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2018-11-17 10:03

Antichi Moderni Flagelli

IL PUNTO SU WEST NILE E ZANZARE

di: 
Enzo Moretto*

Le malattie trasmesse dalle zanzare sono in aumento. Il controllo efficace e sostenibile di questi insetti è una difficile sfida per la salute pubblica in tutto il mondo (Rosenberg et al., 2018).

Che Cos’è West Nile

Il virus del Nilo occidentale è un membro del complesso antigenico dell'encefalite giapponese del genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae (Calisher CH, et al., 1989). Tutti i membri noti di questo complesso (Alfuy, encefalite giapponese, Kokobera, Koutango, Kunjin, encefalite di Murray Valley, encefalite di St. Louis, Stratford, Usutu e West Nile) sono trasmissibili dalle zanzare e molti di essi possono causare febbri che, nell’uomo, possono essere anche fatali. Il virus del Nilo occidentale fu isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda dal sangue di una donna in stato febbrile (Smithburn KC et al., 1942) e fu successivamente isolato in Egitto nei primi anni '50 da pazienti, uccelli e zanzare (Melnick JL et al., 1951; Taylor RM et al., 1956). Il virus fu presto riconosciuto come il più diffuso dei flavivirus, con distribuzione geografica che includeva l'Africa e l'Eurasia.


West Nile in Europa

Il virus del Nilo occidentale provocò in Europa casi sporadici ed epidemie di malattie umane ed equine (Mediterraneo occidentale e Russia meridionale nel 1962-64, Bielorussia e Ucraina negli anni '70 e '80, Romania nel 1996-97, Repubblica Ceca nel 1997 e Italia nel 1998). Fattori ambientali, tra cui le attività umane, che aumentano la densità della popolazione del vettore zanzara (piogge intense seguite da alluvioni, irrigazione, temperatura più elevata del solito o formazione di nicchie ecologiche che consentono l'allevamento di massa di zanzare) aumentano l'incidenza della febbre del Nilo occidentale (Z. Hubálek and J. Halouzka, 1999).

1 - Culex sp. Padova Foto. E Moretto


Chi lo trasmette e come?

Gli uccelli (oltre 300 specie che comprendono passeri, gufi, rapaci e corvidi) sono i serbatoi naturali (amplificatori) e il virus West Nile è mantenuto in natura principalmente in un ciclo di trasmissione zanzare-zanzare-uccelli che coinvolge principalmente zanzare del genere Culex sp. che includono quella che chiamiamo zanzara comune (Campbell GL, 2002 ). Tuttavia, questi non sono gli unici vettori, poiché il virus è stato identificato in almeno 65 diverse specie di zanzare (Turell MJ et al., 2005; Komar N et al., 1999; Nathan D Grubaugh e Gregory D Ebel, 2016, Sebastián Napp et al., 2018). Sebbene il West Nile virus sia stato isolato dai roditori in Nigeria e da un pipistrello in India, la maggior parte dei mammiferi non sembra generare livelli di viremia sufficiente per contribuire alla trasmissione. Lo stesso vale per alcuni rettili e anfibi (Hayes CG, 1989, Bunning ML et al., 2002, Ratterree MS, 2004, Klenk K, Komar N., 2003). Sebbene sia le zecche molli che quelle dure possano essere infettate da West Nile virus, è improbabile che abbiano un ruolo sostanziale nella sua trasmissione (Lawrie CH et al., 2004, Anderson JF et al., 2003).

Sebbene il virus West Nile trasmesso dalle zanzare sia di gran lunga la modalità predominante, in laboratorio l’infezione può verificarsi anche tramite inoculazione percutanea o via aerea (Anonymus, 1980), anche se la trasmissione da uomo a uomo o da uomo a vertebrato-uomo non è stata documentata. Il fattore di rischio più importante per l'acquisizione dell'infezione da West Nile è l'esposizione a zanzare infette e, quind,i vivere dove ci sono habitat favorevoli per le zanzare (area urbana con copertura vegetale, acqua in cantina). Fattori di rischio per infezione correlata all'esposizione alle zanzare includono le trasfusioni di sangue o donazioni di organi, la trasmissione durante la gravidanza o l'allattamento al seno e l’esposizione professionale al virus (Hayes EB, O'Leary, DR Pediatrics, 2004).

Chi è infettato e cosa provoca?

Una vasta gamma di specie di mammiferi è suscettibile di infezione naturale o sperimentale con il virus West Nile, ma è stata dimostrata in modo definitivo solo negli esseri umani e negli equini (CG Hayes, 1989). Inoltre, con l’età, aumenta il rischio di manifestare la malattia.

Segnalazione dell'incidenza della malattia neuroinvasiva del virus del Nilo occidentale per gruppo di età e sesso, Stati Uniti, 1999-2004. (da Campbell G.L.., 2002).

Il Virus West Nile è diffuso in tutto il mondo con manifestazioni che vanno da infezione asintomatica alle malattie neuroinvasive, caratterizzata da encefalite, meningite, e paralisi flaccida acuta. L'impatto sulla salute pubblica di West Nile virus è considerevole, con oltre sei milioni di persone che si stima siano state infettate solo negli Stati Uniti. Questa malattia si propaga in natura tra il vettore zanzare e gli uccelli, mentre i cavalli e gli esseri umani sono un così detto “vicolo cieco”, perché non raggiungono livelli di viremia necessari per rimetterla in circolo attraverso le zanzare (Biggerstaff BJ et al., 2002 ; Hinckey AF et al., 2007). Il tempo di incubazione varia da 2 a 14 giorni, con una stima dell'80% dei casi umani che rimangono asintomatici. Circa il 20% sviluppa la febbre del Nilo occidentale con una lieve malattia simil-influenzale fino a una malattia grave e debilitante che può durare anche mesi. Meno dell'1% dei pazienti progredisce verso una malattia neuroinvasiva che consiste in una malattia generale, febbrile e che può portare a sintomi gravi e morte in circa il 10% dei casi. Questo include la meningite del Nilo occidentale, l’encefalite West Nile e la paralisi flaccida acuta (Mostashari F. et al., 2001).

 

Come si può fare adesso

Evitare l'esposizione umana alle zanzare infette da West Nilus virus rimane la pietra angolare per la prevenzione. Per questo sono importanti la riduzione dei focolai, l’applicazione di larvicidi, l’irrorazione molto mirata di pesticidi per uccidere le zanzare adulte, ma dimostrare l’impatto di queste azioni sull’incidenza del virus è molto impegnativo a causa della difficoltà di censire le cause che determinano l’abbondanza di zanzare e valutare l’esposizione umana (Edward B. Hayes, 2005). Persone che si trovano in aree endemiche West Nilus dovrebbero proteggersi con repellente per insetti sulla pelle e sui vestiti. Se esposti alle zanzare bisognerebbe evitare di essere all’aperto al tramonto e all'alba nei mesi in cui abbondano le zanzare. Gli insetticidi consigliati per l'uso su pelle sono quelli contenenti N, N-dietil-m-toluamide (DEET), picaridin (KBR-3023) o olio di eucalipto (p-mentano-3,8 diolo) che forniscono una protezione che dura anche 5 ore. Sia DEET che la permetrina forniscono una protezione efficace contro le zanzare quando vengono applicate ai vestiti. La disponibilità delle persone nell’impiego del DEET sembra essere influenzata principalmente dalla preoccupazione che possa essere dannoso per la salute, nonostante sia fornito con buoni livelli di sicurezza (Herrington Jr JE, 2003).


Cosa non si dovrebbe fare

La prevenzione dei morsi da artropodi ematofagi si basa in gran parte sull'uso di repellenti chimici e pesticidi (Xue et al., 2014) ma questi vanno comunque limitati per il loro impatto negativo sulla salute umana e sull'ambiente (Hicks et al., 2017; Silver et al., 2017).

Le zanzare possono essere controllate e tenute lontane con metodi che prevedono uno spargimento mirato e non a tappeto di veleni. Gli insetticidi che uccidono le zanzare sono pericolosi per la salute umana e possono provocare gravi problemi. Inoltre, alle nostre latitudini le zanzare non causano epidemie. Irrorare con insetticidi, come si fa in città, porta a scompensi negli ecosistemi che peggiorano il problema di partenza. Di solito i veleni sparati nella vegetazione non arrivano a colpire le zanzare in modo significativo: se polverizzati molto hanno più efficacia (Romeo Bellini et al. 2005) ma non penetrano nella vegetazione, l’inverso se vengono sparati con maggiore pressione e gocce più grandi (Samuel Sossai. 2011-2012). Comunque, la lotta agli adulti è da considerarsi solo in via straordinaria, inserita all’interno di una logica di lotta integrata e mirata su siti specifici, dove i livelli di infestazione hanno superato la ragionevole soglia di sopportazione (Claudio Venturelli, 2006).

In ogni caso, i pesticidi rappresentano un rischio per la salute e l’ambiente, uccidendo altri organismi utili. La legislazione è contraddittoria: per l’agricoltura ne limita l’utilizzo vicino a strade o case, mentre in città si consente il loro utilizzo sotto casa. In definitiva, tutte le azioni per difendersi dalle zanzare hanno delle controindicazioni e molte di queste hanno effetti negativi su ecosistema e salute. Quando utilizziamo questi metodi in qualche modo accettiamo questi effetti, questo vale per i prodotti che usiamo in casa, sui tombini, quando viaggiamo usando farmaci antimalarici o semplici repellenti. Naturalmente, l’approvazione all’uso di questi prodotti cerca di prevedere anche il rischio conseguente che deve essere basso. È però molto difficile immaginare che la lotta a base di fumigazione, con cannoni che sparano insetticidi e prodotti ad essi associati, rispetti il principio del minimo danno. A parere di chi scrive, il danno di questi metodi è di gran lunga superiore a quello prodotto dal fastidio delle zanzare e della loro potenziale patogenicità. Ciò si aggiunge al fatto che le misure alternative e meno dannose non sono seriamente prese in considerazione.


Cosa si potrebbe fare

La lotta alle zanzare va certamente affrontata con metodi più moderni. Alcuni metodi, già applicati su altri insetti, sono già stati testati, in America, sulle zanzare che trasmettono febbre gialla, zika o dengue, malattie virali molto più pericolose del West Nile. In Italia c’è chi sta lavorando con la tecnica del maschio sterile. In pratica, si allevano e si liberano nell’ambiente, in grande quantità, maschi di zanzara resi sterili da raggi gamma. Questi, seppur meno competitivi, si accoppiano con le femmine le quali producono a loro volta uova sterili. Questa tecnica richiede importanti investimenti, ma potrebbe dare risultati importanti nella drastica riduzione delle popolazioni di zanzare. Un altro metodo è sterilizzare le zanzare o la loro progenie per via “transgenica”, che però richiede approcci e autorizzazioni particolari (Danilo O. Carvalho et al., 2015).

Probabilmente, oggi, uno dei metodi più economici si basa sull’utilizzo del batterio Wolbachia, un batterio che infetta molti insetti fino a divenirne una sorta di simbionte ma capace di condizionarne la riproduzione a proprio favore. L’uso di questo batterio sarebbe economico e senza contro indicazioni. È quello che si propone il progetto “Debug” (debug.com). Il progetto fa capo a Verily, divisione scientifica di Google (ex Google Life Sciences), in collaborazione con l'Università del Kentucky e con l'approvazione dell'EPA, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti

(http://www.nationalgeographic.it/scienza/2017/07/31/news/venti_milioni_di_zanzare_per_combattere_le_zanzare-3616955/?refresh_ce).

Fra i metodi innovativi per ridurre le zanzare molto pericolose, come le Anopheles che trasmettono la malaria, ma applicabili anche ad altre specie, possono essere annoverati anche l’uso di esche di zucchero tossico (Muller et al., 2010; Beier et al., 2012; Junnila et al., 2015; Qualls et al., 2015; Fiorenzano et al., 2017) e delle strutture a tubo che attirano le zanzare uccidendole nel passaggio con filtri di rete trattati con insetticida (Knols et al., 2016; Sternberg et al., 2016).

2- Aedes (Stegomyia) albopictus

In un recente test, che si sta effettuando presso Esapolis, sono state comparati sistemi di trappolaggio per la zanzara tigre con vasi trappola, sticky trap e trappole più complesse, Abbiamo visto che le trappole bg-sentinel sono in grado di catturare diversi esemplari alla settimana, rispetto ad altre trappole senza esche o sistemi attivi di aspirazione. Lo studio è oggetto di una tesi di laurea in collaborazione con DAFNAE, Università di Padova e valorizza l’impegno di Esapolis per approfondire il tema del controllo delle zanzare, anche con proprie sperimentazioni e iniziative.

 

Parassitopolis

Esapolis nel 2018 ha inaugurato Parassitopolis, una esposizione multimediale pensata per dare informazioni su insetti e altri animali rinvenuti in varie abitazioni, potenzialmente parassiti o pericolosi per il corpo umano, per gli animali domestici e per le case. Parassitopolis è una mostra per tutti, anche per i più piccoli, che potranno divertirsi con un grande videogioco su touchscreen orizzontale per imparare a distinguere le specie più pericolose da quelle più amichevoli, microscopi, grandi schermi e sistemi interattivi per scoprire il mondo dei parassiti. Parassitopolis è anche un progetto per parlare e informare sui parassiti. Ogni giorno arrivano le richieste più differenti su parassiti e piccoli esseri di ogni genere. Spesso ci rendiamo disponibili per informare anche la stampa e la televisione su tematiche relative al Micro Mondo. Abbiamo anche in atto da anni, indagini e ricerche scientifiche su moltissimi argomenti dell’entomologia applicata e non. Parassitopolis è una delle tantissime proposte espositive di Esapolis e della Butterfly Arc che si possono trovare, insieme a molte altre, su www.micromegamondo.com

 

*Direttore di Esapolis

 

 

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