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2020-08-05 13:03

Termovalorizzatori, la Consulta respinge i ricorsi di Lombardia e Veneto contro l’art. 35 del decreto “Sblocca Italia”

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Corte costituzionale ha respinto i ricorsi delle Regioni Lombardia e Veneto contro la costituzionalità dell’art. 35 del decreto “Sblocca Italia”, che prevede che il governo individui con un proprio decreto “gli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, esistenti o da realizzare, per attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore. Tali impianti, individuati con finalità di progressivo riequilibrio socio economico fra le aree del territorio nazionale concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche. Tali impianti di termotrattamento costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente”.

La Regione Veneto aveva sostenuto che la norma “favorirebbe irragionevolmente la prospettiva dell’incenerimento a discapito dell’economia del riciclo”, comprimendo le competenze regionali. Secondo la Consulta, invece, “la scelta delle politiche da perseguire e degli strumenti da utilizzare in concreto per superare il ciclico riproporsi dell’emergenza rifiuti è necessariamente rimessa allo Stato nell’esercizio della propria competenza esclusiva in materia di «tutela dell’ambiente. Lo Stato, peraltro, ai sensi del comma 1, agisce «nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio, tenendo conto della pianificazione regionale». Ciò vale ad escludere il pregiudizio temuto dalla Regione”.

Alla contestazione di entrambe le Regioni, secondo cui l’art. 35 dello “Sblocca Italia” sarebbe incostituzionale, perché non prevederebbe la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Consulta ha risposto che “anche per gli impianti di incenerimento di cui all’art. 35 esiste una specifica disciplina di settore, concernente la localizzazione, la realizzazione e l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. Tale disciplina ne contempla, evidentemente, anche la sottoposizione a VAS, la quale, dunque, deve ritenersi impregiudicata dalla qualificazione dell’impianto come infrastruttura strategica di preminente interesse nazionale. Peraltro, le modifiche introdotte in sede di conversione, con particolare riguardo ai termini, facilitano l’espletamento delle relative procedure”.

Quanto alla contestazione delle due Regioni, secondo cui la norma comprometterebbe “oltre il limite dell’adeguatezza le […] sfere di competenza regionale” e violerebbe anche il principio di leale collaborazione, prevedendo un coinvolgimento regionale insufficiente (comma 1) o del tutto assente (commi 2 e 9), la Corte costituzionale richiama “la costante giurisprudenza costituzionale secondo la quale «la disciplina della gestione dei rifiuti rientra nella materia “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, riservata, in base all’art. 117 della Costituzione,, alla competenza esclusiva dello Stato, che “conserva il potere di dettare standard di protezione uniformi validi in tutte le Regioni e non derogabili da queste»”. La Corte aggiunge che “l’art. 35, a ben vedere, persegue un livello uniforme di tutela ambientale su tutto il territorio nazionale e, pertanto, risulta legittimamente adottato dallo Stato nell’esercizio di tale sua competenza”.

Dopo la sentenza della Corte costituzionale, la Regione Lombardia ha deciso di impugnare davanti al Tar del Lazio il Dpcm del 10 agosto 2016, attuativo dell’art. 35 dello “Sblocca Italia”, che individua la necessità di otto nuovi termovalorizzatori (due in Sicilia, e uno in Sardegna, Umbria, Marche, Lazio, Campania e Abruzzo) e la messa in esercizio di cinque termovalorizzatori già autorizzati (Sesto Fiorentino, Roma, S.Vittore, Gioia Tauro, Statte), in aggiunta ai 40 attualmente in funzione. Secondo l’assessore all’Ambiente della Lombardia, Claudia Terzi, “l'intero sistema delineato dall'art. 35 dello Sblocca Italia, pur avallato dalla sentenza della Corte costituzionale, contrasta fortemente con la pianificazione e l'interesse regionale”.