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2020-01-27 09:01

Presentato il Rapporto annuale dell’Ispra sui rifiuti urbani

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Dopo sei anni di decrescita, nel 2018 la produzione nazionale dei rifiuti urbani torna a superare i 30 milioni di tonnellate, attestandosi a quasi 30,2, con un aumento del 2% rispetto al 2017. La crescita è ancora maggiore se si guarda al dato pro capite: +2,2%, che in termini di quantità è pari a poco meno di 500 chilogrammi per abitante. È quanto emerge dall’edizione 2019 del Rapporto rifiuti urbani dell’Ispra.

Ad eccezione di Marche, Molise e Sicilia, tutte le regioni italiane fanno registrare, tra il 2017 e il 2018, una crescita della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori incrementi si osservano in Piemonte (+5,1%), Trentino Alto Adige (+4,5%) e Sardegna (+3,7%).

Nel 2018 la raccolta differenziata ha raggiunto il 58,1%, con un aumento del 2,6% rispetto al 2017.

Più alti i valori al Nord (67,7%), più bassi al Sud (46,1%), mentre il Centro si colloca un po’ al di sotto della media nazionale (54,1%).

Sono 7 le regioni italiane che superano l’obiettivo del 65% di differenziata fissato, al 2012, dalla normativa: Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%). Tra queste regioni, quelle che fanno registrare i maggiori incrementi delle percentuali di raccolta sono, nell’ordine, le Marche, la Sardegna e l’Emilia Romagna.

La regione con la più bassa percentuale di raccolta differenziata, seppur in aumento del 7,8%, è la Sicilia, con il 29,5%.

Nell’ambito della raccolta differenziata, nel 2018 la raccolta della frazione organica è stata pari a quasi 7,1 milioni di tonnellate, con un aumento del 6,9% rispetto al 2017. La crescita risulta più sostenuta di quella riscontrata tra il 2016 e il 2017 (+1,6%). Con riferimento all’intero periodo 2010-2018 si registra un incremento medio annuo della raccolta della frazione organica pari al 6,8%, con un valore massimo del 9,7% tra il 2013 e il 2014.

La seconda tipologia più raccolta in modo differenziato è la carta e il cartone, con 3,4 milioni di tonnellate e una crescita del 4,3% rispetto al 2017. Segue il vetro con oltre 2,1 milioni di tonnellate, con una crescita del 5,9%.

La plastica fa registrare una crescita della raccolta del 7,4%, con un quantitativo complessivamente intercettato pari a quasi 1,4 milioni di tonnellate. Di tale quantitativo, 747 mila tonnellate sono raccolte nelle regioni settentrionali, con un valore pro capite di circa 27 chilogrammi per abitante, circa 247 mila in quelle del Centro (21 chilogrammi per abitante) e 374 mila in quelle del Sud (18 chilogrammi). Il 94% dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è costituito da imballaggi.

Nel 2018, la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio, considerando la frazione organica, la carta e il cartone, il vetro, i metalli, il legno e la plastica, si attesta al 50,8%, mentre è al 45,2% considerando tutte le tipologie di rifiuti urbani. La direttiva 2008/98/CE prevede un target del 50% da conseguire entro il 2020 per la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani, lasciando ai singoli Stati la libertà di scegliere quale metodologia di calcolo adottare, tra quattro possibili.

I rifiuti urbani avviati a forme di trattamento di tipo meccanico biologico intermedie prima di una destinazione definitiva di recupero o smaltimento rappresentano, nel 2018, circa il 35% dei rifiuti urbani prodotti. Nel 2018, infatti, è stato sottoposto a trattamento prima dello smaltimento il 94% dei rifiuti urbani smaltiti in discarica e il 49% di quelli inceneriti. I rifiuti smaltiti in discarica senza essere stati sottoposti ad un trattamento preventivo ammontano a circa 375.000 con una flessione del -19% rispetto al 2017.

Nel 2018 sono stati in esercizio 131 impianti per il trattamento intermedio di tipo meccanico (30) o meccanico biologico dei rifiuti 101). Nel Nord sono presenti 43 impianti (11 di tipo meccanico - TM), nel Centro 37 (10 TM) e nel Sud 51 (9 TM).

Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo complesso, il 49% della produzione: il 21% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da raccolta differenziata (umido+verde) e oltre il 28% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti urbani, il 18% è incenerito, mentre l’1% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, centrali termoelettriche, ecc., per essere utilizzato all’interno del ciclo produttivo per produrre energia; l’1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 3%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, il 2% è esportato (465 mila tonnellate) e l’1% viene gestito direttamente dai cittadini attraverso il compostaggio domestico (237 mila tonnellate).

Infine, nella voce “altro” (3%) sono incluse le quantità di rifiuti che rimangono in giacenza alla fine dell’anno presso gli impianti di trattamento, le perdite di processo, nonché i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento meccanico biologico la cui destinazione non è desumibile dalla banca dati MUD.

In merito al dato rilevato per le esportazioni l’Ispra precisa che non include i materiali esportati dopo operazioni di recupero a seguito delle quali sono qualificati come prodotti o materie prime secondarie.

Lo smaltimento in discarica, nel 2018, ha interessato il 22% dei rifiuti urbani, contro il 23% del 2017. Sono stati smaltiti in discarica 6,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani facendo registrare, rispetto alla rilevazione del 2017, una riduzione del 6,4%, pari a circa 441 mila tonnellate. Il dato per macroarea geografica evidenzia un leggero incremento riferibile al solo Centro (+4,3%) pari, in termini assoluti a circa 66 mila tonnellate di rifiuti. Diminuzioni significative si rilevano, invece, al Nord (-10,3%) ed al Sud (-9%) da ascrivere ai miglioramenti in termini di raccolta differenziata nelle stesse aree.

Sono 127 (16 in più rispetto al 2017) le discariche che sul territorio nazionale nel 2018 hanno ricevuto rifiuti provenienti dal circuito urbano: 56 al Nord, 25 al Centro e 46 al Sud.

Al Centro, nel Lazio, si registra un incremento dell’8% dello smaltimento in discarica rispetto al 2017. L’Ispra rileva che in questa regione la ridotta capacità impiantistica aveva portato negli anni ad una riduzione dello smaltimento in discarica che non corrisponde al reale fabbisogno; infatti, nel 2018, quasi 690.000 tonnellate di rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani sono state inviate fuori regione, anche all’estero.

Per quanto riguarda l’incenerimento, si è registrato un incremento del 5,8% tra il 2017 ed il 2018. Il 70,8% dei rifiuti viene trattato al Nord, il 10,5% al Centro e quasi il 18,7% al Sud. L’Ispra evidenzia che quote considerevoli di rifiuti prodotte nelle aree del Centro e Sud Italia vengono trattate in impianti localizzati al Nord. La sola Lombardia riceve da fuori regione 334.000 tonnellate provenienti prevalentemente da Lazio, Piemonte e Campania.

Nel 2018 hanno funzionato 38 impianti di incenerimento con recupero di energia e 11 impianti industriali che effettuano il coincenerimento dei rifiuti urbani. Per quanto riguarda i 38 impianti di incenerimento con recupero di energia, il 68% è localizzato nelle regioni settentrionali (26 impianti); in Lombardia e in Emilia Romagna sono presenti rispettivamente 13 e 8 impianti. Sia al Centro che nel Sud gli impianti di incenerimento operativi sono 6.

I dati relativi al recupero energetico evidenziano che nel 2018 tutti gli impianti sul territorio nazionale producono energia; 26 impianti hanno trattato 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti ed effettuato il solo recupero energetico elettrico pari a 2,8 milioni di MWh. I restanti 12 impianti, invece, sono dotati di cicli cogenerativi ed hanno incenerito oltre 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di 2 milioni di MWh di energia termica e di 1,6 milioni MWh di energia elettrica. L’Ispra segnala che il recupero di energia elettrica/termica è ascrivibile al totale dei rifiuti trattati dai singoli impianti non essendo possibile distinguere la quota parte relativa all’incenerimento dei soli rifiuti urbani.

Il trattamento della frazione organica della raccolta differenziata (umido + verde) nel 2018 è passato da 5,9 milioni di tonnellate a 6,3 milioni di tonnellate, con una crescita di 431.000 tonnellate, pari al 7,3%. Negli impianti di compostaggio sono trattate 3,3 milioni di tonnellate, circa 2,8 milioni di tonnellate sono trattate in impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, mentre circa 304.000 tonnellate sono avviate in impianti di digestione anaerobica. Gli impianti di trattamento integrato aerobico/anaerobico si stanno sempre più diffondendo a livello nazionale mostrando una crescita dei quantitativi gestiti di circa il 17% nell’ultimo anno (+71,8% rispetto al 2015).

Sono localizzati nel Settentrione 173 impianti di compostaggio dei 281 operativi a livello nazionale, 26 dei 35 di trattamento integrato e 21 dei 23 di digestione anaerobica.

Analizzando i dati relativi alle diverse forme di gestione messe in atto a livello regionale, l’Ispra evidenzia che, laddove esiste un ciclo integrato dei rifiuti grazie ad un parco impiantistico sviluppato, viene ridotto significativamente l’utilizzo della discarica. In particolare, in Lombardia lo smaltimento in discarica è ridotto al 4% dei rifiuti prodotti, in Friuli Venezia Giulia al 7%, in Trentino Alto Adige al 9% ed in Veneto al 14%. Nelle stesse regioni la raccolta differenziata è pari rispettivamente al 70,7%, 66,6%, 72,5% e 73,8% e consistenti quote di rifiuti vengono trattate in impianti di incenerimento con recupero di energia. Vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato; è il caso della Sicilia, dove i rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano ancora il 69% del totale dei rifiuti prodotti, ma anche del Lazio e della Campania, che non riescono a chiudere il ciclo all’interno del territorio regionale.

Nel 2018, i rifiuti del circuito urbano esportati sono stati pari circa 465.000 tonnellate, corrispondenti all’1,5% dei rifiuti prodotti, di cui 437 tonnellate sono rifiuti pericolosi. Rispetto al 2017, i rifiuti esportati aumentano del 30,9%. L’Austria e il Portogallo, con circa 85.000 tonnellate e oltre 52.000 tonnellate, sono i Paesi cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani, rispettivamente il 18,3% e il 11,2% del totale esportato. Rispetto al 2017, in Austria si registra una diminuzione del quantitativo di rifiuti esportato, pari a circa 14.000 tonnellate; viceversa, in Portogallo si assiste ad un aumento pari a circa 22.000 tonnellate. La Slovenia e la Spagna ricevono, entrambi, il 10,6% dei rifiuti esportati dall’Italia, con un aumento, rispetto al 2017, rispettivamente di circa 37.000 tonnellate e oltre 30.0000 tonnellate.

I rifiuti esportati sono costituiti per il 45,3% da “Combustibile Solido Secondario” e per il 17,6% da “Rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti”.

I rifiuti pericolosi, pari a 437 tonnellate, destinati in Portogallo e in Germania sono costituiti quasi esclusivamente da “vernici, inchiostri, adesivi e resine”, e sono prodotti in Piemonte e in Veneto.

Nel 2018, le regioni che hanno destinato le maggiori quantità di rifiuti all’estero sono il Friuli Venezia Giulia e la Campania, rispettivamente con circa 125.000 tonnellate (il 26,8% del totale esportato) e oltre 101.000 mila tonnellate (il 21,8% del totale esportato). Rispetto al 2017, in entrambe le regioni il quantitativo esportato raddoppia. Il Friuli Venezia Giulia esporta principalmente “Combustibile Solido Secondario” - CSS - (codice 191210), circa 96.000 tonnellate (80,9% del totale esportato), avviato al recupero di energia; la Campania, invece, esporta oltre 77.000 mila tonnellate (87,4% del totale) di “Rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti” (codice 191212), recuperati sotto forma di materia.

Il Lazio esporta principalmente “Combustibile Solido Secondario”- CSS - (codice 191210), 22.000 tonnellate; seguono i “rifiuti urbani indifferenziati” (codice 200301), pari a 10.000 tonnellate, prodotti nella capitale e inviati in Germania per essere recuperati energeticamente. Rispetto al 2017, l’esportazione di tale tipologia di rifiuto, diminuisce di 41.000 tonnellate.

L’Abruzzo, il Veneto e la Toscana nel 2018, esportano principalmente “Combustibile Solido Secondario”- CSS - (codice 191210), rispettivamente, oltre 40.000 tonnellate, 32.000 tonnellate e circa 18.000 tonnellate, recuperate sotto forma di energia.

La Lombardia, nel complesso, esporta quasi oltre 24.000 tonnellate di rifiuti urbani, costituiti prevalentemente da rifiuti di “Abbigliamento” (codice 200110), oltre 11 .000 tonnellate, e da “Oli e grassi commestibili” (codice 200125) circa 4.000 tonnellate.

Il 45,3% dei rifiuti esportati, oltre 210.000 tonnellate, è costituito da “Combustibile Solido Secondario” - CSS - (codice 191210); di questi, il 46,4% è prodotto da impianti situati in Friuli Venezia Giulia ed è destinato principalmente in Slovenia, Austria e Ungheria; il 19,2%, invece, viene prodotto in impianti localizzati in Abruzzo, con principale destinazione Cipro e Bulgaria; infine, il Veneto ne produce il 14,3% e lo invia principalmente in Austria.

Il 17,6% del totale dei rifiuti esportati, circa 82.000 tonnellate, sono “rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani” (codice 191212); di questi, il 94,7%, oltre 77.000 tonnellate, provengono dagli impianti di trattamento meccanico biologico situati in Campania e sono destinati in Spagna, in Portogallo e in Danimarca.

Le frazioni merceologiche di rifiuti urbani da raccolta differenziata, costituiscono il 13,4% del totale esportato, oltre 62.000 tonnellate. Tali rifiuti sono costituiti principalmente da rifiuti di abbigliamento, circa 49 mila tonnellate, destinati soprattutto in Tunisia.

I rifiuti di imballaggio, rappresentano il 11,4% del totale esportato, circa 53.000 tonnellate, costituiti essenzialmente da imballaggi in plastica, circa 37.000 tonnellate e da imballaggi in carta e cartone, oltre 10.000 tonnellate; il 21,9% degli imballaggi in plastica è destinato in Austria, il 16,1% è esportato in Spagna, il 12% in Slovenia e il 10,5% in Turchia.

Il 2,1% dei rifiuti esportati è, invece, costituito da “altri rifiuti urbani”, si tratta quasi esclusivamente di “rifiuti urbani indifferenziati” (codice 200301) esportati dal Lazio in Germania.