Oggi:

2018-01-23 22:44

Le Ecoballe Stanno Sempre lì

LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI IN CAMPANIA

di: 
Vito Iaboni

La parola “ecoballe” è entrata di recente a far parte del linguaggio comune, ma con essa non sono state sino ad oggi costruiti discorsi concreti per risolvere un problema che, tra l’altro, espone l’Italia a sanzioni da parte dell’Unione europea. Eppure, fuori dalle demagogie, la soluzione valida sarebbe facilmente individuabile.

Gli oltre 4,2 milioni di balle di rifiuti, corrispondenti circa 5,6 milioni di tonnellate, definite con un neologismo “ecoballe”, sono state stoccate tra gli anni 2001 e 2009 in ventisette siti della regione Campania (tabella 1) [1]. Esse sono costituite dai rifiuti urbani provenienti dai due flussi di sopravaglio “primario e secondario” degli impianti di selezione denominati STIR (Stabilimenti di Tritovagliatura e Imballaggio Rifiuti) presenti in Campania.

I rifiuti stoccati nelle ecoballe presentano valori di potere calorifico inferiore (PCI) variabili da 8.600 a 15.500 kJ/kg nel caso di Villa Literno (CE) e da 11.700 a 13.500 kJ/kg per quelli di Caivano (NA) [2]. Le caratterizzazioni disponibili li classificano come non pericolosi [2] ai sensi dell’allegato D del d.lgs. n. 152/2006.

La maggior parte delle ecoballe è concentrata in pochi siti. Solo sette sono le aree in cui sono presenti quantitativi superiori a 100.000 tonnellate e che coprono il 90% del totale. Nei tre siti di Giugliano, Villa Literno e Caivano è stoccato circa l’80% del quantitativo complessivo.

La gestione di tali siti è affidata a società provinciali che provvedono anche a corrispondere i canoni di locazione per undici siti di proprietà privata, per un costo complessivo annuo di circa 16 milioni di euro [3].

La Corte di giustizia dell’Ue, con la Sentenza nella causa C-653/13 [4] [5], il 16 luglio 2015 ha condannato l'Italia al pagamento di una multa di 20 milioni di euro per il mancato adeguamento alla normativa europea del sistema di raccolta e gestione dei rifiuti in Campania. La multa sarà maggiorata di 120.000 euro per ogni giorno di mancata applicazione delle regole Ue, a partire dal giorno della sentenza.

La Corte europea aveva già condannato l'Italia su questa vicenda nel marzo del 2010. Non avendo l'Italia messo in atto quella sentenza, la Corte ha inflitto una multa, come prevede la procedura di infrazione Ue. Nell’ambito del controllo dell’esecuzione della sentenza della Corte, la Commissione è giunta alla conclusione che l’Italia non ha garantito un’attuazione corretta della prima sentenza.

In merito alla suddetta questione, la Commissione ha puntualizzato che tra il 2010 e il 2011 sono stati segnalati più volte problemi nella raccolta dei rifiuti in Campania, che si sono manifestati con l’accumulo, per diversi giorni, di rifiuti nelle strade di Napoli e di altre località della Regione.

Inoltre, è stata accumulata una grande quantità di rifiuti storici, vale a dire i quasi sei milioni di tonnellate di “ecoballe”, che deve ancora essere smaltita.

 
Fonte: Amici della Terra 

A partire dal 2013 fino all’anno in corso sono state proposte varie soluzioni per l’annoso problema dello smaltimento delle ecoballe, che vengono nel seguito riassunte.

a) Il Commissario straordinario ha provveduto in data 8 agosto 2013 all’emissione del Bando di Gara C.I.G. 528187444F per la realizzazione di un termovalorizzatore da installare a Giugliano (NA) dedicato allo smaltimento dei rifiuti stoccati in balle in Regione, che prevedeva la concessione, la progettazione definitiva ed esecutiva nonché la gestione. Le caratteristiche progettuali di massima individuate nel bando erano le seguenti:

  • potere calorifico inferiore14 MJ/kg;
  • potenza elettrica 70 MW;
  • produzione elettrica annua indicativa 500.000 MWh;
  • capacità annua di trattamento rifiuti 450.000 tonnellate.

La progettazione e la conseguente realizzazione del termovalorizzatore, dovevano essere eseguite inconformità a:

  • disciplina delle BAT (Best Available Techniques);
  • documento BREF (Best Available Techniques Reference Document for Waste Inceneration) adottato dalla commissione Europea nell’agosto 2006;
  • normativa IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) al fine di garantire la misurabile e certificata assenza di elementi di pericolosità per la salute umana e la tutela dell’ambiente.

L’importo complessivo dell’investimento (progettazione e costruzione), era stato fissato in circa 316 milioni di euro. Per la gestione dell'impianto era stato stimato un importo di 25milioni euro/anno.

b) Nel novembre 2013 è stato istituito per l’esame della questione presso il Ministero dell’Ambiente, del territorio e della tutela del mare, un gruppo di lavoro costituito dai rappresentanti del MATTM, dell’ISPRA, dell’ENEA, del CNR e della regione Campania.

      In base ai risultati dei lavori riportati nella relazione finale (dell’inizio 2014) [2], il trattamento termico delle ecoballe in un impianto di incenerimento con recupero energetico appare l’alternativa tecnica più sostenibile per le seguenti ragioni:

  • l’estesa applicazione e l’affidabilità degli impianti a griglia con il contestuale buon livello di recupero energetico;
  • la combustione dei rifiuti con recupero energetico rispetto allo smaltimento in discarica è preferibile come riportato all’art. 4 della Direttiva 2008/98 sulla gerarchia di gestione dei rifiuti;
  • lo smaltimento in discarica non risulta essere in linea con gli orientamenti europei e nazionali sulla gerarchia di gestione, che prevedono lo smaltimento in discarica come opzione residuale per i rifiuti non riciclabili e non recuperabili energeticamente e in ogni caso a valle di una loro caratterizzazione che potrebbe richiedere una loro stabilizzazione.

c)  Nel corso del question time dell’8 luglio 2015 [3] il Ministro Galletti ha individuato tre possibili soluzioni per risolvere il problema delle ecoballe stoccate in Campania senza però entrare nei dettagli tecnici:

  • Realizzazione di un termovalorizzatore nel Comune di Giugliano (NA). Soluzione richiedente tre anni per la costruzione dell’impianto e circa 14 anni per il completo smaltimento delle ecoballe;
  • smaltimento in impianti esistenti in Italia o all’estero per un costo di circa 800 milioni di euro con tempi di circa 10 anni;
  • smaltimento mediante la realizzazione contestuale di una discarica e un termovalorizzatore (quest’ultimo per un costo di circa 280 milioni di euro). Tale ipotesi, prende in esame la notevole differenza esistente tra i diversi siti di stoccaggio (dalle poche centinaia e fino a circa 1 milione e mezzo di balle stoccate). Per quanto riguarda il sito di Villa Literno (il più grande) è prevista la messa in sicurezza permanente dei rifiuti. Il sito di stoccaggio sarebbe trasformato in una discarica a norma (impermeabilizzazione della falda, captazione del biogas prodotto ecc.) e copertura del sito con strutture definitive destinate sia per scopi sociali che per la produzione di energia rinnovabile.

d) Secondo il presidente della regione Campania (settembre 2015) non occorrerebbe realizzare altre infrastrutture (inceneritore e discarica) ma dovrebbe essere attuato un piano strutturato per smaltire le ecoballe presenti da 16 anni sul territorio.

L’operazione del costo di 600 milioni di euro (fondi di stanziamento governativi) dovrebbe avvenire operando su tre fronti:

  • un terzo dei rifiuti conferiti fuori regione in impianti di vario tipo;
  • un terzo trattato attraverso il potenziamento degli STIR di Tufino (NA) e Giugliano (NA), con la realizzazione di una nuova linea di trito vagliatura dedicata alla lavorazione delle ecoballe;
  • la parte restante trattata attraverso il potenziamento dello STIR di Caivano NA) per le ecoballe di Villa Literno (CE) e Caivano (NA).

Nel frattempo le ecoballe restano dove stanno.

Dal punto di vista tecnologico  l’incenerimento con recupero energetico è da considerare, e non solo a parere di chi scrive, una soluzione valida. Attraverso l’utilizzo di opportune tecniche di combustione e di depurazione dei fumi prima della loro immissione in atmosfera è possibile contenere l’impatto ambientale ben al di sotto dei limiti imposti dalle normative vigenti.

Inoltre la produzione energetica derivante dall’impianto consente di evitare rilevanti quote di gas serra. Va ricordata, infatti, la parte biogenica dei rifiuti avviati al processo di combustione.

Ovviamente, la soluzione prospettata potrebbe trovare attuazione solo fuori da facili demagogie, ma affiancata da iniziative di corretta informazione che favoriscano l’ottenimento del necessario consenso da parte della popolazione interessata. Non risultano problemi reali di natura sanitaria, ma solo problemi d’ordine culturale e sociale.

 

Bibliografia

[1] Amici della Terra – La situazione dei rifiuti urbani nella regione Campania – Memoria Convegno Rifiuti Milano 6 ottobre 2014.

[2] MATTM -Elementi di valutazione delle alternative di gestione delle ecoballe stoccate in Campania – 2014

[3] Sito web http://www.minambiente.it/comunicati/rifiuti-galletti-al-question-time-tre-soluzioni-le-ecoballe-campania

[4] Sentenza della Corte di Giustizia Europea causa C-653/13 Sito Web http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30...

[5] Comunicato della stampa Corte di Giustizia Europea causa C-653/13 Sito Web http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2015-07/cp150086...