Oggi:

2026-07-12 22:56

L’apocalisse Può Attendere: Quando l’Estremo Diventa Implausibile.

CAMBIAMENTI CLIMATICI

di: 
Giovanni Brussato

Cambiano gli scenari alla base dei rapporti dell’ONU sul clima: la comunità scientifica internazionale ha riconosciuto che, negli ultimi anni, le emissioni hanno seguito in larga misura lo scenario intermedio e non quello ad alte emissioni che portava a previsioni catastrofiche per le condizioni di vita sul pianeta nel XXI secolo. Purtroppo, la comunicazione verso il pubblico rimane fuorviante: anziché ammettere l’errata valutazione degli scenari precedentemente diffusi, il sito ufficiale del WCRP attribuisce la correzione alla maggior diffusione di energie rinnovabili (!) che, nella realtà, non ha nemmeno soddisfatto la crescita dei consumi di energia.

In Copertina: Immagine Amici della Terra

 

Per oltre un decennio, la narrazione del collasso climatico è stata ancorata prevalentemente su un unico scenario da incubo, definito attraverso una sigla criptica: RCP8.5. Questo scenario, descritto come il percorso business-as-usual, un "sentiero dell'inerzia", ovvero l'andamento più probabile in assenza di cambiamenti, dipingeva un domani di dipendenza assoluta dal carbone e di totale assenza di politiche di mitigazione, conducendoci verso un riscaldamento catastrofico.

Oggi, però, ci troviamo di fronte a un paradosso scientifico straordinario: i progressi tecnologici e l'implementazione delle politiche climatiche avrebbero avuto un impatto tale da rendere quel futuro "apocalittico" ufficialmente impossibile. Il mondo reale sarebbe andato più veloce dei modelli: il crollo dei costi delle rinnovabili, l'attuazione di nuove politiche climatiche e i trend recenti delle emissioni avrebbero reso queste proiezioni delle pure distopie prive di fondamento geofisico.

L’aspetto paradossale è che questo drastico cambiamento sarebbe avvenuto nonostante il pianeta dipenda energeticamente per oltre l’80% dai combustibili fossili e le politiche climatiche globali siano, in molti Paesi, in fase di profonda revisione quando non contrazione.

Lo spartiacque scientifico, fissato dal consorzio che coordina gli studi sul clima, il World Climate Research Programme (WCRP), è il passaggio al nuovo framework, lo ScenarioMIP[1], che farà da base per i prossimi rapporti dell'ONU sul clima e segna la rimozione ufficiale di vecchi paradigmi catastrofisti rappresentati dagli scenari ad altissime emissioni[2].

Il nuovo framework funge da base scientifica per la maggior parte della ricerca climatica proiettiva e per i rapporti di valutazione dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), in particolare per il prossimo Settimo Rapporto di Valutazione (AR7). I prossimi rapporti dell'ONU sul clima, con il passaggio alla versione 7 del protocollo[3] CMIP (Coupled Model Intercomparison Project), si baseranno su questa nuova generazione di modelli: non si tratta di una semplice revisione tecnica, ma di un necessario atto di "autocorrezione". La scienza climatica sta riconoscendo l'obsolescenza dei vecchi paradigmi catastrofisti per preservare la propria credibilità.

Tuttavia, questo aggiornamento porta con sé una verità scomoda: migliaia di studi precedenti, utilizzati per stress-testare le politiche globali, poggiano ora su quella che Roger Pielke Jr. definisce "fondamenta di sabbia". Se lo scenario peggiore usato per gestire il rischio è errato, l'intero quadro della gestione del rischio dell'ultimo decennio risulta compromesso.

Moltissimi paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Germania e Giappone, hanno usato questi scenari catastrofici nei loro piani nazionali di adattamento al clima. Anche il mondo della finanza ha fatto lo stesso: le grandi banche centrali, come la Banca Centrale Europea o la Federal Reserve americana, hanno utilizzato simulazioni finanziarie estreme derivate dal framework della Network for Greening the Financial System (NGFS) chiamate "Hot House World " per testare la tenuta di banche, assicurazioni e mercati.

Se da un lato è normale che tecnici ed istituzioni finanziarie ipotizzino lo scenario peggiore nei climate stress test per valutare resilienza di infrastrutture, banche e sistemi finanziari, resta il dubbio di quanti abbiano scambiato quell'estremo teorico per la realtà più probabile.

L'impatto di questo aggiornamento scientifico è enorme e si legge chiaramente nei nuovi numeri: nel nuovo scenario "peggiore" (High, H, del CMIP7) adottato dagli scienziati, il picco massimo di emissioni di CO2, previsto per il 2100, è stato tagliato da 128 a 71 miliardi di tonnellate di CO2 annue: una riduzione del 45% rispetto ai precedenti “scenari peggiori”. Questa drastica riduzione al tetto delle emissioni, il 45%, comporta un altrettanto drastico abbassamento delle temperature attese: lo scenario High si attesta ora intorno ai3.0°C di riscaldamento rispetto ai3.9°C -4.4°C della generazione precedente.

Restano tuttavia delle significative perplessità: persino questo nuovo scenario "peggiore" continua a basarsi su proiezioni demografiche che ipotizzano tra gli 11 e i 13 miliardi di persone nel 2100, un dato che molti analisti considerano ancora ai limiti della realtà.

Lo scenario più comunemente utilizzato nella ricerca climatica dell'ultimo decennio prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i 12 miliardi nel 2100 e continuerà a crescere. Questo contrasta nettamente con le aspettative delle stesse Nazioni Unite che prevedono un picco di popolazione di circa 10 miliardi entro metà 2080, seguito da un calo. Secondo l’UN Population Division nel 2025 il tasso di fertilità mondiale è stato di 2,24 e si prevede che scenda sotto 2,1 intorno al 2050: soglia che segnala la futura contrazione della popolazione mondiale, che si prevede raggiungerà i 10,3 miliardi nel 2084. Le proiezioni della popolazione globale nel 2050 variano da 8,9 miliardi a oltre 10 miliardi, con tassi di fertilità tra 1,61 e 2,59.

Non a caso nello ScenarioMIP si sottolinea come questo nuovo scenario "High" non debba essere interpretato come una proiezione "business-as-usual", ma come un esperimento teorico o un esercizio su "cosa succederebbe se". Serve a esplorare i rischi estremi derivanti da un ipotetico smantellamento delle politiche climatiche attuali o come esperimento esplorativo per testare i limiti del sistema climatico, piuttosto che proiezioni plausibili del nostro futuro. E tuttavia non ci stupiremmo a vederlo comparire nei futuri summary for policymakers dell’IPCC.

Il passaggio al CMIP7 è un'evoluzione verso una scienza più onesta. Eliminando l'apocalisse predefinita “questa” comunità scientifica cerca di superare il “disastro inevitabile” per consegnarci una (nuova) battaglia “possibile”: non più salvare il pianeta da un'improbabile fine del mondo a +4°C, ma governare e ridurre i danni di uno scenario intermedio a +2.5°C, che rimane comunque potenzialmente devastante per ecosistemi e società.

Questa evoluzione ci serve anche a comprendere come i modelli climatici siano una versione semplificata del mondo reale, che ci aiutano a testare i meccanismi e stimare i cambiamenti futuri, ma che restano un modello, non il mondo reale.

Il problema inizia quando la società tratta la versione modellata del sistema come se fosse il sistema reale.

Articolo tratto dal sito https://ius101.it/

 

Note:

[1] Lo ScenarioMIP (Scenario Model Intercomparison Project) costituisce un'attività fondamentale all'interno del Coupled Model Intercomparison Project (CMIP), attualmente giunto alla sua settima iterazione (CMIP7). È il comitato specifico con la responsabilità ufficiale di sviluppare gli scenari di emissione che alimentano la modellistica climatica e che ha materialmente redatto e pubblicato il nuovo framework che farà da base al Settimo Rapporto di Valutazione (AR7) dell'IPCC.

[2] Sebbene facciano tutti parte della categoria degli scenari ad "alte emissioni", esistono più scenari con differenze sostanziali: l'RCP8.5, l'SSP5-8.5 e l'SSP3-7.0, legati sia ai livelli di emissione previsti che alle narrazioni socio-economiche sottostanti. L'RCP8.5 (Representative Concentration Pathway 8.5) è stato lo scenario di riferimento per le alte emissioni durante il ciclo CMIP5. L'SSP5-8.5 è il suo diretto successore nel framework CMIP6. Sono stati storicamente descritti come percorsi "business-as-usual" caratterizzati da un'assenza di politiche climatiche e un massiccio uso di combustibili fossili. Mentre l'RCP8.5 si concentrava principalmente sulle concentrazioni di gas serra, l'SSP5-8.5 è basato sulla narrazione socio-economica che ipotizza una crescita economica globale molto rapida e un intenso sviluppo tecnologico, ma basato su fonti energetiche ad alte emissioni. L’SSP3-7.0, basato sulla "Rivalità Regionale", ipotizza un mondo frammentato, con nazionalismi risorgenti, bassa priorità per l'ambiente e, soprattutto, una crescita demografica massiccia (fino a 14,5 miliardi di persone) unita a un ritorno massiccio al carbone. SSP5-8.5/RCP8.5 sono stati eliminati perché descrivono un futuro "impossibile" alla luce del calo dei costi delle rinnovabili e delle attuali politiche climatiche. Mentre SSP3-7.0 è stato scartato come base per il nuovo scenario "High" del CMIP7 perché le sue assunzioni sulla popolazione e sull'uso del carbone non sono più ritenute coerenti con le tendenze demografiche ed energetiche attuali.

[3] Formalmente, la decisione di passare al protocollo CMIP7 e la definizione del relativo framework di scenari sono state adottate e coordinate dal World Climate Research Programme (WCRP). Il processo decisionale e organizzativo coinvolge diversi organismi e comitati internazionali: World Climate Research Programme (WCRP): Il CMIP è un progetto del WCRP, che a sua volta è co-sponsorizzato da tre importanti organizzazioni globali: l'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), l'International Science Council (ISC) e la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell'UNESCO. In sintesi, mentre lo ScenarioMIP ha elaborato tecnicamente i nuovi scenari (eliminando quelli ormai considerati implausibili come l'RCP8.5), l'autorità formale superiore risiede nel WCRP e nel suo comitato scientifico congiunto.