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2019-09-16 06:30

ILVA, l’ultimo impianto

STORIA E DESTINO DEL CENTRO SIDERURGICO PUGLIESE (I)

di: 
Maria Belvisi

Che cosa è l’ILVA? Com’è fatto l’impianto? Che cosa produce? A quali controlli è stata sottoposta? Nell’inchiesta di Maria Belvisi, di cui pubblichiamo la prima puntata, sono descritti in sintesi i cicli produttivi presenti nello stabilimento siderurgico, l’evoluzione della normativa ambientale riguardante le attività industriali, il tipo di autorizzazioni ambientali ottenute dallo stabilimento.

 

L'ILVA/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. L’impianto per la lavorazione dell’acciacio, situato a Taranto, è il più grande d’Europa e fra i più grandi del mondo. L'ILVA è nata sulle ceneri della dismessa Italsider con il nome della originaria azienda fondata nel 1905.

La costruzione dello stabilimento inizia nel 1961, come Quarto Centro Siderurgico, nell’ambito della strategia di crescita delle Partecipazioni Statali con il nome di Italsider.

L’avvio del primo altoforno è dell’ottobre 1964 e nel 1965 viene inaugurato il centro siderurgico di Taranto. Nel 1988 prende il nome di ILVA.

Il 1° maggio 1995, il Gruppo Riva, che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell'acciaio, acquisisce il controllo delle società del Gruppo ILVA e quindi dello stabilimento di Taranto.

L’impianto in pillole

Lo stabilimento ILVA è situato nell’area industriale occidentale di Taranto e ricade nei comuni di Taranto (con circa 10.450.000 m2) e di Statte (con circa 5.000.000 m2), per una superficie complessiva di circa 15.450.000 m2. L’ILVA ha inoltre in concessione aree demaniali per complessivi 931.000 m2, sulle quali sono ubicati i moli e alcune aree antistanti gli stessi.

L’ILVA di Taranto è un’industria siderurgica, detta a ciclo integrale in quanto utilizza le materie prime nel loro stato naturale (principalmente minerali di ferro e carboni fossili) per arrivare, attraverso un complesso sistema di impianti, trasformazioni chimico-fisiche e lavorazioni, ad ottenere l’acciaio, lega metallica composta da ferro e piccole percentuali variabili  di carbonio.


Materie prime dell'ILVA (da: ilvataranto.com)

Le materie prime (Fascicoli: R.G.N.R. N. 938/10 - 4868/10 G.I.P. N. 5488/10 - 5821/10 Tribunale di Taranto, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, Perizia epidemiologica), una volte giunte al porto, vengono inviate mediante nastri trasportatori ai parchi minerali. Successivamente, dopo lo stoccaggio, i minerali di ferro e il carbone, prima di essere processati dagli altiforni, vengono destinati ad impianti di preparazione che attraverso opportuni passaggi di miscelazione, riscaldamento e parziale combustione rendono tali materiali adeguati alle caratteristiche degli altiforni. Il carbone viene trasformato in coke attraverso il processo di cokefazione. Nell’altoforno avviene la trasformazione dei minerali di ferro e del carbon coke in ghisa. Il processo che porta alla formazione dell’acciaio, materiale più malleabile e tenace, avviene nelle acciaieria attraverso l’affinazione (soffiaggio di ossigeno ad alta pressione) della ghisa.

Attraverso la colata continua, l’acciaio liquido prodotto in un forno convertitore è trasformato in semilavorati d’acciaio che, opportunamente tagliati, vengono inviati alla laminazione che la trasforma in coils o in lamiere.

Più nel dettaglio, la produzione di acciaio (Allegato 1377/2011 Parere Stabilimento ILVA di Taranto della Commissione Istruttoria IPPC (DVA-DEC-2011 0000450 del 4/8/2011) è realizzata attraverso i seguenti cicli produttivi principali di cui si fornisce una breve discussione (http://www.ilvataranto.com/stabilimento_ilva.aspx):

  • ciclo di produzione coke metallurgico (cokeria);
  • ciclo di produzione agglomerato (impianto di agglomerazione);
  • ciclo di produzione ghisa (altoforno);
  • ciclo di produzione acciaio (acciaieria);
  • ciclo di produzione laminati piani (a caldo e a freddo);
  • ciclo di produzione tubi.

Cokeria
La produzione di coke metallurgico per l’altoforno viene realizzata in batterie di forni a coke. I carboni vengono ripresi ed inviati, dopo frantumazione, a mezzo nastri trasportatori, al processo di cokefazione. La cokefazione avviene in forni che vengono riempiti con la miscela di carbon fossile da distillare. Durante il processo di distillazione del carbon fossile nelle batterie di forni a coke si sviluppa il gas di cokeria grezzo che viene inviato al sistema di trattamento. Tale gas, principalmente costituito da idrogeno, metano, ossido di carbonio, biossido di carbonio, azoto, ossigeno, idrocarburi, ammoniaca e idrogeno solforato, dopo il trattamento viene utilizzato come combustibile di recupero nelle varie utenze termiche di stabilimento.

Impianto di agglomerazione
L’attività consiste nella trasformazione di minerali di ferro in spugna di ferro ed è svolta nell'area ghisa.

Altoforno
Nel processo dell’altoforno minerali di ferro ed agenti riducenti sono trasformati in ghisa e loppa (prodotto di scarto dell’altoforno) e gas. La ghisa fusa viene trasportata in acciaieria dove avviene la trasformazione in acciaio. La loppa viene rivenduta ai cementifici.


Immagine dell'Altoforno dell'ILVA (da: ilvataranto.com)

Acciaieria
L’area Acciaio è composta da due acciaierie. La ghisa allo stato fuso prodotta dagli altiforni viene trasportata, a mezzo ferrovia, alle acciaierie per la relativa trasformazione in acciaio. La ghisa viene sottoposta ad un processo di desolforazione, per la eliminazione delle impurezze di zolfo contenute nel bagno metallico fuso. L'acciaio allo stato fuso, prima di essere avviato agli impianti di colata continua, può essere sottoposto a dei trattamenti quali decarburazione, deidrogenazione, denitrurazione, desolforazione e globulizzazione messa a punto termica e messa a punto analitica del bagno metallico fuso al fine di migliorarne le caratteristiche qualitative in funzione dei diversi campi di utilizzo. L'acciaio viene inviato agli impianti di colata continua per la relativa solidificazione e la trasformazione in bramme. La bramma prodotta viene, quindi, sottoposta ad operazione di taglio per ottenere le dimensione volute dai treni nastro o dal treno lamiere.

Produzione laminati piani
L’Area prodotti a freddo è costituita da una serie di impianti per la fabbricazione dei prodotti finiti destinati all’utilizzo da parte dell’industria manifatturiera (settore automobilistico, elettrodomestici, ecc). L’Area produzione lamiere è composta da una unità produttiva che trasforma il materiale in ingresso (la brama) in un semi lavorato chiamato placca attraverso un processo di laminazione. L’Area Nastri è composta da due impianti di produzione dove la bramma prodotta dalla colata continua viene trasformata in nastro avvolto (coils) attraverso un processo di deformazione a caldo chiamato laminazione.

Produzione tubi
L’Area Tubifici è composta da tre impianti di tubificazione. I tubi prodotti possono essere sottoposti a operazioni di rivestimento interno e/o esterno in relazione a necessità specifiche dettate dall’applicazione per la quale i tubi stessi sono realizzati.

Lo stabilimento è dotato, inoltre, di un impianto marittimo dedicato prevalentemente allo sbarco dalle navi delle materie prime (fossili e minerali) ed all'imbarco e sbarco di sottoprodotti (loppa, ghisa in pani, bricchette, ferroleghe e catrame) e di una area parchi preposta alla movimentazione delle materie prime provenienti dal porto e dirette verso l'area di deposito da cui ripartono per l'alimento degli impianti di trasformazione dell'area ghisa (altiforni, agglomerati e cokerie). Le materie prime sono approvvigionate a mezzo di navi e da questi, a mezzo di scaricatori sono convogliati sui nastri trasportatori che confluiscono all'interno dello Stabilimento. Attraverso nastri e torri di giunzione i materiali sono movimentati verso i parchi di deposito

L'attività principale dell'area Cave è la produzione di calcare e di calce ed è formata da quattro unità produttive. Il ciclo produttivo comprende l'estrazione del materiale dalla cava Mater Gratiae, il quale viene frantumato e vagliato.

Alle attività di produzione sono associate altre di servizio, costituite principalmente dalle attività portuali, la produzione di calcare, calce, attività di officina, la produzione di gas tecnici, lo smaltimento rifiuti in discariche, ecc.

La produzione di energia elettrica e vapore, attraverso l’utilizzo anche dei gas di recupero siderurgici (gas di cokeria, gas di altoforno, gas di acciaieria), è realizzata dalla Centrale della Società EDISON che insiste in un’area contigua a quella dello stabilimento siderurgico ILVA.

Si riassumono, in estrema sintesi, le principali emissioni e scarichi prodotti dall’impianto in esercizio (nelle diverse aree produttive) prese in considerazione nel parere della Commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control - Prevenzione e Riduzione integrate dell’Inquinamento) in merito al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA):

  • Emissioni in aria (da Dichiarazione INES e PP-RTR), tra cui quelle di interesse sanitario come riportato nella perizia epidemiologica, sono polveri/particelle, contenenti (oltre ad altri componenti) idrocarburi aromatici policiclici (IPA, tra i quali il benzo(a)pirene), rame, piombo, cadmio, zinco ed altri metalli, anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili (VOC), e diossine, provenienti da sorgenti convogliate e non convogliate (fuggitive) ed alla esposizione in ambiente lavorativo anche di fibre di amianto.
  • Consumi idrici (acque di mare prelevata dal Mar Piccolo, acque superficiali dai fiumi, canali e acquedotto e sotterranee tramite pozzi).
  • Emissione in acqua dalle diverse aree dello stabilimento che vengono convogliate, attraverso sei scarichi finali di cui due sono di natura industriale e gli altri quattro (gli scarichi dei moli) a mare.
  • Rifiuti, pericolosi e non, prodotti dalle linee di lavorazione, strettamente connesse al ciclo siderurgico, e altri esistenti nello stabilimento. I rifiuti prodotti possono sottoposti a trattamento chimico-fisico interno allo stabilimento, smaltiti nella discarica interna o all’esterno dello stabilimento, ovvero recuperati all’interno o all’esterno dello stabilimento; Lo stabilimento è dotato di due discariche per rifiuti speciali, rispettivamente di categoria 2B (rifiuti sia speciali che pericolosi per fanghi e residui di filtrazione da trattamento fumi , altri fanghi e residui di filtrazione, rifiuti della produzione di ferro e acciaio non specificati altrimenti, rivestimenti e materiali refrattari,rifiuti misti da costruzione e demolizione) e 2C (rifiuti speciali per pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose, assorbenti e materiali filtranti contaminati da sostanze pericolose, materiali isolanti contenenti amianto).
  • Rumore e vibrazioni.

Le principali autorizzazioni ambientali dell’ILVA
Nel 1961, data di inizio realizzazione impianto, la politica ambientale in Italia era ancora agli albori. La messa in opera di un quadro organico delle autorizzazioni ambientali per l’esercizio degli impianti e i relativi controlli agli scarichi piuttosto che alle emissioni è stato un cammino lungo ed a volte tortuoso anche legato alla politica ambientale della Unione Europea.

Alla nascita dell’ILVA, entrata in esercizio nel 1965, non esisteva in Italia (ma neanche nel mondo) un contesto legislativo ambientale che potesse analizzare e valutare preventivamente l’impatto ambientale di una opera così complessa (si ricorda che la Valutazione dell’Impatto Ambientale – VIA- nasce negli Stati uniti nel 1969) o quanto meno un quadro preventivo autorizzativo delle emissioni o scarichi effettuati sul’ambiente circostante.

Si può affermare che una vera e propria politica ambientale in Italia nasce solo nel 1986 con la istituzione del Ministero dell’ambiente (1), la contestuale introduzione tra l’altro della VIA e delle norme in materia di danno ambientale, nonché la definizione di aree ad elevato rischio di crisi ambientale (2).

Dal 1986 il Ministro dell'ambiente poteva disporre verifiche tecniche sullo stato di inquinamento dell'atmosfera, delle acque e del suolo e sullo stato di conservazione di ambienti naturali avvalendosi per la vigilanza, la prevenzione e la repressione delle violazioni compiute in danno dell'ambiente, del nucleo operativo ecologico dell'Arma dei carabinieri (posto alla dipendenza funzionale del Ministro dell'ambiente) nonché del Corpo forestale dello Stato, con particolare riguardo alla tutela del patrimonio naturalistico nazionale, degli appositi reparti della Guardia di finanza e delle forze di polizia, e delle capitanerie di porto.

Dal 1994 (3) ad oggi con la riorganizzazione del sistema dei controlli ambientali e la istituzione delle Agenzie di Protezione dell’Ambiente Regionali/Provinciali (ARPA/APPA), a seguito del referendum del 1993 promosso dagli Amici della Terra, le competenze ambientali di vigilanza e controllo, esercitate prima dai Presidi multizonali di prevenzione (PMP) del Sistema Sanitario Nazionale, sono attribuite alle ARPA/APPA.

Altra tappa fondamentale ai fini della razionalizzazione della legislazione ambientale è la emanazione del c.d. Codice dell’Ambiente (4) o Testo unico Ambientale avvenuta nel 2006 (successivamente modificato a più riprese) che, operando un generale riordino della normativa, ha uniformato e razionalizzato le norme per le valutazioni ambientali (Valutazione d'Impatto Ambientale - VIA, Valutazione Ambientale Strategica - VAS e Autorizzazione Integrata Ambientale -AIA), quelle sulla difesa del suolo e per la tutela delle acque dall'inquinamento, per la gestione delle risorse idriche, sulla gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati, sulla riduzione dell'inquinamento atmosferico e quella in materia di tutela risarcitoria contro i danni all'ambiente.

Il quadro e la evoluzione delle autorizzazioni ambientali (tralasciando quindi quelle di tipo edilizio, licenze, concessioni (5) rilasciate dal Comune), applicabili allo stabilimento ILVA, vigenti dall’atto dell’avvio dell’impianto nel 1965 ad oggi si può così riassumere:

In tema di inquinamento atmosferico, il primo provvedimento è del 1966 (5) con relativo regolamento (6), successivo all’avvio dell’impianto nel 1965, con la legge che regolamenta “l'esercizio di impianti termici, …., nonché l'esercizio di impianti industriali e …, che diano luogo ad  emissione in atmosfera di fumi, polveri, gas e odori di qualsiasi tipo atti ad alterare le normali condizioni  di salubrità dell'aria e di costituire pertanto pregiudizio diretto o indiretto alla salute dei cittadini e danno  ai beni pubblici o privati”. La stessa legge stabiliva che tutti gli stabilimenti industriali, oltre agli obblighi loro derivanti dalla classificazione come lavorazioni insalubri o pericolose (7), dovessero possedere impianti, installazioni o dispositivi tali da contenere entro i più ristretti limiti consentito dal progresso della tecnica la emissione di fumi o gas o polveri o esalazioni che, oltre a costituire comunque, pericolo per la salute pubblica, potevano contribuire all'inquinamento atmosferico. La vigilanza sugli stabilimenti industriali ai fini dell'inquinamento atmosferico veniva affidata ai Comuni e alle Province. Nella elaborazione dei piani regolatori comunali, intercomunali o interprovinciali, doveva  essere tenuta in particolare considerazione la ubicazione delle zone o distretti industriali rispetto alle zone  residenziali, tenendo nel dovuto conto il comportamento dei fattori meteorologici.

A seguire sempre sull’inquinamento atmosferico, nel 1983 (8) venivano fissati limiti massimi di accettabilità delle concentrazioni, i limiti massimi di esposizione relativi ad inquinanti dell'aria nell'ambiente esterno ed i relativi metodi di prelievo e di analisi al fine della tutela igienico-sanitaria delle persone o comunità esposte. Successivamente nel 1988 un altro decreto (9) (aggiornato nel 2002 (10) con apposite linee guida nel 1990 (11) ha dettato norme per la tutela della qualità dell'aria ai fini della protezione della salute e dell'ambiente su tutto il territorio nazionale per tutti gli impianti che possono dar luogo ad emissione nell'atmosfera, le caratteristiche merceologiche dei combustibili ed il loro impiego, i valori limite ed i valori guida per gli inquinanti dell'aria nell'ambiente esterno, i limiti delle emissioni inquinanti ed i relativi metodi di campionamento, analisi e valutazione. Il decreto stabiliva che gli impianti esistenti dovessero presentare domanda di autorizzazione alla regione o alla provincia autonoma competente, corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo, le tecnologie adottate per prevenire l'inquinamento, la quantità e la qualità delle emissioni, nonché un progetto di adeguamento delle emissioni redatto sulla base di alcuni parametri indicati.

L’ILVA, come risulta dalla documentazione presentata in sede di AIA, ha ottenuto, da parte della Regione Puglia, autorizzazioni, con prescrizioni, per le emissioni in atmosfera da parte di determinate aree produttive (per il 2003-2007). Purtroppo, non è stato possibile reperire informazioni, neanche tramite web, antecedenti tale data. Inoltre i dati dell’ILVA relativi alle emissioni sono riportati all’interno dei registri INES e PRTR (Pollutant Release and Transfer Register).

La prima legge sull'inquinamento idrico, risale al 1976 (13) (c.d legge Merli) vigente fino al 1999. La legge, tra l’atro, disciplinava gli scarichi di qualsiasi tipo, pubblici e privati, diretti ed indiretti, in tutte le acque superficiali e sotterranee, interne e marine, sia pubbliche che private, nonché in fognature, sul suolo e nel sottosuolo, formula criteri generali per l'utilizzazione e lo scarico delle acque in materia di insediamenti. In tutto il territorio nazionale veniva stabilita un'unica disciplina degli scarichi, basata sulla prescrizione di limiti di accettabilità previsti in distinte tabelle in funzione del corpo ricettore (A-nei corpi idrici e C - nella pubblica fognatura).  

Nel 1999, il Testo Unico sulla qualità delle acque (14) (successivamente modificato nel 2000 (15)), rinnovava radicalmente la materia, abolendo la legge Merli ed una serie di leggi collegate, introducendo una nuova normativa più al passo coi tempi e con gli obblighi imposti dalla Unione Europea. Il decreto definiva una disciplina generale per la tutela delle acque superficiali, marine e sotterranee, perseguendo obiettivi quali la prevenzione e riduzione dell'inquinamento e l’attuazione del risanamento dei corpi idrici inquinati, il conseguimento del miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi e degli usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili nonché il mantenimento della capacità naturale di auto depurazione dei corpi idrici, e la capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate. Un apposito titolo (il III) regolamentava la Tutela dei corpi idrici e gli scarichi. Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici rispettando comunque i valori limite di emissione.

Va segnalato che nel 2006 il decreto sopra menzionato è stato abrogato dal testo unico ambientale il  cui il titolo III della parte III oggi disciplina la Tutela dei corpi idrici e gli scarichi (oggetto comunque di successive modifiche (16)

Sempre dalla documentazione prodotta dall’l’ILVA in sede di AIA, risulta che ha ottenuto da parte della Provincia di Taranto le autorizzazioni, con prescrizioni,  per i singoli scarichi idrici di determinate aree produttive dal 2004 (ai sensi del Decreto legislativo 152/1999 e successive integrazioni) al 2006 (ai sensi del Codice dell’Ambiente). Non è stato possibile reperire informazioni, tramite web, antecedenti tale data.

In merito alle derivazioni d’acqua disciplinate da alcune leggi (17) l’ILVA ha ricevuto da parte della Capitaneria di porto, dall’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia Lucania ed Irpinia nel 1991, dal Ministero dei Lavori Pubblici dalla Regione e dalla provincia fin dal 1994, nel 2001, 2003 e 2007 autorizzazioni in merito.  

In materia di rifiuti, il primo provvedimento è del 1982 (18) - se si esclude una legge del 1941 (19) sui rifiuti solidi urbani - relativo allo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi che disponeva una autorizzazione legata ad ogni fase dello smaltimento per la raccolta ed il trasporto, lo stoccaggio provvisorio, il trattamento e lo stoccaggio definitivo in discarica controllata. Successivamente, il provvedimento viene sostituito dal decreto Ronchi, nel 1997, in attuazione di direttive comunitarie, che disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi al fine di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi.

In materia di gestione dei rifiuti, in particolare riguardo alle discariche, la situazione è la seguente (21, 22, 23): l’ILVA ha sottoposto a VIA nazionale (essendo la valutazione di impatto ambientale nel 1986 nel frattempo stata introdotta nell’ordinamento italiano) il progetto delle discariche 2B e 2 C per rifiuti tossici e nocivi (di competenza allora nazionale) in località Statte all’interno dell’area industriale in un area dismessa denominata Cava Mater Graziae ottenendo parere positivo con prescrizioni nel 1995 e ottenuto autorizzazione, con prescrizioni, all’esercizio di un primo lotto (2B) nel 2001 da parte del Commissario delegato per l’emergenza ambientale della Regione Puglia (24) nominato a seguito dell’ordinanza del Ministero dell’Interno (25).

In data 1998 sono state  autorizzate dalla Provincia la realizzazione di una Discarica ex 2^ categoria di tipo “B Speciale” e una  ex 2^ categoria di tipo “C” in area Cava Mater Gratiae con successive proroghe. L’ILVA ha ottenuto nel 2005 autorizzazione all’esercizio dello stoccaggio provvisorio dei rifiuti pericolosi e speciali non pericolosi e risulta in corso l’autorizzazione ad esercire attività di recupero, richiesta nel 2006, da parte della Provincia e Regione.  In data 2004, sempre l’ILVA, ha richiesto l’istanza di compatibilità ambientale alla Regione per la costruzione di una nuova discarica per rifiuti speciali non pericolosi nella medesima area ricevendo parere positivo con prescrizioni nel 2010. Nel 2005 è stata approvata la Discarica ex 2^ categoria di tipo “C” denominata “Nuove Vasche”.

Da ultimo va segnalato che di recente (26), alla luce degli esiti della Conferenza dei Servizi per il rilascio dell’AIA, l’ILVA (27) ha integrato la domanda presentata in data 28 febbraio 2011 con la documentazione necessaria alla istruttoria per le discariche dello stabilimento al fine di giungere alla seconda fase (il riesame) di AIA.

Le Direttive “Seveso 1 e 2 ” (28), norme europee tese alla prevenzione ed al controllo dei rischi di accadimento di incidenti rilevanti (29) connessi con determinate sostanze classificate pericolose, viene applicata in Italia nel 1988 (30), successivamente modificata nel 1999 (31) ed in ultimo nel 2005 (32). La Direttiva e sue successive modifiche, in breve, disciplina il censimento degli stabilimenti a rischio con identificazione delle sostanze pericolose, l'esistenza in ogni stabilimento a rischio di un piano di prevenzione e di un piano di emergenza, la cooperazione tra i gestori per limitare l'effetto domino, il controllo dell'urbanizzazione attorno ai siti a rischio, l'informazione degli abitanti delle zone limitrofe, l'esistenza di un'autorità preposta all'ispezione dei siti a rischio.

L’impianto ILVA di Taranto rientra, per la presenza di determinate attività e per le sostanze o preparati utilizzati o prodotti, negli adempimenti relativi agli impianti a rischio di incidente rilevante ed è inclusa nell’Inventario Nazionale degli Stabilimenti a Rischio di incidente Rilevante. A seguito delle dovute visite ispettive, condotte nel 2006 e nel 2008, il Comitato tecnico nel 2009 (33) ha esaminato e validato il primo rapporto di sicurezza del 2008 con prescrizioni. Purtroppo, non è stato possibile reperire informazioni, neanche tramite web, antecedenti tali date.

A partire dal 1990 i territori comunali di Taranto, Crispiano, Massafra, Statte e Montemesola sono stati definiti “Area ad elevato rischio ambientale” (nel 1990) (34). Nel 1998 (35) la zona di Taranto viene individuata come sede di primi interventi di bonifica di interesse nazionale tra quelli compresi nei siti ad alto rischio ambientale. Sempre nel 1998 fu pubblicato anche il “Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Brindisi e Taranto”.

Lo stabilimento ILVA di Taranto è stato inserito dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio nell’elenco dei Siti di Interesse Nazionale (SIN). Il Piano di Caratterizzazione è stato approvato nel Dicembre 2003 in sede di Conferenza di Servizi.

Inoltre, nel 2002 la Regione ha rilasciato parere positivo di compatibilità ambientale (VIA) con prescrizioni in merito alla modifica del ciclo dei laminati piani tramite l’installazione di un impianto di zincature a caldo. L’ILVA ha presentato istanza di verifica di assoggettabilità a VIA alla Regione nel 2006 in merito alla modifica di impianto riguardante il turboalternatore utilizzando il vapore di recupero, con prescrizioni, e in merito ad un nuovo impianto di zincatura a caldo.

Infine, per completezza, anche se quanto sotto elencato non sono strumenti autorizzativi, si segnala che l’ILVA ha dal 1986 il Sistema di Gestione della Qualità certificato in conformità alla norma ISO 9001; dal 2004 il Sistema di Gestione Ambientale certificato in conformità alla norma internazionale di settore, la norma ISO 14001; in applicazione della Direttiva Europea 2003/87/CE un ente accreditato annualmente verifica, convalida e certifica il bilancio annuale delle emissioni di gas ad effetto serra (CO2) dello Stabilimento; nel 2008 il Sistema di Gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, già in linea con quanto richiesto dal decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 (meglio noto come Testo Unico della sicurezza sul lavoro), ha ottenuto la certificazione in conformità alla norma internazionale British Standard OHSAS 18001 ed alle Linee Guida dell’UNI (ente italiano di normazione) e dell’INAIL (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). 

L’Autorizzazione Ambientale integrata
Nel 1996 viene emanata la Direttiva Europea IPPC (36) allo scopo di realizzare la prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento causato da un'ampia gamma di attività industriali e agricole, definite in uno specifico allegato (attività energetiche, produzione e trasformazione dei metalli, industria dei prodotti minerali, industria chimica, gestione dei rifiuti, allevamento di animali), nonché un livello elevato di tutela dell'ambiente nel suo complesso. La direttiva viene recepita nell’ordinamento italiano nel 1999 (37) e successivamente modificata per una sua attuazione integrale nel 2005 (38). Alla base della direttiva, vi è il principio secondo il quale sia i gestori che le autorità di regolamentazione devono sottoporre a un esame accurato e completo ciascun impianto e le relative conseguenze ambientali prima di stabilire le eventuali misure economicamente efficienti (Best available technology – BAT ovvero Migliori Tecnologie Disponibili (MTD), necessarie per ottenere un livello elevato di tutela dell'ambiente attraverso il rilascio di un'autorizzazione (chiamata in Italia Autorizzazione Integrata Ambientale AIA) per tutte le attività industriali e agricole che presentano un notevole potenziale inquinante.

Nel 2006 un decreto ministeriale (39) stabilisce un calendario che indica le scadenze entro le quali va presentata la domanda di AIA, il cui termine per le Acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio situate nella Regione Puglia viene fissato al 28 febbraio 2007. In data 28/02/2007 ILVA presenta istanza di Autorizzazione Ambientale Integrata.

Nell’ aprile 2008 viene sottoscritto a Bari, presso la Regione Puglia, anche sulla base di precedenti Atti di intesa stipulati nel 2003 e 2004, un Accordo di Programma, relativo all’area industriale di Taranto e Statte, ai sensi del decreto IPPC che prevedeva la possibilità di concludere, in considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale, della complessità e del preminente interesse nazionale dell'impianto, specifici accordi d'intesa tra lo Stato, le regioni, le province e i comuni territorialmente competenti e i gestori, al fine di garantire, in conformità con gli interessi fondamentali della collettività, l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie aziendali. Tale accordo è stato stipulato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Ministero dell’interno, dal Ministero dello sviluppo economico, dal Ministero della salute, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Taranto, dal Comune di Taranto, dal Comune di Statte, da ISPRA (ex APAT), da ARPA Puglia e da ILVA S.p.A., Edison S.p.A., ENIPOWER S.p.A., ENI S.p.A., Cementir Italia s.r.l., SANAC S.pA. in considerazione della realtà complessa  articolata del sito industriale, con la presenza anche di impianti di preminente interesse nazionale, quali quello siderurgico e quelli energetici, caratterizzato da numerose problematiche ambientali nonché dalla presenza di diversi gestori co-insediati, le cui autorizzazioni sono di competenza di diverse amministrazioni statali e regionali.

Con successivo Decreto Ministeriale del 19/05/2008 (40), viene istituito il Comitato di Coordinamento dell’Accordo al fine di svolgere attività di supporto tecnico alle Autorità competenti in materia di rilascio di AIA e coordinare le istruttorie tecniche parallelamente svolte rispettivamente dalla Commissione AIA-IPPC, dagli uffici regionali o provinciali, dall’ISPRA (ex APAT) e dall’ARPA Puglia, in relazione alle proprie competenze. Il Comitato di Coordinamento è costituito da rappresentanti delle Amministrazioni e degli Enti firmatari dell’Accordo, nonché da esperti provenienti da enti di ricerca e altri organismi, quali il CNR, l’ISPESL, l’ISS, l’ENEA e l’ASL territorialmente competente.

Nel corso dell’istruttoria durata più di due anni sono state richieste numerose integrazioni, alla documentazione tecnica presentata dal gestore, svolte quaranta riunioni del Gruppo istruttore, effettuate due Conferenze di Servizi ed esaminate 241 osservazioni del pubblico nel corso dell’iter procedurale. Il 04/08/2011 viene rilasciato il decreto di AIA n. DVA-DEC-2011-0000450 del 4 agosto 2011 (41) con numerosissime prescrizioni sull’esercizio e relativo piano di monitoraggio e controllo (PMC).

Il Piano di Monitoraggio e Controllo è parte integrante della autorizzazione. Nel documento sono contenuti i requisiti di controllo delle emissioni, che specificano, in conformità a quanto disposto dalla vigente normativa in materia ambientale e nel rispetto delle linee guida, la metodologia e la frequenza di misurazione, la relativa procedura di valutazione, nonché l’obbligo di comunicare all’autorità competente i dati necessari per verificarne la conformità alle condizioni di autorizzazione ambientale integrata ed all’autorità competente e ai comuni interessati i dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall'autorizzazione integrata ambientale.  

Note, fonti bibliografiche e sitologia consultate
1)  Legge 8 luglio 1986, n. 349, Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale.

2) Ambiti territoriali e di eventuali tratti marittimi prospicienti caratterizzati da gravi alterazioni degli equilibri ambientali nei corpi idrici, nell'atmosfera o nel suolo e che comportano rischio per l'ambiente e la popolazione.

3) Legge 61 del 1994, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 dicembre 1993, n. 496, recante disposizioni urgenti sulla riorganizzazione dei controlli ambientali e istituzione dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente.

4) Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale.

5) http://aia.minambiente.it/DomandeAIADocumenti.aspx?id=90

6) Legge 13 luglio 1966, n. 615,Provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico.

7) Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 322 del 15/04/1971, Regolamento per l'esecuzione della L. 13 luglio 1966, n. 615, recante provvedimenti contro l'inquinamento atmosferico, limitatamente al settore dell'industria.

8) Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265, art. 216, Testo Unico delle leggi sanitarie: Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi, la prima delle quali comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato.

9) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) 28 marzo 1983, Limiti massimi di accettabilità delle concentrazioni e di esposizione relativi ad inquinanti dell'aria nell'ambiente esterno.

10) D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, Attuazione delle direttive CEE numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti norme in materia di qualita' dell'aria, relativamente a specifici agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli impianti industriali, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183 e  D.P.C.M. 21 luglio 1989, Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni, ai sensi dell'art. 9 della legge 8 luglio 1986, n. 349, per l'attuazione e l'interpretazione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, recante norme in materia di qualità dell'aria relativamente a specifici agenti inquinanti e di inquinamento prodotto da impianti industriali.

11)   Decreto Ministeriale (D.M.) 2 aprile 2002, n. 60, Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del 22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, l particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell'aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio.

12) D.M. del 12/07/1990, Linee guida per il contenimento delle emissioni degli impianti industriali e la fissazione dei valori minimi di emissione.

13) Legge n. 319 del 1976, la c.d. 'legge Merli', successivamente modificata dalle leggi n. 690 del 1976 e n. 650 del 1979.

14) Decreto legislativo (D.Lgs.) 11 maggio 1999, n. 152, Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole .

15)   D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 258, Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall'inquinamento, a norma dell'articolo l, comma 4, della legge 24 aprile 1998, n. 128.

16) D.Lgs.. 10 dicembre 2010, n. 219, Attuazione della direttiva 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE, nonché modifica della direttiva 2000/60/CE e recepimento della direttiva 2009/90/CE che stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE, specifiche tecniche per l'analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque.

17) Legge Regionale (L.R.) n. 18/99, L. 172/03. Codice della navigazione, T.U. n. 1775/33.

18) D.P.R. 10 settembre 1982, n. 915, Attuazione delle Direttive CEE n. 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi.

19) Legge 20 marzo 1941 n. 366, Raccolta, trasporto e  smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

20)  D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 Attuazione delle direttive 91/56/CEE sui rifiuti, 91/698/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio

21) Sentenza  Tar puglia del 23 giugno 2009. 

22) Regione Puglia, Parere istanza VIA, maggio 2010.

23) Nota introduttiva “Discariche dello stabilimento ILVA S.P.A. di Taranto”, febbraio 2011, ILVA.

24) DPCM 16/6/2000, Proroga di stati di emergenza in ordine a situazioni conseguenti ad eventi calamitosi nonché per le situazioni di crisi connesse ad emergenze socio-ambientali ed idriche.

25) Ordinanza del 04-08-2000 n. 3077, Ulteriori disposizioni per fronteggiare l'emergenza in materia di gestione dei rifiuti urbani, speciali e speciali  pericolosi, in materia di bonifica e risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati nonché in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nel territorio della regione Puglia.

26)  Nota esplicativa procedimento n. ID 295, II Fase Autorizzazione  Stabilimento ILVA S.P.A. di Taranto, Autorizzazione stralcio per le discariche di stabilimento.

27) Definizione di “gestore”: Qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o gestisce l'impianto oppure che dispone di un potere economico determinante sull'esercizio tecnico dell'impianto stesso.

28) Direttiva 82/501/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1982, sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali e Direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e direttiva 2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

29) Definizione di “incidente rilevante”: Un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento di cui all'articolo 2, comma 1, e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

30) D.P.R. 17 maggio 1988, n. 175, Attuazone della direttiva CEE n. 82/ 501, relativa ai rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali, ai sensi della legge 16 aprile 1987, n. 183.

31) D.Lgs. n. 334/99, Attuazione delle direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

32) D.Lgs. 238/05, Attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

33) Ministero dell’interno prot. N. 2941 del 6 aprile 2009.

34) DPCM del 30 novembre 1990 rinnovata con  DPCM del 30 luglio 1997.

35) Legge 9 dicembre 1998, n. 426,  Nuovi interventi in campo ambientale e DPR 196/1998.

36) Direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento.

37) D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 372, Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.

38) D. Lgs. n. 59 del 18 febbraio 2005, Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento.

39) DEC DSA 2006-00344.

40) Prot. DSA-DEC-2008-0000321.

41) U-Prot dec 2011 000050 del 14/08/2011 MATTM, AIA per l’esercizio dello stabilimento siderurgico della Società ILVA SpA ubicato nel comune di Taranto.

 

1.(Continua il prossimo numero)