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2019-11-17 09:08

Riciclaggio delle navi, procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia e altri otto Stati

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia e di altri otto paesi (Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Portogallo, Romania, Slovenia e Svezia) in relazione all'obbligo di attuare pienamente la legislazione europea riguardante il riciclaggio delle navi.

Il regolamento UE n. 1257/2013, che disciplina tale materia è finalizzato a rendere più ecologico e più sicuro il riciclaggio delle navi. Il suo obiettivo principale è garantire che le navi che si trovano sotto l'autorità dell'Ue, in quanto battenti bandiera di uno Stato membro dell'Unione, siano riciclate in modo sicuro e sostenibile.

Infatti, l’art. 1 del regolamento indica come proprio scopo quello di “prevenire, ridurre, minimizzare nonché, nella misura del possibile, eliminare gli incidenti, le lesioni e altri effetti negativi per la salute umana e per l’ambiente causati dal riciclaggio delle navi. Scopo del presente regolamento è rafforzare la sicurezza, la protezione della salute umana e la tutela dell’ambiente marino dell’Unione durante l’intero ciclo di vita della nave, in particolare al fine di assicurare che i rifiuti pericolosi provenienti da tale riciclaggio delle navi siano soggetti ad una gestione compatibile con l’ambiente”.

La Commissione europea sottolinea che è essenziale che gli Stati membri soddisfino gli obblighi fondamentali relativi alla designazione delle autorità competenti, delle amministrazioni e delle persone di contatto e all'adozione delle disposizioni di diritto interno riguardanti l'applicazione di tali norme dell'Ue e le relative sanzioni.

Tutti questi obblighi dovevano essere adempiuti entro il 31 dicembre 2018. Entro la stessa data gli Stati membri erano tenuti a notificare alla Commissione le designazioni e le disposizioni di diritto interno adottate. Finora, tuttavia, l’Italia e gli altri otto Stati non hanno soddisfatto tali obblighi, o lo hanno fatto solo parzialmente. La Commissione ha deciso pertanto di inviare una lettera di costituzione in mora a ognuno dei nove Stati, che ora dispongono di due mesi per rispondere, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.