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2017-05-23 05:32

I Dati? Meglio Non Divulgarli Troppo

LA SITUAZIONE DEI RIFIUTI DI ROMA

di: 
Monica Tommasi

Si fa tanto parlare dei rifiuti di Roma ma trovare i dati per capire come vengono gestiti e dove finiscono quelli prodotti dalla città è molto difficile. Dai siti ufficiali (Arpa Lazio, Comune di Roma, AMA) si ricavano poche informazioni che non permettono di capire le destinazioni finali. Anche con l’ amministrazione grillina, i dati continuano a non essere accessibili e la trasparenza non c’è.

Abbiamo deciso di correre il rischio di qualche imprecisione ed abbiamo elaborato una infografica racimolando dati che provengono da fonti di stampa e, in parte, dal piano industriale dell’AMA. Emerge con chiarezza una grave carenza impiantistica della città di Roma che, infatti, esporta la maggior parte dei rifiuti fuori provincia e fuori regione.

Tre treni settimanali verso l’Austria carichi di rifiuti non trattati, di cui abbiamo letto sui giornali, non bastano a liberare le strade dall’accumulo di “monnezza”. Sono solo la punta dell’iceberg, perché quantità ben più rilevanti vengono esportate verso altre città e regioni. Ad esempio, la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, circa 200.000 tonnellate all’anno, viene portata con i camion ad un impianto di Pordenone che la trasforma da rifiuto in compost ed energia.

La gran parte dei rifiuti indifferenziati viene trattata negli impianti di trattamento meccanico e biologico (TMB). Lo scopo di questi impianti è quello di separare la parte combustibile dei rifiuti da quella più umida che dovrà essere stabilizzata. Dall’impianto si ottengono ancora rifiuti che assumeranno nomi e codici diversi ma saranno pur sempre rifiuti da gestire, come il CSS (combustibile solido secondario), la FOS (frazione organica biostabilizzata) e gli scarti di processo.

A Roma si producono circa 300.000 tonnellate di CSS all’anno che vengono inviate agli inceneritori di Portogallo, Emilia Romagna, Lombardia, San Vittore e Colleferro; circa 300.000 tonnellate all’anno di FOS che contribuiscono a riempire diverse discariche della Toscana, dell’Abruzzo, della Puglia, della Lombardia, dell’Emilia Romagna, di Frosinone e di Viterbo. Stessa sorte (le discariche) per gli scarti di processo: anche in questo caso 300.000 tonnellate all’anno.

Nonostante l’art. 182-bis del d.lgs. n. 152/2006 stabilisca il principio dell’autosufficienza per lo smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi e per il loro trattamento a livello di ambito territoriale ottimale, i rifiuti romani, sia raccolti in modo differenziato, che separati in uscita dagli impianti di trattamento meccanico e biologico, vengono avviati a smaltimento in altre regioni. Dall’infografica appare chiaro che per chiudere il cerchio la città di Roma dovrebbe completare il proprio ciclo dei rifiuti con impianti di incenerimento e di compostaggio e con una discarica residuale. Altrimenti, il rischio è quello di accumulare rifiuti ovunque, creando le premesse per depositi, come quello di Pomezia, la cui pericolosità abbiamo sperimentato in questi giorni.