Oggi:

2018-09-23 03:21

Parola di Scienziato

di: 
Francesca Dragotto e Marco Ferrazzoli

Recensione di Tommaso Franci

La divulgazione scientifica è divenuta, soprattutto nel nostro Paese, una questione particolarmente critica. È in atto un processo caratterizzato da una crescente delegittimazione delle fonti ufficiali, ridotte alla stregua di portatrici di mere opinioni e sempre più spesso soccombenti, nell’apprezzamento del grosso pubblico, rispetto a fautori di interpretazioni sensazionalistiche e prive di fondamento, soprattutto se queste blandiscono approcci pregiudiziali o ideologici, ormai diffusi su molte problematiche tecnico-scientifiche

È questo l’argomento trattato nel volume “Parola di Scienziato”, pubblicato nel dicembre scorso da Edizioni Universitalia. Il libro contiene i contributi di diversi autori su una serie di temi specifici sui quali misurare le problematiche della divulgazione scientifica. I temi esaminati ruotano prevalentemente nell’ambito della salute e della medicina (vaccini, alimentazione, fecondazione artificiale, omeopatia e caso Stamina), ma vengono trattati anche i “casi” del bosone di higgs, del processo dell’Aquila alla Commissione grandi rischi, e quello, di particolare interesse per questa newsletter, del Global Warming.

La pubblicazione viene introdotta dai contributi dei due curatori, Marco Ferrazzoli, capo ufficio stampa del CNR, e Francesca Dragotto, ricercatrice e docente presso l’Università di Tor Vergata.

E’ efficace Marco Ferrazzoli nel suo contributo dedicato alla “Teoria e tecnica della divulgazione delle conoscenza”, in cui tratteggia il modo in cui si esprime il processo di banalizzazione e distorsione della conoscenza scientifica nel villaggio globale mediatico contemporaneo. Il tema viene trattato in termini generali, esaminando il ruolo dei produttori di conoscenza scientifica, le fonti dei contenuti da comunicare; i diversi destinatari (i target dell’informazione); e soprattutto il ruolo dei diversi media, protagonisti della comunicazione. Viene evidenziato il deficit che caratterizza il mondo della scienza rispetto alla consapevolezza dell’importanza dell’informazione sui risultati della propria attività e alla dotazione di strumenti adeguati per impostare o effettuare azioni di comunicazione su contenuti di carattere tecnico-scientifico. Ferrazzoli affronta il tema degli strumenti di cui è dotata l’opinione pubblica nella valutazione dei contenuti di conoscenza scientifica (o presunta) veicolata dai media e soprattutto della percezione dell’utilità e affidabilità delle istituzioni scientifiche nel nostro Paese, sempre più caratterizzato da un clima generale di “società della sfiducia”. È tra i due poli dei processi di comunicazione - contenuti e target - che si svolge il ruolo dei media nel veicolare i contenuti caratterizzati da aspetti tecnico-scientifici, che dovrebbero essere adeguatamente trattati per avere un’efficacia divulgativa che non ne snaturi il significato sostanziale.

Ferrazzoli sottolinea come le carenze e i limiti che spesso caratterizzano gli attori dei processi di divulgazione tecnico-scientifica sono il terreno che li porta, tutti assieme, ad essere frequentemente travolti dalla tendenza, purtroppo forte nel nostro Paese, a vivere il confronto pubblico in termini di schieramenti manichei pro o contro qualcosa, a prescindere dai fatti. Nel testo si evidenzia come questo accada con le contrapposizioni sulle grandi infrastrutture, e ci ricorda come “Nel nostro Paese aprire una discarica o un impianto di smaltimento per i rifiuti è problematico ai limiti della guerra civile”.

Sull’onda delle considerazioni offerte dal curatore nell’introduzione, ci soffermiamo sul contributo di Renato Sartini, giornalista scientifico, sul tema del Global Warming. Il riscaldamento globale, argomento oggi centrale del dibattito pubblico internazionale, è certamente uno di quelli che ha messo e sta mettendo a dura prova, ormai da più di tre decenni, la capacità dei media di comunicare correttamente problematiche tecnico-scientifiche di grande complessità.

Per trattare il tema dei cambiamenti climatici l’autore parte dall’importante e recente contributo dato dallo storico Wolfgang Behringer con il libro “Storia Culturale Del Clima: Dall’era Glaciale Al Riscaldamento Globale” (vedi la recensione di questa newsletter), nel quale si illustra l’episodio avvenuto negli anni ‘70 quando il mondo scientifico lanciò l’allarme, raccolto anche a livello delle istituzioni internazionali, per il possibile arrivo di una glaciazione; uno scenario completamente rovesciato dopo dieci anni, quando cominciò invece a diffondersi la preoccupazione per gli effetti del processo di riscaldamento globale attribuito alle emissioni climalteranti causate dalle attività umane.

Il saggio affronta le vicende della divulgazione delle conoscenze scientifiche sul riscaldamento globale ricostruendo la storia dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), organismo costituito alla fine degli anni ‘80 in ambito ONU con il fine di individuare una voce super partes nella valutazione dei pericoli connessi all’aumento della CO2 e altri gas ad effetto serra nell’atmosfera. Per perseguire questa finalità l’attività dell’IPCC non è quella di svolgere ulteriori attività di ricerca, ma quella di raccogliere la produzione scientifica sul tema e darne una rappresentazione pubblica a livello globale tramite documenti ufficiali denominati Assessment Report (AR).

La ricostruzione delle alterne vicende, in termini di credibilità, dell’attività dell’IPCC arriva ai nostri giorni con il recente V° Assessment report (2014), in cui è stato fatto un tentativo di omogeneizzazione del linguaggio utilizzato per comunicare il grado di affidabilità delle previsioni dei modelli di evoluzione del clima in termini probabilistici, terreno su cui si è spesso giocato in modo ambiguo per evocare scenari catastrofistici senza reale fondamento.

Sartini evidenzia come, nonostante tutti gli sforzi fatti per migliorare la qualità della comunicazione sulle conoscenze scientifiche in materia di cambiamenti climatici, pesi un forte rumore di fondo che condiziona la percezione del grande pubblico su questa tematiche, come evidenziano importanti rilevazioni sulle opinioni dei cittadini a livello europeo. Altro sintomo dell’incertezza che grava sull’informazione sul global warming e della mancanza di una sintesi accettata è costituito, secondo l’autore, dal fatto che i media spesso non si schierano a favore di tesi precostituite sul carattere catastrofico dei cambiamenti climatici o sul grado di responsabilità delle attività umane; ed invece molto spesso adottano l’approccio del “balance treatment” dando lo stesso spazio e dignità a tesi opposte, le cosiddette due campane.

Infine l’autore prova a formulare un obiettivo che potrebbe apparire “minimalista” di miglioramento dell’informazione sul tema dei cambiamenti climatici, quello di porre fine almeno alla grande confusione mediatica che viene fatta rispetto alla differenza tra evoluzione del clima come processo di lungo periodo e fenomeni meteorologici puntuali.

L’obiettivo non è affatto minimo se pensiamo a singoli eventi meteorologici abbastanza comuni (come una forte pioggia) che vengono ormai sistematicamente presentati dai media, e commentati da autorevoli esponenti del mondo scientifico, come evidenti effetti dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo.  

 

Parola di Scienziato, la conoscenza ridotta a opinione. A cura di Francesca Dragotto e Marco Ferrazzoli. Edizioni Universitalia, Roma, Dicembre 2014. Euro 14,00.