Oggi:

2020-08-05 12:22

I Governatori al Bar e i Rifiuti in Discarica

DECRETO INCENERITORI

di: 
Rosa Filippini

Le Regioni italiane, tranne poche qualificate eccezioni, non riescono a chiudere il ciclo dei propri rifiuti urbani e continuano a usare le discariche e a inviare rifiuti altrove. Si oppongono però al decreto del Governo ricorrendo agli stessi tabù agitati da ambientalisti di maniera e 5Stelle.

Sembra di stare al bar della stazione Termini fra avventori distratti e annoiati. Si stenta a credere che le dichiarazioni sul decreto predisposto dal Governo sugli inceneritori, raccolte nella rubrica di Beniamino Bonardi, siano quelle dei Governatori delle Regioni italiane. A parte le reazioni comprensibilmente stizzite di chi è chiamato in causa per farsi carico delle inadempienze altrui, nessuno di loro sembra consapevole che il Decreto affronta, in ritardo di qualche decennio, una delle emergenze più incredibili che affligge il nostro paese: quella di non riuscire a gestire, nella maggioranza delle Regioni, l’intero ciclo dei rifiuti urbani pur disponendo delle capacità industriali e tecnologiche fra le più avanzate al mondo. E nonostante l’esperienza di alcune Regioni come la Lombardia, il Friuli e l’Emilia Romagna che invece riescono a soddisfare i migliori standard ambientali europei anche grazie alle infrastrutture industriali di smaltimento che funzionano da alcuni decenni, senza traumi per la salute pubblica.

Ma sono proprio gli esponenti delle Regioni più inadempienti, quelle che ricorrono alle discariche o che esportano quasi per intero i rifiuti prodotti, che sembrano cadere dal pero: dalla Liguria, al Lazio, dalla Puglia alla Sicilia, loro non vogliono saperne di occuparsi dei propri rifiuti. Loro sono contro gli inceneritori, lo hanno detto in campagna elettorale. E poi, non ne hanno bisogno (sic!). Promettono di aumentare un poco la raccolta differenziata (su cui sono, quasi tutti, in grande ritardo) e, se non basta, pazienza: si sentono nel diritto di esportare altrove (in altre regioni italiane o all’estero, presso gli inceneritori degli altri), di esaurire le poche discariche disponibili, di lasciare i rifiuti sulle strade, lungo le litoranee, in mezzo ai boschi, lì dove molti cittadini incivili li lasciano approfittando dello stato di collasso permanente di cui soffrono i servizi di rimozione e di controllo delle aziende e delle amministrazioni più disastrate.

Hanno fatto scandalo queste dichiarazioni? No. L’atteggiamento di irresponsabilità delle Regioni e di contrarietà al Decreto del Governo è passato inosservato sui media che non hanno nemmeno indagato sul costo economico per i cittadini dei comportamenti inadempienti, dei costi dell’export e delle emergenze irrisolte.

Addirittura, l’annuncio di una richiesta di rinvio del decreto da parte della Conferenza Stato Regioni ha riscosso il plauso del Movimento Zero Waste che, per l’occasione, ha ottenuto l’adesione di un gran numero di associazioni ambientaliste, a cominciare da Legambiente. Dice un comunicato di Zero Waste: “La cittadinanza attiva (…) vigilerà da qui in avanti per eliminare definitivamente i gravi rischi per l'ambiente, la salute e l'economia che il decreto applicativo stava per determinare. Chiediamo ai Presidenti di Regioni (…) che hanno risposto positivamente alle nostre osservazioni di mantenere alta la guardia nei confronti di ogni azione che possa mettere a rischio le pratiche virtuose di anni verso la sostenibilità e l'economia circolare di cui il nostro paese è all'avanguardia in Europa”. Insomma, secondo Zero Waste, l’Italia delle discariche e delle emergenze-rifiuti infinite sarebbe un esempio virtuoso che il Governo sta mettendo a rischio. E’ il rovescio della realtà, come si può osservare dalla figura sui sistemi di smaltimento nelle Regioni, ricavata dai dati ISPRA che gli Amici della Terra hanno nuovamente diffuso anche a seguito del proprio comunicato di appoggio al provvedimento.

Il rovescio della realtà è anche la linea preferita dal Movimento 5 Stelle che, fra le forze politiche, è il più attivo nell’alimentare il tabù degli inceneritori, evocando emissioni dannose alla salute che non sono più ammesse dalle leggi da oltre 20 anni. Agitare i tabù, ormai lo abbiamo imparato, è la posizione più facile per i politici che stanno all’opposizione, ancor più comoda per quelli che hanno responsabilità di governare e non ne hanno la capacità.