REGOLAMENTO (UE) 2024/1787
Il Rapporto degli Amici della Terra sull'attuazione del Regolamento (UE) 2024/1787 propone una prima stima delle emissioni di metano associate alle importazioni energetiche italiane. I risultati evidenziano come l'intensità emissiva dei principali Paesi fornitori possa variare significativamente e come l'origine geografica delle forniture influenzi il profilo emissivo complessivo del gas e del petrolio consumati in Italia.
In Copertina: Immagine da Drip Dippy Donald, Disney, 1948
Tra gli elementi più innovativi del Regolamento (UE) 2024/1787 vi è certamente l'attenzione riservata alle emissioni di metano associate alle importazioni di combustibili fossili.
Il Rapporto degli Amici della Terra, “L'attuazione in Italia del Regolamento (UE) 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico”, dedica particolare attenzione a questo aspetto, proponendo una prima stima delle emissioni associate al gas naturale e al petrolio importati nel nostro Paese. L'analisi consente anche di evidenziare come le caratteristiche delle diverse filiere di approvvigionamento possano incidere significativamente sul profilo emissivo complessivo del sistema energetico nazionale.
L'Italia rappresenta un caso particolarmente interessante, considerata la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili (circa il 95% del gas naturale e oltre il 90% del petrolio consumati in Italia sono prodotti all’estero). Nel 2024 sono stati importati circa 59 miliardi di metri cubi di gas naturale e circa 74 milioni di tonnellate di greggio e prodotti petroliferi. Questi dati costituiscono il punto di partenza dell'analisi, che si concentra però soprattutto sulle emissioni associate alle diverse catene di approvvigionamento.
Per quanto riguarda il gas naturale, le importazioni provengono principalmente da Algeria (39%), Azerbaijan (17%), Qatar (12%), Russia (10%) e Stati Uniti (9%).
Figura 1: Importazione di gas naturale in Italia per paese di origine, 2024 (%)
Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat e MASE
Nel caso del petrolio, nel 2024 l'Italia ha importato circa 74 milioni di tonnellate di greggio e prodotti petroliferi, con una forte diversificazione geografica che vede tra i principali fornitori Libia (21%), Azerbaijan (16%), Kazakistan (15%), Iraq (9%), Stati Uniti (9%) e Arabia Saudita (7%).
Figura 2: Importazione di petrolio in Italia per Paese di provenienza, 2024 (kt)
Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Eurostat e MASE
Il punto centrale è che le emissioni di metano associate alla produzione di questi combustibili si verificano prevalentemente nei Paesi esportatori e non sono contabilizzate negli inventari nazionali italiani. Le regole IPCC di rendicontazione considerano infatti esclusivamente le emissioni generate all'interno dei confini nazionali, lasciando fuori una parte rilevante dell'impronta emissiva associata ai consumi energetici del Paese.
Le elaborazioni contenute nel Rapporto degli Amici della Terra consentono di stimare, in via preliminare, gli ordini di grandezza delle emissioni associate alle importazioni italiane a partire dalle stime IEA. Per quanto riguarda il gas naturale, le emissioni attribuibili ai volumi importati sono stimate tra circa 323 e 388 kt (mila tonnellate) di metano. A titolo di confronto, le stesse stime IEA riguardo alle emissioni italiane, associate quindi alla filiera nazionale del gas, risultano comprese tra circa 72 e 74 kt di CH₄.
Le stime suggeriscono che le emissioni associate alle importazioni possano risultare da quattro a cinque volte superiori rispetto a quelle della filiera nazionale.
Il principale contributo deriva dall'Algeria, che da sola potrebbe essere associata a circa 196–229 kt di CH₄, riflettendo sia il peso dominante nelle importazioni italiane sia le caratteristiche emissive della filiera produttiva. Seguono gli Stati Uniti (44–57 kt), la Russia (30–42 kt), il Qatar (circa 23 kt) e l'Azerbaijan (19–23 kt).
Un quadro analogo emerge anche per il petrolio. Le emissioni di metano associate al greggio importato in Italia sono stimate tra circa 447 e 488 kt di CH₄, a fronte di emissioni della filiera petrolifera nazionale comprese tra appena 0,5 e 3 kt.
Anche in questo caso, le emissioni associate alle importazioni risultano di ordini di grandezza superiori rispetto a quelle nazionali. La Libia rappresenta il principale contributore, con emissioni stimate tra 235 e 241 mila tonnellate di CH₄, seguita da Azerbaijan, Kazakistan e Iraq.
Figura 3: Confronto stime emissioni nazionali vs importazioni (kt CH4)
Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Energy Institute, IEA, MASE. Nota: le emissioni importate in Italia sono stime indicative ottenute applicando un’intensità media nazionale ai volumi importati; non rappresentano misure puntuali delle emissioni effettivamente associate alle singole forniture.
Questi risultati devono essere interpretati con cautela. Si tratta di stime preliminari, basate su dati aggregati nazionali e su un approccio allocativo semplificato che non consente di attribuire puntualmente le emissioni alle singole forniture. Inoltre, le elaborazioni non includono le emissioni associate al trasporto internazionale dei combustibili, né quelle generate dalle attività downstream nei Paesi importatori.
Tuttavia, il messaggio che emerge è chiaro. Per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche come l'Italia, limitarsi alle sole emissioni territoriali rischia di sottostimare in modo significativo l'impatto climatico complessivo associato al consumo di combustibili fossili.
L'analisi evidenzia inoltre come non tutte le filiere di approvvigionamento presentino le stesse caratteristiche emissive. Prendendo l’esempio del gas, le stime preliminari di Amici della Terra basate sui dati IEA mostrano infatti che l'intensità emissiva della produzione nazionale di gas naturale risulta inferiore rispetto a quella di gran parte dei principali Paesi fornitori dell'Italia, inclusi Algeria, Qatar, Russia, Stati Uniti e Libia. Fanno eccezione alcuni casi particolarmente virtuosi, come Norvegia, Paesi Bassi e Azerbaigian, caratterizzati da intensità emissive basse.
Questi risultati suggeriscono come l'origine geografica delle importazioni possa incidere in misura significativa sul profilo emissivo del gas consumato in Italia e confermano la rilevanza delle disposizioni del Regolamento dedicate alla trasparenza e alla progressiva riduzione delle emissioni lungo le catene di approvvigionamento internazionali.
Figura 4: Intensità emissiva upstream del gas naturale (ktCH4/bcm)
Fonte: elaborazione Amici della Terra su dati Energy Institute, IEA, MASE.
È proprio questa la sfida affrontata dal Regolamento europeo sul metano: aumentare progressivamente la trasparenza lungo le catene internazionali di approvvigionamento e promuovere standard più elevati di monitoraggio e riduzione delle emissioni anche al di fuori dei confini dell'Unione europea.
L'esercizio presentato è necessariamente preliminare e basato sui dati disponibili nel Rapporto pubblicato nel marzo 2026. Tuttavia, suggerisce che per un Paese importatore netto come l'Italia la riduzione delle emissioni di metano non possa essere affrontata esclusivamente entro i confini nazionali.
La progressiva attuazione del Regolamento europeo e la crescente disponibilità di dati consentiranno nei prossimi anni di aggiornare queste stime e di verificare se la maggiore trasparenza lungo le filiere internazionali si tradurrà anche in un effettivo miglioramento delle performance emissive dei principali Paesi fornitori dell'Italia e quindi ad una riduzione delle emissioni associate ai combustibili fossili importati.