Oggi:

2020-08-11 23:41

Tanto Green. Ma per Pochi

COSTI SOCIALI E AMBIENTALI DELLE RINNOVABILI (5)

di: 
Giovanni Brussato

BMW e Codelco hanno siglato un accordo per la sostenibilità ambientale e sociale del rame necessario a produrre le batterie dei veicoli elettrici costruiti dalla Casa di Monaco di Baviera. Ma i criteri di sostenibilità non sono proprio gli stessi nel ricco Nord che potrà permettersi la mobilità elettrica e nel Sud del mondo dove si sfruttano le miniere. Dal sito della Rete di Resistenza sui Crinali, l’autore racconta i luoghi, le storie e i modi dove Codelco approvvigionerà il rame "green”.

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La BMW si è posta il problema della sostenibilità delle filiere di produzione dei suoi veicoli elettrici e, per questo, ha siglato un accordo con Codelco, la compagnia cilena di estrazione mineraria. Lo scopo è sviluppare una collaborazione che garantisca l'estrazione del rame necessario a produrre le batterie in modo ambientalmente e socialmente sostenibile. È l'occasione per conoscere i luoghi dove Codelco approvvigionerà il rame "green" e, in generale, per approfondire il tema dell'approvvigionamento dei minerali necessari alla produzione delle tecnologie necessarie al Green Deal.

Questa storia inizia da lontano: il 5 agosto 2010 alle ore 14 nella miniera di San José della Compañía Minera San Esteban Primera, nel Deserto di Atacama, in Cile, un crollo intrappola trentatrè minatori a circa 600 metri di profondità. La gara per cercare di estrarli dalle viscere della terra, seguita dal mondo intero (perfino Hollywood qualche anno dopo fece un film “I 33”) terminò il 13 ottobre con il salvataggio di tutti i minatori. A guidare e coordinare le operazioni di salvataggio fu la compagnia statale Codelco, uno dei maggiori produttori mondiale di rame, mostrando competenza e risorse ed ottenendo un’indubbia pubblicità gratuita. L’anno successivo, forse anche per il successo e la credibilità ottenuta con il salvataggio di San José, fu firmato un accordo bilaterale tra i governi dell'Ecuador e del Cile, reso noto solo nel 2014, la cui finalità era che Codelco aiutasse la società mineraria statale dell'Ecuador, Enami, a sviluppare la prospezione mineraria nella valle di Intag nella foresta tropicale andina. Curiosamente, l'accordo è considerato un segreto di stato in Cile, con i tribunali cileni che vietano alle agenzie governative di rivelarne il contenuto.

Ma ora dobbiamo fare un altro passo indietro fino ai primi anni 90, quando la Bishi Metal, impresa del gruppo giapponese Mitsubishi, fece ingresso nell’area di Intag per iniziare i lavori di prospezione geologica.

Situata sul versante nord-ovest delle Ande ecuadoriane, la valle di Intag prende il nome dal fiume che vi scorre, le sue foreste fanno parte della regione più ricca di biodiversità del mondo: le Ande tropicali. Queste montagne, ad alta piovosità, sono la principale fonte d'acqua per i sistemi fluviali dell'Amazzonia e della costa del Pacifico. Questa regione è biologicamente diversificata, principalmente per la sua posizione geografica sull'Equatore e per la differenza di altitudine, clima e piovosità creata dalle montagne. In queste foreste vivono specie di orchidee che non esistono in nessun’ altra parte del Pianeta.

La valle di Intag Ecuador

La fauna non è meno diversificata: nel sito minerario proposto e nelle foreste circostanti sono state segnalate 279 specie di animali in via di estinzione. Un anfibio, la Longnose Harlequin Frog (Atelopus longirostris) che la IUCN, International Union for Conservation of Nature, aveva classificato come estinto, è stata riscoperto qui da un biologo nel 2016.

Nel marzo del 2019, il National Geographic ha riportato la scoperta di una rana, la Manduriacu glass frog (Nymphargus manduriacu), in una vicina foresta. La rana, minacciata dalle prospezioni minerarie, è entrata immediatamente nella lista degli animali in pericolo di estinzione. Secondo la rivista, la corruzione e l'estrazione mineraria sono le principali minacce per questa nuova specie. Le foreste e i torrenti di Intag, ora minacciati dalle miniere, sono l'unico posto conosciuto sul pianeta in cui esistono queste specie di anfibi.

Torniamo alla nostra storia e spostiamoci nel 1996, quando su richiesta del governo ecuadoriano la Japan International Cooperation Agency, JICA, e la Metal Mining Agency of Japan, MMAJ, condussero uno studio preliminare di impatto ambientale per una piccola miniera di rame in questa regione. Gli esiti furono espliciti: la miniera avrebbe provocato una "massiccia deforestazione"; la contaminazione dei fiumi con metalli pesanti, tra cui piombo, cadmio e arsenico, la scomparsa di specie animali in via di estinzione a seguito della perdita del loro habitat, il trasferimento forzato di centinaia di famiglie da quattro comunità che lì vivevano.

Le proteste degli abitanti quando lo studio divenne pubblico convinsero, qualche anno dopo, Bishi Metal a restituire le concessioni ed abbandonare la zona di esplorazione.

 

La concessione di Llurimagua

Facciamo un salto di alcuni anni fino al maggio del 2014 quando, Codelco insieme ad Enami, compagnia mineraria nazionale dell'Ecuador, è stata in grado di iniziare a esplorare le foreste di Intag dopo una pausa di quindici anni causata dalla resistenza locale. Per farlo, hanno utilizzato centinaia di militari delle unità speciali di polizia e personale militare, che di fatto hanno imposto uno stato di emergenza sull'intera regione. La prospezione ha avuto luogo nelle foreste primarie che i membri di due comunità locali gestivano dal 1999 nell'ambito di un riuscito progetto di ecoturismo.

Infatti, negli ultimi 24 anni, le comunità di Intag hanno lavorato instancabilmente per conservare le foreste, la biodiversità e i bacini idrici della regione con il supporto di organizzazioni nazionali e internazionali. Fino ad oggi, sono stati in grado di definire 41 bacini idrografici e riserve forestali di proprietà del governo locale e della comunità, proteggendo oltre 13.000 ettari foreste e le centinaia di specie in via di estinzione che vi sono ospitate. Oltre al valore ecologico dell'iniziativa, le riserve forniscono anche acqua potabile pulita a migliaia di residenti locali che, nel frattempo, hanno sviluppato un modello di partecipazione popolare per uno sviluppo alternativo realmente condiviso e sostenibile, creando una rete di 450 produttori locali di prodotti artigianali  e di progetti di ecoturismo comunitario.

Non appena sono iniziate le attività esplorative, le comunità hanno denunciato violazioni delle autorizzazioni e dello studio sull'impatto ambientale: la contaminazione del fiume Junin, il disboscamento, l'uso non autorizzato del territorio nonché gravi violazioni dei diritti umani, con l'arresto illegale e l'incarcerazione di un leader della comunità e danni alle attività turistiche. Ma le denunce, sebbene sostenute da prove concrete, venivano palesemente ignorate o archiviate da parte delle autorità, apertamente a favore delle compagnie.

Tutto questo è però cambiato radicalmente nel 2019 quando, il Comptroller General dell'Ecuador ha reso pubblica la bozza finale di un'indagine approfondita della concessione mineraria di Llurimagua che confermava ciò che le comunità avevano denunciato per anni: il rapporto ha rivelato dozzine di irregolarità da parte delle istituzioni statali che, violando la regolamentazione delle attività minerarie, hanno permesso che l'esplorazione finanziata da Codelco contaminasse il fiume Junin, abbattesse illegalmente la foresta, utilizzasse 258 milioni di litri di acqua senza un'adeguata autorizzazione. 

Intag Ecuador

Video realizzato nelle foreste tropicali di Intag

Non è insolito che le grandi società minerarie dettino ai governi quali modifiche si aspettano di vedere nella legislazione mineraria di un paese prima di investire. L'estrazione mineraria era vietata nelle foreste protette dell'Ecuador (Bosques Protectores) tuttavia, negli ultimi anni, in oltre quaranta di queste aree è stata autorizzata l’attività mineraria. Molte delle concessioni minerarie rientrano nelle zone cuscinetto dei parchi nazionali, mettendoli a rischio.

Una legislazione fiscale favorevole all'industria mineraria è un impulso importante che può alimentare le violazioni dei diritti umani ed il degrado ambientale. Incentivi economici e fiscali attraggono le compagnie minerarie anche indipendentemente dai loro propositi: talvolta gli incentivi possono essere così generosi da incoraggiare l'apertura di miniere dove, altrimenti, non sarebbero economicamente sostenibili.

Forti agevolazioni fiscali o regolamentari possono rendere redditizia una miniera anche in una zona socialmente o ambientalmente difficile. Ad esempio, sollevare una società mineraria dalla responsabilità di sostenere i costi della chiusura o il recupero ambientale della miniera vuol dire trasmetterli, legalmente, ai governi locali. Frequentemente, sono le comunità che vivono quei territori che finiscono per pagare enormi costi in termini ambientali e di salute, costi che possono durare per generazioni.

Parimenti, se i regolamenti non sono stringenti, diventa molto più economico per le compagnie pagare multe simboliche per le violazioni normative piuttosto che investire nel risolvere i problemi legati all’inquinamento ambientale dovuto all’attività estrattiva.

Il disastro che ha colpito il villaggio di Bento Rodriguez in Brasile

Le conseguenze di questo modo agire sono tragedie come quella che ha spazzato via il villaggio di Bento Rodriguez nel 2015, in quello che il Brasile ha definito "il suo più grande disastro ambientale", un primato destinato purtroppo a resistere solo pochi anni. La catastrofe, avvenuta a seguito del cedimento di un bacino di decantazione di una miniera di ferro nello stato brasiliano del Minas Gerais, ha causato la morte di diciannove abitanti del villaggio ed ha lasciato senza tetto 375 persone. Il bacino, costruito per ospitare i fanghi derivanti dall'estrazione degli ossidi di ferro dalle grandi miniere della regione, era conosciuto col nome di Fundão ed era gestito dalla Samarco Mineração SA, una joint venture tra il gigante brasiliano Vale e la multinazionale Anglo Australiana BHP Billiton. Circa 40 milioni di metri cubi di fanghi tossici provenienti dall'estrazione degli ossidi di ferro sono arrivati al Rio Doce, il cui bacino idrografico copre 230 comuni dove l'acqua del fiume era la fonte di approvvigionamento idrico per la popolazione. Infine, dopo due settimane dal crollo, i fanghi tossici hanno raggiunto l'oceano Atlantico dove gli ambientalisti ritengono che l'inquinamento potrà essere smaltito dall'ambiente marino nel corso di circa 100 anni.

La tragedia avrebbe potuto essere evitata se le due compagnie minerarie fossero state soggette a normative più stringenti invece di permettere loro, come hanno sottolineato le autorità brasiliane, di concentrarsi sulla riduzione dei costi e l’aumento della produzione.

La deregulation porta a questo. Meno regolamenti e controlli rendono più economico e conveniente lo sfruttamento delle risorse per le industrie estrattive. Il Paese attrae maggiori investimenti e gli azionisti maggiori dividendi perché il basso costo delle materie prime significa prodotti finiti più economici per alimentare le economie di paesi che sono in grado di trasformare i materiali grezzi in prodotti finiti, come la Cina e molti altri.

Anche gli accordi firmati tra gli Stati a livello internazionale per promuovere il libero scambio e per proteggere e favorire investimenti esteri, qualche volta, diventano estremamente onerosi per i paesi in via di sviluppo che li firmano sotto la pressione delle istituzioni internazionali al fine di attrarre investimenti esteri o ricevere finanziamenti. La non conformità, oppure clausole particolarmente complesse in una qualsiasi parte degli accordi, in particolare negli accordi bilaterali di investimento, possono innescare cause multimilionarie o addirittura miliardarie da parte di società multinazionali contro il paese firmatario.

La pressione a conformarsi al libero scambio o ad accordi bilaterali può costringere il paese a cambiare la sua legislazione, rendendolo impotente a prevenire reati ambientali, a porre rimedio ai danni o a proteggere i suoi cittadini.

Non è insolito, quindi, che non vengano presi adeguati provvedimenti per proteggere i propri cittadini e l’ambiente per timore di finire in un tribunale internazionale di fronte a una multinazionale, le cui entrate possono superare il bilancio fiscale annuale di una piccola nazione. Come nel caso dell'Ecuador, il cui bilancio 2017 era di 32,3 miliardi di dollari mentre per BHP Billiton, una delle più grandi compagnie minerarie al mondo, i profitti sono stati, nello stesso anno, di 38,27 miliardi di dollari. La stessa BHP Billiton, partner di Vale nel disastro di Bento Rodriguez, ha aperto una sua unità locale, Cerro Quebrado, con sede a Quito, ed investirà circa 82 milioni di dollari per l'esplorazione di cinque concessioni nella provincia di Intag.

Ma le concause di questi disastri sono spesso dovute alla corruzione endemica: licenze ottenute in assenza di controlli sulla conformità o approvazione, senza verifiche, di studi sulla mitigazione o sull’assenza di impatti sociali e ambientali dalle operazioni estrattive proposte o sulla sicurezza delle dighe degli sterili autocertificata dalle aziende, come vedremo successivamente.

E' notizia di questi giorni che un tribunale dell'Ecuador ha condannato ad otto anni di carcere l'ex presidente della repubblica dell'Ecuador Raffael Correa, che è da tempo esule in Belgio, riconoscendolo colpevole di corruzione aggravata per aver ottenuto indebiti finanziamenti del suo movimento politico (Alianza País) in cambio di contratti di Stato per imprenditori ecuadoriani. Ricordiamo che Correa è stato il promotore della modifica Costituzionale in base alla quale l'estrazione delle risorse naturali è un settore strategico dell’economia su cui lo Stato detiene il processo decisionale e controllo esclusivo e che ha dato il via alla campagna di prospezioni minerarie che doveva portare all’estrazione su larga scala che stiamo raccontando oggi.

 

Ecologia e geologia

È bene riassumere più chiaramente il contesto nel quale si vuole porre in essere una, o più miniere a cielo aperto che occuperanno decine, forse centinaia di chilometri quadrati di foresta vergine e che approfondiranno i loro scavi per alcune centinaia di metri sotto la superficie del terreno come è visibile nella foto sottostante.

La miniera di rame Chuquicamata a Calama nel Deserto di Atacama in Cile, di proprietà di Codelco

Una volta disboscato il sito è necessario rimuovere la copertura vegetale da smaltire o da riposizionare altrove. Successivamente può iniziare lo scavo vero e proprio che si approfondirà anche per diverse centinaia di metri. Dato che la percentuale di rame nel minerale è solo lo 0,5%, cioè 5 kg per tonnellata di roccia, significa che il 99,5% delle centinaia di milioni di tonnellate di roccia estratta finirà come scarto di miniera dopo essere stato ridotto, per mezzo di potenti mulini, ad una polvere di adeguata granulometria al fine di ottimizzare il trattamento successivo.

Non è inutile ricordare che Llurimagua potenzialmente potrebbe produrre 210.000 tonnellate all'anno di rame per 27 anni: utilizzate la proporzione espressa sopra per calcolare i miliardi di tonnellate di metri cubi di inerti da stoccare e gestire, servirà a darvi la misura di ciò che stiamo dicendo.

La successiva operazione è la flottazione, che serve per separare le frazioni contenenti il rame dagli inerti; la polvere viene emulsionata con liquidi tensioattivi ed immessa in grandi vasche dove si asporta lo strato schiumoso superficiale che contiene le particelle più ricche di rame. Il residuo può essere ulteriormente trattato, in presenza di ulteriori metalli presenti nella ganga, che nel caso di Llurimagua sono argento e oro, prima di essere allontanato dall’impianto di lavorazione sotto forma di fanghi o limi, con una percentuale di solidi compresa tra il 15% e il 60%, oppure sotto forma di sterili grossolani, più o meno secchi. Gli sterili, sia grossolani che fini, vengono per la maggior parte depositati in apposite strutture in loco, ad esempio cumuli o bacini di decantazione. Questi residui generati dall’estrazione possono contenere notevoli quantità di sostanze pericolose: metalli pesanti come piombo, arsenico, mercurio e cadmio, oppure le sostanze chimiche che sono utilizzate nel particolare processo per separare il minerale utile dal resto.

Queste situazioni favoriscono l’innescarsi del drenaggio acido (DA), cioè la produzione di acidi che si verifica quando materiali ricchi dei solfuri contenuti negli sterili sono esposti all’ossigeno ed all’acqua e reagendo con essi, formano acidi solforici. È un processo che può verificarsi anche in natura ma che è notevolmente accelerato dalle attività minerarie, dal momento che queste portano in superficie e frantumano, in grandi quantità, questi materiali.

L’acqua, in questo caso la pioggia, che in quest’area, con intense precipitazioni annuali, tra i tre e i quattro metri all'anno, provoca disastri poiché uno degli aspetti più preoccupanti del drenaggio acido è la persistenza nell’ambiente. A causa della formazione di acido solforico, una struttura di deposito di rifiuti minerari può avere ripercussioni gravi e prolungate nel tempo sulle acque superficiali e sotterranee, e sulle forme di vita acquatica. Una volta avviato, il processo di formazione di acidi è estremamente difficile da arrestare. È risaputo che l’acidità e la presenza di contaminanti disciolti uccidono la maggior parte delle forme di vita acquatica, facendo diventare pressoché sterili i corpi idrici e rendendo l’acqua inadatta al consumo umano.

Un esempio in Europa è il fiume Rio Tinto in Spagna, che prende il nome dall’omonima, storica, miniera di rame aperta nel 1873, dove ancora oggi, dopo decenni dalla sua chiusura, le sue acque sono del colore del sangue, non si possono bere, non si possono usare per l’agricoltura e, in esse, non possono vivere né pesci né alghe.

Fiume Rio Tinto - Spagna

Il drenaggio acido è un problema che affligge ancora oggi le operazioni di estrazione, e che tutta la tecnologia nel mondo non può prevedere correttamente, né controllare completamente. Soprattutto, in molti casi, questi impianti richiedono una manutenzione perpetua che, però, non sarà garantita quando, terminata la coltivazione, l’area rimarrà abbandonata a sè stessa. Sarà in quel momento che, se le responsabilità delle compagnie minerarie non saranno state contrattualmente definite, se in nome del "libero scambio" si saranno accettate condizioni scellerate, a pagare sarà nuovamente l’ambiente e coloro che in questi luoghi vivono. 

Nel caso della Valle di Intag a complicare lo scenario, abbiamo una morfologia con forte acclività ed il fatto di trovarsi in una zona sismicamente attiva, fattori questi che possono influire sulla stabilità delle dighe dei bacini di decantazione.

Brumadinho Brasile ( www.worldminetailingsfailures.org) 

È proprio quello che è accaduto il 25 gennaio 2019 a Brumadinho, una città di poco meno di 40mila persone nello stato del Minas Gerais, proprio come Bento Rodriguez, dove ha ceduto una diga destinata a creare un bacino di raccolta dei reflui delle attività minerarie, che separava milioni di metri cubi di fanghi tossici dalla popolazione e dall’ambiente circostante. Costruita nel lontano 1976, ha collassato improvvisamente senza che si attivasse l’allarme, ammesso che il sistema fosse funzionante visto che quel deposito di veleni era inutilizzato da anni. 13 milioni di metri cubi di sterili minerari si sono riversati su persone, animali, fiumi, foreste e città, causando un numero imprecisato di vittime. Sono stati recuperati 270 corpi, ma le ricerche non sono mai finite e nessuno sa quale sia il vero bilancio. Accusato di omicidio il CEO di Vale, il gigante minerario brasiliano (ancora loro) e, con lui, undici persone che lavoravano per Vale oltre a cinque che lavoravano per la società tedesca di certificazione di sicurezza TUV SUD che avrebbe dovuto garantire la stabilità strutturale dell’invaso. La Procura ha affermato, dopo un anno di indagini, che era noto a Vale che la diga, almeno dal 2017, non era più in sicurezza, che erano state rilasciate dichiarazioni false e nascoste informazioni relative alla sicurezza della diga al governo ed alla società, compresi i suoi investitori ed azionisti. Gli investigatori hanno stabilito che i presunti crimini hanno determinato un incidente "che ha reso impossibile o difficile per le vittime difendersi, poiché l'esplosione della diga è avvenuta all'improvviso e violentemente".

La nostra storia termina qui. E’ stata una lunga premessa necessaria per permettervi di valutare correttamente l’annuncio di BMW e Codelco di un accordo per la cooperazione a sviluppare un approvvigionamento di rame trasparente e responsabile.

Circa la sostenibilità vorremmo però fornire un'ultima considerazione: l'estrazione del rame, come visto, richiede grandi quantità d'acqua e, nel processo industriale, molta di quest’acqua evapora causando un significativo drenaggio di risorse nel deserto di Atacama noto come il luogo più arido della terra dove, secondo i dati di Cochilco, la Commissione Cilena del Rame, nel 2019 il consumo di acqua dolce per il prelievo di rame è stato di 12,3 mc3/sec che significa circa un milione di mc3 al giorno. Consideriamo ora che, nei primi mesi del 2020, un tribunale tedesco ha bloccato le autorizzazioni per la costruzione della Gigafactory europea di Tesla vicino a Berlino per le istanze dei gruppi ambientalisti locali, che manifestavano anche perché la fabbrica avrebbe prelevato acqua dalla condotta pubblica della verde Germania nella misura di 0.1 mc3/sec: circa 123 volte in meno di quanto avviene qui … Forse BMW dovrebbe chiedersi come avrebbero reagito i cittadini tedeschi, prossimi consumatori dei suoi veicoli elettrici, di fronte ad un analogo consumo d’acqua. Senza considerare che quasi altrettanta ne viene consumata, sempre qui, nel deserto di Atacama, per estrarre il litio con cui realizzano le batterie di molti veicoli elettrici.

Gli obbiettivi dell'accordo, dicevamo, sono 1) aumentare la trasparenza nella catena di approvvigionamento del rame attraverso la cooperazione con Codelco, 2) garantire la sostenibilità dell'estrazione del rame alla produzione di automobili, 3) stabilire insieme a tutti i partner della filiera nuovi standard nella catena di fornitura del rame. Magari attraverso tecnologie innovative quali la blockchain che, sicuramente, detiene il potenziale per tracciare i minerali dal punto di estrazione al consumatore finale.

Ma, qualsiasi applicazione della tecnologia blockchain focalizzata esclusivamente sulla tracciabilità potrebbe consentire violazioni dei diritti umani, pratiche corrotte, danni ambientali e problemi alla salute ed alla sicurezza perché basta omettere, nella raccolta di dati, la registrazione di informazioni pratiche su questi temi ed il gioco è fatto.

Questo non è il primo annuncio di collaborazione tra compagnie estrattive e produttori di beni di consumo, molti altri ne seguiranno. Ma quello che vi invitiamo a chiedervi è quante persone nei paesi in via di sviluppo saranno in grado di permettersi beni di consumo come i veicoli elettrici, che impiegheranno milioni di tonnellate rame, nichel, cobalto ed altri metalli rari per costruirle. La verità scomoda è che la maggior parte dei metalli viene consumata dai cittadini di una manciata di nazioni ricche, mentre le conseguenze ambientali, sociali e culturali ricadono sulle popolazioni delle nazioni più povere, in cui vengono estratti i metalli.

Più che una transizione verde sembra l'eredità coloniale del Nord globale, gli eccessi delle nazioni più ricche ed il potere delle grandi compagnie che vestono di green il modello estrattivista. Gli impegni di mitigazione dei cambiamenti climatici finora assunti dai paesi del Nord sembrano ignorare gli aspetti oscuri della crisi, quelli che approfondiscono disuguaglianze sociali ed ingiustizie. Senza considerare questi aspetti, ci troviamo solo di fronte all’ennesima operazione di greenwashing, con cui l'industria mineraria sta attirando investimenti e giustificando nuovi progetti, proponendosi come attore chiave di una transizione riservata solo a chi può accedere alle nuove tecnologie. Quanto alle energie rinnovabili, in questa prospettiva, esse sono destinate sin d’ora a fallire miseramente gli obiettivi climatici, perché limitate ad una ristretta parte del Pianeta.

Una società in cui la tecnologia consente di generare produttività e ricchezza sempre maggiori, dove il lavoro viene sempre più spesso svolto dalle macchine, potrà funzionare a lungo termine solo generando realtà che distribuiscano adeguatamente la ricchezza. Se la tecnologia aumenta la disuguaglianza, diventa semplicemente dell'olio gettato sulla strada in discesa che porta verso l'ingiustizia sociale.

 

Riferimenti:

Bitty A. Roy1, Martin Zorrilla2,3, Lorena Endara4, Dan C. Thomas1, Roo Vandegrift1, Jesse M. Rubenstein5, Tobias Policha1, Blanca Rìos-Touma6, and Morley Read7 - New Mining Concessions Could Severely Decrease Biodiversity and Ecosystem Services in Ecuador.

1 - Institute of Ecology and Evolution, University of Oregon, Eugene, OR, USA

2 - Nutrition Technologies Ltd., Ho Chi Minh City, Vietnam

3 - Research Institute of Biotechnology and Environment, Ho Chi Minh City, Vietnam

4 - Department of Biology, University of Florida, Gainesville, FL, USA

5 - Department of Geography, University at Buffalo, Buffalo, NY, USA

6 - Grupo de Investigacion en Biodiversidad Medio Ambiente y Salud, Facultad de Ingenierıas y Ciencias Aplicadas, Universidad de Las Americas, Quito, Ecuador

7 - Centro Jambatu de Investigacion y Conservacion de Anfibios, San Rafael, Quito, Ecuador

 

EARTHWORKS  - POLLUTING THE FUTURE: How mining companies are contaminating our nation's waters in perpetuity - www.earthworksaction.org

R.K. Valenta a, D. Kemp b, J.R. Owen b, G.D. Corder c, E. Lebre b - Re-thinking complex orebodies: Consequences for the future world supply of copper.

a W.H.Bryan Mining & Geology Research Centre, Sustainable Minerals Institute, The University of Queensland, Australia

b Centre for Social Responsibility in Mining, Sustainable Minerals Institute, The University of Queensland, Australia

c Centre for Mined Land Rehabilitation, Sustainable Minerals Institute, The University of Queensland, Australia

Rainforest Information Center - The extent of recent mining concessions in Ecuador A report detailing the overlap of exploratory mining concessions with protected forests and other regions of conservation and human rights interest in Ecuador. Version 1.1 (updated January 17, 2018).

Karolien van Teijlingen,  Universidad Andina Simón Bolívar - The ‘will to improve’ at the mining frontier: Neo-extractivism, development and governmentality in the Ecuadorian Amazon - The Extractive Industries and Society.