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2026-10-07 15:08

L’Energia si Può Fare in Tanti Modi, ma Senza Distruggere la Bellezza

APPELLO AL GOVERNO

di: 
TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione

Nel mese di luglio, TESS, la coalizione interregionale impegnata nella tutela del territorio, ha rivolto un nuovo appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché il Governo assicuri una pianificazione nazionale della transizione energetica capace di prevenire le speculazioni e di salvaguardare l'agricoltura, il paesaggio e il patrimonio storico e culturale della Nazione.
L’appello ha avuto l’adesione e il sostegno, fra gli altri, degli Amici della Terra, di Italia Nostra Toscana e di Lipu Puglia. All’appello ha risposto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. A loro volta Tess e gli aderenti all’Appello hanno replicato al Ministro documentando le mancanze della pianificazione pubblica e l’insufficienza delle normative di tutela difronte l’assalto di eolico e fotovoltaico agli ambienti naturali e agricoli di pregio.
Pubblichiamo i testi integrali delle tre comunicazioni anche per documentare la continuità e il livello di competenza della protesta delle popolazioni locali che devono subire impianti industriali particolarmente invasivi sui propri territori.

In Copertina: Giorgia Meloni e Gilberto Pichetto Fratin. Foto da Today


Appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, a tutela dell'agricoltura, del paesaggio e del patrimonio culturale italiano.

Luglio 2026

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

nel recente intervento all’assemblea di Confagricoltura, Lei ha ricordato che gli agricoltori sono custodi dell’ambiente e del paesaggio e che il territorio ricevuto in eredità deve essere consegnato integro alle generazioni future. Sono parole che condividiamo profondamente. Perché l’agricoltura non produce soltanto cibo: custodisce il territorio, modella il paesaggio e conserva una parte essenziale dell’identità italiana. È proprio partendo da quelle parole che Le scriviamo.

La transizione energetica è necessaria. Rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dall’estero è un obiettivo condivisibile. Ma una cosa è la transizione energetica, un’altra è trasformare l’Italia in una piattaforma industriale energetica diffusa, senza una regia nazionale capace di distinguere tra ciò che è compatibile e ciò che non lo è.

Oggi migliaia di progetti eolici e fotovoltaici interessano campagne, crinali, montagne e paesaggi rurali di altissimo valore ambientale e culturale, con distese di ettari di pannelli e pale eoliche alte oltre 200 metri, come i più alti grattacieli d’Italia. Interventi spesso promossi da società nate da poco, prive di una reale storia industriale e talvolta riconducibili a grandi fondi finanziari e operatori esteri che non hanno alcun legame con i territori coinvolti e ai quali poco importa del patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale italiano.

Il problema non è soltanto il numero degli impianti. È l’assenza di una pianificazione credibile. Le aree idonee avrebbero dovuto indirizzare gli investimenti verso luoghi già compromessi o compatibili, ma oggi non rappresentano un vincolo realmente efficace. Le norme nazionali si sovrappongono a quelle regionali, si moltiplicano ricorsi e controricorsi, i tribunali amministrativi diventano arbitri della trasformazione del territorio mentre i progetti continuano ad avanzare anche in aree di elevatissimo pregio paesaggistico e ambientale. Una trasformazione di questa portata non può essere governata dal contenzioso amministrativo. Serve una strategia nazionale chiara, stabile e vincolante, che individui dove gli impianti possono essere realizzati e dove invece devono essere esclusi.

Esiste poi una questione che tocca direttamente il principio di sovranità territoriale. Molti impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, aprendo la strada a procedure espropriative nei confronti di proprietari agricoli e comunità locali. È difficile spiegare agli italiani perché il principio della pubblica utilità debba essere utilizzato per favorire operazioni che producono profitti privati e impatti permanenti sul paesaggio.

Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni alle fonti rinnovabili sono stati destinati circa 170 miliardi di euro attraverso incentivi che, in larga parte, sono stati trasferiti sulle bollette di famiglie e imprese, mentre ulteriori decine di miliardi sono stati recentemente messi a disposizione dall’Unione Europea sotto forma di nuovo debito autorizzato a carico dei contribuenti per sostenere questo modello di sviluppo. Si tratta di risorse enormi che dovrebbero essere orientate prioritariamente verso l’autoconsumo, le comunità energetiche, l’efficienza energetica, i tetti di abitazioni e capannoni industriali, sostenendo famiglie e imprese italiane anziché alimentare le rendite finanziarie di grandi gruppi che spesso operano lontano dai territori sui quali investono. 

Difendere il paesaggio non significa essere contro le energie rinnovabili. Significa pretendere che la transizione sia governata con equilibrio e buon senso. Significa utilizzare tetti, aree industriali dismesse, parcheggi, cave esaurite e superfici già artificializzate, evitando di consumare suolo agricolo e compromettere paesaggi che rappresentano una risorsa economica oltre che ambientale. L’Italia ha già pagato un prezzo elevato alla globalizzazione e a scelte industriali spesso miopi. Abbiamo visto ridursi il peso della manifattura, perdere competitività interi comparti produttivi e indebolirsi progressivamente il settore dell’automotive.

Oggi rischiamo di compromettere altre due grandi ricchezze nazionali: il turismo e l’agroalimentare. Milioni di persone scelgono l’Italia non per le sue infrastrutture industriali, ma per la bellezza dei suoi paesaggi, dei suoi borghi, delle sue campagne e dei suoi territori. Allo stesso modo il valore del Made in Italy agroalimentare deriva anche dall’unicità dei luoghi in cui nasce. Distruggere o banalizzare quel patrimonio significa indebolire due dei principali motori economici del Paese.

Gentile Presidente, Lei ha sempre parlato di radici, comunità e identità nazionale. La patria, di fatto, non è un concetto astratto: è il territorio, sono le campagne che producono il cibo italiano, sono i paesaggi che raccontano la nostra storia. Per questo molti cittadini confidano che proprio questo Governo, che più di ogni altro richiama il valore dell’identità nazionale, sappia farsi garante della tutela del paesaggio italiano, patrimonio insostituibile della nostra cultura, preservandolo da trasformazioni profonde e irreversibili alimentate da incentivi pubblici miliardari pagati dagli italiani.

La storia giudica i governi per ciò che costruiscono, ma anche per ciò che lasciano distruggere. E sarebbe un paradosso che proprio sotto il Governo che ha fatto della difesa dell’identità italiana una delle sue bandiere, si consumasse una trasformazione capace di alterare profondamente il volto dell’Italia e di compromettere quel patrimonio storico, culturale e paesaggistico che la Costituzione riconosce come valore fondante della Repubblica.

Perché l’energia si può produrre, e si potrà produrre, in molti modi. La bellezza del nostro Paese, invece, una volta distrutta, non potrà essere restituita alle generazioni future.

TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione

con l’adesione di Amici della Terra, Italia Nostra Toscana, Lipu Puglia

 

Risposta all’Appello di Tess del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin

15 settembre 2026


Replica di TESS,  con l’adesione di Amici della Terra, Italia Nostra Toscana e Lipu Puglia

al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin
e, per conoscenza, alla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste  Francesco Lollobrigida

23 settembre 2026

Gentile Sig. Ministro,

desideriamo innanzitutto ringraziarLa per la Sua cortese lettera di risposta dello scorso 15 settembre al nostro “Appello per uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili”, con la quale Ella rivendica, diversamente da quanto da noi sostenuto, l’esistenza di una pianificazione credibile tale da assicurare uno sviluppo razionale nella diffusione sul territorio delle energie rinnovabili, nel rispetto della tutela del paesaggio e del patrimonio agricolo sotto la regia nazionale svolta dal Suo Dicastero.

Ci consenta tuttavia di non concordare con tale affermazione.

In primis Ella rivendica l’adozione da parte del MASE di una serie di misure mirate a frenare la speculazione da parte di società poco strutturate, il cui unico scopo era quello di vendere progetti “sulla carta”, in pochi casi davvero realizzabili.

Come spiegare allora perché la Direzione Generale Valutazioni Ambientali del MASE dichiara procedibili ed ammette ad istruttoria della Commissione tecnica PNRR-PNIEC istanze di VIA relative a svariati progetti di grandi impianti eolici di taglia compresa tra i 50 e gli 80 MW, con pale alte più di 200 m e che, pur comportando investimenti del valore di centinaia di milioni di euro, risultano redatti in modo approssimativo, pieni di refusi dovuti a “copia-incolla” da altri progetti e peraltro localizzati in aree delicatissime dal punto di vista ambientale e paesaggistico del nostro Paese, presentate da piccolissime S.r.l. di recente costituzione con capitale sociale di qualche migliaio di euro e pertanto del tutto sprovviste dell’indispensabile capacità tecnico – economica necessaria per garantirne la realizzazione e gestione?

Tale situazione è stata anche oggetto di un articolo de “Il Corriere della Sera” del 25 marzo 2025 a cui è seguito un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” andato in onda il 1° aprile 2025, nel corso del quale Ella, rispondendo alle domande dell’intervistatore, ebbe a dichiarare che la Commissione tecnica del MASE avrebbe condotto una rigorosa valutazione di tali progetti bocciando quelli rivelatisi inaffidabili.

Ad oggi, a distanza di un anno e mezzo, la situazione è purtroppo immutata: la Commissione continua l’istruttoria di quegli stessi progetti, attraverso successive richieste di integrazioni e modifiche, anche in fasi avanzate del procedimento, su progetti incompleti e lacunosi che, proprio per questo, non avrebbero dovuto nemmeno essere istruiti. Un iter che genera un inutile aggravio burocratico per le Pubbliche Amministrazioni e in particolare per i piccoli Comuni, spesso privi delle risorse necessarie per farvi fronte, costringendo territori e comunità a sostenere ulteriori oneri anche per la valutazione e la predisposizione delle osservazioni.

La stessa Commissione PNRR - PNIEC spesse volte adotta criteri istruttori eccessivamente permissivi anche nei riguardi dei progetti eolici, rinunciando a richiedere che il proponente presenti in sede di VIA i dati anemometrici rilevati per almeno un anno nel sito di progetto ed accontentandosi invece di dati virtuali estrapolati mediante metodi di analisi da misurazioni del vento condotte in stazioni distanti anche decine di chilometri, caratterizzate da situazioni orografiche ed altimetriche del tutto differenti.

Tale prassi spesso sovrastima il reale potenziale produttivo di energia eolica del sito prescelto, rischiando in tal modo di condurre ad errate valutazioni quantitative in ordine al raggiungimento dei target di potenza rinnovabile stabiliti in sede euro-unitaria.

Ma, soprattutto, ritenere che l’aver ridisegnato - con le modifiche apportate dal D. L. 175/2025 al T.U. FER (D. Lgs. 190/2024) - la disciplina delle aree idonee equivalga all’introduzione di una pianificazione delle rinnovabili sul territorio, è a nostro avviso del tutto fuorviante.

Scopo primario della pianificazione territoriale degli insediamenti industriali, quali sono i grandi impianti eolici e fotovoltaici, è quello di assicurare la collocazione ottimale di detti impianti evitando danni e interferenze sulle zone residenziali, naturali, agricole e di rilevanza paesaggistica, individuando preventivamente, in modo vincolante, le aree ove ne è consentita la realizzazione, aree la cui estensione va ovviamente calibrata in funzione del loro potenziale energetico (eolico o solare) e della quantità di energia rinnovabile che si intende produrre ovvero di potenza utile che occorre installare.

Certamente non corrisponde a tali requisiti il tenore del nuovo art. 11 - quater del T.U. FER (Disciplina dei regimi amministrativi semplificati per impianti in aree idonee) introdotto dal D. L. 175/2025 da cui si evince la possibilità, già consentita dal precedente art. 20 del D. Lgs. 199/2021 oggi abrogato, di realizzare gli impianti anche al di fuori delle aree “idonee”, che vengono in tal modo declassate ad aree preferenziali che godono di procedure semplificate, con il risultato di perpetuare la deleteria opzione di delegare al proponente ogni scelta localizzativa.

Ci permettiamo di far notare come tale assenza di programmazione contrasti oggi con l’art. 15-ter della Direttiva (UE) 2018/2001 RED II, introdotto dalla Direttiva (UE) 2023/2413 RED III, ove è previsto che gli Stati Membri «procedano ad una mappatura coordinata … al fine di individuare il potenziale nazionale e la superficie terrestre, il sottosuolo, le aree marine o delle acque interne disponibili necessari per l’installazione di impianti … e delle relative infrastrutture … che sono necessari per soddisfare almeno il loro contributo nazionale all’obiettivo complessivo dell’Unione in materia di energia rinnovabile per il 2030 …» stabilendo che, a tal fine, «gli Stati membri possono utilizzare i loro documenti o piani di pianificazione dello spazio esistenti, compresi i piani di gestione dello spazio marittimo…».

Tale articolo della Direttiva è stato recepito dall’art. 12 del T.U. FER (D. Lgs. 190/2024), che ha correttamente considerato tali aree terrestri coincidenti con le aree “idonee” affidandone la mappatura al GSE, che l’ha pubblicata sul proprio sito sin dal 21 maggio dello scorso anno (Mappatura ai sensi dell’art. 11-bis del D. Lgs. 190/2024).

Da ultimo anche la Corte costituzionale, con la sentenza 127 del 16/07/2026, ha osservato testualmente (punto 18) che «Il raggiungimento dell’equilibrio tra espansione delle energie rinnovabili e salvaguardia del suolo agricolo implica l’adozione di un’accurata pianificazione territoriale …»

Nulla si muove ancora sul versante delle aree idonee a mare, da individuarsi nell’ambito dei Piani di gestione dello spazio marittimo, prescritti dalla Direttiva 2014/89/UE, la cui competenza ricade tra le attribuzioni del MIT. Tali Piani, quantunque approvati, risultano ancora privi di tale individuazione.

A ciò si aggiunge un’ulteriore, significativa contraddizione, che investe direttamente la tutela del paesaggio sancita dall’art. 9 della Costituzione. Nei numerosi procedimenti relativi alla realizzazione di impianti, le posizioni contrarie espresse dal Ministero della Cultura e dalle Soprintendenze, proprio in ragione delle rilevanti criticità paesaggistiche e territoriali, sono state in diversi casi disattese in sede amministrativa o superate in sede giurisdizionale.

È difficile conciliare tali esiti con il richiamo, contenuto nella Sua lettera, alla centralità della tutela del paesaggio. L’art. 9 della nostra Costituzione non può ridursi a un richiamo formale, né la tutela del paesaggio può ritenersi garantita per il solo fatto che il Ministero della Cultura sia intervenuto nei procedimenti. Essa deve tradursi in scelte coerenti, concrete ed efficaci, capaci di prevenire la compromissione irreversibile dei territori. Diversamente, la tutela costituzionale del paesaggio rischia di essere sacrificata proprio da quelle decisioni pubbliche che dovrebbero garantirla, in nome di una transizione energetica che non può legittimare il venir meno dei principi costituzionali che la Repubblica è chiamata a rispettare.

In relazione alle contraddizioni evidenziate, gentile Sig. Ministro, ci permettiamo di suggerirle di impartire ai Suoi Uffici di diretta collaborazione opportune direttive affinché i Dipartimenti e le Direzioni generali del MASE competenti in materia di VIA e di Energia vengano istruiti ad adottare le necessarie iniziative tese a superare le criticità sopra descritte.

In conclusione, gentile Sig. Ministro, la mobilitazione promossa da TESS, che ha raccolto oltre 500 adesioni tra sindaci, amministratori locali, associazioni, comitati, studiosi e rappresentanti della società civile, è soltanto la punta dell’iceberg di un malcontento sempre più diffuso e crescente, che attraversa territori e comunità molto diverse tra loro. Un malcontento che nasce proprio dalle criticità qui evidenziate e dalla percezione di una sostanziale assenza di una pianificazione capace di conciliare lo sviluppo delle energie rinnovabili con la tutela del paesaggio, delle aree naturali, del suolo agricolo e dell’identità dei territori.

È per questo che, nel ribadire i contenuti del nostro Appello e della presente lettera, chiediamo che alle dichiarazioni seguano finalmente interventi concreti, capaci di garantire ai territori quella certezza delle regole e quella pianificazione credibile che da troppo tempo vengono richieste e che, alla luce di quanto sopra esposto, non possono più essere rinviate.