SCONTRO FRA AMBIENTALISTI (1)
Sono state settimane, queste, di interventi accesi sui quotidiani sul tema delle rinnovabili, con mezzo mondo politico e Confindustria che pretendono “strumenti straordinari” – ancora? - per accelerare gli impianti, anche in zone di pregio paesaggistico. Lo scontro è diventato esplicito all’interno stesso del movimento ambientalista con l’appello di un gruppo di intellettuali e attivisti storici a WWF, Legambiente e Greenpeace, le tre associazioni che, negli anni, sono diventate accese promotrici del business delle fonti rinnovabili con accenti indistinguibili da quelle dei rappresentanti delle imprese interessate. Pubblichiamo integralmente il testo e le firme dell’appello, citati da Gianantonio Stella sul Corriere della Sera del 30 giugno.
Appello a WWF, Legambiente e Greenpeace
Cari amici e cari compagni di tante battaglie, Vi scriviamo con il cuore pesante, ma con la franchezza che si deve a chi si riconosce in un cammino comune. Per decenni abbiamo condiviso le battaglie in difesa dell’ambiente. Abbiamo difeso le coste dalla cementificazione selvaggia, abbiamo lottato contro le speculazioni edilizie, abbiamo protetto i nostri parchi nazionali e salvato specie a rischio.
Insieme abbiamo spiegato all’Italia che la natura non è una merce, ma l’infrastruttura stessa della nostra vita e della nostra identità. Abbiamo raccontato l’unicità del paesaggio italiano, modificato in secoli di storia dal lavoro sapiente di generazioni, che ne hanno fatto un capolavoro di equilibrio e di bellezza.
Se oggi esiste una coscienza ecologica nel nostro Paese, è anche grazie alla passione e all'intransigenza che abbiamo condiviso.
Proprio per questo, oggi, proviamo un profondo senso di smarrimento. Guardiamo con sincero dolore alle vostre posizioni sulle concessioni, in zone di pregio ambientale, a mega impianti interessati alla produzione di energia rinnovabile nelle mani delle multinazionali: non riusciamo a capire.
Non capiamo come sia possibile che si sia disposti a sostenere senza la minima riserva chi, approfittando dei timori causati dall’avanzare della crisi climatica, non si fa scrupolo di sacrificare pezzi interi del paesaggio italiano. Quel medesimo paesaggio che la nostra Costituzione tutela all'Articolo 9 e che noi, insieme a voi, abbiamo sempre considerato un bene non negoziabile.
Il paesaggio non è solo "una bella vista", non è solo panorama: è biodiversità, è stratificazione storica, è l'identità profonda dei territori e delle comunità che li abitano. Oggi assistiamo a una spinta d'assalto verso la proliferazione di impianti eolici industriali sui crinali dei nostri Appennini e di distese di pannelli fotovoltaici a terra che cancellano suolo agricolo e alterano irreversibilmente la bellezza e il valore culturale dei nostri territori, senza tenere conto delle richieste democratiche e razionali che arrivano dalle comunità coinvolte.
Di fronte a questo scenario, la vostra voce, che un tempo si sarebbe alzata forte e chiara a difesa della natura e del paesaggio, oggi è accondiscendente e giustificatrice. Troppo spesso apparite persino come i più intransigenti nella difesa di qualsiasi progetto, anche i più inaccettabili. Anche di quelli collocati in borghi o luoghi di assoluto rilievo come Orvieto o le crete senesi. Vi opponete alle Sovrintendenze, che per anni sono state le nostre migliori alleate, anziché agli speculatori finanziari nascosti dietro gli eco-mostri che rischiano di distruggere il nostro territorio, senza alcun reale beneficio. Speculatori indifferenti alla possibilità di sfruttare le superfici già compromesse o i tetti dei capannoni industriali.
Abbiamo combattuto per anni contro il consumo di territorio e oggi sacrifichiamo decine di migliaia di ettari a progetti che danno un contributo infinitesimale ed aleatorio alla soluzione della crisi energetica.
Sia chiaro: noi non neghiamo la crisi climatica. Sappiamo perfettamente che è necessario individuare soluzioni efficaci. Per questo diffidiamo di chi si illude di risolvere il problema rifugiandosi all’ombra di aerogeneratori trasformati in icone salvifiche, manovrate da enormi interessi. La vera transizione ecologica non può essere guidata da slogan ideologici, né affidata alle sole logiche del profitto privato e della speculazione finanziaria, che hanno trovato terreno fertile nell'assenza di una pianificazione territoriale chiara, vincolante e condivisa sulle aree idonee e non idonee alla realizzazione degli impianti.
I territori e le comunità devono essere ascoltati. Le rinnovabili e l’uso del territorio devono essere un processo democratico e condivisibile partendo dall’utilizzo delle aree già antropizzate. Le comunità energetiche e l’impulso che potrebbero dare agli investimenti familiari e all’autoconsumo sono una strada da percorrere. La parola “risparmio” non deve essere considerata impronunciabile.
La decarbonizzazione ha bisogno di tante soluzioni diverse e non certo solo di sterminati campi fotovoltaici e pale eoliche, soprattutto se gestiti da grandi fondi finanziari esteri, indifferenti al loro impatto irreversibile sul territorio.
Non si può salvare il pianeta distruggendo la terra che calpestiamo. Perseguire la mitigazione della crisi climatica con strumenti inadeguati che causano la crisi di biodiversità, l’umiliazione della cultura e la distruzione del paesaggio non solo è un percorso che non porta a reali soluzioni, ma non è neppure un segno di responsabilità e lungimiranza: è solo un paradosso distruttivo.
L’Italia non è una superficie da sfruttare. È un luogo unico al mondo per tesori ambientali e culturali come riconosciuto dall’UNESCO.
Sareste disposti a bruciare la Gioconda per ottenere energia?
Con questo spirito, rinnoviamo la nostra piena disponibilità a un confronto pubblico, aperto e trasparente, nel quale discutere senza pregiudizi dati, numeri, costi, benefici e impatti reali delle politiche energetiche e della transizione ecologica. Siamo convinti che solo attraverso un dibattito libero, fondato sulle evidenze e sul rispetto reciproco, sia possibile costruire soluzioni realmente sostenibili e condivise per il futuro del nostro Paese.
Con immutata stima per la nostra storia comune,
Un gruppo di ambientalisti, attivisti e cittadini per il territorio:
Stefano Allavena – Presidente associazione Altura per la tutela dei rapaci e dei loro ambienti
Massimo Ammaniti – Psichiatra, scrittore
Jacopo Angelini – già Presidente WWF Marche
Corrado Augias – giornalista, scrittore
Marella Caracciolo – Vicepresidente Italia Nostra Maremma
Antonella Caroli – scrittrice, già Presidente Nazionale di Italia Nostra
Guido Ceccolini – Ornitologo, Associazione CERM Centro Rapaci Minacciati
Gianluigi Ciamarra – Comitato Nazionale del Paesaggio – presidente Sezione Molise Italia Nostra
Paolo Crepet – Scrittore, psichiatra
Vincenzo Cripezzi – Coordinatore LIPU Puglia e Basilicata
Girolamo Culmone - Già presidente regionale WWF Sicilia e direttore di numerose riserve naturali
Erasmo D’Angelis - Esperto del settore idrico e di dissesto idrogeologico, segretario Generale dell’Autorità di Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale.
Luigi De Falco – già Segretario Italia Nostra Campania e Assessore all’Urbanistica di Napoli
Anselma Dell’Olio – giornalista e regista
Pietro Del Re – giornalista di Repubblica
Patrizia Feletig – giornalista e scrittrice
Giuliano Ferrara – giornalista e scrittore
Mauro Gargiulo – Presidente Italia Nostra Sardegna
Duilio Gianmaria – Giornalista, conduttore RAI, scrittore
Ebe Giacometti – Storica dell’Arte, già Presidente Italia Nostra Lazio
Francesco Gigliani – Associazione Altura, già Consigliere Regionale Italia Nostra Campania
Corrado Giuliano – socio fondatore Legambiente Sicilia e già Presidente Centro Azione Giuridica Nazionale Legambiente
Mauro Grassi –direttore Fondazione EWA Earth and Water Agenda, già direttore di Italia Sicura
Adriano La Regina archeologo, presidente dell'Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte
Emilio Lonardo – socio fondatore di Legambiente e già segretario regionale Emilia-Romagna
Fabio Modesti – Giornalista
Antonio Montani – Presidente CAI
Tomaso Montanari – Storico dell’Arte e Saggista
Renato Narcisio – Segretario Generale L’Altritalia Ambiente
Arturo Osio – già Segretario Nazionale WWF e Presidente della Regione Lazio
Ilaria Pecoraro – Presidente Italia Nostra Puglia
Mauro Pili – giornalista, già Presidente della Regione Sardegna
Carlo Alberto Pinelli – già Consigliere Nazionale WWF Italia, fondatore di Mountain Wilderness
Paolo Maria Politi – già responsabile Oasi WWF di Bolgheri
Francesco Pratesi – Presidente Italia Nostra Toscana
Oreste Rutigliano – Presidente Italia Nostra Roma, già presidente nazionale Italia Nostra
Giorgio Salvatori – Presidente Associazione Wilderness Italia
Marcello Seclì – Segretario giunta Italia Nostra Sud Salento
Francesca Scopelliti – giornalista, già senatrice
Salvatore Settis – Archeologo e Storico dell’Arte
Elisabetta Sgarbi – Editrice, scrittrice e produttrice
Vittorio Sgarbi – Storico dell’Arte
Susanna Tamaro – giornalista, scrittrice
Monica Tommasi – Presidente associazione Amici della Terra