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2018-08-19 15:19

Orvieto: Discarica dei Romani?

GESTIONE DEI RIFIUTI

di: 
Rosa Filippini

Dopo tanto discutere di raccolte differenziate e di economia circolare, Roma Capitale e la Regione Umbria non trovano di meglio, per risolvere le proprie emergenze rifiuti organici, che ampliare la discarica di Orvieto. La presidente degli Amici della Terra non ci sta e attacca.

In gran parte d’Italia, dove è carente l’infrastruttura industriale dedicata alla gestione dei rifiuti, le emergenze legate dell’igiene urbana, al ciclo dei rifiuti, al recupero di risorse si fanno sempre più gravi.  Si moltiplicano i contratti per trattamenti sommari dell’indifferenziato che trasformano i rifiuti urbani in rifiuti speciali e, grazie a un diverso codice identificativo, permettono di esportarne quantitativi crescenti fuori dai confini regionali o nazionali, in deroga al principio di prossimità. Si moltiplicano gli incendi, colposi o dolosi, dei capannoni di stoccaggio che causano gravissime crisi ambientali e rendono sempre più preoccupante la contiguità del settore con la criminalità organizzata.

Il tentativo attuato dal Governo nel 2016, con l’art. 35 del decreto Sblocca Italia, di procedere alla ricognizione, regione per regione, degli impianti necessari alla chiusura del cerchio dei rifiuti con il recupero di materiali ed energia, non ha prodotto risultati rilevanti: nella gran parte dei casi le regioni e i comuni si sono sottratti alla responsabilità di definire la propria pianificazione e persino di accettare provvedimenti sostitutivi.

Fra queste regioni, l’Umbria registra da tempo un pesante deficit delle strutture di smaltimento tanto da richiedere a più riprese di destinare i propri rifiuti ad impianti delle regioni confinanti.  Ora che si avvicinano le elezioni regionali, al danno si aggiunge la beffa. Il presidente della Regione Catiuscia Marini, che si è dedicata con fervore a cercare di evitare l’impianto di incenerimento con recupero di energia previsto per l’Umbria dall’iter attuativo del decreto Sblocca Italia, vorrebbe risolvere i problemi di smaltimento dei rifiuti umbri – guarda un po’ che novità - ampliando la discarica esistente sulla collina di fronte alla cattedrale di Orvieto.

Il progetto che l’assessore vorrebbe facilitare è un vecchio progetto della società che gestisce la discarica, controllata da Acea, l’azienda partecipata del Comune di Roma. Naturalmente, Acea, ha previsto di ampliare la discarica delle Crete con  un impianto per lo smaltimento di rifiuti organici non solo umbri ma - già che ci si trova – anche romani. Il Comune di Roma infatti, è un altro grande produttore di rifiuti che non intende provvedere allo smaltimento e, connivente la Regione Lazio (nonostante il diverso colore politico di Sindaco e Governatore), è costretto a spedire i propri rifiuti organici a Pordenone, con notevole aggravio della tariffa a carico degli utenti romani.

Sul progetto di ampliamento, la Sovraintendenza Belle arti e Paesaggio dell’Umbria aveva espresso anche in passato un netto parere negativo e  il Consiglio comunale di Orvieto ha espresso per la seconda volta la propria contrarietà. Ma, a mantenere alta l’attenzione sul progetto è ancora una volta il club degli Amici della Terra di Orvieto che ha presentato alla Conferenza dei Servizi le proprie osservazioni al progetto e rendendo evidenti le inadempienze regionali.

All’assessora Cecchini sono saltati i nervi, fino al punto da dichiarare che il parere del Consiglio Comunale di Orvieto sarebbe “irrilevante”. Nelle sue controdeduzioni alle osservazioni degli Amici della Terra,  l'Acea attacca inopinatamente l’associazione, esprime giudizi sulle sue battaglie, in particolare su quelle in difesa del paesaggio: gli ambientalisti non si sarebbero mobilitati allo stesso modo contro le attività di cava.

“In questo modo, ben oltre la sua veste di attore imprenditoriale, l’Acea sceglie di esprimersi con un proprio profilo politico - osserva Monica Tommasi, presidente nazionale degli Amici della Terra e fondatrice del club di Orvieto – dunque, ci permettiamo di rispondere sullo stesso tono” e snocciola:  “gli Amici della Terra di Orvieto, la battaglia contro le grandi cave l’hanno fatta a partire dal 2006; non è una opinione degli Amici della Terra ma è una legge regionale (1/2015) e il Piano territoriale provinciale della provincia di Terni a tutelare le creste e le sommità dei rilievi. E’ già molto grave che sia stato costruito un gigantesco capannone per il trattamento dei rifiuti nella collina più visibile dal Duomo.

“In ogni caso, non pensiamo che la valutazione del paesaggio umbro spetti alla Municipalizzata di Roma che farebbe meglio a spendere il suo profilo politico per evitare che la capitale scarichi i propri problemi su altri territori- continua Tommasi - l’Acea aggrava già questo territorio portando in discarica i fanghi di depurazione della Capitale e di gran parte della regione Lazio. Ora vorrebbe portarci anche grandi quantità di rifiuti organici romani quando Roma, che è il comune agricolo più grande d'Europa, ha vaste aree da utilizzare per costruire impianti di trattamento per trattare il proprio rifiuto organico.

“E’ impensabile che le esigenze di Roma, del Lazio e della stessa regione Umbria possano essere risolte ampliando ulteriormente la discarica di fronte alla cattedrale di Orvieto – conclude Tommasi nel proprio comunicato - ancora una volta ricordiamo che la Regione Umbria, che vorrebbe risolvere i propri problemi favorendo questo progetto dell’Acea, sta venendo meno alla legge e ai propri doveri. Innanzi tutto alle norme europee che impongono di chiudere il ciclo dei rifiuti minimizzando le discariche che non dovrebbero accogliere oltre il 10% dei rifiuti. E alla legge dello Stato che la obbligava a costruire gli impianti industriali necessari a  recuperare materia ed energia.”