Oggi:

2018-06-23 04:12

Ricordando Carlo Ripa di Meana

di: 
Carlo Alberto Pinelli

Nel raccontare la figura complessa di Carlo Ripa di Meana e il suo ruolo a volte contraddittorio e non incorniciabile nelle strettoie del panorama politico-culturale dell’Italia contemporanea, i media a mio avviso non hanno sottolineato con sufficiente chiarezza le battaglie di questo fiammeggiante intellettuale contro il proliferare delle fonti energetiche eoliche. Fu lui tra i primissimi a denunciare i danni irrimediabili ai valori identitari e estetici del paesaggio italiano causati dall’ invasione di quei giganteschi aerogeneratori e a mettere in luce i retroscena ambigui che ne favorivano la cieca moltiplicazione anche dove la scarsità di vento non ne avrebbe reso redditizio l’impianto.  Dobbiamo a Ripa di Meana l’organizzazione del convegno internazionale “Il Paesaggio sotto attacco: la questione eolica” tenutosi a Palermo nel 2009, nel quale venne denunciato con indubbia autorevolezza il rischio gravissimo che stava correndo il paesaggio italiano ( ma non solo), cannibalizzato da interessi speculativi che facevano leva sul timore per i cambiamenti climatici, al solo scopo di lucrare spropositati utili in gran parte sottratti ai contribuenti ignari attraverso le bollette dell’energia elettrica.  Ecco uno stralcio del comunicato che in tale occasione Carlo Ripa di Meana ispirò e sottoscrisse:

“Nessuno può dichiararsi contrario per principio all’utilizzazione di fonti di energia rinnovabili. Tuttavia la sregolata proliferazione degli impianti eolici che sta colonizzando ampi e preziosi settori del paesaggio naturale in Italia, in Europa e nel resto del mondo, giustifica serie perplessità e sollecita precise e urgenti risposte. Colpisce l’ innegabile sproporzione tra il grave danno ambientale causato dalle selve degli aerogeneratori e il loro contributo del tutto marginale alla soluzione del problema energetico.

Noi crediamo che la qualità del paesaggio, con tutta la ricchezza di echi culturali, di memorie storiche, di specificità ecologiche che in esso si manifesta, rappresenti un bene primario, non negoziabile al di fuori di circoscritti motivi di eccezionale gravità e urgenza. La difesa della bellezza naturale e dell’integrità del paesaggio non può essere liquidata come la vacua ossessione di un manipolo di esteti irresponsabili.  In essa si manifesta il nucleo vitale –irrinunciabile - di un percorso di civiltà che ha modellato nei secoli l' identità culturale dell’intero Occidente”. Tutti gli ambientalisti che si riconoscono in questa presa di posizione oggi piangono la scomparsa di chi con coraggio la formulò e ne fu il più prestigioso portabandiera.