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2020-09-28 17:23

Polemiche sull’esclusione delle potature comunali dal regime dei rifiuti

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’art. 41 del Collegato agricoltura, introdotto dalla Camera e attualmente all’esame del Senato in terza lettura, che esclude gli sfalci e alle potature derivanti dalla manutenzione del verde urbano pubblico e privato dal regime giuridico dei rifiuti, consentendo di conferirli direttamente in impianti di valorizzazione energetica delle biomasse, sta dividendo le associazioni di categoria e ha sollevato perplessità anche nell’ambito della maggioranza parlamentare.

Il provvedimento in discussione è il disegno di legge “Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale”, noto come “Collegato agricoltura” alla Legge di Stabilità 2014. La disposizione introdotta dalla Camera riprende il parere rilasciato lo scorso giugno dal ministero dell’Ambiente su richiesta della Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili (Fiper), per risolvere una questione controversa, che aveva determinato interpretazioni diverse e difficoltà alle amministrazioni locali.

A favore della nuova disposizione sono Fiper e Airu (Associazione italiana riscaldamento urbano), secondo le quali, “dal punto di vista economico, per l’amministratore pubblico, si trasforma la gestione di questa biomassa da costo di smaltimento a vendita sul mercato con relativo ricavo” e inoltre si va “nella direzione di promuovere concretamente il teleriscaldamento efficiente, priorità definita chiaramente della direttiva europea sull’efficienza energetica e recepita poi a livello nazionale nel decreto legislativo n.102 del 2014, valorizzando a fini energetici le fonti rinnovabili presenti sul territorio per produrre e distribuire energia attraverso reti di teleriscaldamento”.  Le due associazioni calcolano che, a livello nazionale, il quantitativo disponibile di potature del verde urbano si attesti intorno ai 3-4 milioni di tonnellate/anno, con un costo di smaltimento di circa 180-240 milioni di euro, a fronte di un possibile ricavo, in caso di utilizzo energetico, di 80-120 milioni. Il beneficio economico complessivo per l’amministrazione pubblica potrebbe aggirarsi quindi tra 240-360 milioni di euro l’anno. In ogni caso, sottolineano Fiper e Airu, “la classificazione delle potature fuori dal regime di gestione dei rifiuti non vieta ai compostatori di impiegare questo materiale quale strutturante della fabbricazione del compost”.

Quest’ultimo aspetto è proprio al centro, invece, delle critiche di Utilitalia (che riunisce le imprese dei servizi energetici, idrici e ambientali), FISE Assoambiente (che rappresenta le imprese del settore dell’igiene ambientale, della gestione dei rifiuti e delle bonifiche) e CIC (Consorzio Italiano Compostatori), che parlano di un “provvedimento illogico ed inspiegabile, che contraddice le regole UE, aumenta i costi di gestione e le tariffe ai cittadini”.  Secondo le tre organizzazioni, “questa norma comporterà, paradossalmente, un aumento dei costi di trattamento dei rifiuti urbani e quindi un aumento delle tariffe comunali a carico dei cittadini. Infatti, si è stimato che il costo di conferimento dalla frazione organica dei rifiuti urbani potrebbe aumentare fino a 10-20 euro/tonnellata. Questa norma farà inoltre venir meno una materia prima importante per trasformare i rifiuti organici, renderà critico e difficoltoso il processo di trattamento (digestione anaerobica e compostaggio), comportando un ostacolo allo sviluppo della raccolta differenziata ed al raggiungimento dei target di riciclo”.

Questa posizione ha trovato eco in un ordine del giorno [G/1328-B/37/9 (testo 2)] presentato in commissione agricoltura del Senato dalla maggioranza, prima firmataria Puppato, e accolto dal governo dopo alcune modifiche, in cui si afferma che, “non essendo classificati più come rifiuti, si pone il problema di chi potrebbe raccoglierli e dove andrebbero a finire le attuali 1.500.000 di tonnellate di sfalci e potature differenziate non più tracciate, e soprattutto la garanzia del loro corretto e sostenibile rinserimento nell'ambiente”. Inoltre, affermano i senatori di maggioranza, “la formulazione dell'articolo 41 potrebbe mettere a rischio la sostenibilità l'intero sistema delle raccolte differenziate dei rifiuti urbani, di cui i rifiuti organici rappresentano circa il 40 per cento, compromettendo il lavoro fatto e i risultati ottenuti negli ultimi decenni, nonché gli obiettivi di estensione a tutto il territorio nazionale delle raccolte differenziate e il conseguente raggiungimento delle percentuali di differenziazione previste dalla normativa”. Anche i presentatori dell’ordine del giorno, accolto dal governo, ritengono che “la formulazione attuale dell'articolo 41 crei una contraddizione normativa, non solo per il disallineamento con la direttiva n. 2008/98 sui rifiuti, ma anche in quanto l'articolo 184, comma 2, lettera e), del codice dell'ambiente continua a classificare come rifiuti urbani i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali”. Fatte queste premesse, l’ordine del giorno “impegna il Governo a monitorare gli effetti applicativi dell'articolo 41 del disegno di legge in esame, e conseguentemente valutare, alla luce di detto monitoraggio, la possibilità di circoscrivere la portata normativa dell'articolo 41 del disegno di legge in esame a paglia, sfalci e potature agricole e forestali”.