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2026-09-11 03:49

Il governo non dice quanto costa il rispetto del Protocollo di Kyoto

QUEL CHE C’È DA SAPERE

In allegato al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2015, è stata pubblicata la Relazione del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il documento sintetizza l’evoluzione normativa internazionale ed europea in materia di cambiamenti climatici; riporta la situazione delle emissioni nazionali di gas serra al 2012, vale a dire con riferimento al primo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (2008-2012); valuta gli scenari delle emissioni con orizzonte temporale al 2020 idonei al raggiungimento dell’obiettivo previsto per i settori “non ETS” dalla Decisione 406/2009 ("effort sharing") e indica le azioni da attuare prioritariamente per porre il Paese sul giusto percorso rispetto a tale obiettivo. I settori “non ETS (Emission Trading System)” sono quelli non regolati dalla direttiva 2009/29/UE e sono identificabili con i settori agricolo, trasporti, residenziale e civile.

In un dossier del Servizio studi della Camera, si osserva che nella Relazione viene ricordato che, come previsto dalla delibera Cipe 17/2013 (di approvazione del Piano di Azione Nazionale per la riduzione dei gas serra per il periodo 2013-2020), il Ministero dell’ambiente - al fine di un’accurata quantificazione delle risorse necessarie per rispettare l’obiettivo di Kyoto, sulla base dell'aggiornamento dell’inventario delle emissioni - presenta al Cipe una stima delle risorse necessarie per l’acquisto delle quote ai fini del rispetto dell’obiettivo di Kyoto. “Nel documento, però, nulla viene detto in merito all’attuazione di tale adempimento.”

Intanto, il 24 aprile, il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato le delibere con cui il “Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del protocollo di Kyoto” ha rilasciato oltre 66 milioni di quote CO2, relative agli anni 2014 (20,7 milioni di quote, relative a 93 impianti) e al 2015 (45,5 milioni di quote, relative a 934 impianti).