DISSESTO ED EROSIONE
Dal Corriere del Mezzogiorno-Puglia ripubblichiamo l’editoriale del 17 febbraio 2026. L’autore richiama alla realtà gli amministratori della Regione che, in ossequio alla moda dell’ecopopulismo, fanno promesse “insostenibili” invece di affrontare il tema più difficile delle possibili delocalizzazioni.
In Copertina: Foto RaiNews, L'Arco dell'Amore a Melendugno, prima e dopo
È crollato l’arco dell’amore lungo la costa di Melendugno, nel Salento. Un residuo di falesia modellata dal mare nel corso di centinaia di migliaia di anni che aveva assunto la forma di arco; ce ne sono tanti in giro per il mondo.
Ma, si sa, il proprio arco è il più bello. Quello di Melendugno è crollato nel giorno di San Valentino e con lui sembrano essere crollate certezze per la prossima stagione turistica-balneare. Basta vedere le immagini che girano all’impazzata sui social e sui siti web di giornali nazionali che mostrano tanti bagnanti sotto quell’arco ancora in piedi.
Non rischieranno più la vita perché la natura ha chiuso il conto geologico, per ora, con quel residuo di falesia che si reggeva con chissà quale stabilità precaria. Il destino delle coste alte e frastagliate, come quella di Melendugno così come di altre, ad esempio a sud di Brindisi, è un destino segnato dal moto ondoso. In questo periodo dell’anno le perturbazioni alimentate da forti venti meridionali creano onde particolarmente alte e violente che s’infrangono contro le falesie erodendo la roccia tufacea e calcarenitica.
Il mare, insomma, fa il suo lavoro. Ma il dolore per la perdita di un simbolo dell’amore genera odio e spirito di rivalsa. Ed ecco affacciarsi strani pensieri, emergere sentenze senza appello del tipo «è conseguenza dei cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova il nostro territorio e che richiama l’attenzione sulla fragilità e sulla continua evoluzione delle nostre coste: paesaggi simbolo che oggi cambiano più velocemente rispetto al passato».
Maledetto cambiamento climatico, l’arco è crollato per questo perché diversamente sarebbe rimasto lì al suo posto, garantito.
Lo dice la Regione Puglia aggiungendo che «la Regione continuerà a lavorare con i Comuni costieri per individuare le aree più esposte e programmare interventi sostenibili, con l’obiettivo di coniugare tutela del paesaggio, sicurezza e valorizzazione turistica».
E qui sta il problema: programmare interventi sostenibili sulla falesia di Melendugno che cosa significa? Consolidare tutto il tratto costiero in che modo? Non vorremmo si ceda all’illusoria tentazione di poter bloccare l’evoluzione naturale di quella costa anziché mettere in sicurezza, anche delocalizzandole, le attività che vi si svolgono sopra. E non vorremmo pensare che, anche che per ripristinare la memoria dei luoghi, a qualcuno venga in mente di ricostruirlo quell’arco dell’amore, ma questa volta col cemento armato.