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2017-12-18 19:45

Quarto Rapporto Ispra sul consumo di suolo, critiche al disegno di legge approvato dalla Camera

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Da novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica che ne ha rallentato la velocità, l’Italia ha consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5.000 ettari di territorio. Come se in pochi mesi avessimo costruito 200.000 villette o 2.500 km di autostrada. È questa la sintesi fatta dall’Ispra del proprio Rapporto sul consumo di suolo, le dinamiche territoriali e i servizi ecosistemici, giunto alla quarta edizione.

Nella presentazione del Rapporto, il presidente designato dell’Ispra, Sefano Laporta, afferma che “il consumo di suolo, con le sue conseguenze, rallenta ma non accenna a fermarsi. Il rallentamento non sufficiente della sua velocità, dovuto alla crisi economica degli ultimi anni, rende evidente che non vi sono ancora strumenti efficaci per il governo del consumo di suolo, e ciò rappresenta un grave vulnus in vista della auspicata ripresa economica, che non dovrà assolutamente accompagnarsi ad una ripresa della artificializzazione del suolo che i fragili territori italiani non possono più permettersi”.

Dal Rapporto emerge che dagli anni ‘50 al 2016 il consumo di suolo nazionale è passato dal 2,7% al 7,6%, con una crescita del 184%. Le previsioni dell’Ispra, che ha ipotizzato scenari di trasformazione del territorio italiano al 2050, parlano, nel migliore dei casi (interventi normativi significativi e azioni conseguenti che possano portare a una progressiva e lineare riduzione della velocità di cambiamento dell’uso del suolo), di una perdita di ulteriori 1.635 kmq , di 3.270 kmq in caso si mantenesse la bassa velocità di consumo dettata dalla crisi economica e di 8.326 kmq nel caso in cui la ripresa economica riportasse la velocità al valore di 8 mq al secondo registrato negli ultimi decenni.

Il Rapporto dell'Ispra critica il disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo e il riuso del suolo edificato, approvato dalla Camera nel maggio 2016 e ora all’esame della commissione agricoltura del Senato. Secondo l’Ispra, le definizioni dell’articolo 2 del disegno di legge, “contrariamente a quelle utilizzate dall’Unione europea, appaiono limitative, non considerando il consumo di suolo in tutte le sue forme e rappresentando allo stesso tempo un potenziale ostacolo al suo reale contenimento. Le aree che a causa delle definizioni di consumo di suolo, di superficie agricola, naturale e seminaturale e di impermeabilizzazione, sarebbero escluse dal computo del consumo di suolo, sarebbero le aree destinate a servizi di pubblica utilità di livello generale e locale, le infrastrutture e gli insediamenti prioritari, le aree funzionali all’ampliamento di attività produttive esistenti, i lotti interclusi, le zone di completamento, gli interventi connessi in qualsiasi modo alle attività agricole. Il tutto considerando che la procedura di definizione dei limiti è estremamente complessa e che non sono stabilite le percentuali di riduzione da raggiungere nel corso degli anni. Questa ambigua definizione potrebbe, tra l’altro, causare anche un rischio di shifting, con la possibilità di ottenere un effetto negativo legato alla localizzazione nelle aree «non vincolate» del consumo di suolo previsto nelle aree «vincolate». L’inserimento di questa lunga serie di esclusioni nell’articolo 2 potrebbe infine rappresentare un serio ostacolo al monitoraggio del consumo di suolo, rendendo indispensabile un doppio sistema di misurazione (con dati nazionali non coerenti con quelli richiesti dall’Europa) estremamente oneroso. Sarebbe dunque auspicabile una revisione del testo normativo finalizzata a semplificare la procedura e a rivedere i criteri di esclusione contenuti nel disegno di legge”.