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2020-08-12 17:17

Tutte le Regioni contro lo schema di decreto del governo sugli inceneritori

QUEL CHE C’È DA SAPERE

Regioni di ogni colore unite contro lo schema di decreto del governo che, in attuazione dell’art. 35 della legge “Sblocca Italia”, prevede la localizzazione di dodici inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno in Liguria, Piemonte, Veneto, Marche, Umbria, Campania, Abruzzo e Puglia.

“Il piano industriale di quel decreto non sta in piedi. Quel decreto è inattuabile così com’è, non ci sono gli strumenti per imporlo alle Regioni”, che hanno comunque “una posizione contraria”, ha dichiarato Paola Gazzolo, assessore all’ambiente dell’Emilia Romagna, in cui il governo non prevede la localizzazione di alcun inceneritore, al termine della riunione della Commissione ambiente-energia della Conferenza Stato-Regioni, tenutasi il 9 settembre, in previsione della riunione della Conferenza del 24 settembre.

Dal Piemonte, il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, dichiara che “di inceneritori ne abbiamo uno e ci basta: il termovalorizzatore del Gerbido, alle porte di Torino, brucia quasi 416 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Non ne sono previsti altri”.

«Non se ne parla», afferma Giacomo Giampedrone, assessore al ciclo dei rifiuti della Liguria, che sta mandando parte dei suoi rifiuti negli inceneritori della Toscana. Il presidente della Regione, Giovanni Toti, in un primo momento aveva aperto alla possibilità di un inceneritore in Liguria ma poi ha cambiato posizione, sostenendo che “la direttiva europea, che è legge anche in Italia, prevede che non si costruiscano termovalorizzatori in alcuno dei paesi membri fino a quando le strutture già esistenti, ritenute efficienti, non vadano oltre certe soglie di regime che rendano economicamente compatibile la gestione. È evidente che in Italia abbiamo una serie di termovalorizzatori, che in passato alcune regioni hanno costruito in modo lungimirante con abbondanza, che viaggiano sotto la soglia del 50% di possibilità e di fabbisogno. Quindi, tutto quel sistema di leggi regionali che dicono che si smaltiscono solo i rifiuti prodotti dalla regione sono in contrasto con la filosofia europea, che prevede alcuni centri di valorizzazione sparsi in aree omogenee del paese a cui fanno riferimento dei bacini, al di là delle realtà amministrative. Su Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia, probabilmente, graviteranno rifiuti che possono provenire anche dalla Liguria, ma se esistono eccedenze di fabbisogno, anche dal Friuli, dal Veneto, dal Trentino. Probabilmente, per l’Unione Europea, anche dalla Svizzera e dalla Baviera. Stiamo parlando di libera circolazione di un prodotto che certo non può essere l’indifferenziato che mandiamo in giro dalla Liguria, che è molto costoso ed è oltre tutto un prodotto con un bassissimo rendimento energetico, di difficile trasporto, caro nella gestione. Occorre creare tutta quella filiera che va dalla raccolta differenziata fino al trattamento dell’organico, che poi comporti la termodistruzione di un prodotto sofisticato e di basso costo. È evidente che in posti dove l’inceneritore A2A di Brescia viaggia alla metà del suo fabbisogno - e lo stesso vale per tutte le grande società municipalizzate del Nord, che hanno termovalorizzatori non a pieno regime - per bacini come quelli della Liguria, tra un milione e 500 mila e un milione e 700 mila tonnellate, non avrebbe senso oggi pensare a un ulteriore termovalorizzatore, avendo nel Nord Italia bacini liberi”.

Alla Liguria risponde indirettamente, polemizzando con il ministro all’ambiente, l’assessore all’ambiente della Lombardia, Claudia Maria Terzi, secondo la quale “va bene obbligare chi non è regola a mettersi a posto, ma smettiamola di far pesare sulle Regioni virtuose come la Lombardia la malagestione politica e amministrativa degli altri". La bozza di decreto del governo non prevede nuovi inceneritori in Lombardia, bensì il loro funzionamento a pieno regime, per bruciare rifiuti anche di altre regioni e l’assessore lombardo chiede la modifica di questo punto del decreto, in modo da non costringere la Lombardia, che rischia anche di vedersi bloccare dal governo il piano di smantellamento degli inceneritori più obsoleti, a “smaltire i rifiuti di quelle Regioni che per anni si sono disinteressate della questione”. E a proposito della filosofia europea, richiamata anche dal presidente ligure, l’assessore lombardo afferma: “Forse sarà il caso di andare direttamente noi come Lombardia a parlare con la commissione Ue”.

Anche “il Veneto dice no a nuovi inceneritori imposti dal governo”, afferma l’assessore regionale all’ambiente, Gianpaolo Bottacin, spiegando che la sua regione, come altre, “ha già stabilito come e dove gestire e smaltire i suoi rifiuti. Il governo non può intromettersi in maniera così pesante in materie di competenza regionale”. Anche per l’assessore veneto, “procedendo con questa impostazione viene calpestato anche il concetto di autosufficienza indicato dall’Unione europea per quanto riguarda gli inceneritori. Questi 12 inceneritori sarebbero infatti considerati strategici sul piano nazionale e potrebbero quindi teoricamente accogliere rifiuti provenienti anche da fuori regione, in barba a qualsiasi programmazione. Questo per noi è assolutamente disincentivante e non responsabilizza le Regioni che su questo tema sono inadempienti”.

Dalla Toscana, che in questo momento sta bruciando rifiuti anche della Liguria e della Calabria, al filtrare delle prime notizie sul decreto del governo il presidente della Regione, Enrico Rossi, si è detto all’oscuro di tutto: “Non sapevo che il decreto prevedesse inceneritori in Toscana, né che da noi debbano essere addirittura due. Non è prevista la costruzione di alcun impianto”.

No anche da parte delle Marche, il cui assessore regionale all’ambiente, Angelo Sciapichetti, ricorda che il Piano regionale di gestione dei rifiuti contempla “anche la possibilità del trattamento termico del rifiuto urbano residuo, ma solo quando sarà conseguito il prioritario obiettivo di recupero di materia (raggiungimento del 70% di racconta differenziata conseguito in ogni Ato della Regione). In un orizzonte successivo al 2020, è da valutare l’effettiva necessità e utilità ambientale dell’attivazione di tale linea di trattamento, che assumerebbe una significatività marginale e un’utilità economica assai discutibile”.

Secondo la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, l’inceneritore previsto dal governo nella sua Regione “non avrebbe senso. Abbiamo una differenziata, in crescita, al 50%, con picchi del 70% a Perugia. Restano solo 100.000 tonnellate da smaltire: troppo poche per giustificare un termovalorizzatore. Il governo lo sa. Magari un impianto in Umbria può servire a smaltire i rifiuti di altre regioni, ma noi non ci stiamo”. 

“Netta contrarietà della giunta a ipotesi di un inceneritore” anche da parte della Regione Abruzzo, che ha presentato “obiezioni, anche di carattere amministrativo, per bloccare ogni discorso sul nascere”, spiega l’assessore all’ambiente, Mario Mazzocca, anche perché “basterebbero le nostre montagne ad impedire, di fatto, l'agevole circolazione ed il naturale allontanamento dei fumi”. Secondo l’assessore abruzzese, “trattandosi, nella fattispecie, di una vera e propria programmazione di rilevanza strategica sul territorio nazionale, si rende necessaria la preventiva ed opportuna espletazione di una specifica procedura di Valutazione Ambientale Strategica. Non tanto quale indispensabile adempimento tecnico ma soprattutto al fine di chiarire la reale sostenibilità dell'intervento programmato dal governo centrale, da parte del territorio e della sua comunità”.

"No ai termovalorizzatori, ma non per questioni ideologiche, perché io non ne ho", afferma Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, secondo il quale “avviare oggi la costruzione di un termovalorizzatore significa attivarlo tra quattro anni, io invece in quattro anni voglio risolvere il problema. Un termovalorizzatore richiede un impegno di 350 milioni e mi pare complicato fare un piano economico finanziario che abbia una sua redditività dopo, con questo livello di investimento”

Posizione contraria anche della Puglia, che con il presidente Michele Emiliano ricorda come il no agli inceneritori sia “uno degli impegni che abbiamo preso in campagna elettorale: abbiamo costruito il nostro programma dal basso e gli elettori si sono espressi chiaramente contro la costruzione di impianti di incenerimento”. 

Secco e senza ripensamenti il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta: "Abbiamo sempre detto no ai mega inceneritori".

Problemi potrebbero nascere con il Lazio, per il quale lo schema di decreto governativo non prevede inceneritori, oltre ai due gassificatori già autorizzati dalla Regione a Malagrotta e Albano. Infatti, l’8 settembre, il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha dichiarato che “sul decreto che è in discussione voglio sottolineare che, dalla proiezione dei dati in nostro possesso, l’impianto di gassificazione di Albano, autorizzato e mai realizzato, a nostro giudizio non serve alla chiusura del ciclo dei rifiuti, che invece ha raggiunto un suo equilibrio. Rispetto a questo punto abbiamo comunicato in queste ore al Ministero dell’ambiente la nostra opinione, fondata sui dati disponibili allo stato attuale”.