Oggi:

2018-05-24 16:21

La questione dei controlli

Fukushima un anno dopo (II)

di: 
Roberto Mezzanotte

Da anni il Giappone è esposto a critiche, in ambito internazionale, per la mancanza di un’autorità di controllo indipendente. Oggi infatti questa autorità è collocata all’interno del Ministero dell’energia e dell’industria;come dire; controllori e controllati sotto lo stesso tetto. L’incidente di un anno fa ha prodotto un ripensamento e il governo giapponese ha finalmente deciso di intervenire.

In settembre è stata parzialmente revocata l’evacuazione della popolazione, consentendo il rientro di quella residente nella fascia compresa tra i 20 e i 30 km dalla centrale. Sono invece ancora soggetti al provvedimento i residenti nella fascia interna ai 20 km e nel settore maggiormente interessato dalla dispersione della nube, settore che si spinge fino a 50 km dalla centrale, in direzione NNO, oltre che in alcuni hot spot esterni. Si tratta complessivamente di circa 90.000 persone. Le autorità preposte sembrano orientate a razionalizzare l’evacuazione ancora in atto rimuovendo il provvedimento per le aree ove gli individui della popolazione sarebbero suscettibili di ricevere dosi annue inferiori a 20 mSv, consentendo accessi limitati nelle aree ove la dose annua sarebbe compresa tra 20 e 50 mSv e mantenendo l’interdizione, la cui durata non è oggi prevedibile, per le aree ove la dose annua sarebbe superiore a 50 mSv. Per avere una migliore percezione dei valori di dose di cui sopra, si ricorda che gli standard internazionali fissano, per gli individui della popolazione, il limite di dose annuo (che comunque non si applica nella gestione delle emergenze) a 1 mSv.

Questi valori fanno giustizia, se mai ce ne fosse stato bisogno, dei tentativi di banalizzazione che vi sono stati all’indomani dell’incidente, quando le dosi ricevute dalla popolazione giapponese venivano talora confrontate con quelle che si riceverebbero per effetto della radioattività naturale se si stazionasse per un anno a Piazza S. Pietro, in Roma.

Per quanto attiene alla radioprotezione dei lavoratori - quasi 20.000 tra dipendenti dell’esercente e, in larga maggioranza, imprese esterne - tra marzo e dicembre 2011 hanno ricevuto, in un caso, la dose massima di 680 mSv e poi dosi via via decrescenti per gruppi sempre più numerosi, sino a una dose inferiore a 10 mSv stimata per circa 13.000 lavoratori, con una dose media complessiva pari a 11,5 mSv. Nello stesso periodo si sono registrati sei decessi, nessuno dei quali è stato imputato alle esposizioni ricevute.

Le attività sulla centrale prevedono adesso la conclusione della decontaminazione esterna e della sistemazione generale del sito (sono stati ad oggi rimossi circa 22.000 m3 di detriti e sono state ripristinate le vie di accesso e di movimentazione tra i vari edifici della centrale. Entro due anni dovrebbe avere inizio la rimozione degli elementi di combustibile dalle piscine di stoccaggio; quindi, nei successivi dieci anni, dovrebbe avvenire la rimozione della massa di combustibile fuso dall’interno dei reattori; infine, nei successivi 30-40 anni è oggi previsto lo smantellamento della centrale.

Uno sguardo alle ricadute internazionali dell’incidente. Senza entrare qui nell’esame di situazioni in paesi come il Belgio, la Svizzera, la Germania e la stessa Italia, che in differente modo hanno rinunciato ai programmi di sviluppo o di mantenimento dell’energia nucleare, in tutti i paesi ove sono in esercizio impianti nucleari si sono svolti o si stanno effettuando degli stress test, per verificare la risposta degli impianti a eventuali eventi e sequenze del tipo di quelle registrate a Fukushima e alle problematiche che l’incidente ha evidenziato, individuando così i miglioramenti possibili. Per i paesi dell’Unione europea, nonché per la Svizzera e l’Ucraina che vi hanno aderito, il programma dei test è stato definito dall’ENSREG, un organismo istituito da alcuni anni dal Consiglio d’Europa, dove sono rappresentati i responsabili degli enti nazionali di controllo. I test, eseguiti dagli esercenti, sono stati riesaminati dagli stessi enti nazionali e sono attualmente oggetto di una valutazione in sede comunitaria da parte delle autorità degli altri paesi (peer review).

Infine, una notizia diffusa delle autorità giapponesi nell’agosto 2011 e che avrebbe meritato una risonanza maggiore di quella che ha sin qui avuto.

Da anni il Giappone è esposto a critiche e rilievi, in ambito internazionale, per la collocazione della sua autorità di controllo, che è oggi un’unità interna al Ministero dell’energia, commercio e industria, in evidente contrasto con il principio di indipendenza delle funzioni di controllo e di regolamentazione della sicurezza e della radioprotezione, principio che impone la netta separazione di tali funzioni da quelle di utilizzazione e promozione dell’energia nucleare. Nella riunione del 15 agosto, il governo ha deciso di istituire un nuovo ente, provvisoriamente chiamato Nuclear Safety and Security Agency, che costituirà un’Agenzia esterna al Ministero dell’ambiente, in modo da corrispondere a quel principio, che tra l’altro il Giappone si è impegnato a rispettare sottoscrivendo due trattati internazionali che lo sanciscono. Il 26 agosto il governo ha istituito una task force incaricata di predisporre il necessario disegno di legge che delinei di nuovo l’organizzazione dei controlli. L’istituzione della nuova Agenzia dovrebbe ormai avvenire a breve. Per vero, nessuno degli osservatori internazionali ha ritenuto di evidenziare una connessione diretta tra lo specifico incidente di Fukushima e la “limitata” indipendenza dell’ente di controllo. Sta di fatto che il governo giapponese ha finalmente deciso di intervenire.

È curioso osservare che l’Italia, dove l’autorità di controllo è posta già da diciotto anni in un’agenzia esterna al Ministero dell’ambiente, sia in questi giorni impegnata su un percorso istituzionale diametralmente opposto, teso a portare i controlli nell’ambito del Ministero dello sviluppo economico. È questo infatti ciò che prevede l’articolo 21 del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011, contro i requisiti di indipendenza sanciti dalle direttive e contro una delle lezioni che in Giappone dall’incidente di Fukushima si è ritenuto di trarre.

(2.Fine)