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2018-02-22 19:17

Approvata la relazione della Commissione parlamentare sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Preoccupazione e polemiche per i ritardi e le dichiarazioni del governo

QUEL CHE C’È DA SAPERE

A quasi due mesi dalla scadenza dello scorso 20 agosto, si è ancora in attesa che i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente diano alla Sogin il nulla osta alla pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Nel frattempo, il 1° ottobre, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha approvato all’unanimità la Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse, di cui era stata pubblicata una proposta il 6 agosto e da cui la versione finale, che reca alcuni ritocchi editoriali, non differisce nella sostanza, se non per un nuovo riferimento alle più recenti deliberazioni dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che evidenzia “un quadro peggiorativo rispetto ai programmi precedenti” della Sogin, e per un importante aggiornamento conseguente alle informazioni integrative trasmesse dal ministro dello Sviluppo economico il 7 agosto. La Commissione osserva che, confrontando queste informazioni con le note fornite dall’Ispra per l’audizione del 30 luglio, “si hanno notizie del tutto contrastanti in merito a un aspetto, tra l'altro, di non poco conto: la reale consistenza fisica del deposito nazionale”.

Nella relazione della Commissione si legge: “L'ISPRA scrive infatti: «Per quanto riguarda l'impianto di smaltimento dei rifiuti di bassa e media attività, che costituisce una delle due installazioni da realizzare nel Deposito nazionale ...» e lascia quindi chiaramente intendere che impianto di smaltimento per i rifiuti a bassa e media attività e deposito temporaneo di lungo termine per i rifiuti ad alta attività sono due installazioni distinte, ancorché realizzate sul medesimo sito.
Il Ministro Guidi, invece, in risposta a una domanda che le era stata posta nel corso dell'audizione del 31 marzo, dopo aver ricordato la definizione di deposito nazionale data dal decreto legislativo n. 31 del 2010, afferma: «Si ritiene quindi utile evidenziare come quella del Deposito nazionale sia una unica installazione di superficie [la sottolineatura è nell'originale – NdR] (non si tratta quindi di diverse strutture o di due depositi) che ospiterà a titolo definitivo i rifiuti a bassa e media attività e nella quale si provvederà altresì all'immagazzinamento, a titolo provvisorio, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato»
”.

La relazione della Commissione afferma che, “oltre alla ricordata, generale importanza dell'univocità dell'informazione, si ritiene che un chiarimento sul punto specifico sia imprescindibile”.

Ad accrescere gli elementi di confusione è intervenuto il 29 settembre il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari, a margine dei lavori dell’Italian Energy Summit, organizzato a Milano dal Sole  24 Ore. Secondo quanto riportato dall’agenzia H2Oil, il sottosegretario ha detto che"a breve il governo rivelerà l'esatta localizzazione del deposito unico nazionale. Posso dire che al Nord alcune località più di altre si stanno attrezzando per accoglierlo”.

Oltre alle valutazioni che si possono fare sull’opportunità che il governo, anziché compiere nei termini prescritti gli atti che gli competono, contribuisca ad alimentare indiscrezioni, il fatto che il sottosegretario abbia detto che il governo indicherà a breve “l’esatta localizzazione” del deposito ha sollevato il dubbio che tutta la procedura di consultazione prevista possa essere solo un’operazione di facciata. Infatti, ciò che il governo deve fare ora, e che avrebbe dovuto fare entro il 20 agosto, è dare il nulla osta alla pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi (Cnapi), predisposta dalla Sogin e supervisionata dall’Ispra. Dopo la pubblicazione della Cnapi, è previsto un processo di consultazione pubblica, nell’ambito del quale i soggetti coinvolti potranno formulare osservazioni o proposte. Alla fine di questa consultazione, 120 giorni dopo la pubblicazione della Carta, ci sarà un seminario nazionale organizzato dalla Sogin. Successivamente, è prevista l’istruttoria finale di approvazione della Carta, sulla cui base potranno essere formulate le dichiarazioni d’interesse da parte delle amministrazioni locali, propedeutiche agli approfondimenti di dettaglio e all’individuazione del sito definitivo.

Solo allora si avrà l’esatta indicazione del sito e non “a breve”, come detto dal sottosegretario, che forse si è lasciata sfuggire qualcosa che non doveva dire, provocando l’immediata reazione del presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti, Alessandro Bratti (Pd). “La parole del sottosegretario sono fuori luogo. Invece di far uscire indiscrezioni, il governo dovrebbe rispettare la legge, che prevede tempi certi per rilasciare la carta con l'indicazione dei siti candidati ad ospitare il deposito unico per i rifiuti nucleari, per avviare una opportuna discussione con le comunità locali e le amministrazioni interessate. Tempi, questi, ampiamente scaduti", ha dichiarato Bratti, secondo il quale la dichiarazione del sottosegretario “potrebbe far immaginare una trattativa sotterranea su ipotetici siti nel Nord Italia, con una procedura perlomeno curiosa”.

Il presidente della Commissione parlamentare ne ha approfittato per toccare un altro punto dolente, affrontato anche nella Relazione della Commissione, e cioè il fatto che “rimane poi un fantasma l’Ispettorato per il nucleare - Isin, la cui nomina del direttore è ferma da mesi, con il nome del candidato ritenuto da tanti inidoneo, rimasto nel limbo, in attesa di chissà quale evento”.

A proposito dei ritardi del governo, nella Relazione la Commissione parlamentare “esprime la propria preoccupazione per il prolungarsi dei tempi di attesa per la pubblicazione della proposta di Carta delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito nazionale, soprattutto per l'effetto negativo che i successivi, ripetuti rinvii possono produrre sull'immagine di trasparenza del procedimento, condizione indispensabile, insieme alla credibilità degli attori, affinché l'opera possa essere realizzata in un clima di sufficiente accettazione. A questo riguardo, la Commissione ritiene che ogni sforzo debba essere compiuto perché la scelta del sito possa avvenire secondo la procedura condivisa, che il decreto legislativo n. 31 del 2010 indica come quella privilegiata, senza che si debba giungere ad attivare il meccanismo di chiusura, rappresentato dalla «soluzione imposta», che, seppur previsto dal decreto legislativo, apparirebbe una opzione da evitare e in grado di suscitare grave preoccupazione. In proposito, la Commissione auspica la puntuale applicazione di ogni disposizione prevista dalla legge riguardante l'informazione ed il coinvolgimento delle popolazioni interessate”. 

La relazione aggiunge che “non può non essere motivo di un qualche rammarico il ritardo con il quale l'Italia ottempererà all'obbligo di trasmettere alla Commissione europea il Piano nazionale previsto dalla direttiva 2011/70/EURATOM sulla gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi, tanto più se si considera che da parte italiana si è sempre sostenuta con convinzione l'opportunità di una normativa comunitaria in materia e che, per dar seguito a tale obbligo con puntualità, il decreto legislativo n. 45 del 2014, nel marzo dell'anno scorso aveva stabilito con ampio anticipo che il Piano venisse approvato entro il 31 dicembre 2014. Si auspica che i tempi siano ora tali da evitare, se possibile, l'apertura di un procedimento formale d'infrazione”. 

A proposito dell’obbligo dei vari paesi di trasmettere alla Commissione Ue i loro Piani, l’eurodeputata verde Rebecca Harms ha presentato alla Commissione Ue un’interrogazione, ricordando che il termine è scaduto il 23 agosto e chiedendo quali paesi abbiano ottemperato, quali procedure intenda seguire la Commissione europea nei confronti dei paesi che non hanno presentato il loro Piano o che ne hanno depositato uno insoddisfacente, e quali sanzioni siano previste.

La Commissione Ue ha risposto che sino al 14 settembre sono stati sedici i paesi che hanno inviato propri documenti ma che si tratta sia di Piani approvati dalle autorità competenti, sia di bozze di Piano e di panoramiche, mentre la Commissione chiede di ricevere Piani nazionali approvati ufficialmente. I sedici paesi in questione sono Austria, Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

In caso di mancata notifica di un programma nazionale, la Commissione Ue prenderà misure adeguate, in conformità del diritto comunitario. Per quanto riguarda il contenuto dei programmi notificati, la Commissione Ue chiederà chiarimenti, se necessario, entro il periodo definito a norma dell'articolo 13 della direttiva. Se un programma non corrisponde ai requisiti della direttiva, la Commissione prenderà misure adeguate in conformità del diritto comunitario, che potrebbero portare ad una procedura di infrazione.

relazione della Commissione parlamentare sulla gestione dei rifi

La prima considerazione che viene dalla lettura della relazione in oggetto è che si tratta di un documento di alto livello tecnico di cui va dato merito agli autori. Ci si augura che le osservazioni e, ancor più le raccomandazioni, formulate sugli aspetti della sicurezza nucleare vengano prese nella dovuta considerazione dagli organi competenti in particolare al fine di creare un contesto autorizzativo italiano il più possibile vicino alla prassi internazionale e, ancor più, a quella europea. Come ben noto il contesto europeo, per quanto riguarda il nucleare, è definito in grande dettaglio da diverse direttive europee e da documenti emessi collegialmente dalle Autorità di Sicurezza dei Paesi con impegni nel nucleare. Sarebbe quindi bene evitare, per quanto possibile, indirizzi univoci che potrebbero rivelarsi, in ultima analisi, forieri solo di imbarazzo e, molto peggio, di extra costi rispetto ai partner europei.
Le considerazioni formulate qui di seguito riprendono diversi punti della relazione con l’intento, il più delle volte, di rafforzarle e renderle ancora più chiare. Non sono trattati alcuni punti relativi all'organizzazione e ai programmi di SOGIN.
Relativamente alla GT 29 la relazione esprime, giustamente, una preoccupazione sulla validità dei criteri di localizzazione del deposito definitivo per i rifiuti di seconda categoria anche per il deposito temporaneo dei rifiuti di terza categoria. Al riguardo riporta una dichiarazione dell’ISPRA, successiva all'emissione della guida, sulla validità dei requisiti per entrambe i depositi. Tale affermazione in realtà, su un piano tecnico, non è completamente condivisibile a priori. Non va infatti dimenticato che buona parte dei rifiuti di terza categoria presenta, ad esempio, esigenze di raffreddamento che non esistono per i rifiuti di seconda categoria. Di conseguenza l’importanza di alcuni eventi naturali considerati nei criteri di localizzazione ha una importanza diversa per le due categorie di rifiuti. I problemi conseguenti in effetti sono risolvibili con opportune scelte progettuali delle quali peraltro al momento non c’è evidenza e che quindi sarà opportuno verificare, almeno in via preliminare, già nel Seminario Nazionale.
La relazione esprime poi delle preoccupazioni anche relativamente alla severità di alcuni requisiti della GT 29 che, per come formulati, portano a limitare fortemente la possibilità di individuare aree idonee. Questa preoccupazione, pur se, come sembra, è stato possibile individuare aree idonee, è pienamente condivisibile. In termini generali c’è da constatare che, con forse una sola eccezione, nessuno dei depositi oggi esistenti o pianificati in Europa soddisfa i criteri di esclusione della GT 29. Più in particolare sono pienamente comprensibili le perplessità sul limite di 0,25 g per gli eventi sismici ammissibili. Evidentemente non si è tenuto adeguatamente conto del fatto che la tecnologia è oggi in grado di garantire la resistenza degli impianti ad eventi ben più pesanti. Tra l’altro il sistema nucleare internazionale, ben prima di Fukushima, aveva completamente metabolizzato un precedente evento sismico giapponese a fronte del quale l’IAEA, nel 2010, aveva formulato aggiornati requisiti di sicurezza per gli eventi sismici. Ancora, a seguito di verifiche progettuali sulla fattibilità e sui possibili extra costi, gli impiantisti nucleari sono giunti da anni ad adottare, nei progetti delle nuove centrali nucleari standardizzate, accelerazioni sismiche di riferimento dell’ordine di 0,33 g con la possibilità di usare valori ancora più alti. Visto che una centrale nucleare, impianto ben più complesso del Deposito Nazionale, può essere progettata senza problemi per resistere ad eventi sismici più pesanti di quelli indicati dalla GT29 sarebbe stato quanto mai opportuno,come segnalato dalla relazione, una formulazione meno rigida di questo requisito.
Sempre con riferimento alla GT 29 la relazione avrebbe forse dovuto segnalare il rischio di allungamento dei tempi e l’ incertezza interpretativa derivante da alcuni criteri di approfondimento. A titolo di esempio si segnalano le incertezze legate al Criterio di approfondimento 11 sulla esclusione di aree con culture pregiate. Qualcuno ricorderà ancora, dai tempi della localizzazione della centrale di Montalto di Castro a inizio anni ’70, l’epopea del “ Contadino Blasi”. Per il "Contadino Blasi" i prodotti della sua terra, piccola parte di quella che doveva essere espropriata per far posto alla centrale, erano la cosa più preziosa al mondo per cui si oppose con tutte le sue forze all'esproprio creando non poche difficoltà all’ ENEL. Per sua sfortuna a quei tempi il Contadino Blasi non aveva a disposizione nessun specifico appiglio legale per cui perse la sua battaglia. Sorge il dubbio che oggi lo avrebbe.
Ancora più condivisibili sono le preoccupazioni espresse sulla proposta di nuova classificazione dei rifiuti radioattivi. In effetti non esiste nessun obbligo internazionale sull'adozione della relativa Safety Guide dell’IAEA e, per quanto noto, nessuno dei partner europei l’ha pienamente adottata. Tutti classificano i rifiuti in funzione della loro destinazione finale così come definita nella relativa strategia nazionale. In Germania, ad esempio, in funzione di una strategia nazionale che prevede lo smaltimento geologico di tutti i rifiuti radioattivi, essi vengono sostanzialmente classificati in solo due categorie. Il discrimine è dato dalla produzione o meno di calore fatto questo importante per la verifica delle barriere. Come giustamente rimarcato nella relazione la “ vecchia” GT 26 dell’ENEA DISP aveva sicuramente bisogno di un aggiornamento ma le sue linee strategiche e la normativa e la prassi tecnica che ne sono derivate non avevano alcun bisogno di stravolgimenti sostanziali. La Relazione menziona la possibilità di una gestione del transitorio con norme ad hoc. Considerata l’esiguità delle risorse oggi disponibili in ISPRA, a fronte di un organico quasi 10 volte superiore ai tempi dell’emissione della GT 26, c’è forse da preoccuparsi per le incertezze applicative che potrebbero verificarsi durante questo transitorio.
Infine un commento su quella che potrebbe sembrare una piccola contraddizione della relazione sulla necessità di creare un nuovo organismo per la Sicurezza Nucleare. Il poco personale oggi presente in ISPRA è sicuramente competente ed esperto ma la struttura nel suo complesso, anche a causa della insufficienza dei numeri, non sembra avere, purtroppo, tutta l’autorità e l’indipendenza necessarie, soprattutto l’autorità. Un recente episodio sintetizza bene il senso dell’autorità che l'ente di controllo dovrebbe avere. Qualche mese fa un giornalista chiese al ministro francese per l’energia, madame Sigonel Royal , sicuramente non una nuclearista, quando avrebbe definitivamente fermata una centrale nucleare che aveva avuto qualche problema tecnico. La risposta fu emblematica: “Questo lo deciderà l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare”.