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2020-09-28 16:34

Rapporto preliminare del Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi

QUEL CHE C’È DA SAPERE

I ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico hanno pubblicato il Rapporto preliminare relativo al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, che in base al decreto legislativo n. 45 del 2014 avrebbe dovuto essere definito entro il 31 dicembre 2014 e poi trasmesso alla Commissione europea entro il 23 agosto 2015, come previsto dalla direttiva 2011/70/Euratom. In questo momento, invece, si è ancora nella fase di scoping della Valutazione ambientale strategica (VAS), cioè nella fase di definizione dell’ambito delle indagini necessarie per la valutazione.

Il Programma non individuerà il sito per il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, che segue un diverso percorso, lungo il quale il governo si è impantanato da mesi e di cui non si hanno più notizie.

Nel Rapporto preliminare presentato dai due ministeri, si afferma che il deposito nazionale servirà per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività e per immagazzinare, a titolo provvisorio di lunga durata, i rifiuti radioattivi ad alta attività e il combustibile esaurito delle centrali nucleari. Il Rapporto aggiunge che “per lo smaltimento di questi ultimi, la soluzione che, attualmente a livello internazionale, raccoglie il maggior consenso degli specialisti è quella dello smaltimento in formazioni geologiche. Nel caso italiano, considerato che la quantità di rifiuti radioattivi ad alta attività (incluso il combustibile esaurito) da smaltire è modesta, la soluzione della realizzazione di un deposito geologico nel territorio nazionale è apparsa sovradimensionata, oltre che economicamente non percorribile. Pertanto, dovranno essere valutate possibili iniziative a livello internazionale mirate ad un accordo per un sito di smaltimento geologico utilizzabile da parte di più Paesi”. Questa formulazione significa che, se un deposito geologico in Italia è sovradimensionato per i soli rifiuti radioattivi ad alta attività e il combustibile esaurito nazionali, non si esclude che in Italia possa essere localizzato un deposito geologico utilizzabile da parte di più Paesi.

Il ritardo nella presentazione del Programma nazionale da parte del governo era stato stigmatizzato nella Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesseapprovata lo scorso 1° ottobre dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e fatta propria dall’Aula del Senato il 31 marzo.

Come evidenziato in un precedente articolo de l’Astrolabio, sul previsto Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi la Relazione della Commissione d’inchiesta aveva sottolineato le “notizie del tutto contrastanti in merito a un aspetto, tra l'altro, di non poco conto: la reale consistenza fisica del deposito nazionale”. Infatti, mentre l’Ispra parlava di due installazioni diverse realizzate su un unico sito, una per i rifiuti a bassa e media attività e l’altra, temporanea di lungo termine, per quelli ad alta attività, l’allora ministro dello Sviluppo economico, Guidi, aveva parlato di un’unica installazione per entrambi i tipi di rifiuti radioattivi.

In questa situazione di confusione e con la Sogin ancora allo sbando, a otto mesi dalla scadenza dello scorso 20 agosto si è ancora in attesa che i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente diano alla Sogin il nulla osta alla pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.  Dopo la pubblicazione della Cnapi, è previsto un processo di consultazione pubblica, nell’ambito del quale i soggetti coinvolti potranno formulare osservazioni o proposte. Alla fine di questa consultazione, 120 giorni dopo la pubblicazione della Carta, ci sarà un seminario nazionale organizzato dalla Sogin. Successivamente, è prevista l’istruttoria finale di approvazione della Carta, sulla cui base potranno essere formulate le dichiarazioni d’interesse da parte delle amministrazioni locali, propedeutiche agli approfondimenti di dettaglio e all’individuazione del sito definitivo. Solo allora si avrà l’esatta indicazione del sito