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2018-11-15 14:10

Cattura e uccisione di orso e lupo, il governo impugna le leggi delle province di Trento e Bolzano

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il Consiglio dei ministri del 6 settembre ha deciso di impugnare in via cautelativa davanti alla Corte costituzionale la legge della Provincia di Trento n. 9 dell’11/07/2018 e la legge della Provincia di Bolzano n. 11 del 16/07/2018, in quanto, “prevedendo la possibilità di disciplinare il prelievo delle specie protette dell’orso e del lupo, eccede dalle competenze statutarie provinciali in violazione dell’ordinamento europeo e della competenza legislativa statale in materia di tutela dell’ambiente”.

Nel motivare l’impugnazione, il dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie sottolinea che le due leggi provinciali consentono il prelievo, la cattura o l'uccisione di esemplari di fauna appartenente alle specie Ursus arctos e Canis lupus (orso e lupo), che rientrano nel novero di quelle particolarmente tutelate nell’ambito dell’ordinamento internazionale, europeo e statale.

La direttiva 92/43/CE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (cosiddetta direttiva Habitat), vieta in generale il prelievo, la cattura o l’uccisione di esemplari di tali specie, salva la possibilità per gli Stati membri di introdurre, a determinate condizioni, deroghe a tale divieto generale. Il Dpr 8 settembre 1997, n. 357, che ha recepito la direttiva, ribadisce questo divieto e rimette in via esclusiva in capo al ministero dell’Ambiente il potere di autorizzare deroghe entro limiti determinati (ad esempio per prevenire gravi danni alle colture, all’allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico, alle acque e alla proprietà) e comunque a condizione che non sussistano soluzioni alternative praticabili e che la deroga non pregiudichi il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle popolazioni, tra le altre, di lupo ed orso. È quindi esclusa “la riconducibilità di tale potestà normativamente sancita a favore delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano”.

Inoltre, sostiene il governo, “esistono ulteriori motivazioni de jure che – nel merito – militano contro l’attribuzione alle Province autonome della funzione di cui trattasi, anche mediante norme di attuazione dello Statuto speciale. In primis, in ragione delle caratteristiche ecologiche delle due specie di grandi carnivori, che si muovono su aree amplissime, la gestione del lupo e dell’orso richiede necessariamente una pianificazione di scala ultra-provinciale, acquisendo come ambito valutativo l’intero contesto Alpino”.

Il governo ritiene che le due leggi provinciali siano in contrasto con i commi primo e secondo, lettera s), dell'art. 117 della Costituzione, perché violano i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, e perché abbassano il livello di tutela della fauna selvatica e di conservazione dell’habitat stabilito dalla legislazione nazionale, “invadendo illegittimamente la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema”

L’impugnazione delle due leggi è stato “un atto necessario e dovuto. Abbiamo chiesto alle province di modificare la legge, ma non è stato fatto, quindi non abbiamo avuto scelta”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ricordando che “il piano del Lupo in discussione attualmente comprende ben 22 azioni di gestione della specie e la convivenza con l’Uomo e le sue attività. Ma noi siamo andati anche oltre il piano Lupo e già ieri è partito un tavolo tecnico per ampliare e implementare il Piano e a questo tavolo tecnico partecipano anche referenti indicati dalle province di Trento e Bolzano”.

“Se le leggi di Trento e Bolzano venissero modificate e si avviasse una piena collaborazione, come ritengo stia avvenendo al Piano Lupo, che intendo presto portare in Conferenza Stato Regioni, sono certo che in maniera integrata e condivisa si potranno attivare tutti quegli strumenti di prevenzione fondamentali per favorire la presenza dei grandi carnivori in natura, senza pesare sulle attività zootecniche tipiche di quei territori”, ha concluso il ministro.