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2017-11-19 22:15

Presentato il Rapporto annuale dell’Ispra sui rifiuti urbani

QUEL CHE C’È DA SAPERE

L’Ispra ha presentato l’edizione 2017 del Rapporto rifiuti urbani, da cui emerge che nel 2016, dopo cinque anni di progressiva riduzione, la produzione nazionale di rifiuti urbani è tornata a crescere, in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici, sia nella spesa per consumi finali (+1,5%) sia del Pil (tra +1,7% e +0,9%). Da quest’anno l’Ispra adotta il nuovo sistema di calcolo dei rifiuti urbani previsto da decreto del ministero dell’Ambiente del 26 maggio 2016, in base al quale la crescita dei rifiuti urbani rispetto al 2015 risulta essere stata del 2%. Utilizzando il vecchio sistema di calcolo, invece, la crescita risulta esserci comunque stata, ma solo dello 0,8%.

Nel 2016, la percentuale di raccolta differenziata, determinata secondo la metodologia prevista dal DM 26 maggio 2016, è pari al 52,5% della produzione nazionale, con una crescita di 5 punti rispetto alla percentuale del 2015, calcolata secondo la precedente metodologia (47,5). Ispra sottolinea che il confronto non appare però corretto, a causa delle rilevanti modifiche nel metodo di calcolo; infatti, seguendo l’approccio metodologico utilizzato sino al 2015, la percentuale di raccolta differenziata dell’ultimo anno si attesterebbe al 50,6% e la crescita rispetto al 2015 sarebbe di 3,1 punti percentuali.

Come negli anni passati vi sono notevoli differenze tra le varie aree geografiche del Paese: 64,2% al Nord, 48,6% al Centro e 37,6% al Sud.

L’analisi dei dati di raccolta delle principali frazioni merceologiche evidenzia, tra il 2015 e il 2016, un incremento di quasi 450.000 tonnellate (+7,3%) della raccolta differenziata della frazione organica (scarti di cucina, “umido”, e rifiuti dalla manutenzione di giardini e parchi e del verde ornamentale, “verde”), che fa seguito alla crescita di circa 350.000 tonnellate (+6,1%) rilevata tra il 2014 e il 2015. La raccolta di questa frazione raggiunge 6,5 milioni di tonnellate, di cui 3,6 milioni raccolte nelle regioni settentrionali (+5,4% rispetto al 2015), 1,3 milioni nel Centro (+9,7%) e 1,6 milioni nel Sud (+9,8%).

La regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata è il Veneto con il 72,9%, seguito dal Trentino Alto Adige con il 70,5%, dalla Lombardia con il 68,1% e dal Friuli Venezia Giulia con il 67,1%. In coda troviamo Molise e Sicilia, rispettivamente con il 28% e il 15,4%.

Per quanto riguarda le città con più di 200.000 abitanti, la percentuale più alta di raccolta differenziata si registra a Milano (57,6%, seguita da Venezia con il 57%, e da Verona e Padova, rispettivamente con il 55,3% e 55,2%. Firenze si attesta al 50,3%, Bologna al 46% e Torino al 42,1%. Roma (con un aumento di 3,2 punti rispetto al 2015) e Trieste superano il 40% di raccolta, raggiungendo rispettivamente il 42% e il 40,2%, mentre Bari e Genova, si collocano a percentuali rispettivamente pari al 36,7% e 33,5%. Supera il 30% di raccolta Napoli che, con una crescita di oltre 7 punti, si attesta a una percentuale del 31,3%. Di poco superiori al 10% sono i tassi di Messina (11,2%) e Catania (10,3%,) mentre Palermo, il cui dato risulta in contrazione rispetto all’8,1% 2015, si colloca all’ultimo posto con il 7,2%.

La raccolta differenziata di carta e cartone è pari a 3,2 milioni di tonnellate, con una crescita del 2,2% rispetto al 2015. Il 28% è costituito da imballaggi.

La raccolta differenziata del vetro si attesta a quasi 1,9 milioni di tonnellate, con una crescita del 6% rispetto al 2015, mentre quella della plastica a oltre 1,2 milioni di tonnellate (+4,8%). Per il vetro e la plastica, gli imballaggi costituiscono la tipologia prevalente di rifiuto, con incidenze percentuali sul dato complessivo di raccolta differenziata delle due frazioni merceologiche, rispettivamente, pari all’86% e al 92%.

Per i rifiuti in legno, l’aumento della raccolta nel 2016 è pari al 6,3% (circa il 15% costituito da imballaggi), mentre la raccolta dei rifiuti metallici registra un incremento del 12,3% rispetto al 2015 (circa il 43% costituito da imballaggi).

La raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) registra nel 2016 una crescita del 5,3%, che fa seguito all’incremento del 4,3% del precedente anno.

Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, nel suo insieme, il 45% della produzione: il 19% è costituito dal recupero di materia della frazione organica da raccolta differenziata (umido+verde) e oltre il 26% dal recupero delle altre frazioni merceologiche.

L’analisi dei dati evidenzia che lo smaltimento in discarica interessa il 25% dei rifiuti urbani prodotti. Il 18% è incenerito, mentre circa il 2% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, centrali termoelettriche, ecc., per essere utilizzato all’interno del ciclo produttivo e per produrre energia; l’1% viene utilizzato, dopo adeguato trattamento, per la ricopertura delle discariche, il 3%, costituito da rifiuti derivanti dagli impianti TMB, viene inviato a ulteriori trattamenti quali la raffinazione per la produzione di CSS o la biostabilizzazione, l’1% è esportato e la stessa quota viene gestita direttamente dai cittadini attraverso il compostaggio domestico. Infine, l’Ispra inserisce nella voce “altro” un 5%, che comprende le quantità di rifiuti che rimangono in giacenza alla fine dell’anno presso gli impianti di trattamento, le perdite di processo, nonché i rifiuti prodotti dagli impianti di trattamento meccanico biologico, la cui destinazione non è desumibile dalla banca dati MUD.

I rifiuti urbani smaltiti in discarica, nel 2016, sono circa 7,4 milioni di tonnellate, con una riduzione di circa il 5% rispetto al 2015, pari a quasi 390.000 tonnellate di rifiuti. Analizzando il dato per macroarea geografica, si osserva che la riduzione maggiore è riferibile al Nord (-13%), dove circa 250.000 tonnellate in meno di rifiuti sono smaltite in discarica. Al Centro (-4%) ed al Sud (-2%) si registrano riduzioni più contenute. Nel 2016, ancora quasi 846.000 tonnellate di rifiuti urbani sono state smaltite in discarica senza alcun trattamento preventivo.

Per quanto riguarda l’incenerimento, nell’ultimo biennio si è registrata una riduzione del 3%, a causa della non operatività di alcuni impianti per revamping. La riduzione si manifesta al Nord (-5%) e al Sud (-4%), mentre al Centro si rileva un incremento delle quantità di rifiuti incenerite (+10%). Ispra evidenzia che quote considerevoli di rifiuti prodotte nelle aree del Centro e Sud Italia vengono trattate in impianti localizzati al Nord. Il 69% dei rifiuti viene incenerito al Nord, dove è localizzata la maggioranza degli impianti presenti sul territorio nazionale, il 12% al Centro e il 19% al Sud.

Nel 2016, sul territorio nazionale, sono risultati operativi 41 impianti di incenerimento che trattano rifiuti urbani. Il parco impiantistico non è uniformemente distribuito sul territorio nazionale, infatti il 63% delle infrastrutture è localizzato nelle regioni settentrionali (26 impianti) e, in particolare, in Lombardia e in Emilia Romagna con, rispettivamente, 13 ed 8 impianti operativi. Nel Centro e nel Sud, gli impianti di incenerimento operativi sono rispettivamente 8 e 7

Circa 5,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sono recuperate in impianti di trattamento biologico (+10% rispetto al 2015); di questi, quasi 3,4 milioni di tonnellate sono avviate a impianti di compostaggio, circa 2 milioni di tonnellate ad impianti di trattamento integrato aerobico/ anaerobico, mentre poco più di 249.000 tonnellate sono trattate in impianti di digestione anaerobica. Gli impianti integrati si stanno sempre più diffondendo a livello nazionale, mostrando una crescita dei quantitativi di rifiuti trattati di circa il 29% nell’ultimo biennio.

Per quanto riguarda il quadro impiantistico in generale, Ispra evidenzia che vi sono regioni in cui è molto carente o del tutto inadeguato; è il caso della Sicilia, dove i rifiuti urbani smaltiti in discarica rappresentano ancora l’80% del totale dei rifiuti prodotti, ma anche di Lazio, Campania e Calabria, che destinano consistenti quote di rifiuti a impianti situati in altre regioni.

Ispra sottolinea che l’analisi dei dati mostra anche che l’incenerimento non sembra determinare un disincentivo alla raccolta differenziata, come risulta evidente per alcune regioni quali Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Piemonte. In queste regioni, infatti, a fronte di percentuali di incenerimento pari rispettivamente al 39%, 33%, al 28%, 22%, 22% ed al 21% del totale dei rifiuti prodotti, la raccolta differenziata raggiunge valori elevati.

Infine, per quanto riguarda l’esportazione dei rifiuti urbani, nel 2016 sono state inviate all’estero 433.00 tonnellate, di cui solo 730 di rifiuti pericolosi. L’Austria e l’Ungheria, con 152.000 e 98.000 tonnellate, rappresentano i Paesi verso cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani, rispettivamente il 35,1% e il 22,7% del totale esportato; seguono la Tunisia con il 7,2%, la Bulgaria con il 7% e la Slovacchia con il 6,7%.

L’Austria importa prevalentemente “altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani”, circa 66.000 tonnellate, corrispondenti al 43,3% del totale importato; seguono il “Combustibile Solido Secondario” (CSS), oltre 41.000 tonnellate e “parte dei rifiuti urbani e simili non destinata al compost”, oltre 23.000 tonnellate. Queste tre tipologie di rifiuti vengono recuperate sotto forma di energia. Inoltre, l’Austria riceve oltre 15.000 tonnellate di “imballaggi in plastica” avviate al recupero di materia. L’Ungheria importa prevalentemente CSS, circa 63.000 tonnellate, corrispondenti al 63,8% del totale importato e destinato per il 65,7% al recupero di energia. Seguono il “compost fuori specifica” (codice 190503), circa 18.000 tonnellate e “altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani”, oltre 12.000 tonnellate avviate al recupero di materia.

Le regioni maggiori esportatrici sono la Campania e il Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con 103.000 tonnellate (il 24% del totale esportato) e 100.000 tonnellate (il 23% del totale esportato). La Campania esporta principalmente “altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani”, oltre 74.000 tonnellate, e “parte dei rifiuti urbani e simili non destinata al compost”, oltre 23.000 tonnellate. Il Friuli Venezia Giulia esporta, invece, circa 76.000 tonnellate di CSS e oltre 17.000 tonnellate di “altri rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani”.

Ispra sottolinea che questi dati relativi all’esportazione, derivanti dall’elaborazione delle dichiarazioni MUD, non comprendono le cosiddette materie prime seconde individuate dalla legislazione nazionale che, perdendo la qualifica di rifiuto, vengono esportate come prodotti.