EMISSIONI DI METANO
Il 9 luglio 2026 si è svolta a Bologna, presso HerAcademy, la seconda edizione di MonitorCH4, l’iniziativa promossa dagli Amici della Terra dedicata alle tecnologie, alle pratiche operative e al quadro regolatorio per il monitoraggio, la quantificazione e la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico.
In Copertina: I saluti istituzionali di Monica Tommasi e dell'assessora Irene Priolo a MonitorCH4. Foto Italo Vazzana
La seconda edizione di MonitorCH4 ha confermato la crescita di interesse attorno all’attuazione del Regolamento UE 2024/1787 per la riduzione delle emissioni dirette di metano, in una fase in cui gli obblighi europei devono tradursi in strumenti operativi, standard tecnici e soluzioni industriali applicabili. La forte partecipazione di operatori, imprese, istituzioni e stakeholder ha mostrato come l’obiettivo di riduzione in questo campo non si limiti all’obbligo regolatorio, ma rappresenti un terreno concreto di confronto su politica energetica, standard ambientali, sicurezza degli approvvigionamenti e sviluppo tecnologico.
MonitorCH4 si conferma come uno spazio operativo di confronto tra policy maker, enti attuatori, operatori e sviluppatori delle tecnologie necessarie per rendere misurabile e verificabile la riduzione delle emissioni. L’iniziativa proseguirà nelle prossime edizioni con l’obiettivo di accompagnare l’attuazione del Regolamento e di mantenere aperto un dialogo tra istituzioni, imprese, ambientalisti e mondo tecnico.
Dall’attuazione italiana al quadro europeo
L’apertura dei lavori ha riportato subito il confronto sul nodo istituzionale. Il MASE, attraverso l’intervento di Marilena Barbaro, direttore generale Fonti e titoli abilitativi, ha confermato le attività già avviate per l’attuazione del Regolamento, anche in attesa della designazione formale del Ministero come autorità competente. Senza un quadro di governance pienamente definito, le scadenze legate ai controlli, ispezioni e raccordo con gli altri soggetti istituzionali, come ISPRA, non possono essere rispettate.
L’aggiornamento dell’analisi sullo stato di attuazione in Italia è stato presentato da Carlotta Basili che ha coordinato il recente rapporto degli Amici della Terra. Le prime evidenze sulle relazioni relative al 2025 indicano un aumento delle comunicazioni trasmesse al MASE: 92 relazioni, rispetto alle 87 del primo ciclo per il 2024, con nuovi operatori soprattutto nel segmento della distribuzione. Dai dati disponibili emerge anche una diminuzione delle emissioni di metano rendicontate, concentrata principalmente nella distribuzione. Si tratta di risultati preliminari, che andranno verificati e approfonditi, ma che confermano la capacità del sistema italiano di rispondere agli obblighi europei anche in una fase ancora incompleta dal punto di vista istituzionale.
Tommaso Franci, responsabile energia degli Amici della Terra, ha collocato questi risultati in uno scenario più ampio. Per proseguire il percorso positivo avviato in Italia, è necessario che le istituzioni nazionali ed europee facciano la loro parte. A livello italiano, il Parlamento deve completare l’iter del provvedimento che individua formalmente il MASE come autorità competente, consentendo al Ministero di esercitare pienamente il proprio ruolo operativo anche nei confronti degli altri soggetti coinvolti, a partire da ISPRA. A livello europeo, resta indispensabile che la Commissione renda disponibili i provvedimenti attuativi di carattere tecnico, i format comuni per le comunicazioni degli operatori e il portale UE per la trasparenza, strumenti attesi da mesi dagli operatori.
La presenza dell’Assessora Regionale Irene Priolo ha dato al confronto anche una dimensione territoriale. L’Emilia-Romagna, per infrastrutture energetiche, tessuto industriale e competenze sviluppate nel campo della digitalizzazione e del monitoraggio ambientale, rappresenta uno dei contesti in cui transizione energetica e capacità tecnologica possono incontrarsi in modo concreto. La visita all’area espositiva ha reso evidente proprio questo passaggio: la sostenibilità delle politiche climatiche non dipende solo dalla definizione delle regole, ma dalla qualità degli interventi e dalla disponibilità di strumenti efficaci.
Metano, dati globali e impegni volontari
La dimensione internazionale è stata introdotta dai dati presentati da Sadhika Gulati dell’IEA. Il quadro del Global Methane Tracker rimane preoccupante: le emissioni di metano del settore energetico continuano ad aumentare e rappresentano circa il 35% delle emissioni di metano prodotte dalle attività umane. Allo stesso tempo, negli ultimi anni sono cresciuti gli impegni dei governi e delle imprese, dal Global Methane Pledge all’OGMP 2.0 fino all’Oil and Gas Decarbonization Charter.
Il dato che emerge è duplice. Da un lato, il metano resta una delle leve più rapide per ottenere benefici climatici nel breve periodo. Dall’altro, la riduzione delle emissioni richiede ormai un passaggio dalla volontarietà alla verifica, dalla dichiarazione d’impegno alla misurazione effettiva.
Il punto di vista degli operatori europei è stato rappresentato da Andreas Guth, segretario generale di EUROGAS. La valutazione emersa è che gli obblighi interni del Regolamento siano complessivamente gestibili dagli operatori europei, mentre le criticità principali si concentrano sulle scadenze collegate alle importazioni. È qui che il confronto tecnico si intreccia con quello geopolitico e con la sicurezza degli approvvigionamenti.
In questa prospettiva si inserisce il contributo di Georgie Passalaris per IMEO – OGMP 2.0 – UNEP. L’iniziativa volontaria OGMP 2.0 coinvolge oggi circa 160 imprese nel mondo, che coprono il 42% della produzione globale di gas e petrolio. Nel 2025, quasi il 40% della produzione di gas naturale degli aderenti OGMP risulta già allineata al livello più alto di reportistica MRV, il Livello 5, previsto come riferimento dal Regolamento europeo. Il lavoro in corso su linee guida per operatori e verificatori indipendenti mostra come la fase regolatoria abbia bisogno di un supporto tecnico permanente.
Norme tecniche e costi efficienti
La parte pomeridiana ha messo in evidenza un altro aspetto decisivo: il Regolamento può funzionare solo se la cornice normativa viene completata da standard tecnici chiari.
Cristiano Fiameni, direttore tecnico del CIG – Comitato Italiano Gas, ha richiamato il ruolo delle norme tecniche europee per MRV, LDAR, venting e flaring. Il CEN è chiamato a definire norme specifiche a livello europeo, ma il processo ha accumulato ritardi. Proprio in questi giorni si sta completando l’incarico da parte della Commissione europea, con una possibile accelerazione dei lavori che dovrebbe portare, nell’arco di circa un anno, alla pubblicazione delle norme necessarie a un’applicazione più efficace del Regolamento.
Questo passaggio è sostanziale. Senza standard tecnici condivisi, gli operatori non dispongono di un quadro sufficientemente certo sulle metodologie da utilizzare, sulle soglie di rilevabilità, sui sistemi di verifica e sulle modalità di rendicontazione. La certezza tecnica diventa quindi una condizione della certezza regolatoria.
Il contributo di Andreas Graf, di ACER, ha spostato il tema sul terreno dei costi. Terminali di rigassificazione, reti di trasporto e impianti di stoccaggio rappresentano una parte rilevante delle infrastrutture gas soggette al Regolamento. Per queste infrastrutture regolate sarà importante definire costi efficienti, riconoscibili in bolletta. I benchmark in corso di elaborazione da parte di ACER potranno diventare un riferimento per le autorità nazionali dell’energia, con l’obiettivo di tutelare gli utenti e, al tempo stesso, consentire gli investimenti necessari per la compliance.
Il nodo delle importazioni
Il tema delle importazioni ha attraversato l’intera giornata. Francesca Di Macco, focal point per l’attuazione del Regolamento presso il MASE, ha confermato l’impegno del Ministero e ha rilanciato l’apertura di un nuovo portale pubblico dedicato agli eventi di grande rilascio di venting e flaring negli impianti gas upstream, di distribuzione e di trasporto soggetti al Regolamento.
Allo stesso tempo, è stato ricordato che il Governo italiano, in occasione del Consiglio Energia del 26 giugno, ha aderito all’iniziativa promossa da altri Paesi europei sulle criticità delle norme relative alle importazioni, in particolare con riferimento alla sicurezza degli approvvigionamenti. La disponibilità del MASE al confronto con gli stakeholder va letta in questo quadro: la fase applicativa richiede un equilibrio tra obiettivi ambientali, obblighi europei e condizioni reali dei mercati internazionali dell’energia.
Eleonora Pintore, della DG Energy della Commissione europea, ha confermato l’impegno della Commissione a rendere disponibili i provvedimenti attesi dagli operatori, in particolare le raccomandazioni a supporto degli Stati membri sulle importazioni e i format comuni per le comunicazioni annuali degli operatori alle autorità competenti nazionali. La Commissione ha inoltre manifestato attenzione per le iniziative a supporto dell’attuazione, tra cui il rapporto degli Amici della Terra e il tracker del CSO-M promosso da EDF Europe, a cui AdT partecipa attivamente.
La posizione degli Amici della Terra, ribadita in conclusione da Tommaso Franci, resta netta: le criticità applicative sulle importazioni possono essere affrontate senza modificare il Regolamento, utilizzando le flessibilità già previste dal testo. In questa prospettiva, le raccomandazioni della Commissione diventano decisive. È necessario discutere sui dati e sulle criticità effettive per gli approvvigionamenti, ma senza indebolire un quadro regolatorio che rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti per ridurre le emissioni climalteranti nel breve e medio periodo.
La filiera tecnologica come condizione dell’attuazione
Uno degli elementi più significativi di MonitorCH4 è stato il ruolo attribuito alla rassegna delle tecnologie. Esiste già una filiera di operatori e imprese in grado di offrire soluzioni per rilevamento, quantificazione, digitalizzazione, riparazione, monitoraggio offshore e gestione dei dati.
MonitorCH4 ha coinvolto sedici partecipanti tra area espositiva, presentazioni e catalogo, in aumento rispetto alla prima edizione. Accanto alle esperienze MRV e LDAR dei grandi operatori – Italgas, Inrete Distribuzione Energia, Unareti ed Eni – sono intervenute imprese specializzate come Atmio, byAutoma, Picarro, VPS Italy, Socrate e Wsense. Il catalogo annuale delle imprese e delle tecnologie assume in questo quadro un valore non solo descrittivo, ma operativo: uno strumento permanente per mettere in relazione domanda e offerta di soluzioni.
Il passaggio più interessante riguarda l’evoluzione dei modelli operativi. La compliance non si esaurisce nell’adempimento. Richiede sistemi di reporting, qualità dei dati, campagne LDAR, riconciliazione tra misure a livello di fonte e misure a livello di sito, tracciabilità degli interventi e capacità di trasformare gli obblighi in occasioni di innovazione industriale.
È su questo terreno che l’Italia può svolgere un ruolo significativo. La filiera nazionale dispone di competenze già sviluppate nella gestione delle reti, nella sensoristica, nella digitalizzazione, nella quantificazione delle emissioni e nelle tecnologie di riparazione. Il Regolamento europeo può quindi diventare, oltre che uno strumento ambientale, un fattore di sviluppo industriale e di posizionamento competitivo.