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2018-08-18 06:24

Uno spot pubblicitario per il nucleare

CONTROCANTO

L’Astrolabio è aperto a tutti i contributi, e in questo spirito viene qui pubblicato anche quello proposto da Leonello Serva sulle prospettive dell’energia nucleare. Non si può tuttavia sottacere che si tratta di un contributo decisamente lontano dalla “linea editoriale” emersa da quanto, su quella materia, la nostra newsletter ha sin qui presentato, una linea che ha evitato di aderire ai più facili catastrofismi, ma che ha cercato di esaminare criticamente i problemi, non piccoli e non pochi, che l’energia nucleare comporta - anche in un Paese come il nostro che da venticinque anni ha rinunciato ad essa – senza dimenticare che molti paesi continuano ad utilizzarla e talvolta anche a svilupparla.

Chi conosce Serva sa che l’esercizio di uno spirito critico fa parte del suo normale modo di operare. Ma non ce ne voglia se diciamo che questa volta quello spirito gli ha fatto difetto: la presentazione di tutte le tabelle di cui il contributo si compone e la breve nota introduttiva sembrano più uno spot pubblicitario per il nucleare che un vero tentativo di informare correttamente su quel difficile argomento.

La situazione del nucleare è sicuramente più variegata di quanto dalle tabelle “a senso unico” non appaia. Vi sono paesi che nel post Fukushima hanno abbandonato o programmato la chiusura del nucleare, altri che vanno avanti su una strada presa in precedenza, altri ancora che con il nucleare sembrano voler iniziare oggi. Ciò che emerge e che va sottolineato è la complessità delle strategie energetiche in situazioni politiche, economiche e sociali assai differenziate.

Se ci si limita invece ad evidenziare la scelta nucleare di alcuni paesi (dando peraltro per scontate anche decisioni che in qualche caso nella stessa tabella non appaiono ancora tali), contrapponendoli implicitamente a quelli che hanno fatto la scelta contraria, il messaggio che se ne ricava è che per una Germania, una Svizzera o una stessa Italia che dopo Fukushima hanno mutato i loro programmi, sono molti di più quelli che – furbi - vanno invece avanti, un elenco che mette in un sol fascio Regno Unito e Armenia, Russia e Egitto, Stati Uniti e Bangladesh.

Serva definisce “di particolare interesse” la svolta nucleare del mondo arabo. Davanti alla promessa fioritura di nucleare in paesi non certo già organizzati per quella materia, più che un interesse ci sorge una preoccupazione: ma i controlli in tutti questi nuovi siti sparsi per il mondo chi li farà? O è solo una nostra fisima e in realtà i controlli non servono a niente?

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