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2020-08-11 18:24

Manutenzione o Rilancio?

CERTIFICATI BIANCHI

di: 
Redazione

Il convegno degli Amici della Terra ha portato alla luce un dibattito vivace, finora confinato fra gli operatori. Dai lavori è emersa la richiesta di una riforma che consenta di conseguire i nuovi obiettivi di Efficienza Energetica al 2020, resi vincolanti dall’articolo 7 della Direttiva 2012/27

Si è tenuto a Roma, il 1° ottobre, il dibattito pubblico organizzato dagli Amici della Terra sulla riforma dei Certificati Bianchi. All’indomani della scadenza fissata dal Ministero dello Sviluppo Economico per la consultazione sulle nuove linee guida, l’evento ha registrato un’ampia partecipazione delle istituzioni competenti e degli interlocutori coinvolti, dalle ESCO ai soggetti obbligati, dall’industria manifatturiera alle più innovative aziende di servizi.

“Ci prefiggiamo di mantenere alta l’attenzione sui principali strumenti per migliorare l’efficienza energetica - ha sottolineato Monica Tommasi, presidente dell’associazione- perché è forte il rischio che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, gli impegni effettivi per l’efficienza energetica siano trascurati mentre si continua a privilegiare arbitrariamente le rinnovabili elettriche. Basti notare che, proprio in questo momento, sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni c’è un decreto ministeriale che revoca le schede tecniche per il teleriscaldamento, per gli elettrodomestici efficienti e per la cogenerazione senza che siano sostitute con altre misure di sostegno. Invece, per ciò che riguarda le rinnovabili elettriche, è in discussione un decreto che prevede ancora nuovi incentivi per centinaia di milioni di euro”.

Nella relazione introduttiva del Convegno, Tommaso Franci, componente della direzione degli Amici della Terra, ha precisato che, nel 2020, in Italia, secondo gli stessi impegni assunti dal Governo italiano in base all’art. 7 della Direttiva 2012/27, il risultato di risparmio energetico conseguito dai Certificati Bianchi dovrà essere pari a 4,3 Mtep/anno sui consumi finali di energia, sette volte superiore, cioè, a quello raggiunto nel 2014. Dunque, le nuove linee guida non potranno limitarsi a una semplice revisione delle procedure ma dovranno favorire un deciso consolidamento e potenziamento (le proposte degli Amici della Terra).

Sara Romano, Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, responsabile per le fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica, non si è sottratta al confronto e ha iniziato il suo lungo e documentato intervento confermando che “la promozione dell’efficienza energetica è prioritaria nella politica energetica nazionale in quanto rappresenta il modo più economico per contenere la riduzione delle emissioni, di aumentare la sicurezza energetica e soprattutto di stimolare la crescita economica”. Il meccanismo dei Certificati Bianchi -ha continuato Romano- rappresenta uno degli strumenti più efficaci anche per raggiungere gli sfidanti obiettivi che l’Italia si è posta. A dieci anni dall’avvio del meccanismo si rende necessario qualificare questo strumento per migliorarne l’efficacia e far sì che continui ad essere strumento di stimolo di processi di innovazione e di efficientamento energetico del nostro sistema produttivo. Occorre, cioè, effettuare un ‘tagliando’ del meccanismo, in considerazione del fatto che la forbice tra numero di Titoli di Efficienza Energetica (TEE) e i Tep risparmiati tende a divaricarsi e che, sul versante dell'innovazione, non si registra un avanzamento coerente con quello che si potrebbe dedurre leggendo l'andamento dei Titoli.

Romano ha riferito che sono arrivati un centinaio di documenti in risposta alla consultazione avviata dal Ministero su quattro punti:

Addizionalità. Il sistema deve incentivare interventi addizionali e tecnologicamente nuovi. Il criterio è condiviso ma c’è una grande complessità valutativa in quanto i settori sono tantissimi e disparati. Occorre condividere una metodologia e la misura dei dati di partenza e di riferimento per l’addizionalità (baseline);

Modalità di riconoscimento dei TEE. Il coefficiente “tau” era stato introdotto anni fa per sostenere meglio alcuni investimenti anticipando l’attribuzione dei certificati, ma, a conti fatti, ci sono aspetti che non hanno funzionato. In particolare, possono aprirsi contenziosi su cosa potrà succedere dopo il 5° anno e su come conteggiare risparmi potenziali invece che risparmi reali, sapendo, in quanto Pubblica Amministrazione, di gestire denaro pubblico. Ci sono due strade: appesantire il sistema con la richiesta di garanzie, bloccando gli operatori rispetto all’innovazione. Oppure, ricalibrare il meccanismo, anche salvando gli interventi infrastrutturali;

Ruolo dei soggetti. Va rivisto il ruolo delle ESCO come responsabili esclusivi dei progetti, venendo incontro alle loro stesse preoccupazioni: come possono farsi carico delle evoluzioni decennali, infrastrutturali e tecniche dei progetti? Vanno regolati i loro rapporti con i clienti. Su questo argomento si è riscontrato minor consenso;

Costo investimento. Il Ministero non intende calibrare l’incentivo sul costo d’investimento. Ma non ha ancora ricevuto una risposta chiara dall'Unione Europea su come si applichi il passaggio in materia di aiuti di Stato all'energia e all'ambiente. Dunque, "speriamo di avere chiarimenti nelle prossime settimane".

“Concludendo la consultazione – ha infine affermato il Direttore Romano - andremo subito a ricalibrare gli obiettivi in modo che non si crei uno squilibrio di mercato tra la domanda obbligata e l'offerta di titoli prevedibile".

La forbice tra i titoli emessi e risparmi conseguiti è stata confermata dai dati presentati da Stefano Besseghini, presidente di Rse: nel 2014, i TEE emessi hanno registrato un incremento del 23%, mentre i Tep risparmiati sono aumentati solo del 10%.

Il commissario Enea Federico Testa, ha dato conto del ruolo dell’Enea nella gestione dei Certificati Bianchi da un punto di vista prevalentemente tecnico che ha permesso di osservare dall’interno l’evoluzione del meccanismo. I Certificati Bianchi hanno effetti significativi sulla crescita economica, grazie soprattutto alle ricadute in termini di innovazione e, quindi, di aumento della competitività delle imprese e di sviluppo di nuove elevate professionalità. “In questo senso -ha sottolineato Testa- si tratta di un meccanismo che va ‘tutelato’ da usi impropri di puro sussidio generalizzato”.

Cecilia GattiDirettore delle relazioni esterne dell’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas ha ricordato che, da sempre, l’Autorità ha creduto nel meccanismo dei TEE, uno strumento che coniuga aspetti regolati e di mercato. L’incentivazione tramite i Certificati Bianchi si è caratterizzata per adattabilità a soggetti ed interventi eterogenei, permettendo, oltre allo sviluppo del mercato dell’efficienza energetica e dei servizi energetici, la diffusione della cultura dell’efficienza.

Nel corso della tavola rotonda, coordinata da Diego Gavagnin, sono emerse numerose interessanti indicazioni. Secondo il presidente di Assoesco, Roberto Olivieri, le nuove prescrizioni non devono essere "retroattive": è importante che il meccanismo costituisca un sistema stabile per gli investitori. Stante la complessità dell’attività istruttoria, Assoesco propone di incrementare il periodo di valutazione concesso al Gestore dei Servizi Energetici per l’approvazione dei progetti, purché sia mantenuta l’attuale previsione del “silenzio assenso”. Olivieri ha illustrato numerose proposte specifiche avanzate da Assoesco e si è soffermato, infine, sull’introduzione di una Segreteria Tecnica, composta da personale altamente qualificato delle istituzioni competenti e delle associazioni di categoria rappresentative degli operatori (es. clienti finali, ESCO e soggetti obbligati) nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico. L’organismo, svolgendo un ruolo di controllo, vigilanza, conciliazione e garanzia di trasparenza delle procedure, apporterebbe significativi vantaggi al sistema. Un simile ruolo limiterebbe considerevolmente i contenziosi e i ricorsi agli organi di giustizia amministrativa e renderebbe il meccanismo più efficiente, meno rigido e maggiormente in grado di rispondere alle esigenze dei soggetti coinvolti.

Assai critico l’intervento del direttore di Assocarta, Massimo Medugno, secondo il quale la rimozione di comportamenti speculativi ed opportunistici è assolutamente condivisibile, ma, dalla lettura del documento del Governo sulle nuove linee guida, si rileva che le misure proposte vanno ben oltre il contrasto agli abusi. Il rischio è che il meccanismo ne esca depotenziato e non sia più fruibile dalle imprese industriali a causa dell’incompatibilità con i piani finanziari tipici di un investimento e delle forti incertezze sull’effettiva possibilità di continuare ad accedere al meccanismo.

Fabio Bulgarelli, direttore generale di Utilitalia, ha auspicato "una maggiore oggettività e trasparenza nella definizione nelle baselines tecnologiche di riferimento per il calcolo dell'addizionalità". Bulgarelli ha ricordato che, grazie all’introduzione del coefficiente di durabilità tau che ha anticipato i risparmi futuri prodotti dagli interventi, sono stati supportati progetti complessi e capaci di generare maggiori risparmi per il sistema. Le proposte di revisione delle Linee Guida rischiano di far tornare il meccanismo ad una situazione di mancanza strutturale dei Titoli necessari al conseguimento degli obiettivi europei sull’efficienza energetica. I nuovi settori cui il meccanismo verrebbe esteso non potranno garantire da subito cospicui risparmi, anche per la complessità tecnica della valutazione dei progetti da parte degli Enti preposti. In questo senso, essi non potranno sopperire all’eventuale esclusione di importanti tecnologie come, ad esempio, il teleriscaldamento. Sarebbe auspicabile -ha aggiunto Bulgarelli- che gli obiettivi nazionali per il periodo 2017-2020 e le nuove linee guida fossero valutati e emanati contestualmente, assieme agli scenari quantitativi delle emissioni di TEE. Il superamento del coefficiente di durabilità tau, deve avvenire in maniera graduale, non retroattiva per i progetti in corso, salvaguardando gli interventi tecnologicamente e operativamente più complessi, in particolare quelli di teleriscaldamento.

Michele Santovito, presidente di Assoege, ha proposto l'introduzione di un responsabile unico del procedimento che segua le istruttorie di richiesta dei certificati e, come previsto da qualsiasi servizio offerto dalla Pubblica Amministrazione, l’introduzione di un sistema che misuri la qualità del servizio da parte dell’ente gestore del meccanismo e dei soggetti incaricati, in piena trasparenza verso le esigenze degli operatori.

Fausto Ferraresi, presidente Airu, ha denunciato che le nuove linee guida in consultazione non menzionano il teleriscaldamento e che, anzi, lo schema di decreto Ministeriale recante «Revoca schede tecniche per la quantificazione dei risparmi nell’ambito del meccanismo dei Certificati bianchi», ora in discussione, abroga la scheda 22T senza alternativa. Il riscaldamento e l'aria condizionata -ha osservato- rappresentano insieme la principale domanda energetica in Europa e assorbono la maggior parte delle importazioni di gas. Il teleriscaldamento e il teleraffreddamento offrono un enorme potenziale ancora non sfruttato di miglioramenti di efficienza. Le politiche energetiche europee sono chiare: il teleriscaldamento efficiente è uno strumento efficace per contribuire significativamente al risparmio energetico ed all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Ad oggi (dati 2013 fonte Annuario AIRU 2014), il teleriscaldamento serve 200 centri abitati tramite 150 operatori. Riscalda 300 milioni di metri cubi erogando 9,2 TWh di energia termica ed evitando 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Potrebbe potenzialmente servire ulteriori 1.100 milioni di metri cubi con un risparmio aggiunto di 1 Mtep e 5 Mton di emissioni di CO2 evitate.

Massimo Beccarello, direttore energia di Confindustria, ha richiamato la necessità di "armonizzare" i vari strumenti incentivanti, avvertendo che il mercato dei Certificati Bianchi dovrà integrarsi in qualche modo con gli altri mercati. Infine, Marco Golinelli, presidente di Italcogen, ha ricordato come i TEE siano "uno strumento di politica industriale”.

Al convegno degli Amici della Terra è intervenuto anche Alessandro Carettoni, del Ministero dell’Ambiente, per il quale occorre andare "verso la specializzazione" dei sistemi di sostegno all'efficienza: “Uno strumento per un obiettivo e per un settore: non credo alla concorrenza tra sistemi incentivanti”.

Dello stesso avviso Mauro Mallone, del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha replicato con energia a molti degli interventi sostenendo "non possiamo fare il menu degli incentivi in cui l'impresa sceglie". Lo strumento dei Certificati Bianchi -ha detto- deve premiare l’innovazione e non le crisi industriali. Inoltre, per evitare che la UE ci chieda la restituzione dei soldi, bisogna cercare di armonizzare le linee guida con le norme sugli aiuti di stato, che vanno rispettate a priori. Infatti, rispetto ad altri paesi europei, in Italia, l’80% degli incentivi all’efficienza è stato dato al settore industriale (in Francia il 90% è a favore delle famiglie). In questo senso, è importante introdurre il criterio dell’addizionalità dei risparmi conseguiti.

Mallone ha sottolineato che il 60% delle verifiche fatte dal GSE (circa 50) ha rilevato delle non conformità (in parte lievi, ma talune gravi). Ha inoltre sostenuto che Il decreto ministeriale che anticipa le revoche delle schede servirebbe a porre fine alla sovra-incentivazione (anche del 900%) di alcune tipologie di interventi come quelle delle serre. Ha aggiunto che, per promuovere il teleriscaldamento, ci vogliono strumenti dedicati. Uno studio apposito del GSE dovrà individuarne il potenziale e verificare se gli strumenti sono sufficienti.