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2014-08-02 04:23

I vulcani delle Isole Eolie

REWIND. CONOSCERE PER PREVENIRE

Modificato e integrato da Leonello Serva da: Amici della Terra e ISAT, “Rischi naturali, conoscere per prevenire”, Roma 2006

Le isole Eolie costituiscono un arcipelago di forma arcuata composto da sette isole vulcaniche. Come per l’Etna, la genesi di tale arco vulcanico è dovuta alla convergenza tra le placche euroasiatica ed africana ed al processo di subduzione di quest’ultima, ben testimoniato dall’intensa attività sismica profonda (per averne un’idea basta aprire il sito web dell’INGV alla sezione terremoti e andare a vedere come si distribuiscono in profondità quelli che dalla costa calabra orientale vanno verso queste isole).


Antica mappa  delle isole eolie (fonte Nicolas d'Abbeville Sanson)

L’evoluzione dell’arco può essere schematizzata in quattro fasi (da sito INGV):

1. inizio attività a Filicudi (circa 1.000.000 anni fa);

2. crescita di Filicudi, formazione di Panarea e Strombolicchio, inizio crescita di Lipari e Salina (430.000–200.000 anni fa);

3. formazione di Alicudi e Vulcano, continuazione nella crescita degli altri edifici (160.000–110.000 anni fa);

4. formazione di Stromboli, crescita di Vulcano, conclusione dell’attività di Alicudi (110.000 – attuale).

Di seguito tratteremo soltanto tre di esse; le più probabili associabili a rischio vulcanico con le conoscenze ad oggi disponibili. Lipari e Vulcano si trovano in una fase di quiescenza (ultime eruzioni rispettivamente nel 729 d.C e nel 1888-90). Stromboli, invece, come noto anche dalla storia, da tempi lontanissimi è in costante attività

Stromboli  è chiamato anche Iddu (Lui in siciliano) in riferimento alla natura divina che nei tempi remoti era attribuita ai fenomeni naturali incontrollabili. Il nome proviene dal greco antico Στρογγύλη (rotondo) per via della sua forma. L’isola di Stromboli è costituita da uno strato-vulcano con attività persistente; di esso sono visibili solo i 900 metri che affiorano dal mare, mentre 1.500 metri sprofondano sott’acqua.

Lo Stromboli è ininterrottamente attivo da oltre 2000 anni con un peculiare stile eruttivo (eruzioni stromboliane). L’attività è caratterizzata da intermittenti esplosioni di bassa/moderata energia, con emissione di brandelli di lava, bombe, lapilli e ceneri da 4 bocche eruttive localizzate all’interno di un cratere più ampio (La Fossa). I prodotti ricadono generalmente all’interno del cratere ed in parte all’esterno, nel punto dove questo è più basso, scivolando lungo un ripido pendio chiamato la Sciara del Fuoco (Fig.1). Tale attività è periodicamente interrotta dalla fuoriuscita di colate di lava che si incanalano lungo la Sciara del Fuoco e da esplosioni di maggior violenza con lanci di bombe e blocchi oltre i limiti del cratere.


Figura 1. Stromboli, la Sciara del Fuoco 

L’attività dello Stromboli viene suddivisa in 5 cicli (Fig.2), che corrispondono a emissioni di magmi con caratteristiche diverse. Nel corso del ciclo detto del Vancori si è costruita l’attuale cima, al cui interno si è impostata l’attività recente. Durante le fasi di ordinaria attività le eruzioni esplosive e le colate di lava dello Stromboli generano un rischio praticamente nullo, in quanto i prodotti restano confinati all’interno del cratere oppure sono incanalati nella Sciara del Fuoco, cioè in zone non frequentate. Un rischio maggiore è associato alle eruzioni ad esplosività più alta (in media due all’anno), perché i prodotti possono fuoriuscire dal cratere e raggiungere l’area di Pizzo Sopra La Fossa dove, soprattutto nel periodo estivo, si radunano decine di persone ad osservare l’attività del vulcano. Tali eruzioni possono avvenire in qualsiasi momento e senza alcun segnale premonitore. Eruzioni ancora più potenti, fortunatamente non frequenti, lanciano bombe e blocchi a distanze notevoli dal cratere e possono generare flussi piroclastici che scendono sino al mare.

L’evento più recente si è verificato nel 1930 e ha interessato anche le aree abitate di Ginostra e Stromboli determinando la morte di 6 persone. A seguito dell’eruzione buona parte della popolazione abbandonò definitivamente l’isola. Nel corso delle maggiori eruzioni è possibile l’innesco di movimenti franosi che possono generare tsunami. L’ultimo di questi casi è avvenuto il 30 dicembre 2002 quando una frana di circa 16 milioni di metri cubi di materiale (di cui 8 sommersi) ha innescato uno tsunami che oltre ad interessare le coste dell’isola ha colpito le zone costiere delle altre isole, della Calabria e della Sicilia. A Stromboli l’onda ha raggiunto un’altezza massima di circa 8 metri e ha interessato aree distanti anche 100 metri dalla linea di costa. Fortunatamente l’evento, capitato in pieno inverno, non ha provocato vittime; ben altri effetti avrebbe potuto avere se fosse accaduto durante i mesi con maggior afflusso turistico.


Figura 2. Evoluzione dell’apparato vulcanico dello Stromboli. L’attuale assetto morfologico di Stromboli deriva dallla sovrapposizione di 5 edifici vulcanici, ognuno dei quali ha avuto una propria storia vulcanologica conclusasi con catastrofici collassi calderici, oppure con il crollo di ampie porzioni dell’edificio. L’instabilità del versante occidentale dell’isola, dovuta al continuo accumulo dei prodotti delle eruzioni, è uno degli aspetti più pericolosi del vulcano a causa del potenziale innesco di tsunami. Fonte: ridisegnato e modificato da F. Fumanti su dati http://www.swissedu.ch e http://vulcan.fis.uniroma3.it/ingv

Vulcano,  chiamato Therasia (Θηρασία) e poi Hiera (Ἱερά), perché sacro al dio Vulcano, da cui deriva il nome. Su quest’isola, secondo la mitologia greca, erano  situate le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro, che aveva per aiutanti i Ciclopi. L’isola di Vulcano (Fig. 3) rappresenta la parte emersa di un grande edificio che si è costruito attraverso diversi stadi d’attività a partire da circa 150.000 anni fa. 


Figura 3.  Immagine aerea dell’isola di Vulcano. Si noti la prossimità del centro abitato al cratere. Fonte: Prof. G. Luongo.

I maggiori eventi eruttivi si sono verificati circa 80.000 anni fa (Caldera del Piano), 50.000 anni fa (settore sud della caldera La Fossa) e circa 15.000 anni fa, probabilmente il più potente, con una grande esplosione che determinò il collasso della parte occidentale della caldera La Fossa, all’interno della quale si è accresciuto, a partire da 6.000 anni fa, l’attuale centro eruttivo (Cono di La Fossa). La formazione di Vulcanello è iniziata intorno al secondo secolo a.C. e l’isolotto si è collegato a Vulcano intorno al 1550.

Vulcano è caratterizzato da un peculiare stile eruttivo (eruzioni vulcaniane), legato all’interazione del magma con le acque freatiche, e caratterizzato da esplosioni a moderata magnitudo, genesi di modeste colonne eruttive, emissione di lave ad elevata viscosità e lancio di blocchi e bombe. Nel corso di tali eruzioni sono possibili anche flussi piroclastici (surges) che rappresentano sicuramente la fenomenologia maggiormente pericolosa. L’ultima fase eruttiva è avvenuta al cratere La Fossa tra il 1888 e il 1890 (Fig. 4). Forti esplosioni lanciarono in aria scorie, ceneri e pezzi del cono vulcanico anche di diverse tonnellate. Il nuovo magma fu eruttato sotto forma di bombe che si sono raffreddate al suolo formando una superficie screpolata (bombe a crosta di pane). Attualmente il vulcano è in uno stato di quiescenza con condotto ostruito ed attività limitata alla continua emissione di gas.


Figura 4.  L’ultima eruzione di Vulcano (1888-90) in una foto scattata da G. Mercalli. Fonte: da G. Mercalli e O. Silvestri, Le eruzioni dell’isola di Vulcano; Ann. U. Centr. Mer.(Roma 1891).

Il vulcano, come gli altri, è costantemente monitorato e attualmente non ci sono evidenze di risalita del magma. Basandosi sulla storia vulcanologica dell’apparato è comunque probabile che una futura eruzione presenti caratteristiche esplosive con formazione di surges piroclastici, che potrebbero raggiungere la zona di Vulcano Porto (Santacroce R., Cristofolini R., La Volpe L., Orsi G., Rosi M., 2003, Italian active volcanoes, Episodes, 26 (3)). Il paese è stabilmente abitato da circa 500 persone. Nel periodo estivo la popolazione ammonta a diverse migliaia, quasi totalmente residenti in aree potenzialmente interessate dai prodotti di una eventuale eruzione, accrescendo enormemente il rischio e le difficoltà di una evacuazione possibile solo via mare.

Lipari. L’isola di Lipari (secondo il mito, abitata dal re Liparo, mitico colonizzatore dell'isola e contemporaneo di Eolo) è  la più grande delle Eolie. L’ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C., preceduta da un periodo di riposo che dovrebbe essersi protratto per circa 3500 anni. L’attività si sviluppò contemporaneamente in due centri eruttivi detti Forgia Vecchia e Monte Pelato. Il ciclo eruttivo iniziò con una grande esplosione che determinò l’apertura del cratere, a cui seguì l’emissione di pomici e altri prodotti piroclastici, e si chiuse con l’emissione di limitati volumi di lave molto viscose. I magmi eruttati a Lipari erano molto ricchi in silice e la loro viscosità al momento dell’emissione doveva essere talmente alta da impedire la formazione di cristalli (colate di ossidiana). A Lipari risiedono permanentemente circa 8500 persone che aumentano in modo esponenziale nel periodo estivo, con problematiche simili a quelle di Stromboli e Vulcano in caso di ripresa dell’attività.