POLITICHE STRATEGICHE
In evidente controtendenza rispetto al pessimismo indotto dal caos mondiale, l’autore sollecita una visione strategica ambiziosa e quanto mai necessaria. Manca solo di identificare il soggetto politico capace di assumere una simile iniziativa…
In Copertina: Immagine Pixabay
Non resisto alla tentazione di usare la frase di Mao Zedong “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Se il mondo è nel caos è il momento migliore per cercare di cambiare le cose. Certo lui se lo poteva permettere, comandando l’esercito cinese, che in Cina controlla il partito comunista, né più né meno come adesso.
L’Europa è nel caos mondiale, ed è il momento migliore per mettere mano al suo futuro. Spinte nazional-sovraniste sempre più forti, l’alleanza atlantica che si sfalda, crisi energetica, i partiti tradizionali nella confusione, una guerra al suo interno – dove un popolo eroico combatte per essa -, altre guerre ai suoi margini da cui i nemici dell’occidente europeo possono anche colpirla, oltre alla Russia, presidenza UE debole, rischio guerra nel Pacifico, identità nazionali aggrappate agli ultimi retaggi della guerra fredda: “come si stava bene!”, dipendenza tecnologica, giovani ignari del passato che non si interrogano sul futuro reale.
Che fare? Partire dal basso dei compromessi continui o partire dall’alto? Dall’alto, ridefinendo la nostra identità per questo secolo. Il nostro posto nel mondo. E non facciamoci illusioni, se negli USA tornassero i democratici certo cancellerebbero le stramberie di Trump, ma la sostanza resterà la stessa. Non abbiamo ascoltato Obama e Biden, che ci chiedevano di essere più forti per rafforzare l’alleanza. L’attuale presidente fa il lavoro sporco, ma non si tornerà indietro su ciò che per gli USA più conta, l’economia e l’interesse nazionale.
L’Europa ideale si è seduta sul proprio mercato, rischiando di perdere l’anima e la sua missione illuminista, liberale e tollerante. La coscienza sporca del passato nazional-imperialista e coloniale si può finire di lavare pensando solo all’oggi e al domani. Non è troppo tardi ma è necessario schiarirsi in fretta le idee. Non basta aspettare le elezioni in Ungheria! Il rapporto con gli USA, e non solo, va definito adesso. E proprio perché lo sappiano anche i democratici, oltre ai repubblicani locali.
Quando un Paese o una associazione di Paesi ritiene necessario comunicare ad alleati e avversari il proprio posizionamento strategico elabora un “Concetto strategico”, per definire come intende affrontare le sfide di sicurezza e gli obiettivi di lungo periodo. Il più recente è il National security Strategy degli USA, pubblicato nel dicembre 2025, e di cui molto si è parlato per la sua rottura esplicita con la solidarietà europea. Con questo documento Trump ha messo nero su bianco i timori che già avevamo segnalato qui un anno fa.
L’articolo criticava anche la pavidità del Concetto strategico elaborato dalla NATO nel giugno 2022, per aggiornarlo dopo l’aggressione russa dell’Ucraina. Il massimo che si scrisse fu che la NATO non era né in guerra, ma neanche in pace. Se Putin l’ha letto ne avrà riso, e rafforzato la sua convinzione della debolezza delle democrazie liberali. La stessa opinione di Trump, a tutta evidenza, non a caso anche il migliore alleato della Russia. E imitatore, viste le scelte per il contrasto all’Iran e al Venezuela o le pretese su Canada e Groenlandia.
”America first” appartiene a tutta la comunità USA, repubblicana o democratica, Trump l’ha solo esasperata ed esplicitata con violenza alla fine dello scorso anno: gli USA devono agire solo quando i loro interessi diretti sono in gioco, fine dell’idea che debbano sostenere o guidare un sistema internazionale liberale. I partner autoritari accettati così come sono. Fine della promozione della democrazia. Rottura con l’idea della sicurezza collettiva basata su valori condivisi, come per la NATO post-guerra fredda. Per Trump la sicurezza nazionale è basata sugli interessi.
Se la NATO avesse garantito la difesa aerea dell’Ucraina, e probabilmente bastava annunciarla fin dai primi giorni dell’invasione, la guerra sarebbe molto probabilmente finita subito, con Putin spiazzato, e indebolito dalle prime sconfitte sul campo. Biden si oppose con più forza (e la Germania). Anche per lui l’Ucraina era troppo lontana dagli interessi USA.
Aver tollerato l’invasione della Crimea, e le precedenti guerre di Putin, oltre alla fuga vergognosa dall’Afganistan, pianificata anche questa da Trump, ha riaperto il vaso di Pandora delle volontà di potenza para-imperiali. Oggi, nonostante il drammatico cambio di scenario globale, dell’aggiornamento delle strategie della NATO non si parla. Ancora troppo intricate le sinergie operative militari, checché dica Trump della nostra inutilità. Ma si arriverà ad un chiarimento anche in questa sede.
L’Europa come entità politica non ha i vincoli della NATO e un Concetto strategico vero, con precise linee direttive e decisioni impegnative è quello che le serve in questo momento per affermare il proprio ruolo nel mondo, e perseguirlo. Parole al vento i precedenti European Security Strategy del 2003 e l’EU Global Strategy del 2016, utili solo per far dire “ci sono anch’io”, all’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Serve un documento identitario che deve essere discusso e approvato, anche a maggioranza, da Commissione, Parlamento europeo e singoli Stati, e poi adottato. Un documento di popolo, apripista per riaprire il capitolo della Costituzione europea e la revisione del Trattato di Lisbona sul funzionamento della UE, drammaticamente invecchiato.
L’Europa deve acquisire una capacità decisionale pari a quella degli avversari. Assurdo scrivere nei Concetti che la Cina è l’avversario “sistemico” se poi ogni Paese va da Xi Jinping a trattare i propri affari.
Un documento ampio negli argomenti e assertivo ma anche sintetico, pensato per le nuove generazioni. I nostri valori sono chiari e laici, per l’economia abbiamo le relazioni Draghi e Letta (subito abolire l’antitrust europea, servono campioni europei, non nazionali!), urgente creare un vero mercato unico, con le stesse regole dappertutto, e avremo campioni anche nell’AI, nella cybersecurity, nell’underwater.
Per la difesa c’è già RearmEU, che va solo perfezionata mentre si attua, per la politica al Parlamento Europeo vanno ammessi solo partiti continentali, e candidati votati con le preferenze, che salvano le ricchezze culturali territoriali all’interno di missioni e visioni comuni. Il presidente della Commissione deve presiedere anche il Consiglio Europeo, che rappresenta i governi locali (e che si potrebbe anche abolire: prendiamo il buono della democrazia americana).
L’energia merita una nota più ampia. La strategia del tutto elettrico con le rinnovabili intermittenti è fallita, ci vuole un ripensamento completo sulla struttura e sulle fonti. Le reti elettriche di trasmissione devono essere unificate a livello europeo, che tecnicamente già lo sono, e quelle di distribuzione a livello nazionale, per le fonti è indispensabile il ritorno al nucleare, da fissione al più presto e a fusione appena pronta. O pensiamo che lo smisurato aumento della domanda elettrica per IA e data center sia compatibile con la nuvoletta che oscura il sole?
Le identità si forgiano nel sentire comune, ma anche dai rapporti con avversari e alleati, da pari a pari. Le aperture francesi e britanniche per una forza nucleare europea vanno accolte senza se e senza ma.
Attenzione, la Russia è ormai una piena economia di guerra, tornare indietro non è possibile. Anche se arrivasse la pace, o la vittoria dell’Ucraina, Putin avrebbe l’unica scelta di scatenane una nuova guerra, e verso chi se non altri Paesi europei?