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2020-08-05 12:18

La commissione ambiente del Senato chiede approfondimenti sull’impianto che recupererebbe il 10% dei pneumatici fuori uso con la pirolisi

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo una serie di audizioni decise nel maggio 2014, la commissione ambiente del Senato ha approvato all’unanimità una risoluzione, che manifesta perplessità e sollecita approfondimenti in merito al progetto di un impianto nell’Oltrepò Pavese, nel comune di Retorbido, che dovrebbe trattare il 10% dei pneumatici fuori uso (PFU) del nostro paese, utilizzando una tecnologia di trattamento a caldo basato su un processo di pirolisi. L’impianto sarebbe realizzato dalla società Italiana Energetica Tire S.r.l. (IET), consentirebbe il recupero integrale della materia di cui lo pneumatico è composto, attraverso la sua trasformazione in quattro frazioni da avviare alla vendita nei mercati di riferimento:
•    olio idrocarburico pesante e leggero;
•    fibre di acciaio;
•    fanghi oleosi (miscela di olio pesante e polverino di carbone);
•    carbon black (polverino di carbone, sotto forma di pellets e/o granuli).

La risoluzione della commissione ambiente del Senato osserva che il progetto IET è localizzato in una zona a vocazione agricola, turistica e termale, e l'area in cui dovrebbe sorgere l'impianto si trova all'interno del corridoio primario della Rete Ecologica Regionale (RER). Inoltre, afferma la risoluzione, sono emerse numerose criticità, non solo di ordine ambientale, ma anche socio-economico: “la tecnologia della pirolisi applicata al recupero di PFU non è consolidata ed è stata abbandonata da molti paesi industrializzati, anche perché sono di fatto ignoti i dati relativi all’impatto delle emissioni nell'ambiente. Impianti simili non esistono in Europa, tuttavia la IET ha in più occasioni fatto riferimento ad un sito produttivo giapponese di Hiroata Works, di proprietà della Nippon Steel & Sumitomo Metal Corporationed, una realtà difficilmente paragonabile a quella che si sta sviluppando in Lombardia”.

La risoluzione osserva anche che “se il carbon black non trovasse mercato come materia prima seconda diverrebbe rifiuto di difficile smaltimento, mentre gli olii combustibili, in quanto di scarso pregio, verranno bruciati in impianti termici o inceneritori”.

La risoluzione impegna il Governo a riconoscere, nel rispetto della gerarchia prevista dalla normativa vigente, la necessità dell’approfondimento scientifico di alcune tecnologie di recupero di rifiuti, tra cui la pirolisi dei PFU, e ad adoperarsi, per quanto di propria competenza, affinché in attesa dell’esito di questi eventuali studi e delle conseguenti valutazioni gli enti territoriali competenti al rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di  impianti di pirolizzazione per lo smaltimento dei  PFU tengano conto di ogni possibile impatto sull’ambiente e sulla salute umana.

Pirolisi ce ne sono tante e poche davvero valide

Che si debba trovare un'opportuna ed efficace soluzione che consenta il vero totale recupero di materia dagli PFU (pneumatici fuori uso) è indubbio, soprattutto ora che il Settore del Cemento (che contribuiva a smaltirne a recupero energetico la maggiore quota, prossima al 85% del totale) è venuto quasi totalmente meno, causa la pesante crisi industriale che ha colpito questo settore in Italia negli ultimi 6-7 anni, con una perdita di circa il 60% della produzione.

Stupisce che per affrontare questo problema si sia andati a reperire una tecnologia che sembrerebbe molto lontana da una razionale pirolisi e che non ha avuto uno sviluppo oltre al primo ed unico impianto realizzato in Giappone molti anni or sono dal Settore dell'acciaio: Nippon Steel, appunto.

Vi è un efficace e nuovissimo processo di Pirolisi di cui vi è un impianto in esercizio in Europa che consentirebbe un vero totale recupero di materia, con la valorizzazione di tutti i derivati da tale processo, incluso un "carbon black" di qualità e riutilizzabile come "materia prima seconda" in vari contesti industriali, compreso quello della costruzione di nuovi pneumatici.

Oltre a questo, vi è poi un innovativo processo, anch'esso già validato ed in esercizio, che consentirebbe ancora migliori risultati, ma pare che vi sia davvero poca attenzione e voglia di approfondimento sul tema.

Perché?