Oggi:

2018-12-18 17:08

Interstellar

NOVITÀ NELLA FANTASCIENZA

di: 
Christopher Nolan

Recensione di Demetrio Grimaldi

Abbiamo deciso di segnalare questo film, presentato da qualche giorno nelle sale italiane, uscendo dal seminato di questa rubrica, perchè riteniamo non solo che questa opera possa rappresentare un tentativo di ritorno alla fantascienza  di qualità, ma soprattutto perché potrebbe essere un segno di cambiamento di atteggiamenti importanti su questioni che l’Astrolabio ritiene esiziali.

Questo cambiamento lo si ritrova forte e chiaro nel plot, reiterato più volte, ma bisogna andarselo a cercare, perché pubblicitari e critici di fatto non ne parlano, forse per evitare di farsi incastrare su questioni riguardanti il politicamente corretto che potrebbero metterli in imbarazzo. Il plot è chiarissimo fin dall’inizio: in un futuro non troppo lontano, la Terra, come al solito sovrappopolata, incontra gravi problemi nel nutrire la propria popolazione perché una serie di epidemie  (forse dei ben noti virus del mosaico) hanno attaccato e distrutto quasi tutte le piante che forniscono la dieta di base. Nell’anno precedente al momento in cui comincia la storia raccontata dal film c’è stato l’ultimo raccolto di okra (un ortaggio coltivato oggi nelle Americhe; gli altri vegetali erano già stati distrutti),  e l’unica derrata ancora – non bene – coltivabile è il granturco. Nel film, il territorio appare sabbioso e ventoso con sparse fattorie di mais, l’unica pianta domesticata che ancora cresce, con aspetto infelice, già in parte ammalata e scarsamente irrigata. La desolazione del vento e della sabbia sono chiaramente ispirate dalla “dust bowl” dell’Oklahoma e del Kansas degli anni ’30, così ben descritta da Steinbeck nel suo libro Furore (Tascabili Bonpiani, 2001). Le immagini sono realistiche. Qualsiasi agronomo però potrebbe obiettare sulla scelta del mais, che  ha bisogno di tanta acqua scarsamente immaginabile nell’ ambiente descritto.

Comunque, prima cosa da notare con una certa sorpresa: le epidemie non vengono attribuite a qualche  ragione tecnologica o all’inquinamento, ma semplicemente a degli agenti infettivi presenti in una natura matrigna.

E poi: il protagonista è un ex astronauta della NASA, vedovo con due figli, un adolescente maschio e una bambina di una decina d’anni di età, con un carattere temperamentale, a dir poco; con loro vive e coltiva il suocero. Seconda cosa da notare: l’astronauta ha lasciato la NASA perché i programmi spaziali sono stati sospesi a causa della crisi, ma, al di fuori degli stereotipi,  non è presentato male: non è né un militare malvagio né uno scienziato pazzo, certo non gli piace fare il contadino ma è una figura positiva. La cosa emerge anche in un colloquio tra l’astronauta ed una delle insegnanti della figlia, che lo accusa di essere il responsabile delle fissazioni scientiste della ragazzina e anche di essere uno al servizio della NASA, ente che aveva organizzato il falso sbarco sulla Luna. Terza cosa da notare: l’insegnante viene mostrata come un’esaltata anti-tecnologia.

Dopo svariate peripezie, padre e figlia raggiungono una base segreta della NASA, dove un vecchio professore (Michael Caine, il più noto tra gli interpreti) sta preparando una spedizione per trovare nuovi pianeti abitabili (quarta cosa da notare).

L’astronauta lascerà la figlia per guidare la spedizione, che però, passando per un buco interspaziale noto come “il buco del verme” e manovrando tra tessaratti (cubi a quattro dimensioni) ed altre piacevolezze nei pressi del gigantesco buco nero Gargantua con annessa singolarità, arriverà dove si trovano diversi sistemi solari.

A questo punto, il film entra in uno stadio confuso di complicazioni,  lotte intestine, esoterismo, problemi familiari, finché grazie al cielo si trova una soluzione per la Terra e per l’umanità che non vi racconteremo per non rovinarvi il finale (che però non è la parte migliore), tranne assicurarvi su un riordino spazio-temporale.

Il fatto di ritrovarsi un “vero” film di sci-fi è un fatto piacevole. Certo, non è “space opera”, né del tipo antico, né della Terra imperiale (da Star Treck a Star Wars). Però è fantascienza, non fanta-ambientalismo o fanta-pacifismo o simili, e non è neanche la pallosissima “fantasy”.  L’influenza di “Odissea nello Spazio” è evidente, nella storia, nelle citazioni , nell’essere fantascienza impeccabile con una trama. Certo Nolan non è Kubrick e neanche George Lucas. In Interstellar le parti nello spazio sono perfette; proprio in questo fanno vedere come siano le storie e i registi a fare i film, non le tecnologie digitali.  Nolan è accreditato di 22 nominations per l’Oscar, 6 premi e una ispirazione “filosofica e sociologica”, ma qui, fortunatamente, ha badato a far cassa.

Andate a vedere il film, ma potete uscire anche  dopo 2 ore. In America è andato benissimo. La possibilità che si ritorni dal catastrofismo cinematografaro ai cadetti dello spazio ci riempie di speranza. Può darsi addirittura che la Juve perda il campionato. Che la forza sia con noi.

Un bel film

Ho visto il film e mi è piaciuto. Certo non tutto torna e ci sono pure a mio avviso delle grosse incongruenze scientifiche di cui forse quella sul granturco non è la principale, ma in fondo non ci troviamo forse di fronte ad uno strumento tutto incentrato sulla “sospensione dell’incredulità”?
A mio avviso il film ha il grosso merito di costringerci a riflettere sulla vita, sul tempo, sulla nostra condizione di essere umani. Sono un grande appassionato di cinema da sempre e devo dire che poche volte mi è capitato come in questo caso di tornarmene a casa dopo la visione di un film (visto tra l’altro in lingua originale) e continuare a riflettere sui temi da esso trattati come mi è capitato di fare dopo la visione di Interstellar.
E’ vero Cristopher Nolan non è Kubrick e neppure Lucas, è meglio di loro. A parte il fatto che lo considero uno dei pochi geni del mondo del cinema attualmente in circolazione, egli ha l’enorme merito di essere attuale e di vivere il presente (nonché il futuro). Sono contrario alle citazioni del passato, che inducono al rimpianto per i tempi e gli uomini che furono. Kubrick e Lucas sono due grandi (possiedo copia ed ho visto tutti i loro film) ma appunto del passato, oramai.
Guardiamo al futuro con chi ha la forza, l’energia, il talento e la capacità di comunicare agli uomini del 2015 per farlo, nel cinema come nella vita.