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2024-07-15 17:03

Greenflation

INFLAZIONE E TECNOLOGIE GREEN

di: 
Giovanni Brussato

I prezzi dell’acciaio, del rame e dei minerali critici stanno minando la competitività delle tecnologie verdi ritenute centrali per la transizione energetica. E non si tratta di un fenomeno passeggero perché è provocato proprio dall’aumento della domanda dovuto ad una accelerazione non coordinata di programmi infrastrutturali come il Next generation Eu. L’analisi è ripresa dal periodico “21mo Secolo, Scienza e Tecnologia”.

Continuano a moltiplicarsi le proposte per affrancare il nostro Paese dal gas russo mediante l’aumento di installazioni di energie rinnovabili intermittenti. Proposte come quella di Elettricità Futura, “di installare 60 GW di rinnovabili in 3 anni“, o come il piano Repower EU, da 210 miliardi di euro, con l’adozione di impegni sempre più stringenti, ancorché inconcludenti, per una maggior penetrazione nel nostro mix energetico di energia eolica e solare.

Il tema di fondo, sia da parte dei lobbisti delle rinnovabili (così definiti dal Ministro Cingolani), che da organismi istituzionali come la IEA, è la tesi che l’energia eolica e solare siano le più economiche attualmente disponibili. Le loro analisi comparano i costi di generazione specifici di ciascuna tecnologia utilizzando il cosiddetto costo livellato di energia, o LCOE, per evidenziarne la competitività.

Una recente analisi del Massachusetts Institute of Technology spiega che confrontare una centrale nucleare, utilizzata per fornire un carico di base affidabile e costante, con un impianto a gas, utilizzato solo per soddisfare la domanda di punta (peaker), non ha molto senso e ne ha ancora meno utilizzare l’LCOE per confrontare il valore dell’energia prodotta da centrali rinnovabili non programmabili con l’energia prodotta da centrali termoelettriche.

 

“Greenflation”

Da alcuni mesi a questa parte però, stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza sul fronte dei costi delle tecnologie verdi, includendo in queste anche i dispositivi di storage come le batterie: dopo aver prosperato negli ultimi dieci anni con i prezzi delle materie prime a livelli minimi, oggi gli effetti degli aumenti dei prezzi ne stanno minando la competitività. Afferma Mads Nipper, CEO di Ørsted: "Le turbine eoliche hanno un uso di materiale molto pesante. Stiamo parlando di centinaia e centinaia di tonnellate di materiale". Con il prezzo dell'acciaio, del rame e dei minerali critici che sono saliti alle stelle, il risultato non avrebbe potuto essere diverso per le aziende produttrici di turbine e ciò che sta accadendo al settore eolico, può facilmente applicarsi alle tecnologie green: dai pannelli solari, alle batterie per storage ed auto elettriche, sono tutti ambiti fondamentali per la transizione energetica.... e tutti in lotta contro le pressioni inflazionistiche della “greenflation”.

Se la pandemia o la guerra in Ucraina hanno influito negli aumenti dei prezzi, sarebbe un errore pensare che l'inflazione si placherà una volta che la pandemia o la guerra saranno finite: uno dei fattori più importanti che guidano l'inflazione è il cambiamento climatico e questo non sembra essere, ovviamente, un fenomeno temporaneo. Perché la tendenza a lungo termine che spinge al rialzo i prezzi dell'energia e dei metalli è la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, oltre all'aumento della domanda di metalli necessari per alimentare programmi infrastrutturali come il Next generation Eu o il Build Back Better.

Inoltre gli attuali deficit strutturali, ed emergenti, per diversi metalli, manterranno i prezzi su livelli elevati per il prossimo futuro: questi metalli soffrivano già di carenze di approvvigionamento anche senza la transizione energetica a causa di un’offerta limitata che si rifletteva nell'aumento dei prezzi di rame, nichel, zinco, ad esempio, già prima del Covid.

Ma ai programmi governativi, che spingono al rialzo la domanda di energia e metalli, si riscontra un deficit nella spesa in prospezioni minerarie negli ultimi anni per sviluppare nuovi giacimenti. Inoltre, l'impennata della domanda spingerà i paesi che hanno questi materiali a bandirne le esportazioni, come già sta accadendo nella Repubblica Democratica del Congo o in Indonesia. Un'ondata di nazionalismo delle risorse si riverserà sul settore minerario.

E, anche in questo caso, se i limiti dell’offerta dovuti alla pandemia e l’inflazione potrebbero essere transitori, i deficit strutturali di approvvigionamento, il percorso globale verso la neutralità carbonica ed il nazionalismo delle risorse non sono temporanei o transitori.

 

Considerare il tempo per l’apertura delle miniere

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha spesso sostenuto che l'attuale inflazione, del 5,4% ben oltre l'obiettivo del 2% della Fed, sarebbe transitoria. Powell, attribuisce l'alto tasso di inflazione ai ritardi dell’offerta per la ripartenza dell'economia globale, ritiene che questi colli di bottiglia siano stati maggiori del previsto, ma comunque transitori, e che l'inflazione dovrebbe scendere verso l’obiettivo di lungo periodo.

In realtà, l’inflazione è in aumento costante mensile da dicembre 2020 e la Fed è fortemente vincolata a quanto può aumentare i tassi di interesse per reprimere l'aumento dell'inflazione a causa del debito pubblico statunitense, arrivato alla colossale cifra di  28,5 trilioni di dollari.

Per quantificare l'impatto della transizione energetica sui prezzi dei metalli, un’analisi del Fondo Monetario Internazionale ha stimato che, per metalli come rame, nichel, cobalto e litio, l'offerta non sarà al passo con l'impennata della domanda, inducendo aumenti del costo dei metalli e, quindi, potenzialmente ritardando la transizione energetica stessa.

Utilizzando un ampio set di dati storici, l’analisi stima l'elasticità dell'offerta e affronta un aspetto assente in quelle precedenti introducendo il tempo di apertura di una miniera, stimabile secondo Mark Cutifani, CEO di Anglo American, fino a 12-13 anni dalla scoperta del deposito alla messa in produzione.

L'elasticità dell'offerta definisce la velocità con cui le aziende aumentano la produzione in risposta a un aumento dei prezzi e i risultati evidenziano come l'offerta sia piuttosto anelastica nel breve termine, poiché può essere ampliata solo attraverso una maggiore capacità mineraria e, successivamente, con un maggiore riciclaggio.

 

La spesa per evitare “colli di bottiglia”

Per facilitare la crescita dell’offerta, le compagnie minerarie dovranno aumentare gli investimenti in attività di natura operativa, capex, per permettere la crescita della capacità primaria. Le stime indicano in poco meno di un trilione di dollari la spesa prevista entro il 2030 solo per evitare colli di bottiglia verso il raggiungimento di "Net-Zero" ed in più del doppio, 2 trilioni di dollari, per ottenere una transizione energetica accelerata. Per contestualizzare questo numero si consideri che il capex minerario globale è stato poco meno di 100 miliardi di dollari nell'ultimo decennio.

Dopo il picco del 2012 la spesa in conto capitale delle prime 10 compagnie minerarie globali è rimasta relativamente bassa. Dati in miliardi di dollari.

E’ stato stimato che uno shock dei prezzi positivo indotto da un aumento della domanda del 10% aumenti la produzione, nello stesso anno, di rame del 3,5%, di nichel del 7,1%, di cobalto del 3,2% e di litio del 16,9%. Nel lungo periodo, l'offerta dovrebbe diventare più elastica a seguito dell’apertura di nuove miniere, innovazioni nelle tecnologie di estrazione e nuove esplorazioni.

Però, l’anelasticità dell’offerta va anche interpretata analizzando l’ultimo superciclo delle materie prime, di un decennio fa, che ha comportato pesanti costi ed operazioni onerose che si sono concluse con miliardi di svalutazioni. Pertanto, molti azionisti rimangono tiepidi sulle grandi espansioni greenfield, cioè nella ricerca di nuovi giacimenti. Sarà quindi importante capire come le compagnie bilanceranno la distribuzione dei dividendi con un equilibrio di capex spostato verso la crescita ma soprattutto, in via principale, se l'industria mineraria o, meglio, i suoi investitori intendano finanziare gli investimenti significativi necessari per seguire il percorso di una transizione accelerata.

Inoltre, va considerato che anche l’industria mineraria non è risultata immune da spinte inflattive: i costi operativi orari, tra il 2017 e il 2021, per un perforatore idraulico sono aumentati di oltre il 26%, quelli di un mezzo cingolato del 24% e quelli di un dumper da miniera di quasi il 30%.

 

Ci sono anche costi ambientali e sociali

Ma le variabili in gioco sono oggettivamente molte poiché, se da un lato l’elasticità dell’offerta potrebbe giovarsi di innovazioni tecnologiche o delle economie di scala e della possibilità di sostituire determinati metalli con altri meno costosi, allo stesso tempo, i costi ambientali e sociali dell'attività mineraria potrebbero far diminuire questa elasticità in futuro.

Scenari di prezzi dei metalli analizzati secondo l’FMI.

Certamente, quanto emerge dall'analisi evidenzia come i prezzi di litio, cobalto e nichel potrebbero aumentare di diverse centinaia di punti percentuali rispetto ai livelli medi del2020 inuno scenario a zero emissioni nette, rappresentando un importante collo di bottiglia. I prezzi dei metalli aumenterebbero ai massimi storici in termini reali, ma per rimanerci per un periodo di tempo senza precedenti, circa un decennio, nello scenario "Net-Zero" dell'IEA.

Questi prezzi, come visto, minano la competitività economica delle tecnologie rinnovabili non programmabili, conferendo un'elevata incertezza alla realizzabilità della transizione energetica che, di conseguenza, potrebbe ritardare gli investimenti dell’industria mineraria e rendere maggiormente anelastica l’offerta.

 

Forum per la cooperazione internazionale sui metalli

Solo una politica climatica credibile e coordinata a livello globale può gestire gli investimenti per espandere l'offerta di metalli svolgendo un ruolo decisivo nell'evitare aumenti dei costi delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Questo si traduce in annunci di impegni lenti ma crescenti - l’esatto contrario di quanto sta facendo la Commissione Europea- che consentano una sostanziale espansione dell'attività mineraria, adottando tecnologie di mitigazione al fine di non produrre i ben noti effetti negativi sull'ambiente e consentendo l’introduzione di standard ambientali, sociali e di governance rigorosi. Probabilmente la creazione di un'istituzione internazionale, analoga all'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), focalizzata sui metalli potrebbe definire gli standard del settore ed essere un forum per la cooperazione internazionale.

Una transizione energetica accelerata è destinata a favorire ulteriori restrizioni commerciali, con conseguenti aumenti dei costi sociali ed ambientali oltre a quelli economici rivelandosi, in sostanza, un rimedio peggiore del male.