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2020-08-11 17:56

Contro gli inceneritori previsti dal governo, le Regioni fanno volare le previsioni della raccolta differenziata

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Il 30 novembre, prima della crisi di governo, il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, è intervenuto sulla questione dello smaltimento dei rifiuti e sull’art. 35 dello “Sblocca Italia” che prevede la “individuazione della capacità complessiva” degli impianti di incenerimento dei rifiuti, dando tempo sino al 3 dicembre alle Regioni, affinché per dire “cosa intendono fare, di quanti impianti dispongono e quanti ne servono e per fare cosa, per evitare nuove infrazioni europee” Il ministro ha aggiunto che “alcune Regioni sono già in infrazione” e che “è intollerabile che il 40% dei rifiuti finisca ancora in discarica”. Il ministro si è dichiarato “stanco che i rifiuti vadano in giro in Europa e in Italia sui camion”, chiedendo che le Regioni, “se non vogliono i termovalorizzatori mi dicano cosa vogliono fare, e non mi dicano di nuove tecnologie che ancora devono arrivare”, aggiungendo di non poter “sempre credere alle promesse: voglio degli atti firmati, anche perché poi li devo portare in Europa”.

Da alcune Regioni sono arrivate risposte di rifiuto dei termovalorizzatori previsti dal governo sul proprio territorio e previsioni di raccolta estremamente alte da raggiungere in pochi anni. La Regione Abruzzo, dove il governo indica la necessità di un termovalorizzatore da 120.000 tonnellate annue, ha approvato un documento definitivo di modifica al piano regionale di gestione dei rifiuti, in cui si prevede che la raccolta differenziata passi dal 49% registrato nel 2015 al 67% nel 2020 e al 70% nel 2022. A questo si aggiunge, ha affermato il sottosegretario regionale con delega all’Ambiente, Mario Mazzocca, “una rivisitazione dei trattamenti eseguiti negli impianti dell'indifferenziato, che consentiranno di recuperare dai rifiuti almeno il 15 per cento di materiali riciclabili, riducendo ulteriormente i conferimenti in discarica. Un progetto ambizioso, che permetterà di scongiurare l'installazione in Abruzzo di un termovalorizzatore, visto che le quantità di pattume da lavorare non ne consentirebbero la sostenibilità non solo in termini ambientali, ma anche tecnici ed economici”.

La Regione Marche ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio contro il Dpcm del 10 agosto 2016, che prevede la realizzazione nella Regione di un termovalorizzatore da 190.000 tonnellate annue, “sulla base di presupposti non condivisibili e non tenendo conto della programmazione regionale, peraltro già approvata dal ministero dell’Ambiente, che esclude il ricorso a nuovi impianti di trattamento termico dei rifiuti nelle Marche”, ha affermato l’assessore all’Ambiente regionale Angelo Sciapichetti. “In particolare non sono state tenute in considerazione le previsioni virtuose del nostro Piano rifiuti: riduzione del 10,3 per cento di produzione pro capite di rifiuti urbani, riduzione del 6,2 per cento di produzione complessiva di rifiuti e raggiungimento della media regionale di raccolta differenziata al 73,2 per cento, entro il 2020.”

Anche in Umbria, dove il governo indica la necessità di un termovalorizzatore da 130.000 tonnellate annue, secondo l'assessore regionale all'Ambiente, Fernanda Cecchini, “non ci sono i presupposti che giustifichino la realizzazione di un inceneritore”, visto che nel primo semestre dell’anno la percentuale di raccolta differenziata “aveva già raggiunto il 56,2 per cento ed è pertanto vicino l'obiettivo del 60 per cento a fine 2016” e la Giunta regionale ha invitato i Comuni a “completare la raccolta la riorganizzazione dei servizi di raccolta domiciliare per il raggiungimento degli obiettivi fissati al 65% nel 2017 e al 72% nel 2018”.