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2018-04-20 22:42

Battaglie di dati

SUI TUMORI DELLA CAMPANIA

di: 
Francesco Mauro

Le difficoltà di interpretazione dei dati riguardanti l’induzione e la mortalità per tumori in Campania, con particolare attenzione alle province di Caserta e Napoli, vengono presentate e discusse nel quadro di una situazione sociale, economica e ambientale comunque difficile.

Il 25 marzo scorso il “Corriere della Sera” ha pubblicato nella importante rubrica Idee & Opinioni un intervento di Mario Pappagallo dal titolo “Quei veleni nella <Terra dei Fuochi> denunciati dai medici negli anni settanta”.

Non è facile commentare e in parte contraddire un intervento di un giornalista molto noto per il suo lavoro di divulgatore della medicina. Anche perché Pappagallo spara a zero preventivamente contro chi potrebbe non esser d’accordo con lui su alcuni punti della questione: “Qui sono stati evidenziati gruppi di popolazione con eccessi significativi di mortalità per tumore  … Far finta di nulla è stato allora ‘criminale’ … si è sempre minimizzato, arroccandosi dietro la mancanza di una chiara dimostrazione causa-effetto”.

Ora, di fronte ad un modo di discutere di questo tipo, anche se salvato sul piano formale dalle virgolette intorno a ‘criminale’, e ancor di più di fronte al diritto alla salute di una popolazione che soffre, bisogna avere il coraggio di parlare chiaro. A scanso di ogni equivoco: chi scrive ritiene che la situazione di certe zone delle provincie di Caserta e Napoli (e altre) sia insalubre, nociva, vergognosa e inaccettabile. Sono noti da decenni, come dice Pappagallo, elementi tali da imporre interventi urgenti o immediati di messa in sicurezza e risanamento. Ci si chiede dove sia stata la classe politica locale e nazionale, ed anche tanti che oggi “cascano dal pero” e scoprono la Terra dei Fuochi. Ma tutto questo non deve esimerci, anzi ci deve imporre la correttezza delle osservazioni e dei calcoli, il corretto impiego dei metodi scientifici.

Veniamo quindi al punto. Per prima cosa, Pappagallo si contraddice da solo: o ci sono eccessi significativi di patologie che forniscono indicazioni precise e allora tutto è chiaro e non ci si può arroccare; oppure c’è la mancanza di una chiara dimostrazione causa-effetto, e allora non si tratta di arrocco. Altre posizioni non sono disponibili e comunque ingenerano confusione.

Mettere insieme i numeri delle diverse regioni è un’operazione difficile soprattutto a causa dei diversi stadi di esistenza ed efficienza dei registri tumori. Secondo l’AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori), prendendo in considerazione le stime dei nuovi casi, per gli uomini in Campania si passa dai 375 casi su 100 mila abitanti del 2000 ai 398 su 100 mila abitanti del 2010. La cifra del 2010 è effettivamente la più alta registrata in Italia, ma non molto dissimile dal valore esibito dalla Valle d’Aosta (378 nel 2010 e 425 nel 2000, un valore quest’ultimo che allora batteva la Campania) e dal Piemonte (369 nel 2010 e 400 nel 2000). Guardando il complesso delle regioni, si scopre che la rilevante riduzione dell’incidenza dei tumori negli uomini, iniziata dalla metà degli anni ‘90, continua in tutte le regioni del Nord e del Centro, mentre nel Sud rimane sostanzialmente stabile, con l’eccezione della Campania dove la riduzione o il plateau non si verificano affatto: e questo è il reale dato preoccupante.

Passiamo ad osservare i dati riguardanti le donne. La situazione è del tutto diversa. In testa, con la maggiore incidenza di tumori, c’è il Friuli Venezia Giulia con 316 casi su 100.000 abitanti nel 2000 e 330 nel 2010. La Campania è la tredicesima, addirittura sotto il dato medio italiano (265 nel 2000 e 275 nel 2010), la prima delle regioni meridionali dopo tutte quelle del Centro-Nord.

La stessa situazione complessa si presenta per la mortalità per tumori. Sia negli uomini che nelle donne, la mortalità mostra un andamento decrescente iniziato negli anni ‘80. Negli uomini, si osserva dovunque un miglioramento con il tempo dal 2000 al 2010, persino nel caso della Campania per quanto marginale esso sia (da 236 a 231 per 100.000). Nel Centro-Nord, si registrano per le donne un buon livello di sopravvivenza e lievi differenze tra le diverse regioni, a dimostrazione della buona e diffusa qualità degli interventi diagnostici e terapeutici. Al Sud invece persiste una minore aspettativa di vita dei pazienti oncologici, soprattutto a causa della ridotta anticipazione diagnostica rispetto al resto del Paese.

Può essere interessante, oltre a questi confronti tra regioni, accennare alle differenze tra Stati: di fronte ad un’incidenza media italiana per uomini e donne considerati insieme di 581 casi per 100.000, ci sono numerosi paesi che sembrano resistere ad ogni tentativo di cambiamento (Belgio, Danimarca, Germania, con oltre 600), mentre quelli con valori minori sono paesi altrimenti in difficoltà (Albania, Bosnia Erzegovina, Moldavia). Il quadro è difficile da interpretare nel dettaglio ma è evidente che altri fattori entrano in gioco (di carattere economico-sociale, legati ai livelli di sviluppo, alla dieta, ecc., forse anche alla componente etnica).

Nel 2007 un gruppo di epidemiologi (Grande et al.) dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha pubblicato sulla rivista “Tumori” i risultati di un’analisi delle stime regionali, trattate in modo da tener conto dei diversi metodi impiegati dai registri dei tumori, ricercatori vari e uffici coinvolti. Il lavoro ha riguardato i dati relativi al periodo 1970-1999 e le proiezioni fino al 2010; sono state inoltre analizzate e pubblicate le stime relative al 2005: i valori non sono molto diversi da quelli sopra riportati per l’AIRTUM. Ma qui, per quel che riguarda l’incidenza dei tumori in uomini e donne insieme, la Campania è solo la decima regione nella lista e in realtà fa parte di un “gruppone”di regioni tra 310 e 330 per 100.000. Più o meno la stessa distribuzione delle regioni si trova per la mortalità per i tumori.

Per quel che riguarda le province di Napoli e Caserta, è opportuno citare quel che segue:La descrizione del profilo di salute della popolazione campana indica una situazione generalmente sfavorevole rispetto al resto di Italia … Lo svantaggio è presente da tempo e non risulta focalizzato su una singola patologia o su un solo sottogruppo di popolazione, come ci si potrebbe attendere da esposizioni ambientali limitate geograficamente … Per quanto riguarda i tumori maligni nel loro complesso, la mortalità in Campania tra gli uomini è superiore ai valori dell’intera Italia … L’analisi della mortalità nel periodo dal 1988 al 2008 per le principali sedi tumorali più frequenti nelle province di CE e NA indica andamenti decrescenti … eccessi (di mortalità) sono in buona parte riconducibili a fattori di rischio noti e maggiormente presenti nell’area considerata (prevalenza di infezioni da virus per l’epatite C e B, prevalenza dei fumatori). I dati di sopravvivenza per i tumori per i quali la precocità della diagnosi è predittiva di esito trovano riscontro con scarsa adesione ai programmi di screening, che per la Regione Campania è significativamente più bassa e molto lontana dal dato medio nazionale e dalla copertura desiderabile … pesano notevolmente anche le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie di diagnosi e cura da parte delle fasce di popolazioni più deboli e a rischio e l’enorme frazionamento dei percorsi sanitari  in assenza di uno standard di qualità di riferimento sia di tipo diagnostico che terapeutico. Stili di vita e fattori di rischio comportamentali connessi all’insorgenza della malattie croniche, quali sedentarietà, eccesso ponderale e fumo sono significativamente più frequenti nella popolazione residente in Campania che nel resto del Paese ... In conclusione non viene confermato l’incremento di rischio di mortalità per tumori come segnalato nei media”.

Questa lunga citazione costituisce in pratica la conclusione della relazione finale del Gruppo di lavoro ex D.M. 24/07/2012 su “Situazione epidemiologica della regione Campana in particolare delle province di Caserta e Napoli (città esclusa) con riferimento all’incidenza della mortalità per malattie oncologiche”. A questa commissione hanno partecipato e contribuito molti dei medici a cui allude Pappagallo nei suoi articoli.

Nel frattempo, hanno cominciato a funzionare alcuni registri dei tumori a livello provinciale che permettono della prime comparazioni interprovinciali, tra cui una di diretto interesse per la situazione della Campania: la comparazione Salerno-Napoli. I dati riguardano il periodo 1998-2002 e, per l’incidenza dei tumori totali (con l’esclusione di quelli della pelle), negli uomini, mostrano un valore di Salerno (380) inferiore a quello di Napoli (445), ma questo è a sua volta inferiore a quello di molte altre province: Macerata, Reggio Emilia, Firenze e Prato, Modena,Torino, Trento, Parma, Ferrara, Biella, Bolzano, Genova, Varese (525 per 100.000). Una situazione praticamente uguale a quella che si ritrova per le donne (da 265 a 390 per 100.000).

Come si vede, allo stato attuale, i dati sono quelli che sono. Che è già qualcosa. I monitoraggi ambientali indicano comunque l’indifferibilità di un intervento. Il problema centrale non è dimostrare una relazione esposizione-effetto che, almeno per adesso, non può essere dimostrata; il problema centrale è il risanamento, che avrebbe dovuto essere avviato da tempo.

 

Bibliografia

AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori) Working Group. La Banca Dati AIRTUM: Struttura e Debito Informativo. CSPO (Istituto Scientifico Prevenzione Oncologica, Firenze,  2007.

E. Grande, R. Inghelmann, S. Francisci, A. Verdecchia, A. Micheli, P. Baili, R. Capocaccia & F. De Angelis. Regional estimates of all cancer malignancies in Italy. Tumori  93: 345-351, 2007.

Gruppo di Lavoro ex D.M. 24.07.2012. Situazione epidemiologica della regione Campania ed in particolare delle province di Caserta e Napoli (città esclusa), con riferimento all’incidenza della mortalità per malattie oncologiche. Ministero della Salute, Roma, 2013.

Provincia di Salerno, ASL Salerno & Registro Tumori Provincia di Salerno. I Tumori in Provincia di Salerno: Anni 2008-2009. Registro Tumori Provincia di Salerno, Salerno, 2013.

Il Portale dell’Epidemiologia Oncologica. I Tumori in Italia. Istituto Nazionale dei Tumori, Milano, www.tumori.net/it3/.

T. Rosso, M. Malvezzi, P. Bertuccio, E. Negri, C. La Vecchia & A. De Carli. Cancer mortality in Italy, 2008, and prediction for 2012. Tumori 98: 559-567, 2012.

A. Verdecchia, F. De Angelis, S. Francisci & E. Grande.  Methodology for estimation of cancer incidence, survival and prevalence in Italian regions. Tumori 93: 337-344, 2007.