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2026-07-12 23:52

Aree Naturali Protette e Ruolo delle Regioni

TUTELA DELLA BIODIVERSITA’(2)

di: 
Vincenzo Delle Site*

Per raggiungere gli obiettivi al 2030 sulla biodiversità, l’Italia deve estendere le aree naturali protette di almeno 10 punti percentuali e le Regioni possono e devono svolgere un ruolo cruciale in questo processo, come mostra il caso dell’Emilia-Romagna. Questo articolo è tratto dal Blog della Rivista Energia ed è il secondo di una serie.

In Copertina: Foto Rivista Energia 

 

Secondo la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, l’obiettivo di estendere le aree protette fino al 30% del territorio si riferisce all’Unione Europea nel suo insieme e il contributo richiesto a ogni Stato membro dovrà basarsi “sul riconoscimento che i paesi non hanno lo stesso livello di biodiversità dal punto di vista quantitativo e qualitativo”.

In altre parole, i paesi europei con maggiore biodiversità dovranno dare un contributo maggiore in termini di protezione della natura, andando anche oltre l’obiettivo del 30% di territorio protetto.

 

I paesi europei con maggiore biodiversità dovranno dare un contributo maggiore

Essendo l’Italia il Paese più ricco di biodiversità dell’Unione Europea, dovrebbe essere anche quello con la maggiore estensione delle aree protette. Purtroppo, per il momento non è così: il nostro livello di protezione ambientale è inferiore alla media europea. Come vedremo, tuttavia, non tutte le notizie sono negative.

Aree protette terrestri nell’Unione Europea EU-27 alla fine del 2023
Fonte: European Environment Agency

 

In Italia, la percentuale globale di superficie protetta è del 21,7%. Questa percentuale è rimasta praticamente invariata negli ultimi 15 anni (l’ultimo elenco ufficiale delle aree protette in Italia risale al 2010 e dopo quella data non è stato più aggiornato) ed è stata calcolata da Ispra tenendo conto delle sovrapposizioni dovute al fatto che molti siti Natura 2000 ricadono all’interno di altre aree protette (parchi nazionali, regionali, ecc.).

La rete Natura 2000 include infatti circa il 90% del territorio protetto in Italia e tutela il 19,4% del territorio nazionale. Le altre aree protette (parchi nazionali, regionali, ecc.) interessano invece il 10,5% della superficie italiana. Tuttavia, molte aree protette sono anche parte della rete Natura 2000 e per effetto di queste sovrapposizioni (che interessano l’8,2% del territorio italiano) le due percentuali non sono sommabili. Il censimento delle aree protette da parte di Ispra tiene conto delle aree protette istituite dopo il 2010 solo a livello nazionale, mentre per le aree protette regionali si deve attendere l’approvazione del nuovo Euap da parte del Mase.

Ispra fornisce anche la ripartizione delle aree protette e dei siti Natura 2000 tra le Regioni italiane, con la percentuale del territorio regionale occupato da queste aree.

Superficie delle aree terrestri protette suddivise per regione e tipologia
Fonte: Ispra – agg. 2024

 

L’estensione delle aree protette per Regione

Purtroppo, non viene fornita (nei database di pubblico accesso) la percentuale complessiva della superficie protetta per ogni Regione (senza sovrapposizioni tra siti Natura 2000 e altre aree protette). Per capire lo stato della protezione ambientale in ogni Regione italiana possiamo quindi considerare la percentuale di territorio regionale occupata dai siti Natura 2000 che, come detto, rappresenta circa il 90% del territorio protetto in Italia.

Risulta che in due regioni (Abruzzo e Valle d’Aosta) i siti Natura 2000 superano il 30% della superficie regionale, mentre poche altre si avvicinano a questo obiettivo (Campania, Molise, Liguria e Provincia di Trento).

Tutte le altre regioni hanno percentuali attorno al 15% o poco più, in particolare quelle del centro-nord Italia (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche), nonostante sul proprio territorio non manchino zone di grande valore naturalistico. In queste regioni arrivare alla protezione del 30% del territorio richiede un sostanziale raddoppio delle aree protette rispetto alla situazione attuale.

Estensione della rete Natura 2000 (% del territorio regionale)

 

Protezione rigorosa: l’Italia è a metà strada verso l’obiettivo 2030

La Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 prevede non solo il raggiungimento del 30% della superficie protetta, ma anche la protezione rigorosa di almeno il 10% di questa superficie che, come specificato nella Strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030, “non comporta necessariamente il divieto di accesso per le persone, ma è intesa a lasciare sostanzialmente intatti i processi naturali per rispettare i bisogni ecologici della zona”.

Un importante studio dell’Università di Bologna attesta che quasi tutti i paesi dell’Unione Europea sono ancora molto lontani da questo traguardo; l’Italia è a circa metà dell’obiettivo, con un 5,1% del suo territorio in cui è garantita una protezione rigorosa.

Attestato che la superficie protetta in Italia è del 21,7% a fronte di un obiettivo del 30% al 2030 e che la protezione rigorosa di ferma al 5,1% rispetto al traguardo minimo del 10%, cosa si può fare per accelerare questo percorso e chi lo deve fare?

La Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2030 è stata premiata come modello innovativo di pianificazione e gestione della biodiversità al recente Congresso Internazionale dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ad Abu Dhabi (ottobre 2025). Il premio è senz’altro meritato, il documento delinea un piano d’azione ben articolato con obiettivi precisi. Ora però è necessario passare alla fase attuativa del piano, perché il 2030 è vicino.

 

Il fondamentale ruolo delle Regioni

Il processo è stato avviato ed è stata creata dall’Ispra una Piattaforma di monitoraggio per l’attuazione della Strategia Nazionale Biodiversità 2030. È stato nominato nel 2024 un Comitato di Gestione per l’attuazione della Strategia di cui fanno parte anche rappresentanti delle Regioni italiane.

In questo processo le Regioni hanno quindi l’opportunità di svolgere un ruolo di primo piano e di agire subito. Per il territorio di competenza possono:

  • Ampliare in via prioritaria i siti Natura 2000 esistenti, come raccomandato dalla Strategia UE sulla biodiversità per il 2030, prevedendo dei corridoi ecologici per la loro connessione. Si ricorda che le Regioni e le Province autonome hanno un ruolo centrale nell’individuazione, proposta e gestione dei siti Natura 2000: la scelta delle aree di alto valore naturalistico da includere nella rete Natura 2000 è di competenza regionale, mentre la successiva approvazione avviene a livello nazionale ed europeo.
  • Ampliare rapidamente i parchi e le riserve esistenti e proporre l’istituzione di nuove aree protette. Le Regioni hanno la possibilità di istituire direttamente parchi e riserve (se di competenza regionale) oppure di agire attivamente per promuovere la loro istituzione (se parchi nazionali).
  • Aggiornare rapidamente gli strumenti di pianificazione territoriale regionale.
  • Considerare che il 30% di territorio protetto è un obiettivo minimo (“almeno il 30%”), quindi le Regioni possono anche superare questo limite.

Il ruolo delle Regioni è fondamentale anche per il consenso delle popolazioni locali: le aree protette non devono essere viste come un vincolo normativo, ma come uno strumento per garantire sviluppo economico e attrattività turistica, preservando l’identità e la bellezza dei luoghi.

Un caso di particolare interesse, che evidenzia i potenziali benefici derivanti da una corretta pianificazione territoriale in relazione alle aree protette, è rappresentato dalla Regione Emilia‑Romagna. L’Emilia-Romagna, nonostante lo sviluppo industriale e l’agricoltura intensiva, è una Regione con una biodiversità molto varia e aree naturali di grande bellezza.

 

Il caso dell’Emilia-Romagna: molte foreste, poche zone protette

Al momento le aree protette sono però insufficienti, è la Regione italiana con la percentuale più bassa di siti Natura 2000 (solo 11,9% del territorio regionale). Considerando anche le altre aree protette (due parchi nazionali, parchi regionali, …) si arriva ad un totale del 16,2% di territorio regionale protetto.

Per adeguarsi all’obiettivo della Strategia sulla Biodiversità, la superficie protetta dovrebbe quindi raddoppiare entro il 2030.

Se osserviamo la mappa delle aree protette notiamo una grande frammentazione. La Strategia dell’UE sulla biodiversità pone come obiettivo non solo l’estensione delle aree protette, ma anche la loro connessione attraverso la realizzazione di corridoi ecologici.

Aree protette nella Regione Emilia-Romagna
Fonte: Regione ER settore Aree protette

 

La Figura che segue mette a confronto la mappa della copertura forestale con quella delle aree protette nell’Appennino centro-settentrionale. Si nota che la fascia appenninica dell’Emilia-Romagna è molto ricca di boschi, ma sono presenti poche aree protette, a confronto con la porzione più meridionale dell’Appennino (tra le Marche meridionali, l’Abruzzo il Lazio e il Molise) dove troviamo diversi parchi nazionali molto estesi.

L’aumento della superficie protetta in Emilia-Romagna potrebbe iniziare ampliando innanzitutto i siti Natura 2000 già esistenti e connettendoli tra loro per assicurare una continuità territoriale.

Oltre all’ampliamento delle aree Natura 2000, si potrebbe avviare un percorso partecipato con le comunità locali per istituire nuovi parchi nelle zone montane più attrattive. Questi territori, oggi colpiti da un progressivo spopolamento e dall’invecchiamento della popolazione, potrebbero essere rilanciati anche attraverso lo sviluppo di un turismo sostenibile, capace di valorizzare il patrimonio naturale e generare nuove opportunità economiche locali.

 

I parchi creano opportunità economiche e occupazionali legate alla valorizzazione del territorio

Un esempio particolarmente promettente è rappresentato dalla possibile istituzione di un Parco Nazionale dell’Alta Valmarecchia e del Montefeltro, a cavallo tra Emilia-Romagna e Marche. Un progetto di questo tipo potrebbe valorizzare la posizione strategica dell’area, a breve distanza dalla costa romagnola — già fortemente attrattiva dal punto di vista turistico — offrendo un’alternativa autentica e di alta qualità ambientale alla classica vacanza balneare. Allo stesso tempo, permetterebbe di ampliare la stagione turistica, intercettando flussi anche nei mesi primaverili e autunnali.

Attraverso una zonizzazione intelligente e ben calibrata, si potrebbero tutelare in modo rigoroso le aree di alta quota, che conservano ambienti montani ancora integri e una straordinaria ricchezza di biodiversità. Parallelamente, le zone di fondovalle e i centri abitati potrebbero diventare il cuore pulsante di una rinascita economica sostenibile: agricoltura di qualità, artigianato locale, ospitalità diffusa, recupero delle abitazioni abbandonate ed esperienze di escursionismo contribuirebbero a creare un’offerta turistica integrata, capace di coniugare conservazione della natura e sviluppo del territorio.

Copertura forestale e aree protette nella fascia appenninica

 

In Italia i Parchi nazionali hanno nella maggior parte dei casi portato benefici alle popolazioni locali, creando opportunità economiche e occupazionali legate alla valorizzazione del territorio.

In qualche località lo sviluppo del turismo nelle aree protette è diventato persino eccessivo in particolari periodi dell’anno (“overtourism”), ma questo conferma che la protezione della natura porta attrattività e benefici economici. Anche per evitare questi eccessi è opportuno aumentare le aree protette, in modo da distribuire i flussi turistici anche verso destinazioni oggi quasi sconosciute e poco frequentate.

In questo percorso la Regione Emilia-Romagna può svolgere un ruolo fondamentale di proposta, pianificazione ed attuazione concreta sul proprio territorio di tutte le iniziative a favore della natura previste dalla legislazione europea e nazionale per i prossimi anni.

 

*Vincenzo Delle Site, Dipartimento di Ingegneria, ICT e tecnologie per l’energia e i trasporti del Cnr