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2017-02-19 19:55

Tutte le Strade Portano Fuori Roma

EXPORT DI RIFIUTI URBANI

di: 
Beniamino Bonardi

il 22 novembre si è tenuto a Roma il convegno “Il piano Nathan per Roma. ATAC e AMA. Portare i libri in Tribunale e indire gare europee”, organizzato da La Marianna e Fondazione Luigi Einaudi. Pubblichiamo un articolo tratto dall’intervento di Beniamino Bonardi, aggiornato alle più recenti notizie sull’export dei rifiuti urbani di Roma Capitale.

Dietro lo slogan “Rifiuti Zero” si nasconde la realtà di una capitale che, pur essendo estesa per ben 1.285 kmq, non tratta neppure un grammo dei rifiuti che produce. Roma pre-tratta e basta, cioè produce rifiuti da rifiuti. Per quel che viene dopo, cioè per il trattamento finale, tutte le strade portano fuori Roma, in discariche e inceneritori, italiani ed esteri. Il tutto in nome del “No” all’inceneritore a Roma e nel Lazio, perché non servirebbe e farebbe male alla salute. Gli inceneritori altrui, però, sono ricercati e benvenuti.

Tra pochi giorni, Roma comincerà a esportare in Austria e poi in Germania più di 150.00 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, grazie a un contratto con la società tedesca Enki della durata di quattro anni, che costerà 95 milioni di euro. Per ogni tonnellata di rifiuti, l’AMA pagherà a Enki 139,81 euro. Il tentativo di esportare in altri inceneritori italiani o europei altre 500.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati, senza sottoporli a pre-trattamento, è andato a vuoto, perché la gara è andata deserta. Ma questa è la politica della capitale del dopo-Malagrotta, da Marino a Raggi, passando per la Regione di Zingaretti. Sul “no” a un nuovo inceneritore per Roma, Raggi e Zingaretti hanno trovato subito l’intesa.

Se nel proprio territorio comunale Roma non provvede al trattamento definitivo di neppure un grammo dei propri rifiuti, passando a considerare il territorio metropolitano la percentuale è di un misero 36%. Roma è l’unica capitale europea, assieme ad Atene, a non risolvere all’interno del proprio territorio la questione rifiuti. Londra, Parigi, Madrid e Berlino sono autosufficienti per il 98% degli scarti che producono, avvalendosi di impianti di trattamento, recupero, smaltimento.

Per motivare il rifiuto di un inceneritore per Roma, si sostiene che questo scoraggerebbe la raccolta differenziata. Si tratta di una tesi senza fondamento. In realtà, l’alternativa non è tra incenerimento e raccolta differenziata, bensì tra incenerimento e discarica.

Analizzando i dati di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, relativi al 2014, emerge che i Paesi con le più basse percentuali di rifiuti in discarica e le più alte di riciclaggio e compostaggio sono anche quelli con una più alta percentuale di rifiuti inceneriti. Il mito “zero rifiuti” in discarica e 100% riciclati e compostati è, appunto, un mito, senza alcun rapporto con la realtà:

Belgio: 1% in discarica, 55% riciclati e compostati, 44% inceneriti

Danimarca; 1% in discarica, 44% riciclati e compostati, 54% inceneriti

Germania: 1% in discarica, 64% riciclati e compostati, 35% inceneriti

Olanda: 1% in discarica, 51% riciclati e compostati, 48% inceneriti

Svezia: 1% in discarica, 49% riciclati e compostati, 50% inceneriti

Austria: 4% in discarica, 58% riciclati e compostati, 38% inceneriti

Italia: 34% in discarica, 46% riciclati e compostati, 21% inceneriti.

Per decenni Roma ha sotterrato il problema rifiuti a Malagrotta e dopo la sua chiusura sono iniziate le cifre fantasiose di raccolta differenziata e di recupero di materiale dai rifiuti, sino all’85% ipotizzato dall’AMA. In realtà, quel che dimostra l’esperienza dei paesi con una migliore e sperimentata gestione dei rifiuti, è che non esistono soluzioni miracolose ma bisogna progettare un equilibrato mix, tenendo la discarica come soluzione meno che residuale.

La realtà dei rifiuti di Roma, oltre che da una politica inesistente, è caratterizzata anche da una comunicazione fatta da un mix di parole incomprensibili al cittadino comune - TMB, CDR, CSS, End of Waste, gassificatori, ecodistretti - che servono solo a mascherare una realtà fatta di esportazione (chiamata pudicamente “trasferenza”) dei rifiuti in giro per l’Italia e l’Europa.

Quando esiste una politica, è semplice spiegarla: rifiuti riciclati, rifiuti umidi compostati, rifiuti inceneriti con recupero di energia e calore, rifiuti in discarica. Quando non c’è alcuna politica, oppure se ne enuncia una e se ne fa un’altra, la comunicazione diventa contorta e volutamente non comunicante.

Basta fare un confronto tra la “complessità” di Roma e la semplicità della gestione dei rifiuti di Milano, tenendo presente, per quanto riguarda la disponibilità a realizzare impianti di trattamento dei rifiuti, che Roma ha una superficie sette volte maggiore di quella di Milano (1.287 kmq contro 182 kmq) e una densità di abitanti per kmq oltre tre volte inferiore (2.227 ab/kmq contro 7.433 ab/kmq).

Nel capoluogo lombardo, la raccolta differenziata è pari al 51% e l’umido viene inviato all’impianto di compostaggio di Montello (Bergamo). I rifiuti indifferenziati vengono inviati, senza pre-trattamento, nel termovalorizzatore di Silla 2, che sorge nel territorio comunale.

Silla 2 brucia circa 550.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno ma quelli di Milano nel 2015 sono stati solo circa 286.000, poco più della metà. Il termovalorizzatore, che brucia anche 264.000 tonnellate di rifiuti di altri Comuni, produce calore sufficiente a riscaldare 20.000 famiglie ed energia elettrica per il fabbisogno di oltre 130.000 famiglie.

A Roma la raccolta differenziata è pari al 42% e solo il 10% dell’umido viene trattato nel territorio metropolitano, a Maccarese. Il restante 90% viene inviato in impianti di compostaggio in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli, a Pordenone, a 650 km di distanza. Poi ci sono i rifiuti indifferenziati del sacco nero e alla fine, come ha dichiarato in agosto l’ex presidente dell’AMA Fortini davanti alla commissione parlamentare bicamerale sui rifiuti, Roma esporta frazione organica stabilizzata, scarti pesanti, scarti leggeri e combustibile derivato da rifiuti (CDR), in 62 siti diversi dislocati in 10 regioni italiane e in 3 Paesi esteri, cioè Bulgaria, Romania e Portogallo. A questi, da dicembre, si aggiunge l’Austria e la Germania.