TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ (3)
Sviluppo delle rinnovabili e tutela della biodiversità sono obiettivi potenzialmente in contrasto, eppure entrambi rientrano tra gli obiettivi del Green deal europeo con target fissati al 2030 con i primi che attraggono molta più attenzione dei secondi. Come fare? Questo articolo è tratto dal Blog della Rivista Energia ed è il terzo di una serie.
In Copertina: Foto da Rivista Energia
Il Sesto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia 2024 è un importante documento predisposto dal Comitato Capitale Naturale, di cui fanno parte ben 12 Ministeri, Conferenza delle Regioni, Anci, Banca d’Italia, Istat, Ispra, Cnr, Enea ed esperti di molti enti, associazioni e università. Vista l’ampiezza dei contributi, è un documento assolutamente autorevole.
Senza una natura sana e vitale non abbiamo futuro
L’introduzione si apre con un paragrafo dal titolo eloquente: Senza una natura sana e vitale non abbiamo futuro. Nel testo troviamo osservazioni illuminanti sul tema della convivenza tra impianti rinnovabili e biodiversità: “la proliferazione indiscriminata degli impianti per la produzione di energia rinnovabile, la cui crescita è indubbiamente necessaria nell’ottica della protezione del clima globale, si pone in contrasto con gli obiettivi di conservazione delle foreste (esse stesse essenziali nella stessa ottica) e della biodiversità in generale. Ciò pone l’esigenza di produrre più energia da fonti rinnovabili (sole e vento, in particolare), in una evitabilissima contraddizione con le vocazioni economiche del territorio, agricolo-pastorale e turistico-culturale, e quindi in ultima analisi con la valorizzazione delle unicità paesaggistiche e identitarie dei territori.
A fronte dell’importanza delle pressioni e delle modifiche che la transizione energetica sta imponendo al territorio, si avverte una urgente necessità di una più accurata ed efficace pianificazione territoriale, che sia accompagnata da norme cogenti e vincoli scientificamente fondati (…). Esempi di sussidi favorevoli alla biodiversità sono: gli incentivi agli impianti di rinnovabili che non comportino ulteriore consumo di suolo (ad es. impianti in zone già edificate.” (enfasi nostra).
Questo rapporto, che vede tra i firmatari anche lo stesso Ministero dell’Ambiente, richiama quindi alla necessità di una “efficace pianificazione territoriale” per evitare che “la proliferazione indiscriminata di impianti per la produzione di energia rinnovabile” si pongano “in contrasto con gli obiettivi di conservazione delle foreste e della biodiversità”. Il messaggio è chiaro.
Grandi impianti eolici e fotovoltaici a terra in aree naturali di pregio possono danneggiare la biodiversità
Queste considerazioni non rappresentano l’opinione isolata di qualche comitato di cittadini, ma sono cristallizzate in un rapporto pubblico firmato e condiviso da molti Ministeri, Enti, Istituzioni scientifiche, esperti del settore. Pertanto, affermare che l’installazione di grandi impianti eolici e fotovoltaici a terra in aree naturali di pregio possa danneggiare la biodiversità non è un’esagerazione, ma un fatto oggettivo e un rischio concreto che è necessario evitare.
Si pone dunque la questione cruciale di come conciliare correttamente lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili con la tutela della biodiversità e degli ecosistemi.
Come noto, la legislazione nazionale sullo sviluppo delle fonti rinnovabili ha lo scopo di raggiungere specifici obiettivi di potenza installata in Italia entro il 2030, in attuazione del Green Deal europeo. Anche l’obiettivo di estendere le aree protette fino ad almeno il 30% del territorio nazionale ha come orizzonte temporale il 2030, ma con una fondamentale differenza: la diffusione delle rinnovabili gode in Italia di grande attenzione da parte delle istituzioni e del mondo economico, mentre la tutela della biodiversità non viene mai citata come obiettivo prioritario e sembra essere relegata ad aspetto marginale.
Eppure, i due obiettivi sono entrambi essenziali per l’attuazione del Green Deal europeo e devono essere perseguiti in modo coordinato e coerente. La legislazione italiana stabilisce che la realizzazione degli impianti ad energia rinnovabile deve essere fatta con opportune cautele a salvaguardia delle aree protette, dei beni culturali e del paesaggio. Tra i criteri imposti alle Regioni, che devono legiferare in materia, c’è la prescrizione di non qualificare come idonee allo sviluppo di rinnovabili le aree tutelate per legge ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (tra cui sono comprese le aree protette) con opportune fasce di rispetto (articolo 11-bis del D.Lgs. 190/2024).
Se le rinnovabili arrivano prima dell’istituzione del parco…
Come abbiamo visto in un precedente contributo, Ispra attesta che, al momento, le aree protette in Italia si estendono solo sul 21,7% del territorio nazionale, con percentuali limitate a circa il 15% in buona parte delle Regioni, mentre sul fronte della protezione rigorosa siamo al 5,1% rispetto al traguardo del 10% da raggiungere entro la fine del decennio.
Se il livello di protezione della natura dovesse rimanere invariato con queste percentuali, si rischia che alcune zone naturali di pregio (che potrebbero rientrare a pieno titolo in aree protette, ma che oggi non sono sottoposte ad alcun tipo di vincolo) vengano occupate da grandi impianti per la produzione di energia, determinando un irreversibile degrado ambientale.
Questo degrado deve essere evitato anche per applicare correttamente il nuovo Regolamento Europeo sul Ripristino della Natura, che prevede non solo un recupero delle aree naturali già compromesse, ma anche l’obiettivo di non degradare le aree naturali ancora intatte.
Per uno sviluppo equilibrato è quindi indispensabile che la Strategia Nazionale sulla Biodiversità al 2030 (per approfondire si rimanda al relativo post) venga attuata rapidamente, almeno per la parte relativa all’estensione delle aree protette al 30% del territorio nazionale, in modo che lo sviluppo dei nuovi impianti rinnovabili possa conciliarsi con un livello di protezione del territorio adeguato agli obiettivi del Green Deal europeo.
*Vincenzo Delle Site, Dipartimento di Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti del Cnr