QUEL CHE C'È DA SAPERE
ENEA ha sviluppato una metodologia per integrare diverse banche dati sul patrimonio edilizio italiano finora non pienamente interoperabili, con l’obiettivo di ricostruire le caratteristiche più rappresentative degli edifici residenziali nelle sei zone climatiche nazionali. L’analisi riguarda circa 12 milioni di edifici, pari all’85% del totale nazionale, e oltre 31 milioni di unità abitative, come illustrato da ENEA in una nota pubblicata il 24 settembre.
La metodologia, descritta nello studio Data source integration approach for the definition of new reference buildings: The Italian case study, combina dati provenienti dal censimento ISTAT, dal SIAPE e da precedenti analisi ENEA. Dall’analisi emerge che gli edifici di due piani con una sola unità immobiliare costituiscono la configurazione più diffusa e che circa il 65% degli edifici italiani è precedente alle prime norme sull’efficienza energetica. Negli edifici più recenti cresce invece il ricorso a tecnologie più efficienti, comprese le pompe di calore.
Il lavoro assume particolare rilievo in vista dell’attuazione della Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, che richiede agli Stati membri banche dati nazionali interoperabili sulla prestazione energetica del patrimonio edilizio. Le informazioni dovranno confluire nell’EU Building Stock Observatory, con un primo invio dei dati nazionali previsto entro il 15 marzo 2027.
In questo quadro assume particolare importanza il SIAPE, la banca dati nazionale degli Attestati di Prestazione Energetica gestita da ENEA. Lo studio ha utilizzato oltre 5 milioni di APE emessi fino alla metà del 2024; al 28 settembre 2026 la banca dati ne comprendeva ormai oltre 8,7 milioni, che potranno contribuire a costruire un quadro più completo per programmare e monitorare gli interventi di riqualificazione.