MODELLI CLIMATICI
Abbiamo già parlato della smentita degli scenari climatici estremi che sono alla base dei rapporti dell’ONU sul clima. Torniamo sull’argomento con la traduzione di un articolo integrale di Roger Pielke Jr che chiarisce cause e conseguenze, non di una previsione che si è rivelata eccessiva, ma dell’errata valutazione e dell’inopportuna interpretazione di scenari di base da parte delle istituzioni internazionali competenti e, di conseguenza, anche da parte delle politiche nazionali. Articolo originale qui.
In Copertina: La costa di Kapiti Island, Nuova Zelanda. Foto da https://www.crownrelo.co.nz/
«È piuttosto interessante che perfino scenari così astratti abbiano conseguenze così concrete nelle decisioni quotidiane» - Un ideatore degli scenari RCP, dopo aver appreso che nel 2026 essi stanno causando danni reali alle persone.
L'abbandono degli scenari climatici di base ormai riconosciuti come implausibili sta iniziando ad avere conseguenze concrete. I decisori pubblici stanno infatti prendendo coscienza del fatto di aver assunto decisioni che hanno prodotto effetti negativi, reali e non necessari, sui propri amministrati e utenti.
In una lettera inviata il 1° luglio 2026 alle comunità locali della Nuova Zelanda (riprodotta più avanti), il ministro per il cambiamento climatico, Simon Watts, ha chiesto ai funzionari pubblici di riconsiderare l'utilizzo dell'RCP8.5 e degli altri scenari ormai ritirati nelle decisioni di pianificazione. Secondo la lettera, i consigli locali hanno utilizzato questi scenari di emissione implausibili in modo tale da «imporre costi inutili ai contribuenti locali, alle imprese e alle comunità.»

La lettera precisa, inoltre, che i consigli «non dovrebbero automaticamente» continuare a considerare tali scenari «come lo scenario centrale o più probabile quando assumono decisioni riguardanti investimenti infrastrutturali, uso del suolo, diritti di proprietà o tributi locali».
Un esempio diretto degli effetti prodotti dall'utilizzo dell'RCP8.5 in Nuova Zelanda è raccontato nel documentario Managed Out, realizzato prima della diffusione della lettera del ministro e dedicato al tema della managed retreat (i progetti di ritiro pianificato dalle aree costiere).
Sulla costa di Kapiti, alcuni residenti raccontano che nei fascicoli relativi alle loro proprietà sono state inserite annotazioni sui rischi costieri basate su uno studio, commissionato a consulenti, che utilizzava gli scenari futuri previsti dall'RCP8.5. Uno di loro afferma: «Stanno usando l'RCP8.5, che rappresenta lo scenario più estremo. I prezzi delle case stanno diminuendo, quelli delle assicurazioni stanno aumentando vertiginosamente, perché hanno inserito annotazioni in tutti i nostri rapporti LIM (Land Information Memorandum, il documento che valuta i rischi presenti su un immobile), basandosi proprio su questa modellizzazione estrema».
Nel documentario, un ex consigliere comunale della città di Wellington sostiene che il problema risiede «nell'utilizzo del modello 8.5 dell’IPCC, che avrebbe dovuto servire esclusivamente come test di stress e non come base per le decisioni politiche». Questi cittadini stanno subendo le conseguenze indesiderate dell'impiego di uno scenario che gli scienziati avevano sviluppato originariamente per la modellistica esplorativa del sistema terrestre, al fine di fornire elementi utili ai negoziati climatici globali, ma che è finito per incidere direttamente sul valore economico delle loro abitazioni.
Utilizzare l'RCP8.5 per prevedere i rischi costieri in Nuova Zelanda, o in qualsiasi altra parte del mondo, e farne la base per determinare il valore delle abitazioni o i premi assicurativi costituisce semplicemente un uso improprio della scienza, pur trattandosi di uno scenario che poteva avere applicazioni legittime in altri contesti di ricerca.
Come si è arrivati a questo pasticcio
Uno scenario di base, chiamato anche business as usual (BAU), è definito dall'IPCC come uno «scenario utilizzato come punto di partenza o di riferimento per il confronto tra due o più scenari».
Le analisi delle politiche climatiche, comprese quelle costi-benefici, prendono generalmente avvio da uno scenario di base che rappresenta la traiettoria lungo la quale ci si aspetta che il mondo proceda in assenza di nuovi interventi. Tale scenario viene poi confrontato con altri scenari nei quali vengono introdotte specifiche politiche climatiche. Questi ultimi sono comunemente definiti scenari di mitigazione (o scenari di policy). Un simile confronto consente, almeno in linea di principio, ai decisori pubblici di valutare gli effetti attesi derivanti dall'introduzione di una determinata politica rispetto alla scelta di non adottarla.
Sulla base degli scenari di base ufficiali dell'IPCC AR6, RCP8.5, SSP5-8.5 e SSP3-7.0, i consigli locali della Nuova Zelanda hanno tracciato linee di rischio sui titoli di proprietà, modificato la pianificazione delle infrastrutture e modificato l’esposizione al rischio delle compagnie assicurative e degli istituti di credito, con conseguenze economiche concrete per i cittadini neozelandesi.
Grazie alla corretta decisione assunta dal comitato incaricato degli scenari per il CMIP7 (la settima generazione di modelli climatici del WCRP), progettata per fornire le proiezioni che informeranno il prossimo rapporto IPCC, oggi sappiamo che tutte queste decisioni e le relative conseguenze si basavano su uno scenario che è ormai ufficialmente riconosciuto come implausibile.
In una recente intervista rilasciata ad Alistair Harding in Nuova Zelanda, Detlef van Vuuren, lo scienziato olandese che ha contribuito a guidare lo sviluppo sia degli scenari RCP del 2011 (compreso l'RCP8.5) sia dei nuovi scenari CMIP7 del 2026, che hanno ufficialmente sancito il ritiro dell'RCP8.5, è stato interrogato sull'opportunità di descrivere l'RCP8.5 e scenari analoghi come business as usual (BAU), ossia come uno scenario privo di politiche di mitigazione. La sua risposta è stata: «No, è sempre stato un modo sbagliato di descriverlo».
Eppure, come è stato accuratamente documentato su The Honest Broker (n.d.r. il sito dell’autore), per quindici anni, questo insieme di tre scenari di base è stato descritto, nella ricerca climatica e nelle politiche pubbliche, come rappresentativo del business as usual, ovvero come scenari di base. Questa interpretazione è poi arrivata fino alle decisioni sull'uso del territorio nelle aree costiere della Nuova Zelanda. Oggi, Van Vuuren sostiene che questa interpretazione era errata fin dall'inizio. Che cosa è successo?
Confusione fin dall'inizio
Nel lavoro originale del 2011 con cui gli scenari RCP vennero presentati alla comunità scientifica, Van Vuuren et al. (2011) descrivevano i quattro scenari in un modo che, col tempo, è stato completamente dimenticato. Erano infatti previsti:
Avete letto bene: all'origine gli scenari di base avrebbero dovuto essere tre, distribuiti lungo un intervallo molto ampio, e non soltanto l'RCP8.5. Come scenari di base, RCP4.5, RCP6.0 e RCP8.5 avrebbero dovuto rappresentare l'intera gamma degli scenari di base presenti nella letteratura scientifica. L'RCP8.5 occupava semplicemente l'estremo superiore di questo intervallo, mentre l'RCP4.5 ne rappresentava l'estremo inferiore: entrambi erano considerati ugualmente validi come scenari di base.
Allo stesso tempo, però, RCP4.5 e RCP6.0 avrebbero dovuto rappresentare anche scenari di politica climatica o di mitigazione, che per definizione non sono scenari di base. In altre parole, questi due scenari erano chiamati a svolgere contemporaneamente due funzioni incompatibili, rappresentando entrambe le categorie presenti nella letteratura scientifica, come mostra la tabella riportata nell'articolo di Van Vuuren et al. (2011).
Tre scenari erano destinati a rappresentare contemporaneamente sia gli scenari di base sia quelli di mitigazione presenti nella letteratura scientifica. Cosa sarebbe mai potuto andare storto?
Quando però arrivò il momento di scegliere gli scenari specifici della letteratura dei modelli integrati di valutazione (IAM) da utilizzare come RCP, quelli effettivamente selezionati per occupare le posizioni 4.5 e 6.0 erano scenari di mitigazione, non scenari di base.
Di conseguenza, gli scenari RCP4.5 e RCP6.0 avevano ciascuno un proprio scenario di base, caratterizzato però da livelli di forzante radiativa ben superiori a 4.5 e 6.0. L'unico scenario realmente derivato da uno scenario di base IAM, cioè da un mondo completamente privo di politiche climatiche, era quindi RCP8.5.
Questo è chiaramente visibile nella figura riportata da Pielke e Ritchie (2021). La confusione era praticamente inevitabile. Ed è esattamente ciò che è accaduto.

Per chi interpretava i percorsi RCP così come erano stati costruiti e presentati, anziché come la più ampia gamma di scenari che, secondo Van Vuuren et al. (2011), avrebbero dovuto rappresentare, l'insieme risultava composto da uno scenario di base e tre scenari di mitigazione.
L'unico scenario chiaramente identificabile come base in assenza di politiche climatiche era quindi RCP8.5.
All'epoca, la comunità scientifica che si occupava degli scenari era ben consapevole della confusione che questa impostazione avrebbe potuto generare. L'immagine riportata di seguito, ad esempio, riproduce una diapositiva di una presentazione di Richard Moss, un altro dei principali artefici del processo di sviluppo degli RCP, nella quale si avvertiva esplicitamente che RCP8.5 non costituiva lo scenario di base degli altri tre RCP: un altro dettaglio che, con il tempo, è andato perduto.

Nonostante questo avvertimento, sono stati pubblicati decine di migliaia di articoli scientifici che utilizzano RCP8.5 come scenario di base, confrontandolo con gli altri scenari RCP, generalmente RCP4.5 e RCP2.6, trattati come scenari di mitigazione.
In particolare, RCP4.5 è stato spesso considerato rappresentativo delle conseguenze di una politica climatica particolarmente ambiziosa,[1] mentre, secondo l'impostazione originaria del quadro RCP, avrebbe dovuto essere trattato esattamente come RCP8.5, cioè come uno scenario di base.
In assenza di una correzione da parte di coloro che conoscevano bene la questione, compresi i numerosi ricercatori che hanno partecipato allo sviluppo degli scenari nel corso degli anni, l'interpretazione dell'RCP8.5 come unico scenario di base ha preso piede, fino a dominare il modo in cui gli scenari RCP e successivamente gli SSP sono stati utilizzati negli ultimi quindici anni, sia nella ricerca scientifica, sia nelle politiche pubbliche.
Come dichiarò, nel 2020, uno scienziato olandese rimasto anonimo al quotidiano De Volkskrant: «Semplicemente, non ci si rende conto che gli RCP possono acquistare vita propria.»
I limiti degli scenari: perché è importante disporre di un'ampia gamma di ipotesi
Oggi è ormai ampiamente riconosciuto che gli scenari RCP e SSP presentavano limiti fin dall'origine, dovuti all'adozione di un insieme troppo ristretto di ipotesi. Non tornerò qui sui dettagli di questo problema. La vicenda, tuttavia, è molto più complessa di quanto possa sembrare.
La figura seguente mostra come l'intervallo degli scenari di base ufficiali utilizzati dal CMIP e dall'IPCC sia cambiato nel tempo: dagli RCP originari descritti da Van Vuuren et al. (2011), passando per CMIP5, IPCC AR5 (2014), CMIP6 e AR6 (2016-2021), fino ad arrivare al CMIP7 (2026).
Intervallo degli scenari di base dagli RCP (2011) al CMIP7 (2026). In un prossimo articolo discuterò più nel dettaglio gli scenari CMIP7, ormai giunti alla loro versione definitiva.Vale la pena sottolineare due aspetti.
Il motivo per cui l'intervallo originario di Van Vuuren et al. (2011) coincide in larga parte con quello del CMIP7 non è che i singoli scenari abbiano superato la prova del tempo. La sovrapposizione esiste perché il lavoro del 2011 comprendeva un ventaglio molto ampio di scenari di base, capace di riflettere due caratteristiche fondamentali e inevitabili della nostra conoscenza del mondo reale: l'incertezza e l'ignoranza. Sono proprio queste le condizioni con cui, almeno in linea di principio, la pianificazione per scenari è chiamata a confrontarsi.
Disporre di un ampio ventaglio di ipotesi avrebbe permesso al quadro elaborato nel 2011 di conservare la propria utilità anche dopo il venir meno della plausibilità dell'RCP8.5. L'insegnamento che se ne ricava è che il valore di un insieme di scenari non dipende dall'esattezza di un singolo percorso evolutivo, ma dall'ampiezza delle ipotesi che esso riesce a rappresentare. Incorporare una pluralità di ipotesi costituisce infatti una forma di protezione contro gli inevitabili limiti dei singoli scenari, poiché chi li costruisce non può sapere in anticipo quali assunzioni si riveleranno corrette e quali invece no.
Sebbene gli scenari di base ormai riconosciuti come implausibili siano stati giustamente ritirati, sembra che gli autori del CMIP7 non abbiano colto fino in fondo l'importanza di mantenere una reale diversità di ipotesi all'interno del nuovo insieme di scenari.
La correzione di rotta è appena iniziata
Tornando alla Nuova Zelanda e all'intervista rilasciata da Van Vuuren a Reality Check Radio, lo scienziato esprime comprensione nei confronti di coloro che hanno visto compromesso il valore dei propri beni a causa dell'utilizzo inconsapevole dell'RCP8.5 come scenario di base nella pianificazione territoriale e nella regolamentazione dell'uso del suolo: «Se possedessi una casa in un luogo che presenta un rischio nel 2150, penso che l'RCP8.5 possa rappresentare un'informazione utile. Ma, considerando che un mutuo dura circa trent'anni, ritengo sarebbe del tutto ingiusto che il valore della mia proprietà fosse così fortemente determinato da qualcosa che è incerto e così lontano nel tempo.»
Van Vuuren suggerisce inoltre che, dal suo punto di vista, gli scenari RCP non erano mai stati realmente concepiti per essere utilizzati nelle decisioni di pianificazione a livello locale: «Il modo in cui normalmente utilizzo questi scenari è nell'ambito dei negoziati sul clima. È piuttosto interessante che perfino scenari così astratti abbiano conseguenze così concrete nelle decisioni quotidiane...». Interessante, davvero.
Gli errori commessi in Nuova Zelanda nell'utilizzare l'RCP8.5 come rappresentazione del futuro atteso, o addirittura come una previsione, sono comprensibili se letti come il risultato di una lunga catena di equivoci e di finalità contrastanti riguardo al ruolo degli scenari nella ricerca sul clima. Tuttavia, quella catena di errori ha avuto conseguenze materiali per persone reali e in luoghi reali, ben oltre i confini della Nuova Zelanda.
Con gli RCP, la comunità scientifica degli scenari selezionò quattro scenari da una letteratura che ne conteneva migliaia. Quella letteratura copriva un'enorme varietà di futuri possibili, e non poteva essere altrimenti, perché il futuro è, per sua natura, sfumato e incerto. A quel ristretto gruppo di quattro scenari fu però affidato un duplice compito: rappresentare sia ipotesi di futuro verso le quali il mondo avrebbe potuto dirigersi in assenza di politiche climatiche, sia ipotesi di futuro che presupponevano interventi di mitigazione molto rilevanti.
L'obiettivo scientifico era quello di "dare impulso" (jump start) alla modellistica del sistema terrestre, non quello di costituire la base per decisioni pubbliche, a tutti i livelli, da quello locale fino a quello globale.
Nel frattempo, mentre venivano commessi degli errori, nessuno intervenne né segnalò gli errori di progettazione e applicazione degli scenari che si stavano progressivamente manifestando.
Oggi sappiamo, e lo sappiamo dal 2017, grazie ai lavori di Ritchie e Dowlatabadi, che l’unico scenario di base consacrato come riferimento presentava difetti insanabili. Nel mondo reale, non nel mondo dei modelli, l'RCP8.5 è stato variamente interpretato come la proiezione del futuro più probabile, o addirittura come una previsione, finendo così incorporato in decisioni dalle conseguenze molto concrete.
Se la comunità scientifica avesse raccomandato di basare la pianificazione su un'ampia gamma di scenari di base, compresa tra RCP4.5 e RCP8.5, alcuni avrebbero probabilmente continuato a scegliere lo scenario più estremo, ma altri avrebbero potuto prendere in considerazione scenari alternativi.
E proprio grazie a questa maggiore varietà di scenari, il successivo ricalibramento dell'intervallo avrebbe probabilmente avuto conseguenze molto meno rilevanti rispetto al cambiamento di aspettative che molti stanno vivendo oggi.
NOTE
[1] L'RCP4.5 non rappresenta uno scenario di successo delle politiche climatiche, ma è stato spesso interpretato in questo modo, ad esempio nel National Climate Assessment degli Stati Uniti del 2018. Ho già discusso questo tema altrove: si tratta di un altro esempio di uso improprio degli scenari.
[1] Non mostrato in questa figura, l'intervallo degli scenari di base degli SRES (Special Report on Emissions Scenarios) era ancora più ampio di quello presentato in Van Vuuren et al. (2011).
tempismo
forse era meglio attendere che passasse l'ondata di calore peggiore della storia prima di pubblicare l'articolo?