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2018-12-15 08:56

Direttiva alluvioni, relazione della Corte dei conti europea sulle carenze nell’attuazione. Il caso dell’Italia

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La direttiva europea del 2007 sulla valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni ha avuto, nel complesso, effetti positivi, ma è necessario migliorare la pianificazione e l’attuazione delle misure di prevenzione, integrando “maggiormente i cambiamenti climatici, l’assicurazione contro le alluvioni e la pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni”. Lo afferma una relazione della Corte dei conti europea, che ha voluto verificare se la prevenzione, la protezione e la preparazione attuate nel quadro della direttiva Alluvioni si basassero su analisi valide e se l’approccio adottato avesse probabilità di essere efficace. Gli auditor della Corte hanno controllato in loco i progetti nei bacini idrografici di otto Stati membri: Italia, Slovenia, Spagna, Portogallo, Romania, Bulgaria, Austria, Repubblica ceca e Paesi Bassi.

La Corte osserva che gli Stati membri visitati non hanno considerato l’impatto dei cambiamenti climatici su entità, frequenza e localizzazione delle alluvioni. Di norma hanno utilizzato dati storici, con il rischio di non tener conto delle condizioni meteorologiche future o dei cambiamenti potenziali in termini di frequenza e gravità delle alluvioni.

In Italia, gli auditor della Corte hanno visitato tre progetti nel bacino idrografico delle Alpi orientali, rilevando che, come in Portogallo, sono stati utilizzati i documenti esistenti, anziché effettuare una nuova valutazione preliminare del rischio di alluvioni, assicurando la continuità delle pratiche adottate.

Inoltre, il piano per le Alpi orientali non ha adattato gli obiettivi della direttiva Alluvioni alla situazione di tale bacino, ma li ha lasciati in termini generali: ridurre l’impatto negativo delle alluvioni su salute umana, ambiente, patrimonio culturale e attività economiche. Il piano, rileva la Corte, non fissa obiettivi quantificabili con valori-obiettivo da raggiungere entro termini stabiliti. Inoltre, la Corte ha stimato uno scarto di oltre 1,1 miliardi di euro, pari all’80 %, tra la spesa pianificata e i finanziamenti disponibili.