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2018-07-17 21:27

Storia Culturale Del Clima: Dall’era Glaciale Al Riscalamento Globale

di: 
Wolfgang Behringer

Recensione di Francecso Mauro

Dice Pasquino: mamma che gran cardo,
Trigoria sembra sia ‘r  Burkina Faso.
Dice ‘r Sabbino cor sudore ar naso:
Anco Formello se move con ritardo,
Dice Marforio che viè dall’Esquilino
Era mejo un bel po’ de nucleare
De ggiorno se poteva annasse ar mare
Senza dà retta a Mario Signorino.
Ce dicheno che viè l’effetto sera
Co’ un cardo veramente micidiare
Che ce sta a riscardà tutta la Tera.
Ma sse coi sette re ‘r freddo era granne
E se stava assai male, come n’guera,
Perché tutti giraveno in mutanne? 

Questo libro, uscito in Italia nel 2013, per opportuna iniziativa di Bollati Boringhieri Editore, è in realtà già in circolazione in altre lingue da un certo tempo.

D’altronde, va notato subito chi è l’editore. Questa casa editrice è nata nel 1957 come "Editore Boringhieri" per iniziativa di Paolo Boringhieri, ex redattore di Einaudi, sulla base di quattro collane prcedenti: la "Biblioteca di cultura scientifica" (collana blu), la "Biblioteca di cultura economica", la collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici (la famosa "collana viola") e i "Manuali Einaudi". La novità del programma editoriale consisteva nel tentativo di piena integrazione di cultura scientifica e cultura umanistica, letteraria e filosofica. Questo significava in realtà pari dignità e opportunità per la cultura scientifica, superando le sottovalutazioni crociane e di Gentile e rispondendo a quella che allora era una discreta fame di letteratura scientifica “seria” da parte non solo degli esperti, ma degli uomini di cultura e dei migliori studenti che nel dopoguerra erano rimasti colpiti dall’importanza data alla scienza nei paesi di cultura anglo-sassone. I libri della “collana blu” della Einaudi avevano anche recuperato parte quello che si era perso tra le due guerre durante il regime: Morgan con le osservazioni sui cromosomi, Oparin sull’origine della vita, tanto per citarne due famosi, ed anche autori italiani come Volterra, sulla matematica applicata all’ecologia, nell’accezione che veniva allora data al termine.

Paolo Boringhieri seppe arricchire la casa editrice pubblicando non solo Einstein e alcuni dei maggiori fisici del 900, ma anche allargando il piano editoriale ad una “terza” cultura, quella psicologica rappresentata dalle opere di Freud e Jung – piano che è stato ripreso con rinnovato vigore nel 1987, quando, avendo Paolo Boringhieri ceduto l'azienda, gli è subentrato Giulio Bollati.

Va ricordata la collana "Pantheon", destinata ad accogliere i testi fondatori di quella cultura insieme letteraria e scientifica che Bollati auspicava per una classe dirigente italiana veramente moderna, anche se l'impresa editoriale si è prematuramente interrotta. Inoltre, "Temi", che propone contributi non effimeri a una nuova cultura politica basata sulla conoscenza piuttosto che sullo schieramento di parte; "Nuova Cultura" che vuole essere la sede di una nuova storiografia contemporanea.

Si è ritenuta necessaria questa digressione sulla casa editrice, peraltro benemerita nei settori scientifico e ambientale, per capire il quadro culturale all’interno del quale è maturata la decisione di tradurre e rendere disponibile il libro di Behringer.

La scelta non è affatto sorprendente, viste le precedenti e data la particolare drammaticità, il significato ideologico e la scarsa conoscenza degli aspetti scientifico-tecnici che affligge la questione climatica nel nostro Paese.

Il libro tenta di affrontare la questione in termini storici: gli uomini moderni sono figli dell’Era glaciale, quando il freddo intenso dell’ultima glaciazione cominciò a stemperarsi, oltre 10.000 anni fa, iniziò l’agricoltura e, con questa, l’urbanizzazione e – in definitiva – l’inizio della storia. Nel corso della storia umana, d’altra parte, il clima non è certo rimasto stabile e i suoi effetti sulle culture sono stati enormi. Non si può prescindere dalle condizioni climatiche nello studio delle civiltà, dei popoli, delle guerre, delle migrazioni, delle carestie, delle religioni e persino dell’arte e della letteratura. Diventa sempre più chiaro che il clima della Terra è parte integrante dell’ecosistema e quindi dello sviluppo storico, politico e culturale dell’uomo.

Behringer affronta il problema da storico e tenta di dimostrare per la prima volta, in forma estesa, con chiarezza e abbondanza di esempi, che una cosa è il cambiamento del clima, altra è la risposta culturale al mutare delle temperature.

Che l’autore affronti il problema da storico non è sorprendente: Wolfgang Behringer è docente di Storia presso l’Università del Saarland, a Saarbrücken, in Germania, dove dirige il Centro per gli Studi Storici Europei. Specialista della storia culturale della prima Età moderna, Behringer ha al suo attivo numerose pubblicazioni, molte delle quali tradotte in inglese. In italiano è stato pubblicato “Le Streghe” (Il Mulino, 2008).

L’idea di affrontare il problema cercando di aggirare, non risolvere, lo scontro fra climatologi catastrofisti e negazionisti, tra fautori della responsabilità principale della CO2 e propugnatori delle interazioni fra tanti cicli (soprattutto naturali), era interessante, ma non ci sembra che abbia funzionato.

Il libro ci sembra datato, come già accennato, circola infatti da tempo. La prima edizione, in tedesco (“Kulturgeschichte des Kilimas”, Verlag C.H. Beck oHG, Monaco) è del 2007. L’edizione in inglese “A Cultural History of Climate” (Polity Press, Cambridge) è del 2010. La traduzione in inglese è stata finanziata dal Ministero degli Affari Esteri tramite l’Istituto Goethe. La traduzione italiana, dal testo inglese, è stata fatta da Corrado Bertani e rientra nell’iniziativa dell’editore. Il titolo in italiano è stato aggiustato togliendo l’articolo indeterminativo A e aggiungendo un lungo sottotitolo. La pubblicazione in inglese avvenne subito dopo lo scoppio del “Climategate” sull’attendibilità dei dati raccolti dall’IPCC.

La mancata traduzione dell’articolo indeterminativo nel titolo non è cosa di poco conto e può indurre in qualche equivoco in merito al contenuto dell’opera. Il libro è essenzialmente una storia dell’atteggiamento degli europei verso il clima (europeo) e non sottende la storia del cambiamento climatico. Se ciò che si cerca fosse (anche) questo, potrebbero essere visti altri testi, come ad esempio “Climate, History and the Modern Man” di Hubert Lamb (1982) “Why We Disagre about Climate Change” di Mike Hulme (2009). Anche se si cercasse una lista dei fenomeni diversi dall’effetto serra, sarebbe preferibile l’articolo di Leonello Serva ne l’Astrolabio .

Il libro è invece decisamente piacevole nella storia di ogni giorno e nella aneddotica, soprattutto del Medio Evo e per la Piccola Era Glaciale; in questo, è (dichiaratamente) europa-centrico o, più precisamente, “carolingio” o – meglio - “lotaringio”, visti i paesi più trattati. Il che non è sorprendente, considerata l’affiliazione dell’autore, come detto, professore all’Università della Saar. Peraltro, i criteri di scelta degli episodi non sono chiari e la precisione dei racconti lascia qualche dubbio.

Insomma, il libro è comunque interessante e utile, ma non è ciò che qualcuno (o forse più di qualcuno) potrebbe aspettarsi o che vorrebbe. Infine, la traduzione non sembra delle più adeguate: se i fenomeni sono complessi, e il testo è anche “sloppy”, si rischia una gran confusione. Rimaniamo convinti che quello che manca è un dibattito aperto.