, era già chiaro allora che i migliori risultati ambientali, non solo in termini di energia prodotta e di minor ricorso alle discariche ma anche di percentuali di materia recuperata o riciclata, erano conseguiti dai Paesi che avevano attuato una gestione integrata di dimensione industriale, economicamente sostenibile grazie ad una adeguata rete di impianti di termovalorizzazione con capacità sufficienti a mettere le città al riparo dal rischio di emergenza rifiuti. Gli esempi più significativi riguardavano i paesi da sempre indicati come campioni di buoni comportamenti ambientali, come la Germania, l’Olanda e la Danimarca. Fu una sorpresa per molti perché, anche allora, di questi paesi ognuno raccontava solo la metà della storia favorevole alle proprie tesi.

Se proviamo a fare gli stessi confronti semplificati utilizzando i dati  del 1995 e quelli di oggi, vediamo che questa interpretazione, è stata confermata nel tempo. Di conseguenza, è smentita la tesi che la pratica della termovalorizzazione scoraggerebbe le raccolte differenziate e il recupero di materia. E’ vero il contrario: senza un corretto smaltimento con recupero di energia, la gestione dei rifiuti non è sostenibile e non consente nemmeno di attuare i programmi per un miglior recupero di materia.

Tabella 1 – Rifiuti urbani trattati nel 1995 e nel 2012 per categoria di trattamento

 

Discarica

Incenerimento

Riciclo

 

1995

2012

1995

2012

1995

2012

%

%

%

%

%

%

Italia

93

41

5

20

4

24

Spagna

60

63

5

10

7

17

Austria

47

3

12

33

24

27

Francia

45

28

37

33

9

23

Germania*

43

0

18*

35

26

47

Svezia

35

1

38

52

20

32

Paesi Bassi

29

2

26

49

16

24

Danimarca

18

3

56

52

14

32

* Il dato è riferito alla Germania appena unificata. Nel 1992 la Germania occidentale inceneriva il 40%

Fonte: Elaborazioni Amici della Terra su dati Eurostat

Una conferma ancora più evidente viene dalla figura che considera tutti e 25 i paesi dell’Europa a partire dai dati Eurostat.

Figura1 - Rifiuti urbani trattati nel 2012 per paese e per categoria di trattamento, ordinati per percentuale di discarica, (% di rifiuti trattati)

Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat 

 

Due Italie
La posizione dell’Italia, derivata dalla media nazionale dei suoi dati, è attestata appena al di sotto della media europea e farebbe pensare ad un lento adeguamento del nostro paese agli orientamenti adottati dall’Unione. La lettura dei dati regionali invece, rappresenta con chiarezza un nord perfettamente in linea con essi (in qualche caso addirittura in posizione di avanguardia) e un sud ancora affidato alle discariche e all’esportazione dei rifiuti. Anche la figura con i dati regionali, conferma l’imprescindibilità del ricorso agli impianti di incenerimento nei sistemi di gestione più evoluti.

Figura 2 - Gestione dei rifiuti solidi urbani nelle diverse regioni d’Italia, 2013


*Include termovalorizzazione R1 e incenerimento
Fonte: elaborazioni REF-E su dati ISPRA

 

Gli elementi che descrivono la crisi di oggi.

Divario. L’emergenza rifiuti  degli anni ‘90 ha costituito la spinta per il cambiamento della gestione dei rifiuti nel nord ma ha provocato effetti opposti  nel  mezzogiorno, deflagrando in mille episodi di crisi, le  più acute e  ricorrenti  a Napoli, endemiche in molte altre città da Palermo a Reggio Calabria, a zone estese della Puglia e della Calabria. La cattiva gestione dei rifiuti in questi vent’anni ha assunto dimensioni tali da aggiungersi di diritto alla lista dei divari storici fra nord  e sud del paese.

Il grande sud. In questo caso, i confini del sud si sono molto allargati fino a comprendere quasi tutto il centro. Le due metà d’Italia  hanno le loro eccezioni: la Liguria e la Val d’Aosta al nord, il Molise e la Sardegna al sud.

Capitale. Da oltre un anno  la crisi colpisce anche  Roma, a seguito della chiusura definitiva (ma annunciata da più di un decennio) della grande discarica di Malagrotta. Gli effetti della crisi romana sono meno spettacolari  di quelli visti a  Napoli nel decennio scorso ma molto gravi per dimensioni e costi se pensiamo che la paralisi della Capitale viene evitata solo grazie al fatto che oltre l’80% dei rifiuti viene esportato fuori dalla provincia e dalla regione.

Napoli. La Campania e l’area metropolitana di Napoli costituiscono un caso a parte per ampiezza, durata e gravità della crisi e, anche, per diversità di situazioni fra le province. Ad esso, nelle diverse fasi, gli Amici della Terra hanno dedicato una specifica attenzione (in particolare è ancora attuale l’analisi di Mario Signorino Dietro i roghi di Napoli luglio 2007, reperibile su astrolabio.amicidellaterra.it). Anche per la Campania possiamo osservare che con l’entrata in funzione del termovalorizzatore di Acerra sono cessate la fasi acute della crisi e, forse per questo, gli sforzi e le risorse impiegate nella raccolta differenziata hanno cominciato a dare qualche risultato significativo. Nonostante ciò, l’emergenza non è finita, nessuno degli altri impianti previsti dal Piano Regionale è  in fase di costruzione, molte tonnellate di rifiuti vengono ancora esportate e i depositi “provvisori” di eco balle continuano ad occupare grandi estensioni di territorio.

Export. Il dato dell’export dei rifiuti, verso le altre regioni italiane e transfrontaliero, non compare nelle tabelle e non è identificabile a partire dai rapporti ufficiali di Eurostat e di Ispra, come spiega Bonardi nella sua relazione. In base alle notizie che emergono dalle cronache locali, dagli atti parlamentari e dalle nostre stesse stime (relazione Iaboni) tuttavia,  esso potrebbe rappresentare un elemento rilevante che incide fortemente sulle gestioni di alcune regioni aggirando il principio di prossimità in modo poco trasparente, anche per la gestione ordinaria,  non solo nei casi di emergenza.

 

L’art. 35 del decreto- sblocca Italia
La gravità della situazione che abbiamo sommariamente descritto è confermata dalla scelta del Governo di introdurre nel Decreto Legge “Sblocca Italia” un intero articolo (art. 35). Gli scopi principali sono quelli di dotare finalmente il Mezzogiorno degli impianti di recupero e di termovalorizzazione necessari all’autosufficienza   e di  ottimizzare in tutta Italia l’uso di quelli già esistenti al fine di arrestare l’esportazione di rifiuti all’estero e superare lo stato di infrazione delle normative UE per l’uso abnorme che ancora viene fatto delle discariche nella gestione dei rifiuti urbani.

Nella sua forma attuale, la norma appare molto scarna, salvo la definizione degli scopi e dei criteri di riforma della normativa attuale. Immaginiamo che, nel corso dell’iter di approvazione, il Governo abbia previsto di raccogliere suggerimenti e soluzioni specifiche dai soggetti istituzionali coinvolti, in primo luogo dalla Conferenza Stato-Regioni.

Come Amici della Terra:

- Apprezziamo che la realizzazione di un sistema integrato di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali rappresenti finalmente una priorità. L’affermazione che tali impianti concorrono “allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche” è in linea con quanto abbiamo cercato di dimostrare.

- Concordiamo anche sul superamento del paradosso attuale in base al quale il divieto di esportazione dei rifiuti urbani viene rimosso grazie ad un semplice trattamento meccanico.

- Osserviamo, tuttavia, che occorre salvaguardare i principi di prossimità e autosufficienza per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti urbani introducendo precisi vincoli per gli impianti sull’accettazione dei rifiuti “extraterritoriali”, da quelli economici a quelli regolamentari, a vantaggio delle comunità locali.

- Sarebbe comunque opportuna una maggior chiarezza nei meccanismi di trasferimento dei rifiuti dall’ambito territoriale di produzione per evitare, come accade oggi, che i divieti siano semplicemente aggirati.

- Concordiamo con la proposta dura, ma chiara, del professor Massarutto che scrive: “Per incoraggiare l’assunzione di responsabilità e scoraggiare il free riding, il ricorso alla rete di emergenza regionale e ancor più nazionale deve essere accompagnato da forti sanzioni economiche, da riscuotersi decurtando automaticamente i trasferimenti governativi ai comuni interessati, i quali potrebbero poi rivalersene sulla TARI. La penalizzazione potrebbe essere fissata a un livello già elevato nel caso in cui una regione dichiari con congruo anticipo la propria necessità di ricorrere ad impianti esterni, e ulteriormente maggiorata nei casi in cui vi debba ricorrere in emergenza. I proventi dell’ecotassa devono andare interamente a compensazione delle aree che ospitano gli impianti di destinazione, ad esempio attraverso una corrispondente automatica diminuzione della quota statale delle imposte sugli immobili”.

- Condizione indispensabile per ottenere da questa o da altre simili sanzioni  i risultati sperati in termini di responsabilizzazione delle amministrazioni inadempienti, è l’obbligo per gli amministratori di dar conto pubblicamente delle  scelte di gestione dei rifiuti e delle loro conseguenze.

Fin d’ora,  ci auguriamo che l’iniziativa del governo susciti un dibattito aperto e privo di infingimenti che ponga l’opinione pubblica di fronte ai dati inequivocabili delle due diverse gestioni dei rifiuti, nel Nord e nel Sud del Paese, negli ultimi vent’anni. Solo un’informazione corretta consentirà alle popolazioni dei territori piegati dall’emergenza di distinguere fra le decisioni che provocano disastri ambientali  e quelle che consentono di risanarli, fra la politica demagogica e quella utile e responsabile. A questo proposito,  il presidente del Consiglio Renzi  può vantare  una propria buona esperienza personale che risale al 2007 quando, da presidente della Provincia di Firenze, promosse la campagna di comunicazione “non rifiutare il buonsenso” (di seguito, alcune immagini) che accompagnò i provvedimenti  per dotare l’area fiorentina di un impianto utile di termovalorizzazione. Speriamo che sia di buon auspicio.