Oggi:

2022-12-02 04:58

Risparmio Individuale, Beneficio Anche Collettivo

GOVERNO DELLA DOMANDA DI ENERGIA

di: 
Carlo Stagnaro*

L’autunno meteorologicamente caldo ha solo rinviato gli effetti più gravi di una crisi energetica che ha preceduto la guerra e che durerà a lungo perché ha cause molteplici e profonde. Tuttavia, anche per fronteggiare l’emergenza, e persino per calmierare i prezzi, il risparmio di energia si rivela fra gli strumenti più importanti a disposizione dei cittadini nel proprio interesse e in quello della collettività. In attesa di politiche energetiche più sagge.

La crisi energetica in corso ha molte cause, prossime e remote, delle quali la più importante è ovviamente l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. In seguito a questo atto di aggressione, le importazioni di gas russo in Europa si sono ridotte a un rivolo, facendo quasi istantaneamente venir meno quella che si era imposta negli scorsi due decenni come la principale fonte di approvvigionamento (circa 150 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 40 per cento dell’import totale). Ciò ha esacerbato le ragioni che avevano già nei mesi precedenti spinto alle stelle i prezzi del gas (e, a ruota, dell’energia elettrica). L’Europa ha reagito a questa minaccia varando un colossale piano di diversificazione, che ha visto cooperare gli Stati e le imprese importatrici nella ricerca sia di fornitori alternativi per il metano, sia di fonti energetiche differenti che possano sostituirlo. Nei primi otto mesi del 2022, il contributo del gas naturale liquefatto è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (40 miliardi di metri cubi contro 22). Tuttavia, il rapido calo delle forniture russe negli ultimi mesi solleva enormi problemi sulla nostra capacità di soddisfare il fabbisogno nei prossimi. Il problema non riguarda solo l’inverno 2022-23, ma anche e soprattutto quello successivo: la realizzazione delle infrastrutture necessarie a rimpiazzare il gas russo richiederà tempo. Che fare, nell’attesa?

L’unica risposta possibile è: qualunque sforzo per ridurre i consumi. In parte, questo sta già accadendo, vuoi per effetto dei prezzi eccezionali, vuoi per le temperature straordinariamente alte che hanno segnato i mesi di ottobre e novembre. A ottobre, i consumi elettrici hanno raggiunto un livello del 6,5 per cento inferiore rispetto allo stesso mese del 2021, mentre nel caso del gas il calo è addirittura del 23,3 per cento. È su quest’ultimo dato che bisogna concentrarsi prima di cantar vittoria. Dietro la minore domanda di gas ci sono, infatti, tre storie differenti: i consumi civili hanno perso il 43,5 per cento, l’industria il 23,6 per cento e il termoelettrico del 10,3 per cento. È evidente che i consumi civili risentono essenzialmente delle condizioni climatiche, grazie alle quali non sono partiti i riscaldamenti. Al contrario, l’industria reagisce al costo dell’energia, attraverso rallentamenti o fermi produttivi (sperabilmente provvisori). Il minore impiego del gas nella generazione elettrica, infine, dipende – oltre che dall’andamento generale della domanda elettrica – dalla massimizzazione dell’uso del carbone.

Ora, è evidente che le temperature, in questo momento, sono un potente alleato ma non ci si può affidare alle bizze del meteo. Anche perché, se il caldo invernale ci aiuta, una coda fredda nei primi mesi dell’anno o un’estate particolarmente afosa potrebbero "mangiarsi" i risparmi osservati fin qui. Inoltre, lo stesso clima che ci consegna un autunno estremamente mite, ci ha dato un 2022 all’insegna della siccità, con una pesantissima contrazione del contributo dell’idroelettrico e perfino problemi di raffreddamento agli impianti termoelettrici. Di conseguenza, diventa centrale qualunque sforzo – individuale o collettivo – di contenimento dei consumi.

Il Governo Draghi ha pubblicato tempo fa un piano che prevede una serie di step, in generale condivisibili, a tal fine. Il piano fa perno, da un lato, sulla riduzione dei riscaldamenti invernali, e, dall’altro, sulla sostituzione del gas con altre fonti (in primis il carbone). Si tratta di misure necessarie ma non sufficienti. Occorre, infatti, agire su almeno altre tre leve. In primo luogo, occorre intervenire sugli strumenti di incentivo agli investimenti in efficienza energetica, a partire dal superbonus. Sussidi troppo generosi ma cervellotici finiscono per avvantaggiare solo chi può permetterselo (che spesso vive già in abitazioni con prestazioni superiori alla media): è esattamente l’opposto di ciò che serve. È dunque urgente correggere tale misura, riducendo sensibilmente l’aliquota, allungandone il tempo di applicazione e dando certezze al mercato.

In secondo luogo, bisogna ingaggiare maggiormente le imprese. Oggi le imprese (specie manifatturiere) sono protagoniste della riduzione osservata dei consumi, per effetto del segnale di prezzo. Tuttavia, si può cercare di coinvolgerle in modo meno disordinato e distruttivo. La stessa Commissione europea da tempo suggerisce di prevedere dei meccanismi di incentivo, basati su procedure competitive, che premino le imprese che si impegnano a ridurre i loro consumi rispetto agli anni precedenti oppure a farlo in momenti specifici in cui la domanda complessiva è particolarmente elevata. Un meccanismo, insomma, simile alla nostra interrompibilità.

Terzo, è importante adottare una comunicazione chiara sul punto. Finora è incredibilmente mancata, nel nostro paese, una campagna a vasto raggio, rivolta a cittadini e imprese, per spiegare quanto sia importante mettere in atto ogni tentativo di contenere i consumi. Naturalmente, perché questa forma di comunicazione sia efficace, bisogna fornire tanto la motivazione quanto gli strumenti, con indicazioni pratiche e concrete su cosa può fare ciascuno di noi per perseguire un risparmio individuale e contemporaneamente un beneficio collettivo. È vero che le azioni individuali difficilmente possono avere effetti macroscopici: ma, in un mercato così teso, anche piccole variazioni nella domanda possono sortire conseguenze rilevanti sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Tutto ciò va messo sullo sfondo di un aggiustamento di rotta nella politica generale che finora è stata seguita, e che è basata sulla spesa pubblica al fine di mitigare gli aumenti in modo piuttosto indifferenziato. Solo una piccola parte degli aiuti messi in campo (complessivamente oltre 60 miliardi di euro) è andata a specifiche categorie di famiglie o imprese che ne avevano veramente bisogno. Molti interventi, dalla riduzione delle accise alla fiscalizzazione degli oneri generali di sistema fino all’applicazione dell’aliquota Iva ridotta sul gas, evitano di distinguere tra situazioni diverse (per esempio in base al reddito). Il paradosso è che tutto ciò annacqua il segnale di prezzo e, dunque, anziché incoraggiare il risparmio lo disincentiva.

Mai come oggi è stato importante mettere nel mirino i consumi di energia in generale e di gas in particolare. Mai come oggi l’interesse individuale è stato allineato a quello collettivo. Purtroppo, questa constatazione non è ancora stata recepita dalle politiche energetiche del paese.

*Istituto Bruno Leoni

Carlo Stagnaro su risparmio

L'articolo di Stagnaro mi suscita queste riflessioni. 1) si dice: "Sussidi...finiscono per avvantaggiare solo chi può permetterselo (che spesso vive già in abitazioni con prestazioni superiori alla media)" senza però citare una statistica o fonte probante. Il 110%, proprio perché copre la totalità delle spese, può essere richiesto da chiunque, in primis da condomini dove spesso non abitano ricchi possidenti. Il paese dove abito (prov. di Roma) è pieno di palazzi col manifesto "110%". Inoltre chi ha una casa con "prestazioni sopra la media" troverebbe enormi difficoltà a fare il salto di due classi di efficienza. 2) Le imprese vivono per produrre, non per risparmiare energia. Quello che potevano fare è stato in gran parte fatto, quindi non mi aspetterei troppo da loro un contributo significativo. 3) Visto il titolo, mi sarei aspettato di leggere qualche misura di risparmio. Saluti.