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2017-11-19 22:14

Maxi truffa sui Certificati Bianchi per gli inverter

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Guardia di Finanza di Torino ha arrestato 26 persone accusate di truffa aggravata nei confronti dello Stato e riciclaggio, nell’ambito di un’indagine sulla vendita di Certificati Bianchi. Attraverso l’utilizzo di quattro aziende, di cui tre con sede a Milano e una in provincia di Torino, gli arrestati avrebbero presentato falsa documentazione attestante l’esecuzione di lavori di efficientamento energetico in realtà mai realizzati. Nello specifico si tratta di installazione di apparecchi inverter. I Certificati Bianchi così ottenuti e scambiati sul mercato avrebbero consentito loro di incassare profitti indebiti per circa 105 milioni di euro.

Questa cifra rappresenta solo una parte di quanto gli indagati avrebbero potuto monetizzare, in quanto le società coinvolte avevano conseguito il diritto a ottenere circa 2.300.000 Certificati Bianchi, pari all’85% di quelli emessi a livello nazionale per la specifica tipologia di progetto presentato, che all’attuale valore di mercato corrispondono a circa 700 milioni di euro. Il Gestore per i Servizi Energetici (GSE) ha interrotto la concessione dei titoli che avrebbero dovuto essere ancora emessi: il 10% nel primo semestre successivo alla richiesta e il 5% alla scadenza dei trimestri successivi fino alla scadenza del quinquennio.

I profitti illeciti già incassati sono stati riciclati con l’intervento di altri membri dell’organizzazione. Attraverso diversi passaggi di denaro, i “capitali sporchi” venivano trasferiti per essere ripuliti, utilizzando numerose società italiane ed estere - per lo più bulgare, ma anche romene e degli Emirati Arabi - operanti in diversi settori, quali la compravendita immobiliare, le costruzioni edili e il commercio di autoveicoli, orologi e bevande. Dopo la movimentazione su conti esteri, almeno cinque milioni di euro di questi profitti illeciti sono stati prelevati in contanti presso sportelli bancomat italiani, utilizzando carte di debito intestate a società bulgare. Le società nazionali ed estere coinvolte e riconducibili agli arrestati sono oltre cinquanta e sono oggetto di ulteriori indagini.

L’operazione contro l’organizzazione criminale ha impegnato circa 300 finanzieri in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia, che hanno eseguito anche numerose perquisizioni e il sequestro di più di 40 immobili nelle province di Torino e Rimini per un valore di oltre cinque milioni di euro, altrettante auto anche di lusso e oltre 120 rapporti finanziari.