Oggi:

2019-08-20 11:44

E’ ora di scegliere l’efficienza

COSTO DELL’ENERGIA E POLITICHE AMBIENTALI

di: 
Roberto Antonini

Per gentile concessione di Elementi, la rivista del GSE, pubblichiamo il testo di un’intervista a Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra.

Tra i fondatori dell'associazione ambientalista Amici della Terra, rappresentanza italiana di 'Friends of the Earth International', della quale oggi è presidente, Rosa Filippini rappresenta una voce fuori dal coro rispetto al mondo ambientalista italiano. Le sue posizioni, si condividano o meno, sono comunque ispirate a valutazioni documentate e ragionate, per un “ambientalismo consapevole e adulto” che rifugga da “una cultura antindustriale”. Con lei, quindi, 'Elementi' ha fatto una chiacchierata.

Il settore elettrico italiano vive una fase conflittuale: da una parte il boom delle rinnovabili, dall'altra la crisi del termoelettrico: festeggiare o preoccuparsi?

La fase depressiva del settore elettrico è uno specchio impietoso della crisi economica: in partenza, non c’è gran motivo per festeggiare. Nel merito, il boom delle rinnovabili elettriche intermittenti e la crisi del termoelettrico non sono il risultato di una competizione, ma di una distorsione del mercato imposta a caro prezzo per i consumatori, con risultati modesti in termini di emissioni e discutibili in termini di impatto ambientale complessivo. Non si tratta nemmeno di un conflitto fra innovazione e conservazione: nella realtà, gli operatori che hanno fatto investimenti (qualche volta fuori misura) nel termoelettrico sono gli stessi che hanno investito anche nelle rinnovabili elettriche di dimensione industriale e che godono delle rendite assicurate dagli incentivi e della priorità di dispacciamento, le stesse misure cioè che contribuiscono a mettere fuori mercato le centrali a gas e a tenere alto il costo delle bollette...

Sostenibilità ambientale e sostenibilità economica del sistema: le due esigenze possono incontrarsi in maniera non conflittuale?

Ambiente ed economia vanno d’accordo se la politica è in grado di fare scelte oculate confrontando costi e benefici di diverse strategie e di ogni specifica misura. A proposito delle politiche climatiche europee del 20-20-20, è ormai noto che, a parità di emissioni climalteranti evitate, il costo delle misure per la promozione delle rinnovabili termiche equivale a un quinto di quello a sostegno delle rinnovabili elettriche. Per ciò che riguarda l’efficienza energetica il rapporto è addirittura di uno a dieci. La direttiva europea lascia ai paesi membri la libertà di scegliere le fonti rinnovabili e le tecnologie da sostenere per raggiungere gli obiettivi fissati. Nessuno obbliga il nostro paese ad aggravare per vent’anni le utenze di elettricità per sostenere l’industria cinese dei pannelli fotovoltaici o la filiera nordeuropea dell’ eolico. Dipende solo da noi se cogliere o no l’opportunità di valorizzare le eccellenze italiane nella produzione dei sistemi di climatizzazione, nella cogenerazione ad alto rendimento, nella trigenerazione, nel teleriscaldamento alimentato a biomassa, nei termo camini e nelle caldaie a pellet.

Come vedono gli Amici della Terra la questione del capacity payment per il termoelettrico?

Anche questo è un onere che deriva dalla produzione elettrica intermittente e dalla necessità che l’offerta di elettricità non venga meno quando il sole tramonta o il vento cala. Secondo logica, non dovrebbe ricadere anch’esso sulle bollette degli utenti che, altrimenti, pagherebbero due volte: per assicurare la rendita ai produttori di energia intermittente e per rimediare alla discontinuità della fornitura.

Il tema dell'energia possiamo vederlo dal lato delle produzione e dal lato del consumo. Voi sottolineate la necessità di agire per l'efficienza energetica: cosa ci sarebbe da fare?

E’ noto il grande potenziale di risparmio attivabile con le riqualificazioni del residenziale e del terziario. Il bonus fiscale messo a disposizione in questi anni è una misura utile ma timida. In particolare, dieci anni sono troppi per il recupero; inoltre il rinnovo del bonus di anno in anno, anziché la sua messa a regime, non ha permesso una programmazione degli interventi più importanti. Nei trasporti, gli interventi di efficientamento devono ancora cominciare. Nel settore industriale, il nostro paese può far tesoro della propria lunga esperienza di efficienza energetica per un rilancio significativo dell’ innovazione e della sostenibilità ambientale. Inoltre, l’efficienza energetica può essere il volano per la soluzione di alcune annose vertenze ambientali attraverso l’utilizzo dei fondi strutturali e l’applicazione qualificata della normativa europea sugli aiuti di stato in campo ambientale.

C'è ad esempio il tema dell'indicatore che possa esprimere il miglioramento di efficienza energetica in modo collegato alla crescita della competitività del Paese.

Non si possono misurare i progressi di efficienza con l’indicatore del calo dei consumi: si rischia di applaudire gli effetti della crisi, come le chiusure o le delocalizzazioni di attività. Gli Amici della Terra propongono di adottare obiettivi di riduzione dell'intensità energetica collegati agli indici di produzione settoriale. In questo modo gli obiettivi di efficienza potrebbero indicare senza equivoci il progresso del paese, non il suo depauperamento.

Siamo in una fase delicata della storia dell'Europa unita, e un tema importante è quello dell'energia e della necessità di un mercato unico: in che modo, secondo voi, questa fase potrebbe essere utilizzata per alleviare le criticità del sistema elettrico italiano, a partire dalle rinnovabili?

Il mercato unico è anch’esso un provvedimento di efficienza oltre che una prospettiva obbligata. Già oggi, è ben strano che sia assicurata la libera circolazione dei cittadini e delle merci e che solo l’energia sia ancora ferma alle frontiere.