Oggi:

2018-10-18 00:36

Non ci Sono Più le Mezze Stagioni! O No?

CAMBIAMENTI CLIMATICI E NUBIFRAGI

di: 
Catello Masullo

Proponiamo un breve articolo apparso sul periodico online “Il parere dell’Ingegnere”, in cui l’autore dà dei più recenti eventi meteorologici intensi una lettura diversa da quella ormai ricorrente, che li collega direttamente ai cambiamenti climatici e che sembra apprestarsi a diventare un nuovo luogo comune.

Sempre più spesso si attribuiscono ai cosiddetti “cambiamenti climatici” le cause di nubifragi, alluvioni e disastri dovuti a precipitazioni meteoriche molto intense. Mi piacerebbe attirare la attenzione dei lettori su alcuni dati di fatto.

1. I record assoluti italiani in termini di eventi idro-meteorologici estremi, tutt’ora imbattuti, non si riferiscono agli ultimi anni. Infatti la massima pioggia cumulata nelle 24 ore è stata registrata a  Bolzaneto (GE), il 19 ottobre 1970 con i suoi 948mm, mentre se prendiamo in considerazione le 48 ore il record spetta ad una località sarda: Sicca d'Erba con 1014mm, che diventano 1431 in 72 ore, ma il periodo è lontano: si parla infatti del periodo 15-18 ottobre del 1951. Per la pioggia cumulata in un mese il  record spetta ad Uccea, nell'Udinese, con i 1899mm del novembre del 1951

2. A Roma, dal 1941 al 2007 si sono verificati solo 4 nubifragi (cioè con precipitazione maggiore di 40 mm in mezz’ora, oppure 60 mm in un ora, o 70 mm in due ore, o 80 mm in tre ore); negli anni: 1953 (99 mm in un’ora), 1972, 1986 e 1993. E la massima pioggia in 24 ore è 180,1 mm il 13 nov ‘46 (Analisi climatica delle temperature e delle precipitazioni a Roma : F. Mangianti (Resp.Oss. Met. Roma) e F. Leone (Prot. Civ.)

3. Uno studio di dettaglio sulla serie storica di 150 eventi di piena registrati a Reggio Calabria dal 1600 ad oggi , di cui il 4% responsabili di danni alla popolazione, ha confermato che il trend crescente di danni è dovuto alla espansione edilizia e non all’andamento delle piogge. Queste ultime, infatti, risultano in leggera diminuzione. (Olga Petrucci, Angela Aurora Pasqua, Maurizio Polemio (CNR-IRPI) “L’influenza della piovosità e dell’antropizzazione sulla serie storica delle piogge catastrofiche (Calabria sud-occidentale)”. - Atti del Convegno Nazionale sul Dissesto idrogeologico – Il pericolo geo-idrologico in Italia e la gestione del territorio – Roma 11 giugno 2011 )

4. Uno studio su piogge e calamità idrogeologiche in Puglia dal 1877 al 2008 ha messo in evidenza una generale tendenza al calo della piovosità e dell’intensità di pioggia, mentre sono in aumento le calamità a causa dell’uso del territorio con crescente utilizzo di aree a non trascurabile pericolosità idrogeologica. (Maurizio Polemio, Teresa Lonigro (CNR-IRPI) - Atti del Convegno Nazionale sul Dissesto idrogeologico – Il pericolo geo-idrologico in Italia e la gestione del territorio – Roma 11 giugno 2011).

5. In Italia sono decenni che si consumano in media 75 ettari di terreno al giorno. Dal 1956 al 2001 la moltiplicazione delle superfici artificializzate è dell’ordine del 500%. Tra il ’91 e il 2001 la Agenzia Ambientale Europea ha rilevato un incremento di quasi 8.500 ha/anno di territorio urbanizzato. L’Istat ha stimato una perdita di territorio tra il ’90 ed il 2005 di 3 milioni di ha, un terzo dei quali agricoli.

6) La CRESCENTE IMPERMEABILIZZAZIONE DEI TERRENI riduce fortemente il potere di trattenuta, di infiltrazione e di evapotraspirazione dei suoli. Ed altera totalmente i COEFFICIENTI DI DEFLUSSO. Così che una stessa pioggia può incrementare anche di dieci volte la portata di picco prodotta su un determinato territorio se è stato impermeabilizzato dalle urbanizzazioni.

Ciò premesso, in una materia come l’idrologia, in cui l’unica certezza è l’incertezza, non sarebbe più prudente (e scientificamente giustificato) avere dei dubbi sulla connessione diretta tra “cambiamenti climatici” ed “eventi estremi”, come invece viene largamente diffusa? E non attribuire le tragedie sempre più frequentemente ripetute, più che ai “cambiamenti climatici”, ai “cambiamenti di risposta idrologica dei bacini”, dovuti ai progressivi processi di impermeabilizzazione dell’azione antropica, non associati ad opportune misure per assicurare la invarianza idraulica degli interventi?

Salvaguardare funzioni di grande rilievo

Il nostro Paese è tra i primi al mondo per quanto riguarda le conoscenze sul dissesto idrogeologico e le frane, eppure in questi anni assistiamo a uno spettacolo desolante che la TV frequentemente documenta in varie Regioni italiane.
Concretezza dice Catello Masullo, praticità e buon senso afferma Fabio Pistella: ecco quello che ci vuole ed io concordo pienamente.
La sensibile frammentazione istituzionale e decisionale non giova!
L'eventuale abolizione del Corpo Forestale dello Stato appare un controsenso. Il presidente della FIDAF ha scritto al Presidente del Consiglio, con spirito costruttivo, perché siano salvaguardate funzioni di grande rilievo per il nostro Paese.

http://www.fidaf.it/index.php/lettera-al-presidente-del-consiglio-dei-mi...

commento al commento

Condivido al 100% le osservazioni di F. Pistella. Sarebbe ora che smettessimo di piangerci addosso dopo ogni evento alluvionale e/o franoso come anche di chiamare in causa i cambiamenti climatici. Sarebbe ora che iniziassimo una seria opera di manutenzione del territorio (alcuni aspetti li ha citati lo stesso F. Pistella) ed altri sono riportati nell'articolo: frane ed alluvioni: conoscere per prevenire, pubblicato sempre su questa testata nel numero del 13.05.2014. Sarebbe ora che allocassimo i pochi soldi disponibili sulle cose serie ed i rischi naturali sono veramente una cosa seria in Italia.

Assetto del territorio: dalla ermeneutica alla pratica

L'articolo di Masullo può essere d'aiuto per una svolta verso la praticità e il buonsenso.
Mentre si dibattono i grandi quesiti (cambiamenti climatici sì o no; di origine antropica sì o no; disastrosi sì o no) e preso atto che dopo 20 anni di chiacchiere non si è avuto altro che una crescita inerziale delle emissioni, qualcuno in Italia pensa a dragare i corsi d'acqua, a sistemare i letti e i percorsi, a curare il territorio a fare qualche opera di contenimento delle frane? Sono lavori urgenti indispensabili e utili qualunque sarà la risposta ai grandi quesiti
Lancerei uno slogan melenso tipo: "Antichi territori" come l'abusato "Antichi sapori" cioè rifacciamo quello che i nostri avi, fino ai nostri nonni, hanno fatto in tutta Italia (dalle Cinque terre alla Calabria per secoli). Adesso è reato raccogliere un ramo caduto nel letto di un torrente (sic).
Su scala più seria, ma qualcuno crede davvero che riducendo in Europa l'emissione di CO2 di un'anticchia in 15 anni (mentre Cina e dintorni crescono bene che vada del triplo di quello che UE dice di voler tagliare) si risolve la questione del Bisagno che disastra periodicamente Genova o quella delle zone del Beneventano (insieme a tante simili purtroppo). Se destiniamo a queste opere un terzo di quel che costa a noi Italiani fare i primi della classe (peggio i secchioni perché sui consumi specifici siamo già primi della classe) sulle emissioni pro-capite di CO2 qualche problema si risolve, la gente non soffre, non spendiamo per le emergenza e creiamo lavoro.
Si discute dove collocare e con che compiti il Corpo Forestale dello Stato (ennesimo spezzatino e risparmio finto come le Province): diamogli un budget e assegniamogli compiti concreti sull'assetto del territorio. Forse riescono anche a far lavorare i cosiddetti forestali calabresi (per ora con loro il CFS non c'entra nulla, come non c'entra con le strutture dei forestali regionali Sicilia in primis) dei quali non è dato conoscere l'utilità a fronte di cospicui costi.
PS Per chi si preoccupa della deforestazione: in Italia come nel resto di Europa, la percentuale copert da foreste è cresciuta del 30 % in un secolo
http://www.geo-informatie.nl/fuchs003/#