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2018-02-18 22:57

Senza fine

DEGLI ULTIMI CASI DI FUKUSHIMA

di: 
Roberto Mezzanotte

Il ritorno al nucleare che, a cominciare dalla riaccensione delle centrali esistenti, è nei piani del governo giapponese guidato, dal dicembre scorso, dal liberaldemocratico Shinzo Abe, rischia di trovare un imprevisto ostacolo nel nuovo incidente che si è verificato nel sito di Fukushima e che certamente non contribuisce al ripristino di un clima favorevole tra la popolazione, resa ormai in genere diffidente.

 

Il 19 agostola Tepco, proprietaria della centrale, ha annunciato di aver scoperto una perdita di circa300 metricubidi acqua altamente contaminata da un serbatoio. Si tratta di uno dei 305 serbatoi, realizzati in lamiera imbullonata, che sono stati installati sul sito per contenere l’acqua prodotta nella gestione dell’incidente. Ciascun serbatoio -11 metridi altezza,12 metridi diametro - ha una capacità superiore a1000 metricubi. La stima della perdita è stata fatta in base all’abbassamento del livello interno dell’acqua. Il serbatoio in questione si trova a circa500 metridal mare.

La stessa Tepco indicava i valori dei ratei di dose misurati nell’area circostante, che raggiungevano spesso le decine di mSv/h e in un punto risultavano “maggiori di 100 mSv/h”. Quest’ultima indicazione fa ritenere che la strumentazione allora utilizzata non fosse idonea a rilevare livelli più elevati e fosse quindi arrivata al fondo scala. Per avere un’idea dell’entità di questo valore, si pensi che 100 mSv costituiscono, negli standard internazionali, il limite massimo di esposizione dei lavoratori in un periodo di cinque anni.

Indagini più approfondite, condotte nei giorni successivi, mettevano in evidenza un’altra piccola perdita da una flangia (anch’essa imbullonata) di una tubazione di collegamento tra due serbatoi: intorno alla pozza che la perdita aveva formato si misurava un rateo di dose di 230 mSv/h. Inoltre, in altri punti delle diverse aeree occupate dai serbatoi sono stati rilevati ratei di dose di centinaia ed anche migliaia di millisievert/ora (1800 mSv/h in un caso, 2200 mSv/h in un altro). Queste misure hanno fatto ritenere che, oltre alle perdite rilevate direttamente, con molta probabilità altre perdite, benché non evidenziate da tracce di acqua all’esterno, si sono verificate in altri quattro serbatoi. Vi sono inoltre altri due serbatoi per i quali è da considerare comunque possibile che una perdita vi sia stata. Sempre sulla base delle misure effettuate (la cui paternità, peraltro, è lasciata dall’autorità di sicurezza giapponese interamente alla Tepco), una contaminazione esterna si registra solo nel caso dell’area serbatoi ove è installato quello che ha dato luogo alla perdita più massiccia: nell’acqua raccolta nel canale realizzato intorno a quell’area si rileva una significativa presenza di cesio, mentre non vi sarebbe nessuna contaminazione rivelabile negli analoghi canali che circondano le altre aree serbatoi.

Alla Tepco sono stati indicati provvedimenti che, per l’immediato, consistono in un miglioramento della gestione dei serbatoi, con la previsione – o il rafforzamento - di pattuglie di sorveglianza; più in prospettiva, nella sostituzione dei serbatoi a lamiere imbullonate con serbatoi a lamiere saldate e nell’accelerazione del trattamento delle acque a più elevato contenuto di radioattività e della raccolta dei terreni contaminati.

Va detto che con i livelli di radiazione misurati gli interventi si prospettano non semplici: sono sufficienti pochi minuti di permanenza in una zona ove vi sia un rateo di dose di 200 mSv/h per superare la dose massima consentita nell’arco di un intero anno per un lavoratore esposto; con un rateo di dose di 2000 mSv/h bastano poche decine di secondi.

Ma le perdite dai serbatoi non sono l’unica causa di contaminazione del sito di Fukushima e delle aree circostanti.

Già nell’aprile scorsola Tepcoaveva costituito un gruppo di esperti esterni per studiare il problema della contaminazione rilevata in alcuni punti dell’area portuale dell’impianto, prospiciente il sito. Sono stati realizzati pozzetti di monitoraggio dell’acqua di falda nella fascia compresa tra l’impianto e il mare. Il 19 giugnola Tepcoha annunciato che nei campioni di acqua di falda prelevati in uno dei pozzetti era stata rilevata la presenza di radioattività. Il 22 luglio la contaminazione della falda riguardava un’area di circa30 ettariprossima al porto, senza tuttavia ancora interessare altre aree esterne.

La Tepcoha ipotizzato che all’origine della contaminazione vi sia l’acqua altamente radioattiva che, durante l’incidente del marzo 2011, si è raccolta nelle condotte dei cavi che vanno dall’edificio turbina di uno dei reattori alle pompe di circolazione dell’acqua di mare, poste in prossimità della costa. La situazione potrebbe essere però più complessa, se si pensa che, secondo le stime, il sito di Fukushima è attraversato ogni giorno da1000 metricubidi acqua di falda e che400 metricubifluiscono attraverso il basamento degli edifici.

Alla Tepco sono stati richiesti provvedimenti che, nell’immediato, possano limitare i danni e, in una seconda fase, risolvano il problema. Tra i primi, l’estrazione dell’acqua fortemente contaminata dalle condotte e l’iniezione, nei terreni più interessati dal fenomeno, di silicato di sodio che funga da barriera alla diffusione della contaminazione. Per la fase successiva è allo studio la realizzazione di una parete impermeabile che cinga l’intero sito e il pompaggio dell’acqua di falda, per intercettarla a monte del sito stesso.

Insomma, per un motivo o per l’altro, il sito sembra ancora distante dall’aver raggiunto una condizione di relativa stabilità. Il governo giapponese si è impegnato a dare alla Tepco il supporto necessario, anche di natura finanziaria, per la soluzione definitiva e per quanto più possibile rapida dei problemi di contaminazione emersi.

Nel frattempo tutte le centrali nucleari giapponesi continuano a rimanere spente. Unica eccezione sono le unità 3 e 4 della centrale di Ohi, le quali, però, a quanto risulta, dovrebbero essere anch’esse spente in questo mese di settembre per una sosta programmata. Se così fosse, il Giappone rimarrebbe per la seconda volta, dopo il terremoto del 2011, del tutto privo di energia da fonte nucleare: era già successo tra il maggio e il luglio del2012, aseguito dello spegnimento del reattore n. 3 della centrale di Tomari e prima che venissero riavviate, appunto, non senza contrasti, le due unità di Ohi.