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2018-04-22 23:45

Paletti agli impianti eolici: l’ira di assoRinnovabili contro la Regione Sicilia

QUEL CHE C’È DA SAPERE

La Regione Sicilia ha deciso di sospendere le conferenze dei servizi dei procedimenti già avviati relativamente alla localizzazione di impianti eolici per la produzione di elettricità di potenza superiore a 20 Kw, ossia quelli medi e grandi. La decisione è stata presa dopo che lo scorso novembre è stata approvata la legge regionale n. 29, secondo cui entro 180 giorni la giunta regionale deve indicare “le aree non idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica di potenza superiore a 20 Kw”. La legge indica già le zone più “sensibili”, tra cui: quelle che presentano vulnerabilità idrogeologica; quelle con vincoli paesaggistici ed archeologici; parchi, riserve, oasi e siti di pregio ambientale; quelle di pregio agricolo e beneficiarie di contributi per la valorizzazione delle produzioni d' eccellenza; quelle in cui nidifica no o transitano uccelli di particolari specie.

La legge stabilisce che le norme in essa contenute “trovano applicazione anche in relazione ai procedimenti in corso non definiti da conferenza di servizi decisoria alla data di entrata in vigore della presente legge”. Ed è proprio su questa base, dopo che il Consiglio dei ministri ha deciso di non impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale, che il 21 gennaio il dirigente generale dell’assessorato per l’Energia ha emesso un decreto di sospensione delle conferenze dei servizi relative a 42 procedimenti di localizzazione di impianti eolici, sino a che non sarà pubblicato l’elenco delle aree non idonee.

Il provvedimento ha suscitato la dura reazione di assoRinnovabili, che esprime “stupore e disappunto” per quella che definisce “una vera e propria moratoria”, che definisce “illegittima” e che tradirebbe le assicurazioni fornite dall’assessore regionale all’Energia e dagli uffici della Regione. Per questo, assoRinnovabili avverte che intraprenderà “ogni azione legale percorribile”, ritenendo “personalmente responsabili per il danno da ritardo i dirigenti che dovessero ulteriormente rallentare il rilascio dei provvedimenti autorizzatori”, valutando “le eventuali responsabilità penali anche sotto il profilo dell'abuso di ufficio”.